Il partito delle astensioni che si era formato in occasione delle elezioni regionali del 2000 e delle Europee del '99 è riuscito ridimensionato dal voto del 13 aprile, ma non si è verificata la previsione degli specialisti di sondaggi elettorali che il ritorno alle urne degli indifferenti avrebbe giovato all'Ulivo addirittura in misura determinante.
Le percentuali dei votanti, che secondo i dati ancora non definitivi, superebbero di poco l'81 per cento, sono risalite quasi ai livelli delle politiche del 1996, nelle quali si raggiunse l'82,9 per cento, ma le aspettative della coalizione di Rutelli sono andate deluse.
E' troppo presto per capire quali flussi siano stati determinati dall'assottigliamento del partito dell'astensione, e quali siano le ragioni che hanno motivato il ritorno al voto di alcuni milioni di cittadini: ha contribuito certamente l'attrazione esercitata dal potere mediatico, che è stato il grande illusionista di queste elezioni, a danno del diritto dei cittadini ad essere informati correttamente sui programmi e sull'identità dei partiti che partecipano alla lotta elettorale.
I dirigenti dell'Ulivo dovrebbero riflettere sul danno che hanno fatto a se stessi, e a tutta l'Italia democratica, riducendo la sfida con la destra a gare di share televisivi.
Secondo l'istituto Cattaneo sei milioni di elettori che alle Europee avevano deciso di astenersi sono tornati a votare e questo ha permesso all'Italia di far parte ancora una volta della pattuglia di Paesi europei con la più alta partecipazione al voto. Questi elettori che votano a seconda del richiamo offerto dalle elezioni sono chiamati intermittenti.
Sostiene l'Istituto Cattaneo che la campagna elettorale è stata aspra nei toni, ma povera nei contenuti, eppure, a differenza da quello che succede in molte democrazie, non c'è stato «un effetto smobilitativo» che ha tenuto gli elettori lontani dalle urne.
Da noi anche le campagne smobilitative, è la conclusione dell'istituto Cattaneo, a volte appassionano e motivano a partecipare. Ecco quale fenomeno può produrre la magia televisiva!
Non c'è da stupirsi che gli elettori corrano a votare a furore di Tv, senza neppure informarsi su come si vota, e poi davanti alle urne ne combinino di tutti i colori.
Su 36 milioni e passa di elettori per il Senato, tre milioni hanno deposto nell'urna scheda nulla o bianca; su 40 milioni e passa di elettori per la Camera, quasi quattro milioni hanno lasciato in bianco la scheda o hanno dato un voto non valido. Le operazioni di voto, a causa del cervellotico sistema di voto, non erano semplicissime, ma una grande massa di voti nulli è anche la spia di una partecipazione al voto povera di motivazioni politiche.
Anche se è prematuro riflettere sui voti tornati dall'astensione, si può richiamare qualche dato che è in controtendenza rispetto sia alle sballate previsioni sia a una realtà che oggi appare quasi scontata: un massiccio afflusso di questi voti verso la coalizione vincente. In alcune situazioni locale, il ridimensionamento del partito dell'astensione è stato determinato dal richiamo di partiti, come Rifondazione comunista e l'Italia dei valori che non facevano parte delle due coalizioni.
Nella città di Bologna la percentuale dei voti è risalita all'88,8%, dopo le forti astensioni alle regionali e soprattutto alle comunali del 1999: nel ballottaggio da cui risultò vincitore Guazzaloca il partito del non voto raggiunse il 35%. In queste elezioni Rifondazione comunista è avanzata, rispetto sia alle regionali che alle europee di 4000 voti, che si spiegano con un ritorno di voti dalle astensioni.
Altri segnali per Rifondazione comunista, vengono da Torino, da Napoli, dalla Puglia e da Roma. A Torino città i voti per Rifondazione sono aumentati da 29.000 a 44.000, 15.000 voti in più, molti dei quali conquistati con la campagna davanti alle fabbriche. Molti operai firmavano per i candidati di Rifondazione dicendo: «Alle altre elezioni non abbiamo votato perché eravamo incazzati con tutta la sinistra, ma questa volta non ci asterremo e daremo il voto a Rifondazione».
Gli elettori a Torino sono cresciuti, rispetto alle regionali, dal 75 all' 82,9 per cento; i voti di Rifondazione comunista sono aumentati dal 7,3 al 7,32%.
A Napoli, dove la percentuale dei votanti è salita di circa tre punti rispetto alle europee e alle provinciali, è significativo il caso del collegio senatoriale dove il candidato di Rifondazione comunista Raffaele Tecce era in competizione col candidato dell'Ulivo Luigi Marino. Quest'ultimo era stato candidato di Rifondazione comunista e dell'Ulivo nelle elezioni del 1996 e aveva ottenuto il 42% dei voti.
Il 13 maggio ha ottenuto il 40,8% con i voti della coalizione di Rutelli contro il 9,8 di Tecce, che evidentemente ha guadagnato i suoi voti anche facendo breccia nel partito dell'astensione. In Puglia, Nichi Vendola, candidato di Rifondazionne comunista per il proporzionale, ha ottenuto picchi di voti del 20% a Terlizzi e del 12% a Cerignola.
Anche in questi casi c'è stato quasi sicuramente il ritorno al voto di elettori che si erano astenuti alle regionali e alle europee. La stessa spiegazione si può dare per il 6,1%, ottenuto a Roma dai candidati di Rifondazione comunista per il quarto e il quinto collegio senatoriale, un risultato che supera sia la media romana che quella nazionale del partito, e a Cremona per il 6,6 del candidato di Rifondazione comunista per il Senato.