Una indagine del Censis sugli elettori del 13 maggio.
Le motivazioni dell'alternanza.
Insicuri e poco liberisti

Un paese spaccato a metà, dice Giuseppe De Rita, ma forse è più giusto dire un paese insicuro, pieno di contraddizioni e di paure sul futuro, spesso un paese cattivo, in cerca però di punti di riferimento istituzionali, ancestrali e anche politici, in grado di proteggere da quel mare aperto cui assomigliano sempre più le società occidentali.

E' questo il profilo sintetico - sicuramente troppo parziale e impreciso data la vastità dell'analisi - che emerge dallo studio “Le motivazioni dell'alternanza”, condotto dal Censis su un campione di 2000 elettori all'uscita dai seggi lo scorso 13 maggio.

Una ricerca - la terza di questo tipo dal 1994 in poi - con l'obiettivo di leggere oltre la semplice adesione a questo o a quello schieramento, a questo o a quel partito. Uno studio che, secondo De Rita mette in connessione il paese “elettorale” con quello reale. «Quel semipareggio - spiega infatti il presidente del Censis - che si è realizzato il 13 maggio tra Casa delle libertà e Ulivo nel voto al maggioritario riflette un pareggio sociale sulla gran parte dei temi politici oggi sul tappeto».

De Rita, insiste su questo andamento, concedendo molto alla tesi che vuole il bipolarismo come dato affermato e vincente e che indica nel “centro” sociale e politico dell'elettorato, l'ago della bilancia.

Tutta la ricerca risente di questa impostazione, che a prima vista può sembrare il dato esclusivo ma che invece, a un'analisi più attenta e ragionata, rimane sullo sfondo.

Un paese spaccato

Veniamo dunque ai dati, perlomeno a quelli più appariscenti. Interrogato su alcuni temi fondamentali della vita politica - le tasse, l'occupazione, l'immigrazione, le pensioni, la sicurezza, gli investimenti pubblici, l'aborto, gli embrioni, l'Europa - il campione si spacca regolarmente a metà.

Lo fa nelle forme differenziate più tradizionali a seconda dell'area geografica di riferimento o dell'età, ma su tre questioni questa divisione si ricuce:

  1. nel caso degli investimenti pubblici si manifesta infatti una maggioranza «ampia e trasversale» (65,5% e 58,5%) che chiede «di far ripartire gli investimenti pubblici per rilanciare l'economia» (73,8% Casa delle libertà e 58,3 Ulivo),
  2. nel caso del giudizio sull'Europa di «non aumentare i poteri dell'Unione europea» (63% Cdl, 53,6 Ulivo).
  3. Nel caso dell'aborto si realizza una «maggioranza ampia, ma non trasversale» (61,2%) secondo cui «la legge sull'aborto è accettabile e non va modificata» (48,5% Cdl e 74,3% Ulivo), segno di un'acquisizione culturale e civile, in particolare delle donne, che è dura da battere.

Su tutto il resto si registra invece un'alternanza precisa, come si desume chiaramente dalla tabella 1.

Tabella 1
Opinioni su alcuni temi, per schieramento politico (valori in %)

   

CASA DELLE LIBERTA'

ULIVO

1

E' meglio avere meno servizi pubblici e meno tasse

69,0

39,0

E' meglio avere più servizi pubblici e più tasse

31,0

61,0

2

L'aumento dell'occupazione è assicurata se le imprese operano liberamente.

61,4

21,1

Lo Stato dovrebbe garantire un lavoro non precario a tutti

38,6

78,9

3

L'immigrazione è un fenomeno dannoso

67,5

31,2

L'immigrazione è un fenomeno positivo

32,5

68,8

4

Bisogna intervenire sulle pensioni perché il sistema attuale è troppo costoso

62,7

37,3

Non si può intervenire di nuovo sulle pensioni perché sì colpirebbero diritti legittimi

37,3

62,7

5

Tutelare la sicurezza reprimendo i comportamenti illegali

72,0

34,9

Tutelare la sicurezza con politiche sociali contro emarginazione e povertà

28,0

65,1

6

Far ripartire gli investImenti pubblici per rilanciare l'economia

73,8

58,3

Bisogna mantenere l'equilibrio dei conti pubblicI

26,2

41,7

7

La legge sull'aborto è permissiva e deve essere rivista

51,5

25,7

La legge sull'aborto è accettabile e non va modificata

48,5

74,3

8

L'Ue deve avere più poteri anche a scapito dei governi nazionali

37,0

46,4

I poteri dell'Ue non devono essere aumentati

67,0

53,6

 

TOTALE

100,0

100,0

Fonte: Indagine Censis 1999-2001

 Va notato che le contrapposizioni, perlomeno nelle domande formulate dal Censis, sono sempre molto nette: l'immigrazione è positiva o negativa; le pensioni vanno riformate oppure lasciate così come sono; la sicurezza si combatte con la repressione o piuttosto prevenendo il disagio sociale. Una nettezza che sembra descrivere due indentità precise e contrapposte che invece non si ritrovano negli schieramenti politici principali (quelli presi in esame dal Censis).

Su immigrazione e sicurezza, ad esempio, ma anche sulle tasse, Cdl e Ulivo hanno parlato spesso lo stesso linguaggio a dispetto di due mondi di riferimento che invece la pensano diversamente. Insomma il campione dimostra che “destra e sinistra” esistono ancora in questo paese, che milioni di persone riconoscono come propria una demarcazione netta di idee e di opzioni politiche - i valori, gli ideali e i programmi costituiscono il 70% delle motivazioni che influiscono sul voto, mentre la scelta del leader conta per il 19,1% (anche se in Forza Italia questa percentuale sale addirittura al 33,2%, nella Margherita al 20,2, mentre per gli altri partiti è sensibilmente inferiore).

Demarcazione che invece l'offerta politica non riesce più a dare, preferendo l'omologazione e lo spirito “bipartisan”.

L'Italia è meno bipartisan di quanto si voglia far credere. Sembra preferire contrapposizioni radicali, idee forti, soluzioni chiare.

Un paese insicuro

Lo spirito bipartisan riemerge invece su questioni come l'Europa e gli investimenti pubblici. In realtà, a costo di sembrare scontati, si può leggere in questo dato un chiaro fallimento delle politiche liberiste.

Dopo più di un decennio in cui l'impresa e il libero mercato sono stati addidati come le sole ricette utili a far crescere l'occupazione, oltre il 65% della popolazione ci viene a dire che l'unico modo per rilanciare l'economia è l'intervento pubblico; dopo l'ubriacatura sui benefici della moneta unica, sull'inevitabilità, pena la povertà perpetua, dell'ingresso in Europa, dopo aver saggiato cosa significhi questa Europa in termini di occupazione, di qualità della vita e di benessere, quasi il 60% degli elettori ci fa sapere che basta così, che altri vincoli non sono necessari, né benvenuti.

Una scelta politica, quindi, chiarissima, che può essere letta in connessione con i dati della tabella 2, dove si stabiliscono le priorità di riforma di cui il paese ha bisogno.

Tabella 2.
I settori in cui si rende opportuna una riforma radicale ed urgente per schieramento politico (valori in %)

   

1996

2001

Var

1

Sanità

34,4

34,2

-0,2

2

Giustizia

22,8

32,0

+9,2

3

Previdenza

19,0

26,6

+7,6

4

Fisco

32,7

17,9

-14,8

5

Scuola

23,4

15,9

-4,5

6

Norme di tutela dei lavoratori

23,3

12,3

-1,0

7

Sistema elettorale e funzionamento delle Istituzioni statali

12,7

10,9

-1,8

8

Poteri delle Regioni, Province e Comuni

11,7

10,6

-1,1

9

Amministrazione pubblica

15,3

9,5

-5,8

10

Regolazione delle attività imprenditoriali e professionali

11,5

9,3

-2,2

Il totale non è uguale a 100 perché erano previste più risposte.
Fonte: Indagine Censis 1999-2001

Di tasse, di riforma elettorale, di devolution interessa poco. I settori da riformare al più presto - la domanda dice riformare, non tagliare o ridurre - sono la sanità, la giustizia e la previdenza, per entrambi gli schieramenti.

E si tratta di tre argomenti con un elemento chiave in comune, l'insicurezza sociale, quella che fa temere per la propria salute, per il proprio futuro, per la propria incolumità fisica. Che sia così, lo si può dedurre dalla tabella 3, che indica quali siano i soggetti che lo Stato dovrebbe sostenere per migliorare il livello di benessere: la famiglia batte tutti e cresce nelle preoccupazioni sia rispetto all'impresa che alla Chiesa.

Tabella 3

Soggetti che lo stato dovrebbe sostenere per migliorare il livello di benessere.
(valori in %)

 

1999

2001

Var

Famiglia

56,0

62,8

+6,8

Impresa

24,8

23,2

-1,6

Associazioni di volontariato

9,2

7,3

-1,8

Associazioni di categoria (sindacali, imprenditoriali)

8,2

5,1

-3,1

Chiesa ed istituzioni religiose

1,8

1,6

-0,2

TOTALE

100,0

100,0

0,0

Fonte: Indagine Censis 1999-2001

Si tratta chiaramente di una famiglia intesa come “bene rifugio”, in cui è garantito un reddito, una casa, forse anche un futuro.

Non è un caso, ancora, se il quarto settore che unifica magggiormente il campione, sia «l'intervento dello Stato per garantire un lavoro non precario a tutti»: la pensa così il 58,7% del totale degli intervistati, il 78,9% dell'Ulivo, ma anche un buon 38,6 nella Casa delle libertà.

Ancora un esempio: l'impegno prioritario che si chiede alle istituzioni è quello di «combattere le diseguaglianze sociali e l'emarginazione» (27,6%), seguito a ruota dalla lotta «alla criminalità e al disordine sociale» (26,5).

Il problema delle diseguaglianze sociali è sentito maggiormente dagli elettori di Rifondazione comunista (70,3) che da quelli di Forza Italia (10,2) o An (9,4), ma riguarda fortemente anche partiti come la Margherita (37,4). I dati sono riassunti dalla tabella 3.

Tabella 4

Impegno prioritario delle istituzioni nazionali, per partito votato.
(valori in %)

 

Forza Italia

Alleanza Nazionale

Democratici di Sinistra

Margherita

Rifondazione Comunista

Altri

Totale

Ridurre le disuguaglianze sociali e l'emarginazione

10,2

9,4

47,6

37,4

70,3

24,9

27,6

Ridurre le tasse e gli altri vincoli sulle attività produttive

55,5

23,4

11,2

13,8

3,1

16,1

19,4

Combattere la criminalità ed il disordine sociale

32,1

42,6

14,5

21,2

7,8

28,2

26,5

Combattere la corruzione di politici e pubblici funzionari

11,8

13,3

16,1

16,3

5,5

17,2

14,3

Promuovere il federalismo

2,4

0,4

0,8

0,5

0,0

2,9

1,6

Far si che tutti possano gareggiare in società competitiva

10,0

10,9

9,8

10,8

13,3

10,7

10,0

TOTALE

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

La colonna "Totale" si riferisce alle opinioni di tutto il campione, non è quindi la somma delle colonne precedenti che invece si riferiscono agli elettori di ogni raggruppamento politico.
Fonte: Indagine Censis 1999-2001

Il punto è che vengono individuate come prioritarie due fonti di insicurezza, quella sociale e quella legata alla criminalità che a loro volta polarizzano due visioni del mondo, due blocchi sociali, due orientamenti complessivamente contrapposti.

In cerca di identità

Questa contrapposizione politico-ideale, lo notavamo prima, è molto netta e spesso non corrisponde a quella che si realizza sul piano politico-elettorale (al di là della propaganda).

E' come se in un quadro di smottamento sociale e culturale, i valori forti - non importa se forti strutturalmente, cioè frutto di un pensiero complesso e organico, basta anche che siano forti sul piano propagandistico e spesso mass-mediatico - diventassero di nuovo necessari. Questa considerazione ha poco a che fare con il bipolarismo e con il maggioritario come la stessa ricerca, invece, vuole ipotizzare, ma attiene piuttosto alla questione delle identità politiche, ancora più indispensabili in un mondo articolato, con pochi punti di riferimento stabili e con poche certezze consolidate.

Le identità politiche del resto, continuano a contare anche nella preparazione al voto. La percentuale di coloro che dicono di votare avendo chiara sin dall'inizio della campagna elettorale la propria scelta è del 68,3% - molto più alta tra i ds (81,7) e Rifondazione (77,3), seguiti da An (71,9) Margherita (65,5) e da Forza Italia (64,1).

Si tratta di una quota discreta, che ovviamente non può far sottovalutare l'influenza della propaganda, spesso di quella televisiva che il 13 maggio ha contato per ben il 31,7%.

In questa fascia ritroviamo in prevalenza donne, giovani, persone con bassa scolarità, ma soprattutto i famosi elettori di centro: il 50,2% di questi ha maturato le proprie decisioni nelle settimane precedenti il voto. Da qui l'omologazione delle immagini, dei discorsi, dei programmi.

Rimane però la maggiore determinazione del centrodestra che ha saputo rappresentare meglio la propria area di riferimento, sintonizzandosi perfettamente sugli umori della propria gente. Cosa che il centrosinistra invece non ha saputo fare, tentennando in continuazione alla ricerca del centro perduto. La determinazione e la convinzione della Casa delle libertà hanno fatto sì che ben il 17,5% di elettori di sinistra o di centrosinistra abbiano votato per il centrodestra. Il contario è avvenuto solo nel 6.8% dei casi.

Salvatore Cannavò
Roma, 9 giugno 2001
da "Liberazione"