Elezioni politiche: una prima analisi sui risultati nazionali
Come cresce Rifondazione

Per misurare il risultato politico di Rifondazione comunista nelle elezioni politiche del 13 maggio è indispensabile, da un lato, collocare tale risultato nel panorama pii generale degli esiti elettorali delle forze politiche, e, dall'altro, disarticolare i dati su base territoriale. Per comodità di analisi, mi limiterò a richiamare gli aspetti del voto che mi paiono più importanti.

Astensione e affluenza

Innanzitutto, queste elezioni non hanno segnato una inversione di tendenza dal punto di vista dell'affluenza elettorale, come si poteva pensare dopo le prime notizie sulla congestione dei seggi. Il temuto astensionismo c'è stato ed anzi si è accentuato rispetto al 96, anche se in misura contenuta (+1,7%). L'incremento di voti che si registra rispetto alle elezioni regionali è per molti versi fisiologico, in quanto da sempre l'incidenza dell'astensionismo è superiore nelle elezioni regionali rispetto a quelle politiche. L'incremento dei votanti è riscontrabile in ciascuna ripartizione territoriale, ma è maggiore nel centro nord che nel sud e nelle isole. Il dato è di un qualche interesse perché può essere letto anche in relazione col risultato ottenuto dalle singole forze politiche.

Il voto al Prc

La stima del risultato elettorale di Rifondazione comunista è reso complesso dal fatto che il confronto con le politiche del '96 non tiene conto dell'effetto scissione e, pertanto, non consente una interpretazione credibile delle tendenze in atto. Preferibile è il confronto fra elezioni politiche ed elezioni regionali. Sulla base di queste premesse, è possibile trarre alcune considerazioni sul risultato di Rifondazione comunista. Rispetto alle precedenti elezioni regionali, Rifondazione comunista alla Camera dei deputati passa da 1.470.117 voti a 1.867.212, con un incremento di 397.595 voti assoluti, rimanendo sostanzialmente stabile sul piano del valore percentuale. Tuttavia, se si considera che per alcune regioni (quelle a statuto speciale) il voto regionale risale a ben prima del '99, e che quindi in questi casi è preferibile rapportarsi al voto europeo, l'incremento effettivo, in voti e percentuali, è superiore. Si può calcolare realisticamente, dal '99 ad oggi un incremento percentuale dello 0,2/0,3% rispetto al '99 e, in termini assoluti, di quasi 600.000 voti.

Si può quindi a ragione sostenere che, dal punto di vista del consenso elettorale, Rifondazione comunista migliora sensibilmente la propria posizione rispetto al '99. Ma è soprattutto dal punto di vista politico che il risultato è positivo, in quanto viene a collocarsi a ridosso di una campagna elettorale caratterizzata da una forte tensione al bipolarismo e in una condizione di evidente emarginazione dal punto di vista dell'accesso ai mass-media. Inoltre, e questo aspetto è decisivo, il risultato di Rifondazione Comunista si presenta in controtendenza rispetto a quello delle altre forze della sinistra moderata. I Ds, infatti, subiscono un arretramento consistente rispetto alle regionali (che resta comunque significativo anche se si somma la quota dei voti che hanno ceduto in Lombardia alla lista Martinazzoli, i verdi e lo Sdi ottengono un risultato molto deludente che, come è noto, non consente loro di superare la soglia del 4% e gli stessi Comunisti italiani arretrano rispetto al voto delle regionali (intorno allo 0,3%).

Il territorio

Il risultato di Rifondazione comunista non è omogeneo dal punto di vista territoriale. L'elemento significativo è rappresentato da una articolazione territoriale del voto che evidenzia diversi comportamenti in relazione alle peculiarità socio-economiche dei contesti locali. Il punto di forza di Rifondazione comunista nelle elezioni alla Camera è rappresentato dal sud, dalle isole e dal nord est, mentre gli elementi di difficoltà si riscontrano nel nord-ovest e una condizione di sostanziale stazionarietà nel centro. Utilizzando, infatti, il criterio combinato del confronto per le regioni a statuto ordinario con le regionali del '99 e per le regioni a statuto speciale con le europee dello stesso anno, risulta evidente che la crescita maggiore si concentra nel sud. Qui, infatti, rispetto alle regionali del '99, Rifondazione comunista ottiene un incremento dell'1,3%. Anche nell'area insulare si ha un incremento rispetto alle europee dello 0.7%. Nel nord est possiamo considerare un incremento complessivo rispetto a regionali ed europee di oltre 1,1%. Nel nord ovest il raffronto con le regionali del '99 evidenzia invece una contrazione in percentuale. Infine, nel centro, sempre con riferimento alle regionali del '99, si ha una stazionarietà (0,1%.).

All'interno delle singole aree si hanno, poi, risultati differenziati nelle varie regioni. Per esempio, la crescita che si registra al sud interessa tutte le regioni, ma è particolarmente elevata in Calabria dove si ha un incremento di ben il 2,5%, e negli Abruzzi (+2%). Le altre regioni si attestano su incrementi medi dell'1%. Nelle isole la crescita complessiva è il risultato della stazionarietà della Sardegna (-0,1%) e una crescita della Sicilia (+1%). Nel nord ovest si ha una tenuta del Piemonte (+0,4%) e una flessione più marcata in Lombardia (-1,4%) e più contenuta in Liguria (-0,6%). In leggera flessione (-0,2%) l'Emilia Romagna. Nel nord est i risultati sono positivi in tutte e tre le regioni con incrementi che si aggirano attorno all'1% rispetto alle diverse consultazioni tenutesi nel '99. Infine, il centro si presenta come un'area di transizione. Infatti, alcune regioni presentano lievi saldi positivi (Toscana +0,2%, Umbria +0,2%), altre segnali di flessione (Lazìo-0,2%, Marche -0,8%)

Camera e Senato

Come si possono interpretare queste differenze territoriali? Una chiave interpretativa può venire dal confronto coni risultati ottenuti nelle elezioni per il Senato. Emerge così che nel sud prevalgono le regioni nelle quali Rifondazione comunista ottiene un miglior risultato al Senato rispetto alla Camera (sia in percentuale, sia in voti assoluti). Ciò vale per il Molise, per la Campania, per la Basilicata e per la Calabria. Nelle isole ciò vale per la Sicilia. Le altre regioni in cui il voto al Senato supera quello della Camera sono: il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e (in misura molto contenuta) l'Emilia Romagna (+01%). In tutte le altre regioni il voto alla Camera è superiore a quello al Senato, in percentuale e in voti assoluti. Significativamente, gli aggregati territoriali nei quali Rifondazione comunista ottiene un successo elettorale incrementando i propri consensi rispetto al '99 sono gli stessi nei quali viene premiata di più al Senato.

Questa coincidenza fa pensare ad una differenziazione territoriale del voto a Rifondazione comunista:meno sensibile al sud, nelle isole e nel nord est all'effetto voto utile e invece più condizionato da queste dinamiche nel centro e nel nord ovest. Si produce così un effetto diversificato per cui in un'area del Paese la presentazione autonoma di Rifondazione comunista al Senato agisce probabilmente da traino anche sul voto alla Camera, mentre all'opposto, in un'altra parte del Paese, non si ha questo effetto di trascinamento e si può pensare che si produca un qualche effetto del voto utile che comporta un consenso elettorale inferiore nel voto al Senato rispetto a quello alla Camera, ma che limita anche il risultato della Camera.

Il Prc e gli altri

Di qualche interesse, può essere anche il confronto fra il risultato di Rifondazione comunista e quello degli altri partiti, in particolare di quelli del centro-sinistra. I dati forniti da Liberazione circa i risultati per regione del voto nella parte proporzionale della Camera sono assai indicativi al riguardo. Se, infatti, si considerano le regioni per aggregato territoriale, si può constatare come il centro Sinistra presenti comportamenti differenziati in funzione, in primo luogo, del comportamento della Margherita. Il recupero rispetto alle regionali del '99 avviene nel centro nord e si spiega proprio con l'incremento della Margherita, che compensa le flessioni dei Ds e del Girasole e, quasi dovunque, dei Comunisti italiani e riesce probabilmente anche a recuperare consensi dal centro-destra. All'opposto, al sud è il risultato deludente della Margherita a spiegare l'insuccesso del centro sinistra rispetto alle regionali. In questo caso vi è un'erosione probabilmente del voto moderato del centro sinistra da parte di Forza Italia. Si noti che, in tal caso, vi è qualche segnale di ripresa dei Ds, che riescono a contenere parzialmente le perdite.

Se si mette in relazione questo andamento del voto con gli incrementi dei votanti, si può ipotizzare che la competizione bipolare abbia agito da stimolo alla partecipazione al voto. Al nord la mobilitazione di una parte di nuovi elettori ha probabilmente consentito il recupero di consensi all'Ulivo, ma si tratta di un processo che ha premiato essenzialmente la componente moderata dello stesso e cioè la Margherita. Questo processo ha anche contribuito ad erodere le basi elettorali dei Ds e ciò vale, in particolare, nelle tradizionali regioni rosse, dove certamente gran parte delle perdite che questi registrano vanno a beneficio delle componenti di centro dell'Ulivo. Questa dinamica complessiva del voto evidenzia l'affermazione, in queste elezioni, delle aree centriste dei due schieramenti (Forza Italia e Margherita), per effetto, nel sud della sostituzione di Eorza Italia alle altre componenti moderate e nel nord per la crescita delle componenti moderate dell'Ulivo.

Gianluigi Pegolo, Responsabile Nazionale per gli Enti locali
Roma, 16 maggio 2001
da "Liberazione"