Con l'avvicinarsi della scadenza del 13 maggio, com'era prevedibile, gli esponenti del centrosinistra hanno intensificato l'offensiva nei confronti di Rifondazione comunista sul voto utile. Certo, non si permettono di invitare i nostri e lettori a scegliere sic et simpliciter le forze dell'Ulivo, anche perché sanno bene che un'offensiva a tutto campo comporterebbe, assai probabilmente, una forte penalizzazione per i loro candidati nell'uninominale della Camera, ma non rinunciano ad esercitare una pressione per quanto riguarda i collegi del Senato. Gli argomenti sono noti: la presentazione di Rifondazione comunista, penalizzando l'Ulivo, favorirebbe le destre. Per rispondere a tale offensiva può essere utile soffermarsi sulle motivazioni che, all'opposto, noi riteniamo giustifichino il voto al Senato per Rifondazione comunista.
Preliminarmente, va ribadito che in un sistema bicamerale, com'è quello italiano, la presenza di una forza politica nei due rami del Parlamento è essenziale e cioè, a maggior ragione, se la stessa si colloca all'opposizione. Pertanto, sarebbe quanto meno curioso negare tale diritto ad una forza, come Rifondazione comunista, che è una delle pochissime voci al di fuori del coro. Né, a tale proposito, si può invocare l'inutilità di tale presentazione, in quanto Rifondazione comunista, per la sua consistenza elettorale, ha la possibilità di eleggere propri senatori. La presentazione al Senato, quindi, non è un puro atto di testimonianza ma garantisce, con certezza, la possibilità di ottenere una rappresentanza in questo ramo del Parlamento.
Falsificando i termini della questione, si sostiene che essendo la consultazione al Senato basata sulla competizione nei collegi uninominali, Rifondazione non avrebbe la possibilità di vincere. Si tratta, di un argomento palesemente strumentale in quanto, com'è noto, la Senato il voto espresso con un'unica scheda serve a concorrere sia per l'attribuzione della quota maggioritaria (attraverso la competizione nei collegi uninominali), sia per quella proporzionale. E' gioco forza, quindi, che per concorrere all'ottenimento di questa seconda quota di seggi ci si debba presentarsi nei collegi. Se, anzi, così non si facesse, o ci si presentasse in un numero limitato di collegi, si rischierebbe di disperdere una parte di voti, in quanto si potrebbe non raggiungere il quoziente necessario, su base regionale, a far scattare un seggio.
Come correttamente ha sottolineato Mordenti, la presentazione di Rifondazione comunista al Senato può, anzi, consentire di recuperare alcuni seggi che, altrimenti, potrebbero essere attribuiti alla destra. E' il caso, ad esempio, di quelle regioni in cui l'Ulivo parte vincente nei collegi uninominali e dove, quindi, la destra si potrebbe accaparrare, per effetto dello scorporo, i seggi della parte proporzionale. In questo caso, Rifondazione può sottrarre una parte di questi seggi al centrodestra, beninteso se si presenta in tutti i collegi.
Le forze dell'Ulivo, tuttavia, sostengono che comunque la presentazione di Rifondazione comunista li penalizzerebbe, consentendo al centrodestra di ottenere un forte vantaggio. Nella realtà, il vantaggio maggiore del centrodestra non deriverebbe tanto dalla presentazione di Rifondazione comunista, ma dalla scarsa incidenza elettorale dell'Ulivo. A conti fatti, l'Ulivo subirebbe una penalizzazione netta, per effetto della presentazione di Rifondazione comunista, contenuta (una decina o poco più di seggi), senza contare che comunque Rifondazione comunista otterrebbe una sua rappresentanza.
Se poi, come si ostinano a ripetere i rappresentanti dell'Ulivo, il loro recupero nel corso di queste settimane è stato consistente, l'effetto negativo della presentazione di Rifondazione comunista sarebbe irrilevante. Il punto è che, in ogni caso, è largamente pretestuoso attribuire a Rifondazione comunista una responsabilità rispetto all'esito elettorale dell'Ulivo. Tanto alla Camera, come al Senato, l'elemento decisivo risulterà il consenso elettorale che l'Ulivo stesso riuscirà ad ottenere. A meno di non misurare il successo o l'insuccesso elettorale dell'Ulivo in relazione alle scelte di collocazione assunte autonomamente da forze politiche non appartenenti alla coalizione. Il che sarebbe perlomeno curioso.
Ad ogni modo, se si assumesse questo criterio, a maggior ragione bisognerebbe chiedersi: come mai l'Ulivo non ha sollevato alcuna perplessità nei confronti della presentazione dei Comunisti Italiani nella parte proporzionale della Camera?
Com'è noto, infatti, all'attribuzione di questa quota di seggi possono accedere solo le forze che superano su scala nazionale il 4% dei voti, soglia che è del tutto irraggiungibile per quel partito. Ciò significa che centinaia di migliaia di voti saranno dispersi, impedendo all'Ulivo di acquisire un certo numero di seggi e producendo, quindi, un danno evidente alla coalizione. E ciò è tanto più grave in quanto si tratta di una forza appartenente, a tutti gli effetti, a quella coalizione.
La questione, insomma, si riduce ad una: Rifondazione comunista ha o no il diritto di ottenere una propria rappresentanza al Senato, oppure l'unico criterio deve essere quello di subordinare ogni scelta alle necessità dell'Ulivo? E' ovvio che una forza politica autonoma non potrebbe mai rinunciare al proprio diritto ad ottenere una rappresentanza istituzionale, Il problema è, semmai, se sarebbe stato possibile una qualche forma di accordo tecnico teso a massimizzare i risultati sia di Rifondazione comunista che dell'Ulivo. Astrattamente, questo sarebbe stato possibile, ma ci dimentichiamo che questa possibilità è venuta meno per la volontà dell'Ulivo di presentare le liste civetta? Il che significherà, per chi non lo sapesse, una penalizzazione drastica del numero di eletti di Rifondazione comunista, a parità di consensi elettorali.
Ad ogni buon conto, la soluzione del problema di come contrastare elettoralmente la destra al Senato andava trovata nella modifica della legge elettorale. Infatti, le difficoltà che nascono al Senato derivano, per l'appunto dal fatto che non vi è il meccanismo del voto disgiunto (per la parte proporzionale e per la parte maggioritaria), come invece esiste per le elezioni della Camera dei deputati). Ma anche in tal caso, le responsabilità vanno interamente attribuite alle forze dell'Ulivo che non si sono fatte carico di introdurre modifiche alla legge elettorale perché lacerate, al proprio interno, da calcoli di convivenza.