I risultati nelle elezioni comunali mostrano una loro specificità. Rifondazione Comunista tiene dove è radicata.
L'altra Italia dei comuni

Nella recente tornata elettorale le elezioni comunali hanno rappresentato un appuntamento importante anche se, inevitabilmente, non hanno suscitato lo stesso interesse del confronto sulle politiche. Già si è commentato nei giorni scorsi in modo esauriente il risultato di Rifondazione comunista alle politiche; può ora essere di una certa utilità tornare sul voto amministrativo, le cui dinamiche si intrecciano con quelle del voto politico, ma solo fino ad un certo punto.

La peculiarità del voto amministrativo

Preliminarmente, sono necessarie alcune precisazioni essenziali per comprendere i risultati. Come è noto, il voto amministrativo ha caratteristiche sostanzialmente diverse rispetto a quello politico. Ciò si deve al fatto che nel voto amministrativo si riflette non solo la credibilità politica in generale di una forza politica ma anche la consistenza del suo radicamento nella società locale. Inoltre il voto amministrativo è molto più personalizzato di quello politico e, quindi, anche la disponibilità di un personale politico credibile è essenziale. E' noto che, tradizionalmente, nel voto amministrativo i comunisti, a parte alcune aree del Paese, sono stati penalizzati rispetto al voto politico. Ciò vale, a maggior ragione, per Rifondazione comunista, la cui gracilità organizzativa e politica nelle realtà locali non è non mistero. Questo fatto ha comportato, anche nella precedente tornata elettorale (nel periodo '96-'97), un gap consistente fra voto politico e voto amministrativo. Se consideriamo i 129 comuni superiori a 15.000 abitanti chiamati alle urne il 13 maggio, dobbiamo ricordare che fra il risultato ottenuto nelle elezioni politiche del '96 e quello registrato nelle amministrative del '97 sussisteva un gap di circa 3 punti percentuali a sfavore del voto amministrativo. Questa constatazione serve a comprendere come, nell'accostarsi al risultato elettorale del 13 maggio, non si possa prescindere da questa diversa incidenza elettorale di Rifondazione comunista nei due tipi di consultazioni. A partire da questa constatazione, è possibile una prima valutazione circa il risultato ottenuto da Rifondazione comunista nelle città metropolitane che incidono per il 57,2% sul bacino elettorale di Rifondazione comunista nelle recenti elezioni per i comuni al di sopra dei 15000 abitanti.

Il voto nelle città metropolitane

Nelle quattro città considerate (Milano, Torino, Roma e Napoli) Rifondazione comunista aveva ottenuto nella precedente tornata elettorale nelle elezioni comunali l'8,9% e ottiene il 13 maggio il 4,7%. La perdita è, quindi, molto significativa, (-4,2%) se considerata in questo arco temporale, ma è evidente che tale confronto non ha senso, giacché dopo la scissione vi fu un calo consistente di voti. Infatti, se consideriamo sempre perle stesse città il voto alle politiche del '96 e alle recenti politiche del 2001, constatiamo come si sia passati dal 10,7% al 5, 7% con un calo del 5%. Si può quindi sostenere che esiste una componente fisiologica nel voto amministrativo delle grandi città che si spiega, in parte, con il tradizionale differenziale negativo rispetto al voto politico e, in parte, con l'andamento elettorale complessivo del partito nel corso degli ultimi anni.

Tuttavia, in questo voto sono presenti andamenti differenziati che un'analisi di lungo periodo non mette sufficientemente in luce. Consideriamo, allora, il confronto fra le elezioni comunali di quest'anno e le elezioni politiche che si sono tenute in contemporanea e le regionali del '2000. Mentre media-mente il saldo negativo rispetto alle regionali è pari all'1%, per Torino si scende al -3,5%. Torino presenta quindi una flessione marcata non spiegabile fisiologicamente. Essa è il portato, certamente, di un effetto negativo del voto utile che nella città si è tradotto nella scelta di molti elettori, che alla Camera avevano votato per Rifondazione comunista, di non confermare il proprio voto alle comunali. Che di voto utile si sia trattato, e non di altro, lo dimostra il risultato delle circoscrizioni, dove, in alleanza con l'Ulivo, Rifondazione comunista ottiene un risultato superiore.

Il risultato di Milano

Se, poi, si considera il risultato ottenuto alle comunali in relazione a quello ottenuto alla Camera, si può anche rilevare come il risultato d Milano, che in prima approssimazione poteva apparire allineato a quello delle altre grandi città, in realtà è molto positivo, in quanto è superiore allo stesso risultato ottenuto nelle elezioni per la Camera dei deputati. lì voto al comune di Milano esercita, quindi, una funzione di sostegno dello stesso voto politico e certamente ciò si deve, fra l'altro, alla visibilità politica che Rifondazione comunista ha acquistato in tutta la fase che ha condotto alla stipula dell'alleanza con l'ulivo e alla designazione, come candidato sindaco, di Antoniazzi. Ci si potrebbe chiedere come mai a Milano il voto alle politiche sia inferiore a quello delle regionali, ma in realtà la cosa si spiega. Ciò si deve, almeno in parte, al carattere straordinario del successo conseguito alle regionali, anche in virtù <Iella particolare alleanza stipulata con l'Ulivo.

Prendendo a riferimento il voto di Milano e considerando clic nel caso degli altri comuni non metropolitani, come si dirà oltre, i risultati sono. mediamente migliori, si può ritenere che i risultati di Roma e tli Napoli evidenzino elementi di criticità. Nel caso di Roma, tuttavia, il risultato delle comunali va rapportato anche al dato che si registra nelle politiche. In questo senso, il dato più eclatante di Roma non sta tanto nel risultato delle comunali, che registra una differenza di appena lo 0,6% in meno rispetto alle elezioni della Camera, il che in sé è un fatto positivo, quanto nella differenza fra voto politico e precedente voto regionale, dove si nota una flessione dello 0,7%.

Nel caso di Napoli, invece, la flessione delle comunali rispetto alle politiche è relativamente alta. Tale giudizio va anche messo in relazione con l'andamento più complessivo che si registra nel Mezzogiorno nel voto politico che, come è noto, è stato particolarmente positivo e che si poteva pensare potesse trascinare maggiormente il voto amministrativo. Ad ogni modo, è evidente che in questi casi le ragioni del risultato vanno cercate nei contesti locali e solo un'analisi dettagliata sull'incidenza di fattori sociali, politici, e sulle scelte elettorali può consentire di trovare delle risposte.

Il risultato dei comuni non metropolitani

Il risultato dei comuni non metropolitani è nel complesso molto positivo. Su 129 comuni al di sopra dei 15.000 abitanti, è possibile effettuare un'analisi su 99, quelli, cioè, in cui Rifondazione comunista era presente anche nella tornata amministrativa del '97. In questo caso, il confronto più ravvicinato è possibile solo con le regionali, dato clic i dati delle recenti politiche non sono ancora disponibili. Quando saranno resi noti, sarà possibile condurre un'ulteriore approfondimento. Ad ogni modo, il confronto fra elezioni amministrative ed elezioni regionali del 2000 evidenzia per questo aggregato di comuni, una sostanziale stabilità, passando da un dato medio del 4,7% al 4,8%. Se poi si considera che, tradizionalmente, quanto detto circa il gap fra amministrative e politiche vale anche fra amministrative e regionali, anche se in misura lievemente inferiore, il fatto che in questo aggregato di un centinaio di comuni ci si attesti sul livello delle regionali non può che essere considerato positivamente.

La dimensione territoriale

Se si analizza questo risultato più in profondità si possono cogliere altri elementi. Dal punto di vista dell'incidenza delle dinamiche macro territoriali, si evidenzia come sulle comunali l'appartenenza ad un'area territoriale eserciti un'influenza debole. Infatti, effettuando il confronto fra regionali e comunali si notano lievi scostamenti nelle varie aree territoriali, I comuni del nord passano complessivamente dal 5,6% al 5,3%, quel-li del centro dal 4% al 4,1% e quelli del sud dal 3,6% al 3,9%. Si tratta di differenze molto ridotte, assai più ridotte di quelle che si verificano nei risultati delle politiche, a dimostrazione del fatto che nel voto amministrativo è la dimensione locale ad essere determinante. Tuttavia, si può arguire che un qualche influsso delle componenti territoriali vi sia stato. Si noti, infatti, che, almeno per quanto riguarda il nord e il sud, l'andamento è simile a quello che si registra nel voto delle politiche.

Un'altra variabile significativa da prendere in considerazione è quella relativa all'influenza delle scelte di collocazione di Rifondazione comunista. Mi riferisco, in particolare, all'incidenza sul risultato del voto della scelta o meno di far parte di una coalizione. L'analisi condotta sempre sui 99 comuni non metropolitani, conferma che una correlazione esiste. Infatti, mentre i comuni dove si è realizzata una coalizione al primo turno vedono nel confronto con le regionali un aumento (si passa infatti dal 4,7% al 4,8%), negli altri è evidente una flessione (dal 4,7% al 4,1%). Se poi si considera che nell'aggregato metropolitano questo elemento risulta determinante nel caso di Torino, se ne deve dedurre che le scelte compiute in termini di coalizioni hanno inciso sul risultato elettorale. E' insomma, scattato anche a livello locale l'effetto del voto utile. Peraltro, se si passa ad un'analisi di tipo qualitativo, si verifica come in tutta una serie di comuni, dove i risultati non sono stati positivi, atteggiamenti di tipo autoreferenziale o sottovalutazioni circa le propensioni dell'elettorato sono stati frequenti.

Alcune considerazioni conclusive

Alla luce di questa analisi sommaria, è opportuno trarre qualche elemento di giudizio sintetico. Se consideriamo il dato delle regionali come un riferimento approssimativo, tenendo conto del tradizionale scarto fra lo stesso e il voto comunale e commisurando il tutto al risultato delle politiche, è possibile trarre alcuni elementi di giudizio generale.

  1. Il voto amministrativo conserva una sua notevole specificità rispetto a quello regionale e a quello politico, ciò non di meno è evidente dai dati che le varie consultazioni rispecchiano tendenze generali comuni.
  2. Il voto comunale evidenzia un buon risultato nei comuni superiori ai 15.000 abitanti. Gli elementi di criticità sono riscontrabili in alcune città metropolitane (e, in particolare, Torino e Napoli). Roma presenta, limitatamente al risultato amministrativo, un risultato di tenuta ma presenta difficoltà rispetto a quello politico. Milano ottiene nel complesso un buon risultato.
  3. Il meccanismo del voto utile ha agito nelle elezioni comunali sottraendo consensi a Rifondazione comunista in alcuni comuni, dove, con ogni probabilità, le ragioni della divisione con l'Ulivo non sono apparse sufficientemente chiare.
  4. La componente territoriale, che è apparsa significativa per spiegare il risultato delle elezioni politiche, risulta più debole nel caso delle amministrative, anche se si colgono alcune influenze.
  5. Come per le consultazioni precedenti. il risultato delle elezioni comunali è fortemente influenzato dalle dinamiche locali, legate, in particolare, al grado di radicamento sociale del partito.
Gianluigi Pegolo Responsabile Nazionale PRC Enti Locali
Roma, 20 maggio 2001
da "Liberazione"