La campagna elettorale per le europee e le provinciali di Rifondazione Comunista

«Elezioni, Milano di fronte all'alternativa»

Intervista ad Augusto Rocchi, segretario provinciale di Rifondazione comunista.

Rifondazione si presenta con alleanze con il centrosinistra in quasi tutte le tornate elettorali milanesi, quali aspettative?

Esiste una grande domanda di cambiamento, figlia dei movimenti e delle lotte di questi anni. Sul fronte della pace e del rifiuto della guerra, come sulle politiche economiche e sociali alternative al liberismo. In questo senso, registriamo un forte appello all'unità in forma nuova: ci chiedono una sinistra capace di battere la destra e affermare una politica realmente alternativa.

Quali sono le ricadute sui territori di queste premesse?

Il lungo lavoro che ha portato alla coalizione alle provinciali è stato partecipato e aperto. Con punti programmatici molto avanzati: il rilancio del ruolo pubblico, politiche alternative alla legge 30 sulla precarizzazione del lavoro, una gestione equilibrata dello sviluppo del territorio e dell'ambiente nel nome della qualità della vita. L'unità è stata costruita con la partecipazione. In questo senso, Milano può giocare un ruolo importantissimo: se centrosinistra più Prc avessero una forte affermazione, sul fronte europeo come alle provinciali, si aprirebbe di fatto la fine anticipata del governo Berlusconi.

La destra a Milano si disgrega, la Lega corre da sola, An cerca di conquistare consenso a Forza Italia, cosa manca per un riscatto da diciassette anni di destra?

Milano in questi anni è stata fortemente mobilitata per la pace, qui c'è stata la ripresa delle lotte sulle questioni economiche e sociali con la mobilitazione degli autoferrotranviari, poche settimane fa hanno sfilato i centomila della May day contro il precariato e lo scorso 25 aprile abbiamo visto uno dei più bei cortei in difesa della Costituzione e delle radici antifasciste della Repubblica Allo stesso tempo, quei settori popolari che non si erano riconosciuti nelle politiche del centrosinistra e speravano di avere una risposta ai propri problemi da Berlusconi sono stati delusi. Il costo della vita e la caduta del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni hanno colpito poveri e ceti medi. Il punto è riuscire, oggi per la Provincia e domani per il Comune, a costruire un programma che parta da questa domanda di cambiamento. E si può fare, solo proponendo un'idea alternativa di società, a partire dalla partecipazione e dai bisogni di tanti soggetti.

Il governo di Milano della destra è iniziato dopo Mani pulite con la Lega e proseguito con Forza Italia, cosa resta?

Il riformismo ambrosiano che metteva insieme sviluppo, innovazione e una parte di redistribuzione è entrato in una crisi irreversibile con questa destra. La forbice tra un numero di ricchi sempre più esiguo e l'allargamento dell'insicurezza economica ne sono il risultato. La promessa vane di rilancio di Milano di Albertini e della Colli sono il simbolo del fallimento di questo processo. Non a caso si comincia a vedere un'ipotesi neocentrista in questa città, una via di fuga dal centrodestra con un nuovo patto politico tra varie anime della borghesia milanese. Il progetto politico non è ancora chiaro, ma è lì da venire.

Fallisce l'idea del privato totale. Delle istituzioni come aziende e dei servizi come merci?

Quando i tranvieri milanesi hanno rotto il codice di autoregolamentazione dello sciopero, sono stati aggrediti dai giornali in nome del disservizio ai cittadini. Due giorni dopo hanno dovuto riconoscere l'identificazione e la solidarietà di vastissimi settori con quella lotta simbolo della condizione di difficoltà di molti. Allo stesso modo quando famosi editorialisti della stampa milanese riconoscono uno dei punti di innovazione culturale nei centri sociali, ammettono il massacro delle politiche giovanile e della cultura del centrodestra. Vale per la Scala o il Piccolo teatro immiseriti nelle risorse e nelle logiche di privatizzazione, come per il tessuto delle centinaia di realtà sul territorio. La stessa fine l'ha fatta la Rai, diventata un centro di trasmissione e subappalto, dove non si produce più nulla. La privatizzazione dell'Aem (azienda comunale gas e luce), uno dei simboli della città, efficace, solida e profittevole, serve per fare cassa impoverendo definitivamente il patrimonio della città. Non c'è e non c'era nessun progetto di sviluppo della città.

Come delle periferie …

L'imbarbarimento di alcune periferie del nostro territorio testimonia la rottura delle connessioni, il fallimento del progetto aziendalista senza politiche. Uno splendido film come Fame Chimica dimostra proprio questo, ma contemporaneamente racconta la crescita di lotte e di investimento per il futuro, quella domanda di cambiamento che è il cuore di questo confronto elettorale.

Claudio Jampaglia
Milano, 18 maggio 2004
da "Liberazione"