Elezioni per la Provincia di Milano. 12 - 13 giugno 2004

Programma Politico del Partito della Rifondazione Comunista

Rifondazione Comunista vuole portare: i cambiamenti, i conflitti, l’eliminazione delle disuguaglianze e delle emarginazioni, un miglioramento della qualità della vita, la certezza di un lavoro sicuro e di qualità per tutti in Provincia di Milano.

Simbolo PRC- SE

INDICE GENERALE

PREMESSAvai a indice

Dalle ultime elezioni in Provincia di Milano del 1999 il mondo è cambiato. Seattle, Porto Alegre, Genova, l’orribile tragedia di ground zero, le guerre preventive, il terrorismo, il movimento dei movimenti e quello della pace, il risveglio delle lotte del nuovo movimento operaio rappresentano, plasticamente, la fine del dominio del pensiero unico e l’umanità che prende coscienza della brutalità del capitalismo in salsa neoliberista. Viviamo in una nuova fase, dove il novecento si è chiuso con una speranza e il nuovo millennio si è aperto con una certezza: un altro mondo è possibile!

Rifondazione Comunista vuole portare: i cambiamenti, i conflitti, l’eliminazione delle disuguaglianze e delle emarginazioni, un miglioramento della qualità della vita, la certezza di un lavoro sicuro e di qualità per tutti in Provincia di Milano.

Il neoliberismo, per noi di Rifondazione Comunista, è un fenomeno “rivoluzionario” di restaurazione del Capitale ed esso in alcuni anni ha precarizzato tutte le relazioni sociali, economiche, produttive, democratiche e istituzionali del pianeta. In questa transizione verso la postmodernità gli effetti negativi del neoliberismo cadono nei territori come macigni.

Le politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale, da Banca Mondiale o dall’Organizzazione Mondiale del Commercio hanno fallito!

Le politiche antisociali e liberticide degli organismi a-democratici, segnate dal primato del mercato, hanno aperto i processi di privatizzazioni, precarizzazione e mercificazione di ogni singolo aspetto dell’esistenza. Parallelamente a questi fenomeni si è scatenata la guerra come elemento sovraordinatore con le relative torsioni criminali o restrittive sulla quotidianità di chiunque: dai Dalit indiani alle periferie ed ai sud del pianeta, dallo studente occidentale alle ragazze che abbandonano i loro sogni nelle Maquilladoras, dal lavoratore dipendente europeo al contadino andino.

Il principale effetto delle politiche neoliberiste è la crescente esclusione o emarginazione, non solo dai processi produttivi, ma anche da quelli culturali, sociali e più specificamente di cittadinanza. Il territorio e la formazione sono stati globalmente frammentati, portando la coppia di elementi ad una nuova forma rispetto al passato. Nella transizione verso la postmodernità il territorio è divenuto produttivo in sé ed è attraversato da molteplici figure sociali, che agiscono in una realtà profondamente mutata negli ultimi vent’anni soprattutto nella nostra Provincia di Milano.

In questa fase di globalizzazione le relazioni sociali sono divenute, ovunque, complesse e massificanti. La globalizzazione ha svuotato di senso e di potere molte istituzioni, a ciò si accompagna una perdita consistente degli spazi pubblici e la messa in crisi della rappresentanza politica. L’Agorà, che per secoli è stata il motore dello sviluppo umano, è considerata come un “oggetto” inutile e dannoso, da sostituire con strumenti patinati e vischiosi che trasformano la rappresentanza a mero istante elettorale.

Ci lasciamo alle spalle una fase dove i diritti e le tutele nel mondo del lavoro sono stati limati, il welfare state è stato destrutturato, la scuola è stata portata agli inizi del secolo precedente, l’americanizzazione della politica ha portato ad una passivizzazione devastante ed, inoltre, noi viviamo con le nostre istituzioni legate a doppio filo con le politiche ultraliberiste del polo.

In questo contesto sono nati negli ultimi anni movimenti di critica alla globalizzazione ed alle sue relative appendici (guerra, aggressione ai diritti dei lavoratori, comunicazione mediatica, modello Berlusconi, scuola, ambiente). Questi movimenti sono gli unici attori mondiali in grado di proporre o praticare un modello di sviluppo alternativo.

In questi anni noi di Rifondazione Comunista insieme ai movimenti siamo stati contro il neoliberismo e la guerra, siamo cresciuti e tutti insieme chiediamo alle parti progressive e democratiche del Paese: unità e radicalità, ed è con questo spirito che ci accingiamo ad affrontare questa tornata elettorale provinciale.

L’obiettivo comune del centro sinistra e Rifondazione Comunista è la riconquista della Provincia di Milano. Per noi di Rifondazione la riconquista di Palazzo Isimbardi rappresenta anche la riconquista di spazi pubblici e comuni, sinonimi di democrazia piena e reale. Gli spazi pubblici, oltre a quelli che creano socialità, solidarietà e comunità, sono quelli della decisione e del potere, che in questi anni sono stati ad appannaggio di pochi per gli interessi di pochi.

Il nostro programma per la Provincia di Milano è legato da un comune filo rosso: la partecipazione ed il protagonismo delle donne e degli uomini come antidoto al neoliberismo ed ai suoi effetti.

L’accrescere gli spazi pubblici e il declinare la partecipazione al protagonismo della società ridarebbero senso alla democrazia, ed anche le nostre multiformi comunità vivrebbero un percorso di inclusione crescente, dato che negli ultimi anni si sono visti sbattere in faccia qualsiasi porta d’accesso verso la sicurezza sociale.

Nella Provincia di Milano sono sempre di più le persone escluse dai bisogni materiali ed immateriali e che – parafrasando San Paolo – “sono in questo mondo, ma non sono di questo mondo”; noi di Rifondazione, invece, vogliamo andare nella direzione opposta e porci l’obiettivo di essere un’amministrazione permeabile alle istanze sociali, ai bisogni e ai sogni della nostra popolazione. Vogliamo includere anche i soggetti fragili nei processi di sviluppo e crescita sociale, perché la realtà del nostro territorio non è quella dipinta da Berlusconi. L’esclusione è crescente, la povertà aumenta, il carovita porta sempre più famiglie ed individui ad arrivare alla fine del mese col portafogli vuoto, i migranti attraversano i nostri territori senza diritti e solidarietà, i giovani sono soggetti precari e anfibi della produzione cui partecipano ad intermittenza, gli anziani vivono la propria condizione come inutile ai modelli predominanti e le donne rivivono un “patriarcato globalizzato”. A queste nuove o rinnovate figure bisogna associare i lavoratori dipendenti come l’operaio, l’impiegato o il lavoratore pubblico, espulsi in quantità crescente dal cuore delle dinamiche sociali e anch’essi sottoposti alle difficoltà del vivere in epoca di globalizzazione. Un’amministrazione responsabile, come quella che vogliamo attuare, dovrà intervenire da subito per migliorare la qualità della vita e arginare i fenomeni di povertà e precarizzazione crescenti nei nostri territori metropolitani.

Un carattere particolare che vogliamo assolutamente imprimere al nostro programma di oggi e alla nostra collocazione di domani, che saranno gli elettori a decidere, è: il carattere dell’antifascismo. Nella Milano della Resistenza e del 12 dicembre 1969, Rifondazione Comunista si schiera contro: ogni prevaricazione, il razzismo, la violazione delle libertà fondamentali, la cancellazione del valore dell’antifascismo dalla stessa carta costituzionale, la riabilitazione dei controvalori, di fatti e soggetti del ventennio. Se con la Giunta Colli abbiamo assistito a tentativi penosi, o a vere e proprie iniziative pubbliche, dal carattere ideologico e strumentale – da El Alamein alla lapide per Ramelli - con la Provincia che vogliamo riconquistare deve rientrare la grande Milano della Resistenza. Palazzo Isimbardi, anche con noi, comuniste e comunisti, ritorni vicino a Via Mascagni dove ha sede l’ANPI

Il Partito della Rifondazione Comunista attraverso una politica nuova e alternativa, riporterà la Provincia di Milano ad essere un luogo vivibile, solidale e includente per tutti e tutte.

Noi di Rifondazione Comunista ci proponiamo di portare i cittadini e le cittadine della Provincia di Milano come il soggetto e non l’oggetto della nostra politica.

L’ACCORDO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA CON IL CENTRO SINISTRAvai a indice

Nelle relazioni che il PRC ha tenuto con il Centro Sinistra, si è convenuto di confermare l’accordo di tutte le opposizioni all’Amministrazione Colli sulla base di un programma con un tratto radicalmente differente rispetto a quello delle destre. Solo dopo la costruzione di una comune base programmatica e una larga consultazione sociale abbiamo trovato in Filippo Penati il candidato per la presidenza della Provincia di Milano. In considerazione del grande movimento contro la guerra e il liberismo abbiamo, con tutti i partiti del centro sinistra, concretizzato una premessa politica e obiettivi di governo per l’amministrazione provinciale. Tutti insieme abbiamo scritto un programma che segna reali controtendenze rispetto alle scelte perpetuate dalla giunta Colli. Già nella stesura della Carta dei Principi si può percepire la caratterizzazione che, come Rifondazione, siamo stati in grado di imprimere.

La costruzione del programma del candidato alla presidenza Filippo Penati, frutto di un confronto serrato con il PRC, ha permesso perciò l’inserimento sostanziale di contenuti che permettono di ritenere che la coalizione abbia un progetto di rilancio della democrazia, della partecipazione, di un rispetto sostanziale dell’ambiente e di scelte amministrative antiliberiste.

Il Governo Berlusconi e le amministrazioni locali del polo nel corso di pochi anni hanno ammalato profondamente la democrazia, impoverito la popolazione, reciso i legami solidaristici dell’intero paese, preso a martellate lo Stato Sociale e occupato la quasi totalità dei mezzi di comunicazione pubblici e privati. È reale la preoccupazione per questa democrazia sempre più autoritaria e in virtù di ciò la richiesta di unità e radicalità si è fatta sempre più pressante nei confronti nostri e dell’intero Centro Sinistra. L’impegno di Rifondazione Comunista sarà duplice, non solo vogliamo, di concerto con il Centro Sinistra, battere le destre, ma contribuire, come d’altronde già facciamo nelle nostre diverse esperienze locali, a istituire una politica che stia saldamente a sinistra, sia progressiva, non sia subalterna alle volontà dei poteri forti e non scimmiotti quella della destra.

Durante la costruzione del programma, nostro e di coalizione, abbiamo sempre enunciato le indicazioni essenziali pervenute dai Movimenti (contro la guerra, dei lavoratori, girotondi), dai sindacati, dalle lotte, dell’Associazionismo, da tutte quelle esperienze vissute nell’iniziativa politica e sociale del nostro Partito e dai Comitati che in questi anni hanno lottato contro le pessime scelte ambientali e territoriali della Colli, come quelli nati contro la realizzazione delle inutili tangenziali e autostrade.

Come Comuniste e Comunisti, nella nostra autonomia di partito abbiamo fatto sintesi di queste istanze con il valore aggiunto del nostro punto di vista.

La sfida delle elezioni per Rifondazione Comunista rappresenta anche un ulteriore strumento per riprodurre nella società i presupposti sociali, culturali e politici per la ripresa del conflitto, per la conquista di nuovi diritti e per manifestare concretamente la costruzione della sinistra d’alternativa.

Negli ultimi cinque anni di opposizione abbiamo raccolto un patrimonio straordinario fatto di pace e solidarietà, di battaglie sui diritti e contro lo sfruttamento delle persone, dei territori delle risorse naturali. Un patrimonio che offriamo come proposta di voto alternativo, per determinare un netto cambiamento culturale, politico e sociale; per battere la violenza e l’esclusione del neoliberismo e i meccanismi di una disumana e massificante globalizzazione.

DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONEvai a indice

La nostra politica partecipativa

I temi della democrazia e della partecipazione costituiscono per un nuovo governo dell’area metropolitana una nostra priorità. Intendiamo rilanciare la politica partecipata come luogo collettivo di elaborazione e confronto in contrapposizione alla destra che la riduce a forma di passivizzazione sociale e politica.

E’ indispensabile la ricostruzione di una democrazia partecipativa, in questo senso il nostro obiettivo sarà quello di cimentarci in sperimentazioni innovative, guardando gli esempi esistenti in molti Comuni della Provincia che hanno prodotto esperienze significative nelle forme e negli ambiti più diversi, per esempio: Bilancio Partecipativo, Agenda 21 locali, Contratti di quartiere, Piani strategici Progetti urbanistici, Contratti di fiume e altre ancora.

Su questi temi sono necessari i rapporti diretti con i soggetti sociali e la costruzione di un percorso che modifichi le istituzioni locali e le relazioni tra esse. Un percorso partecipativo legato anche a valorizzare e ridisegnare il patrimonio dei bisogni e dei diritti da concretizzare nell’ente locale.

Varie sono le forme di partecipazione e di coinvolgimento diretto della cittadinanza, tra queste riteniamo di introdurre il Bilancio Partecipativo quale processo decisionale e partecipativo sulle proposte di Bilancio, in particolare la parte sulle spese di investimento destinate a priorità scelte dalla popolazione. Il Bilancio Partecipativo della Provincia è un progetto ambizioso da concretizzare con la partecipazione di tutti i Comuni e delle popolazioni interessate.

Alla crisi drammatica degli istituti di partecipazione e all’involuzione istituzionale in corso si contrappone una nuova domanda di protagonismo e partecipazione, a livello di associazioni, movimenti, sindacati, e di singoli. Questa domanda è vitale non solo per la realizzazione del Bilancio Partecipativo ma anche per altre pratiche.

Pensiamo alla reintroduzione delle consulte su temi fondamentali come veri organismi di partecipazione. Le consulte sono state cancellate dalla Giunta Colli proprio per impedire il diretto coinvolgimento di cittadini o di associazioni e di incidere, quindi, sulle scelte dell’ente. Intendiamo introdurre anche la costituzione di Forum e coordinamenti provinciali su diversi temi.

Oggi è possibile e necessario rilanciare una politica di partecipazione dei cittadini anche attraverso il pieno utilizzo delle tecnologie informatiche e di comunicazione. Internet può essere un potente strumento di democrazia se utilizzato per mettere in rete e relazionare tra loro realtà istituzionali e semplici cittadini.

Lo sviluppo della Società dell’informazione, e dentro questo percorso anche l’affermazione del concetto di e-democracy, rappresentano un importante obiettivo per rendere sempre più trasparente e democratica la gestione delle istituzioni e la formazione delle scelte.

Sui temi della democrazia e della partecipazione intendiamo rilanciare un ruolo attivo della Provincia, oltre ad una specifica delega assessorile, anche attraverso un Ufficio per le Politiche di Partecipazione, quale osservatorio delle esperienze sul territorio, che costituisca un importante coordinamento e supporto di carattere anche informativo, che realizzi formazione ed aiuti nell’accesso ai finanziamenti, di carattere europeo ad esempio, per i relativi progetti da realizzare. Inoltre, questo Ufficio dovrebbe rappresentare un importante strumento di connessione delle esperienze su progettazione partecipata o Agenda 21 o di sviluppo locale autostenibile o di esperienze nazionali ed internazionali sempre in tema di partecipazione.

Prevediamo una revisione generale dello statuto e dei regolamenti che riguardano gli istituti di partecipazione e l’esercizio dell’iniziativa popolare.

La Provincia ispirerà la propria azione rendendo effettivo il diritto alla partecipazione politica e amministrativa delle cittadine e dei cittadini e delle loro espressioni associative per svolgere in modo più efficace le proprie funzioni e rendere maggiormente partecipate le proprie decisioni.

Durante il governo Colli gran parte dell’Associazionismo e del Volontariato non ha avuto alcun riconoscimento. Intendiamo al contrario attuare delle politiche per valorizzare la ricca presenza delle forme associative operanti nel territorio provinciale.

Una novità del panorama amministrativo: l’Associazione Rete del Nuovo Municipio

L’esperienza dell’Associazione Rete del Nuovo Municipio è significativa perché pone al centro delle proposte, già avviate in molti comuni della provincia, l’attivazione di nuove forme di democrazia partecipativa come regola permanente di governo e quindi di un diverso sistema di relazioni tra governo locale, territorio e società. L’associazione promuove, altresì, uno sviluppo locale autosostenibile attraverso il coinvolgimento attivo degli attori sociali ed economici.

Riteniamo importante l’idea di: “promuovere un coordinamento dell’azione degli amministratori locali e di definire strategie di intervento e di partecipazione a progetti concreti e a politiche rivolte alla democrazia partecipativa”, in questo senso l’adesione all’Associazione Rete del Nuovo Municipio rafforza questi principi.

Attraverso la Rete del Nuovo Municipio si può meglio contribuire alla realizzazione di interventi quali l’Agenda 21.

L’Agenda 21, peraltro avviata dalla precedente giunta Tamberi, è stata proposta autonomamente in alcune realtà della Provincia senza che vi fosse un ruolo determinante da parte della Provincia stessa. Questo importante strumento è stato lasciato alla libera iniziativa dei Comuni e alla loro sensibilità ambientale.

Il ruolo dei Consigli e governo locale

Abbiamo assistito ad una vera involuzione delle politiche locali adottate dal governo nazionale. Ciò si evince da una riduzione sistematica delle risorse disponibili e dai pesanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici locali e politiche di deregolamentazione. Queste ultime riducono i controlli pubblici a favore dell’iniziativa privata in settori quali la gestione del territorio oppure delle opere pubbliche con il project financing, riducendo sostanzialmente la funzione di programmazione e di coopianificazione di cui disponevano le istituzioni locali.

Riteniamo indispensabile promuovere una politica contro lo svuotamento della funzione pubblica e l’impoverimento della dialettica democratica, a partire da una riforma afferente alle forme di governo della Provincia e dei Comuni.

Con l’introduzione di nuove normative, tra le quali la L. 81/93 sull’elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti della Provincia, si è assistito ad una modifica sostanziale del ruolo delle assemblee elettive. Le funzioni e i poteri dei Consigli sono stati profondamente modificati e ridotti a vantaggio del Presidente della Provincia e della giunta.

Ciò ha portato ad una diminuzione della possibilità di incidere sulle scelte nonostante la funzione di indirizzo politico-amministrativo e di controllo del Consiglio, che, invece, a nostro giudizio deve essere valorizzato.

Riteniamo fondamentale restituire ai Consigli parte delle competenze a suo tempo sottratte ed attribuite alle Giunte, e pur riconoscendo la difficoltà di arrivare ad incidere sulla legislazione nazionale, proponiamo di introdurre significative modifiche allo statuto provinciale per cercare di dare nuovo ruolo alla rappresentanza politica.

Oltre a questo occorre trovare delle alternative alla crisi democratica che ha investito anche la Provincia di Milano, manifestatasi con il distacco dei cittadini dall’ente. A ciò ha contribuito il processo di personalizzazione della politica sempre più crescente a livello nazionale, (vedi Berlusconi) e a livello locale (vedi Colli, ma anche Formigoni ed Albertini), che ha trasformato in peggio il rapporto tra i cittadini e la politica.

Nostro compito è di fare riacquistare alla cittadinanza un senso di fiducia nell’efficacia dell’azione amministrativa attraverso un confronto ed una partecipazione reale.

È necessario ricostruire una relazione trasparente ed inedita rispetto a ciò che ha devastato il bulldozer Colli nei 188 Comuni della provincia negli ultimi cinque anni. Anche i Comuni saranno degli attori dei processi di partecipazione che la nostra amministrazione porrà in essere all’indomani delle elezioni.

La partecipazione sarà assunta come elemento di svolta anche nel rapporto con le lavoratrici e lavoratori dell’Ente e dovrà vedere i sindacati ritornare protagonisti. Non porci, come ha fatto Ombretta Colli, in un dannoso braccio di ferro, ma cercando un dialogo continuo che sappia cogliere gli elementi apportati dalle parti sociali della Provincia come una risorsa e un prezioso contributo.

Rapporto tra la Provincia e i Comuni

I limiti tradizionali del decentramento devono essere superati da un’ulteriore prassi partecipativa.

Le risposte a problemi quali: traffico, trasporti pubblici, qualità ambientale, territorio, lavoro e formazione, servizi e cultura devono avvenire in un’ottica metropolitana e quindi di coopartecipazione e coodecisione tra la Provincia ed i Comuni, il loro territorio e la società. In questa direzione la Giunta Colli ha dimostrato la sua totale incapacità e inadeguatezza. Problemi enormi, quali il disagio delle periferie, vengono “delegati” ai soli Comuni, senza vedere il ruolo fondamentale della Provincia.

Vi è stata inoltre un’imposizione delle scelte soprattutto nel campo della mobilità, scelte calate sui Comuni e sui cittadini senza un preventivo loro coinvolgimento. Ricordiamo che la gestione durante l’approvazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale non è certo avvenuta in senso democratico.

Il nodo della prevaricazione del Comune di Milano non è mai stato affrontato.

Città Metropolitana

Oggi la nuova sfida per le Province è il governo metropolitano. Ciò si può attuare attraverso la città metropolitana, che deve però reintrodurre una funzione di reale rappresentanza dell’ambito territoriale da governare.

Il livello istituzionale della Città Metropolitana dovrà prevedere il superamento dell’attuale Provincia e dell’assetto centralistico del Comune di Milano.

Nel frattempo occorre avviare vere politiche di decentramento e affrontare il tema delle municipalità nella realtà di Milano.

Circondari

La Provincia può promuovere il coordinamento e la collaborazione tra i Comuni, anche attraverso la suddivisione del territorio e la costituzione dei relativi Circondari.

In considerazione dell’ampiezza e delle peculiarità dell’area metropolitana, e in relazione alle esigenze dei cittadini, la suddivisione in Circondari è utile a garantire la migliore funzionalità di servizi e attività decentrabili e potrebbe rappresentare la risposta a problemi omogenei.

All’interno dei circondari, l’Assemblea e il Presidente, consentirebbero una maggiore e diretta partecipazione dei Comuni e dei cittadini alla vita politica amministrativa locale.

Municipalità

Prevedere, così come richiede, nel Comune di Milano, l’opposizione di centro sinistra, Rifondazione Comunista ed Italia dei Valori alla giunta Albertini, la trasformazione degli organi decentrati in istituzioni locali dotate di maggiori poteri. I Consigli di Zona si devono trasformare in Municipi con reali attribuzioni di poteri e risorse che devono essere tali per produrre da una parte un reale governo delle municipalità, e dall’altra una vera partecipazione della cittadinanza. In questo senso il Comune di Roma può rappresentare un esempio perseguibile.

Federalismo

Dalla Provincia di Milano può invece ripartire è può ripartire solo dal Nord del Paese, una controspinta rispetto ad un federalismo che, quando sostiene la sola competizione dei territori e la cultura delle “cittadinanze regionali”, si propone di cancellare la categoria del conflitto delle classi dentro una società e nel paese. Questo Federalismo che non è la regionalizzazione, non può essere la nostra carta d’identità.

Cooperazione decentrata

La Provincia deve assumere un ruolo importante nella promozione e nel coordinamento delle attività di sviluppo e delle azioni di solidarietà internazionale. Può, infatti, promuovere, stimolare, favorire e sostenere la partecipazione ad iniziative e progetti di cooperazione decentrata, gestiti con soggetti pubblici e privati nelle realtà locali di riferimento quali: istituzioni e servizi pubblici, scuole e Università, centri di ricerca e formazione, enti amministrativi, associazioni di cooperazione e solidarietà, organizzazioni non governative, organizzazioni di lavoratori, commercio equo solidale, consumo critico, finanza etica, centri sociali, associazioni di categoria.

Bisogna pensare all’applicazione della L. 68/93 (stanziamento 0,8% dei primi 3 titoli del Bilancio) in senso ampio e trasparente in contrapposizione all’utilizzo personalistico e discrezionale operato negli anni dalla Colli

Da immigrati a cittadini

La legge Bossi-Fini e la sua applicazione crea enormi discriminazioni tra gli immigrati, peggiorando le loro condizioni di vita e, soprattutto, istituzionalizzando la precarietà dei diritti e la clandestinità.

Gli oltre centocinquantamila immigrati residenti nella nostra provincia (parliamo di quelli con permesso di soggiorno) vivono una situazione di totale insicurezza del loro futuro, visti i meccanismi della legge che potrebbero riportarli da un momento all’altro in una condizione di clandestinità.

La battaglia per il diritto di cittadinanza, che riguarda anche le migliaia e migliaia di persone condannate alla condizione di clandestino, passa, innanzitutto, per la abrogazione della legge Bossi-Fini e la sua sostituzione con una legislazione includente. È necessaria anche la definizione di percorsi di inclusione che garantiscano agli immigrati: diritti politici, sociali e civili, in un’ottica che li consideri non un pericolo per la sicurezza, ma come portatori di cultura e di diritti politici e sociali.

In questo quadro si deve inserire la nostra azione nella amministrazione provinciale.

Occorre dare piena partecipazione alla vita politica anche ai molti migranti presenti nella nostra area metropolitana.

È necessario avviare azioni politico-amministrative verso il riconoscimento dei diritti di cittadinanza ai migranti, attraverso la nascita di Consulte, Consiglieri aggiunti,, ma soprattutto per il diritto di voto. In questa direzione proponiamo di modificare lo Statuto della Provincia di Milano per allargare il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative.

In attesa di tale riconoscimento a livello nazionale vogliamo introdurre, nella nuova Provincia di Milano, questi principi base di una moderna democrazia.

I primi passi verso la Democrazia di Genere

In questa tornata elettorale,anche su trascinamento di ciò che succede in Europa, a partire dal nuovo governo socialista spagnolo,che ha presentato una compagine di ministri di cui il 50% è una donna, si ripropone da più parti politiche e con soluzioni differenti la centralità e il carattere insostituibile della partecipazione delle donne alla politica e quindi anche al governo della res pubblica.

Avere presente questo problema è un semplice fatto di civiltà, che allude al carattere ristretto e dimezzato della cittadinanza borghese pensata al maschile, ma anche i limiti di quella grande cultura politica che ci ha generato,che ha fatto del lavoro la misura e la sola fonte di tutti i diritti.

Per realizzare la democrazia di genere noi comuniste /i sappiamo bene che non si tratta solo di avere più donne negli organismi elettivi delle autonomie locali e negli esecutivi, né di dare a tutte un lavoro, ma di un cambiamento sociale e culturale profondo, la rivoluzione più lunga, che nella economia riconduca la sfera della riproduzione sociale e che modifichi le relazioni fra i generi.

La Provincia può darsi il compito di sollecitare e promuovere questo processo in tutti gli ambiti del suo intervento.

Per questo è opportuno pensare a una delega alle politiche di genere e alla qualità della vita dotata di fondi e strutture operative adeguate,magari collegata ad un assessorato chiave nell’ambito delle competenze della provincia.

A partire da questo luogo si dovrà:

  1. trovare la sede adeguata per dare vita alla Casa delle Donne,su esempio di quella di Roma.
    E’ questo un obiettivo che il movimento delle donne milanese si era dato fino a pochi anni fa e che si è arenato davanti alla insensibilità delle Giunte di centro.destra..La individuazione di una sede adeguata per ospitare sedi di associazioni femminili e femministe per organizzare incontri, seminari, ecc. e la promozione di una relazione stabile e trasparente tra gruppi per la gestione della casa, darebbe visibilità al lavoro politico e sociale che il movimento delle donne svolge a Milano e faciliterebbe la sua comunicazione con la città e con la provincia.
  2. ricostruire il coordinamento provinciale dei consultori, per rilanciare e sostenere queste strutture fortemente penalizzate dalle varie controriforme sanitarie e dal processo di privatizzazione della sanità, rendendole capaci sia di far fronte alla crescente domanda di consulenza e assistenza che proviene dalle native e dalle migranti, sia di garantire il diritto alla Interruzione Volontaria di Gravidanza, diritto attualmente oggetto di gravi attacchi a livello legislativo e culturale.(legge sulle Procreazione Medicalmente Assistita), sia la tutela della salute riproduttiva intesa come benessere psico-fisico in tutte le fasi della vita.
  3. istituire un collegamento organico, riconosciuto dal punto di vista statutario della Commissione delle Elette in Provincia con i corrispondenti organismi esistenti a livello dei singoli Comuni.
  4. promuovere ricerche mirate a far emergere le problematiche di genere nel lavoro, nell’accesso ai diritti fondamentali per lanciare iniziative concrete

Tendenzialmente, a partire dalla idea del Bilancio Partecipativo, più che ripristinare la vecchia forma della Consulta,peraltro abolita dalla Colli, si dovrebbero ricercare forme di partecipazione e di coinvolgimento delle donne, a partire dalle loro associazioni e non solo, con la finalità di ridurre la distanza fra governanti e governati. Naturalmente su questo nulla è definito, ma importante è dichiarare che esiste una volontà di ricerca e di sperimentazione, da condurre con l’aiuto di tutte le intelligenze e le esperienze che le donne hanno condotto nel territorio.

MILANO PROVINCIA PER LA PACEvai a indice

La fantastica partecipazione di donne e uomini alle iniziative contro la guerra preventiva e infinita (dalle numerose manifestazioni, assemblee e incontri, al fenomeno delle bandiere della pace dai balconi) ci sollecita a dover attivare delle vere politiche di pace. Ciò chiaramente anche in contrapposizione alla filosofia interventista attuata dalla giunta di centro destra. Si pensi alla battaglia del centro sinistra e di Rifondazione Comunista per esporre la bandiera della pace dal Palazzo Provinciale.

La Provincia deve diventare riferimento e promotrice di una cultura della pace. Percorso peraltro avviato dalla Giunta Tamberi e affossato dall’attuale giunta di centro destra, nonostante le numerose sollecitazioni dei comuni.

La Provincia dovrà aderire ad organismi che da anni lavorano per contrastare le guerre, quali: il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e le Associazioni Pacifiste.

Dovrà assumere un ruolo fondamentale nel Coordinamento Provinciale Milanese per la pace: “La pace in Comune” istituito per volontà di vari Comuni e di Associazioni, in relazione ad ambiti di intervento quali:

Il gonfalone della Provincia di Milano deve tornare nelle piazze e nelle tante manifestazioni pacifiste locali e nazionali, insieme a quelle di tanti enti locali.

La dimensione assunta dai problemi della pace e della guerra investe direttamente le comunità locali e la vita della gente, pertanto riteniamo indispensabile la creazione di un Assessorato per la Pace e per la Cooperazione e di un “Ufficio per la Pace” anche nella nostra Provincia.

Ma la Provincia per mantenere viva la sensibilizzazione della società civile, deve saper valorizzare l’esperienza ed il contributo delle numerose associazioni, Comitati, reti che compongono il variegato movimento per la pace nel nostro territorio, per questo proponiamo la costituzione della “CASA PER LA PACE”.

E’ fondamentale la realizzazione di una Casa per la pace come luogo di incontro e di promozione di una cultura della pace mediante iniziative di carattere culturale, educativo, di informazione ecc.. L’intreccio dell’ impegno sociale e di singoli con quello istituzionale può contribuire ad una sempre maggiore partecipazione per la costruzione della pace permanente anche nel nostro territorio provinciale

LA PROVINCIA DI MILANO PER LA BRIANZAvai a indice

La Brianza è un’area densamente abitata e che presenta forti specificità sociali, territoriali ed ambientali. Questa complessa area, in un prossimo futuro, sarà caratterizzata da una propria autonomia istituzionale provinciale. Con la votazione al Parlamento, infatti, si è avviato il percorso per la costituzione della Provincia di Monza e per lo svolgimento, nel 2009, delle elezioni amministrative provinciali. Una provincia costituita da 58 comuni tra cui Monza, terza città della Lombardia dopo Milano e Brescia.

La Brianza conta più di 750.000 abitanti ed è un’area particolarmente dinamica dal punto di vista economico con le sue 55.358 unità locali ed i relativi 224.586 addetti, rappresenterebbe, qualora fosse già istituita, al 1998 la 4° provincia nella graduatoria lombarda ed avrebbe, più o meno, le stesse unità locali e numero di addetti della Provincia di Varese o della somma tra le province di Cremona e di Mantova. Monza, nella graduatoria dei comuni capoluogo, sarebbe la quarta realtà economica per ordine di grandezza ed importanza.

La sua organizzazione a rete, con la presenza di tanti centri piccoli e medi che hanno consentito, a differenza del primo hinterland di Milano, di conservare una propria identità e di evitare il proliferare della città metropolitana ha permesso a questo territorio di valorizzare le proprie specificità (storica, ambientale, produttiva e nella dotazione di servizi) e di sviluppare la sua capacità di promuovere uno sviluppo autonomo, seppur in forte relazione, rispetto alle vicende della metropoli milanese.

L’impegno del Partito della Rifondazione Comunista è indirizzato alla costruzione di una amministrazione provinciale che si assuma in pieno la responsabilità di coordinare i Comuni brianzoli affinché, indipendentemente da accelerazioni o rallentamenti dell’iter istitutivo della Provincia di Monza, contribuisca a sviluppare e a valorizzare le specificità di questo territorio.

Un’amministrazione provinciale milanese che avvierà un confronto con le amministrazioni locali, affinché si definisca uno strumento di pianificazione adatto a dare risposte cogenti ai problemi del territorio e ai bisogni dei suoi cittadini.

Un percorso democratico di partecipazione che porterà alla definizione del Piano d’Area della Brianza, un piano che sarà parte del nuovo Piano Territoriale Provinciale e che, oltre agli elementi conoscitivi del territorio e alle linee di indirizzo per il governo dello stesso, dovrà responsabilmente contenere scelte di localizzazione e di dimensionamento precise e condivise con gli stessi enti interessati.

Individuiamo le seguenti priorità di intervento:

LAVOROvai a indice

Politiche occupazionali

Nell’area milanese si affaccia, ma ancora non si afferma, l’economia della conoscenza.

I settori nuovi del sistema produttivo sono tuttora intrecciati con le forme più tradizionali del produrre. Ma tutto si evolve spontaneamente, con un centro destra che, in un decennio, non riesce nemmeno ad interpretare la nuova vocazione strategica per la città e la Provincia, e una Assolombarda ancora attestata a sostegno della competizione di prezzo. Quindi, abbandonati, reggono a stento settori nuovi e punti di eccellenza - che descrivono, appunto, l’economia della conoscenza, ma ai quali già guarda lo shopping pervasivo del capitale straniero - e settori tradizionali andati in sofferenza e sempre meno competitivi.

I settori nuovi, che reggono a stento, sono: finanza, editoria, design, componentistica, elettronica (nel distretto del Vimercatese), ricerca medica e sulle biotecnologie. Non regge certo a stento, invece, l’industria del multimedia, almeno la grande, ove primeggia il polo Mediaset.

Milano resta, come detto, area tuttora a consistente produzioni industriale ed artigianale che però perde quote di mercato, collocata a fianco di settori creativi ma frammentati come moda, pubblicità, informazione. In questa Milano “duale” del lavoro è saltato, come e più che non altrove, il nesso automatico fra il possedere il posto di lavoro ed avere una protezione sociale.

Ricostruire il nesso, ritessere la tela dei diritti, è compito delle comunità locali oltre che, ovviamente, dei Sindacati. Obiettivo perciò, è intrecciare il lavoro al welfare metropolitano: un nuovo lavoro di qualità, uno stato sociale di qualità.

Riprogettiamo, sull’obiettivo, la Milano del futuro. Anche da Palazzo Isimbardi. Dalla città metropolitana può ripartire una riscossa.

La Giunta Colli, sul lavoro, non si è calata nel ruolo (pur riconoscendo i limiti insiti nelle competenze che la legge, in materia, assegna alle province) che con Tamberi ci si provò, invece, ad agire, ad esempio, con le agenzie di Sesto – e oggi Sesto, che ha lasciato alle spalle un secolo di industria, sta rinascendo come polo dell’innovazione - Arese e Legnano, con i Centri Lavoro, con il rapporto con le Confederazioni.

L’Istituzione, oggi, osserva semplicemente un quadro che cambia profilo ma dentro una economia stagnante: calano ordini e fatturato, aumentano le imprese di micro dimensioni, cresce la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) e straordinaria (quella legata a crisi), si moltiplicano le imprese in difficoltà: l’Alfa, la Postalmarket, la Technicolor, la ABB di Vittuone, la Pharmacia, la Rimoldi Necchi di Busto Garolfo, la Iar-Sirtal di Abbiategrasso, la Yomo e molte altre.

La Provincia, per questi lavoratori o, comunque per tutti i lavoratori, non è un punto fermo nel mercato destrutturato dal liberismo dilagante. L’economia della conoscenza in questo contesto può essere colonizzata mentre l’economia, nelle sue forme più tradizionali del produrre, può essere spazzata via dalla concorrenza. La Provincia del lavoro è in soglia rischio. La Provincia istituzione sul lavoro, è un ente non utile (ai lavoratori).

Così, in questa incertezza e latitanza di una autorevolezza di ruolo, vengono isolati anche i punti di eccellenza, quelli che potrebbero descrivere una metropoli della scienza che può avanzare, appunto, dentro l’economia della conoscenza.

Sintesi: Milano/provincia ha perso la grande industria, ma si sappia che, in Europa questa stessa industria (auto, energia, elettromeccanica, telecomunicazioni, chimica) compete tuttora nell’orientamento pubblico e con il sostegno della ricerca e del credito. A Milano ci sono, è vero, 7 Università, che però non fanno sistema e, se esprimono tuttora un prodotto formativo di buon livello, il più delle volte lo stesso non è accolto dall’impresa che, salvo eccezioni, compete sul prezzo e comprime le masse critiche. Restano, come visto, segni vivaci ed interessanti, in spessore ed intraprendenza, ma in crescita difficoltosa e spontanea. Manca una regia, ma per essere registi ci vuole una sceneggiatura. La Provincia riconquistata, anche sulle politiche occupazionali e formative, non deve perciò essere un soggetto passivo che fornisce solo “infrastrutture” all’impresa, ma deve sviluppare un ruolo progettuale attivo, come in Francia e Germania fanno proprio gli enti locali.

C’è un freno ai nostri propositi. E’ la Legge 30. La Legge 30 attacca anche il ruolo delle Province con l’obiettivo, ad esempio, di sottrarre il collocamento alla mano pubblica. Il collocamento, in questa nuova dimensione, da luogo della tutela del diritto al lavoro diventa “solo” il luogo, tecnico e falsamente neutro, dell’incontro tra domanda ed offerta. Se, fino ad ieri, la precarietà, in questo luogo, era un’eccezione, ora diventa la norma. La Legge 30 rende così legale l’illegalità del caporalato e del lavoro nero: è una legge incostituzionale. Ed è non emendabile, essa va solo abrogata.

La Provincia di Milano, già privatizzando con la Giunta Colli i Centri lavoro, ha preventivamente demolito la capacità del pubblico a reggere la concorrenza con gli operatori privati, sorti oggi come funghi proprio per l’intermediazione della manodopera.

Viene così meno, con le destre, la possibilità sul territorio di costruire un “sistema integrato” delle politiche del lavoro, della formazione, dell’istruzione.

D’altra parte le eccellenze, presenti ed insidiate, per reggere vogliono prestazioni a tempo indeterminato, l’unico con il quale si può costruire qualità. La Legge 30 è invece funzionale al lavoro povero della “competizione di prezzo”. Essa può, ma per breve tempo, sostenere i settori più esposti a questa competizione, quelli destinati ad essere spazzati via dai competitori in avvicinamento da Est, ma ha effetti devastanti nei settori che impugnano la “competizione sulla qualità”. La Legge 30 nuoce perciò alla Milano metropoli (incompiuta) della scienza e delle conoscenze. Bisogna fare in modo che il territorio della Provincia sia affrancato da una legge assurda, in attesa di cancellarla.

In questo contesto di violenta trasformazione del mercato del lavoro assume inoltre particolare interesse il tema dell’erogazione del reddito. Oggetto di iniziative anche istituzionali in alcune regioni italiane, configura per il futuro un ruolo nuovo anche degli enti locali.

A tutela dei soggetti attualmente esclusi dalle garanzie tipiche del lavoro subordinato a tempo indeterminato (anch’esse oggi fortemente lese) è possibile pensare infatti a erogazioni monetarie e ad un paniere di servizi capaci di contrastare il rapporto tra povertà e precarietà.

E’ evidente il ruolo che la Provincia di Milano può svolgere in relazione alla Regione Lombardia e alla rete del comuni e in rapporto con le richieste che in questo senso vanno emergendo dalla società e dai movimenti.

Inoltre, bisogna riconquistare e sviluppare il ruolo pubblico dei Centri per l’Impiego, la Provincia sia un punto fermo riconosciuto da tutti (a partire dai giovani) sovrastando, e se vuole può farlo, le cento e cento strutture private del collocamento.

Pertanto la Provincia di Milano deve:

Un grande progetto del lavoro e della formazione per imprimere un carattere nuovo e forte alla grande Milano del lavoro che cambia

Ci si propone un programma forte, che deve essere commisurato con le risorse e le competenze deboli, attribuite alla Provincia, in cui:

  1. promuovere percorsi di occupazione certa e di qualità, come quella che richiede la Milano metropoli incompiuta della Scienza e dell’economia della conoscenza. Va costruito perciò il PIANO DEL LAVORO e della PIENA OCCUPAZIONE, in cui si comprima al massimo la precarizzazione. Lavoro di qualità, occupazione certa e di qualità, che vogliono formazione e salario di qualità
  2. Recuperare al controllo pubblico i Centri per l’Impiego: non sia la Provincia un allocatore tra tanti allocatori, ma il regista. Questa gara va vinta in rapporto stretto con i Comuni. E si strappi ai privati, sulla parallela formazione, la definizione delle linee educative sia sui lavori tradizionali (mobile, legno, artigianato) come sui sistemi innovativi, siano essi quelli presidiati (sistemi multimediali) che quelli sulle eccellenze non coltivate.
  3. Raccordarsi con le 7 Università operando perché esse facciano sistema (una”consulta dei Rettori”, promossa da Palazzo Isimbardi, può essere il primo passo efficace in questa direzione). Se si lavora in questa proiezione e si lega la formazione – in un piano straordinario – non solo alla domanda ed all’offerta ma all’istruzione alta, quella appunto che la Moratti sta abbattendo (anche se il problema non è solo la Moratti che distrugge, ma è l’impresa in difficoltà che non chiede la ricerca), la Provincia può avere una carta in più per vincere la gara con i privati e per affermare la grande Milano della qualità. Se con la Giunta Colli, si è apparsi insomma solo come una variabile a sostegno di un presunto libero mercato e, quindi, come una specie di proiezione di Assolombarda nel fornire servizi al buio, con la Giunta Penati, per la quale lavoriamo, si percepisca il salto di qualità, lo spessore culturale, la mano pubblica intelligente e creativa a sostegno della Provincia del lavoro certo e, appunto, di qualità. Proponiamoci di essere, come nuova Provincia, il punto di incontro tra la “cultura del sapere” (l’Università) e la “cultura del fare” (il lavoro e la formazione).
  4. Rimettere mano, parallelamente, al Piano di Coordinamento Territoriale al fine di salvaguardare, nello stesso e nei fatti, le residue aree industriali, guardando con grande e prioritaria attenzione, alla ricerca (energetica e farmaceutica), alle telecomunicazioni, ai progetti di riconversione innovativa che investono le aree ex Alfa di Arese sino al Distretto 9 dell’Est Milano. In rapporto a queste priorità, che sono la cifra del salto di qualità, mettere mano ad una politica della casa, dei servizi, e dei trasporti che le sostenga. La qualità del lavoro è funzionale alla qualità dei servizi e il reciproco.
  5. Agitare, pur senza avere competenze dirette, grandi idee di proiezione industriale di qualità e, anche, di assetto industriale innovativo, come ad esempio: il grande polo di Arese della mobilità sostenibile che può diventare il centro della ricerca (e anche di linee manifatturiere) sui trasporti; la “pedemontana dell’energia”, intesa come consorzio di tutte le grandi ex municipalizzate del Nord – da Torino a Brescia, passando per l’AEM di Milano – che, in analogia con la tedesca RWE che è a controllo pubblico, diventi un attore fortemente competitivo con gli altri soggetti, italiani e stranieri, operanti nel settore. Sarebbe, a tal fine, interessante che la Provincia, con i Comuni, si attrezzi a comperare la quota massima possibile delle azioni dell’AEM che, in un’operazione discutibile, il Comune oggi mette all’asta. Gli enti locali europei hanno fatto proprio così con le loro imprese ed ora conquistano i mercati, anche quello italiano. Su queste grandi idee spendiamo il nostro logo attivando iniziative efficaci.
  6. Ridefinire funzioni, strutture e compiti delle Agenzie per lo sviluppo del Nord del milanese – Agenzia Sviluppo Nord-Milano, Consorzio Deindustrializzazione Area Arese, Euroimpresa di Legnano – e ancora sostenere, allargando i progetti in “Agenzie di scopo” di altre realtà (la Brianza, il Desiano, il Distretto 9), la competitività del Milanese in un mercato liberalizzato in cui si regge solo con le competenze, la programmazione, il credito e la mano pubblica orientativa. Non è un caso che questi strumenti (le agenzie), che recuperano alcuni tratti di “quell’economia mista” che fece le fortune di Milano e del Paese, siano stati marginalizzati dal centro destra che ha progettato il declino. Così come, su un altro terreno, ma con lo stesso intento, la Provincia non deve uscire né da SEA, né da Serravalle, oggi Milano-Mare. Questo è il momento di entrare nelle società dei Servizi come, appunto, proponiamo per l’AEM. Basta con privatizzazioni e svendite! Si sappia che, anche per il Governo (ed è tutto dire) privatizzare non è più un obbligo.
  7. Nel sostegno all’economia stagnante – va rilanciato l’Osservatorio del Mercato e riqualificato il bollettino (perché non va in edicola?) – la Provincia, costruendo il PIANO del LAVORO e della PIENA OCCUPAZIONE, riallacci un rapporto privilegiato con le Organizzazioni Sindacali tutte. Si scriva perciò “Assessorato al lavoro” ma si legga “Assessorato ai lavoratori”. E si ripristini un corretto rapporto con tutte le Associazioni Datoriali. Ovviamente, a monte, occorre appunto un progetto economico-sociale (questo è il punto) al quale legare il piano e rimettere in campo progetti di sviluppo economico, di integrazione sociale, di welfare. Negli strumenti del Piano, Rifondazione sostiene che, analogamente con il VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), si inserisca una “clausola sociale”, un VIO, Valutazione di Impatto Occupazionale – sulla quale commisurare gli interventi, i fondi di garanzia, e il sostegno, con l’intermediazione della Provincia, all’accesso al credito.
  8. Affermare la “tolleranza zero”per le assunzioni precarie nel pubblico impiego, del resto vietate quando si lavora per le persone e quando ci sono problemi di sicurezza.
  9. Attivare un piano straordinario della formazione, in particolare in direzione dell’apprendistato.
  10. Promuovere iniziative di confronto sui temi del reddito intorno al possibile ruolo della Provincia, di confronto con gli attori sociali e di confronto con altri soggetti istituzionali.Attivare una politica dell’accoglienza e della formazione nei confronti del lavoro dei migranti
  11. Attivare politiche di sostegno all’impiego per detenuti, ex detenuti, dipendenti da sostanze.
  12. Accogliere infine la proposta del Rettore del Politecnico (e la Provincia può fare da tramite) affinché ogni azienda Milanese, almeno le medie, “adotti un ricercatore Universitario” e, sviluppi, finanziandolo, un progetto funzionale agli interessi di quell’azienda da svolgere con l’università.
  13. Assumere un particolare impegno nei confronti di “diversamente abili” ed i portatori di handicap.
    I disabili sono i primi ad essere espulsi dal mercato del lavoro nella fase di crisi produttiva, se non c’è lavoro per tutti a maggiore ragione non c’è per quanti sono disabili. Noi sappiamo, e intendiamo operare affinché divenga cultura per tutti, che il diritto al lavoro per il disabile non è solo condizione di reddito, cioè, come tutti, per vivere con dignità, ma anche riconoscimento sociale della sua pienezza di individuo, del superamento delle barriere culturali, il sentire diffuso, nei loro confronti, la fine di quella emarginazione che non è condanna conseguente al loro handicap, ma nelle relazioni sociali, di quanto i disabili pensano di loro o meglio della barriera del silenzio.
    Per queste ragioni l’impegno che assumiamo riguarda la non applicazione della legge 30 nella provincia di Milano. L’iniziativa rivolta a tutti i Comuni per le funzioni di coordinamento della provincia affinché non la applichino e rispettino per il loro personale le quote di assunzioni di disabili previste dalle leggi vigenti.
    Assumiamo inoltre l’impegno a mantenere pubblico il collocamento obbligatorio e a dotare la Provincia di Milano di tutte le normative interne, le adeguate strutture di personale, competenze specifiche, servizi e strumentazione al fine di garantire i più efficaci interventi di formazione e inserimento al lavoro dei disabili.

Formazione professionale

Questo ambito rappresenta in ragione delle nuove deleghe trasferite dalla Regione con la legge regionale 1/2000 e il Piano Triennale del novembre 2002, una delle funzioni principali dell’amministrazione provinciale.

La Formazione Professionale, che negli ultimi anni e divenuta nodo strategico fondamentale sia in dimensione locale che nazionale ed europeo, merita una riflessione attenta.

Il passaggio dalla società industriale alla società postindustriale ha comportato e comporta forti mutamenti:

l’introduzione rapida e pervasiva delle nuove tecnologie cambia l’organizzazione del lavoro e produce effetti nel vivere quotidiano. I soggetti erogatori tradizionali di servizi e prodotti devono mostrare la capacità di adattamento e risposta al clima di conseguente insicurezza: dirigere l’incertezza e affrontare attivamente il cambiamento diviene la scelta culturale necessaria.

La Formazione Professionale si realizza in stretto rapporto con le componenti micro e macro socioeconomiche offrendo risposte ai bisogni di “preparazione al lavoro” e perciò in continua trasformazione in relazione alle evoluzioni del lavoro stesso.

Il rapporto peculiare che la Formazione Professionale intrattiene con la realtà sociale nel suo complesso fa sì che essa sia presente nell’intero arco di vita delle persone, non solo nella fascia adolescenziale. L’intervento formativo si esprime in modo percentualmente superiore nella fascia demografica adulta, femminile e maschile. Inoltre essa è presente nelle aree della “sofferenza sociale”: sono interessati alla formazione professionale disabili, detenuti, immigrati. Nel concetto di istruzione e formazione permanente l’attenzione e sempre rivolta costantemente nella determinazione dei bisogni, nella definizione degli obiettivi, nella scelta dei metodi, nella costruzione degli strumenti a quel criterio fondamentale che è il lavoro. È altrettanto necessaria e importante la valorizzazione della “funzione dell’orientamento”, uno strumento che deve accompagnare il percorso formativo e lavorativo in tutte le fasi della vita.

La crescita della “qualità del servizio”, promuove una “cultura civica dei servizi” come sistema etico e solidale che attinge ai bisogni della società civile.

Il PRC deve quindi fare assumere, su un piano progettuale, i seguenti capisaldi:

La formazione professionale dovrà tendere ad una gestione completamente pubblica, in questo contesto va vista l’evoluzione dell’Azienda Speciale Formativa e dei sei Centri Per la Formazione (CPF), ed essere rafforzata attraverso un ampliamento dell’offerta formativa ed una riqualificazione dei centri di formazione – dall’artigianato all’informatica, dal giornalismo ai collaboratori scolastici per i portatori di disagio- nei quali dovranno esserci più operatori e con un grado più alto di preparazione. Occorrerà invece superare esperienze di formazione che non siano realmente finalizzate alla creazione di occupazione garantita.

Il conseguimento di una politica di qualità della formazione sarà trainante anche per i diversi “soggetti convenzionati privati”, che saranno virtuosamente costretti ad adeguarsi.

POLITICHE SOCIALIvai a indice

Le leggi vigenti attribuiscono, anche in applicazione del principio di sussidiarietà verticale, le funzioni di erogazione dei servizi ai comuni, riservando alla provincia limitati casi di gestione diretta dei servizi in materia sociale e assistenziale. In tali leggi, però, hanno evidenziato una separazione tra gli enti pubblici. Infatti, troppo spesso vi è mancanza di corrispondenza tra gli enti della regione, i comuni e la Provincia. Occorre superare la logica di separatezza che ha caratterizzato l’azione di quest’ultima, mettendo in atto un’azione volta ad affermare il ruolo proprio della Provincia. Tale ruolo deve essere volto al coordinamento ed alla armonizzazione tra la Regione con le sue emanazioni, come la ARPA e le ASL, ed i Comuni.

La provincia svolge soprattutto, in qualità di ente intermedio, ruoli di coordinamento, di supporto alla programmazione, di promozione di interventi, di finanziamento di progetti comuni, nonché la realizzazione di opere di rilevante interesse provinciale nel settore sociale. Per ben rappresentare la propria comunità la Provincia deve, inoltre, provvedere alla rilevazione della domanda proveniente dal territorio, al fine di riformare e dare ampio respiro al piano provinciale di formazione di operatori dell’area Sociale e Sanitaria, oggi asfittico.

Importante è anche il tema annoso dei beni immobili all’interno dei quali si sono svolte attività con fini istituzionali socio sanitari. Con la legge di riforma sanitaria questo patrimonio è stato conferito dagli enti locali alle Unità Sanitarie Locali, che vi hanno svolto le loro attività nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale. La Provincia si impegna dunque ad evitare cambi repentini di destinazione d’uso anche laddove non sia stata prevista la registrazione del conferimento del patrimonio alle ASL sull’apposito albo regionale.

A tale proposito si sono avuti in passato episodi poco edificanti: la Presidente uscente Colli ha addirittura “sfrattato” consultori e Centri di Audiologia, con buona pace delle politiche sociali.

Il decreto legislativo 328/2000, la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, conferma il ruolo delle Province come soggetto fondamentale della programmazione generale e dello sviluppo del territorio.

Per esse vengono individuati compiti precisi: la raccolta delle conoscenze e dei dati sui bisogni e le risorse disponibili dai comuni, l’analisi dell’offerta assistenziale per approfondimenti sui fenomeni sociali più rilevanti in ambito provinciale ed il coordinamento degli interventi dei comuni, la promozione d’intesa coi comuni, di iniziative di formazione degli operatori sociali dei comuni.

La legge quadro citata ha istituito gli ambiti territoriali sociali come strumenti di razionalizzazione dei servizi sul territorio che potrebbero assolvere positivamente la loro funzione. Ma il fondo unico sociale che dovrebbe erogare le risorse finanziarie indispensabile è soggetto a continui tagli da parte del governo. Inoltre la legge istitutiva apre al mercato coinvolgendo i soggetti privati nella gestione e addirittura nella programmazione dei servizi. Occorre inoltre considerare che la Regione Lombardia ha previsto con apposita circolare che il 70% delle risorse del fondo nazionale sia attribuito alle famiglie sotto forma di vaucher, in stridente contrasto con l’ipotesi di sistema dei servizi a rete.

Di fronte alle pressanti aperture al mercato, alle spinte verso le privatizzazioni e l’amplificazione del ruolo della famiglia è necessario utilizzare tutti gli spazi offerti dalle leggi operando anche forzature decisive per introdurre significativi elementi di controtendenza.

Pensiamo possibile e necessario valorizzare significativamente la funzione di coordinamento della provincia per:

All’interno del quadro normativo dato e sulla base degli obiettivi che ci prefiggiamo la Provincia può dunque svolgere attività di:

Le attività di cui sopra vanno finalizzate al conseguimento di risultati riassumibili nei seguenti obiettivi specifici:

Minori

Con il nuovo mandato la Provincia concorrerà a ben coordinare le Comunità degli Enti Locali che compongono il suo territorio, preoccupandosi maggiormente di contribuire alla cura dei soggetti minori in difficoltà – poiché spesso con famiglie problematiche - anche attraverso maggiori stanziamenti di risorse economiche.

A tale proposito la Provincia dovrebbe:

La Provincia dovrà anche procedere a rinforzare i servizi per coloro che presentano disabilità sensoriali visive ed uditive, considerando che all’interno di questi soggetti rientrano anche i piccoli in età evolutiva. Un periodo, quello dell’età evolutiva, da considerare come un patrimonio da non dilapidare lasciando che questi soggetti rimangano, così come invece sta accadendo, per mesi o per anni in lista di attesa per poter fruire dei trattamenti e delle cure dovute loro.

A tal fine occorre pensare a servizi attenti e premurosi che si connettano realmente con i Consultori Familiari, Pediatrici e le Unità Operative di Neuropsichiatria Infantile ed Adolescenziale, sarà cura della Provincia effettuare a tale proposito opera di connessione e coordinamento.

Alla Provincia, inoltre, fanno capo altre funzioni in gestione diretta, come quella di realizzare un Centro assistenza minori, anche minori stranieri non accompagnati (con la Bossi-Fini quest’ultimo compito è stato assegnato ai Comuni).

La Provincia di Milano dovrà riprendere a fare funzionare le colonie estive, facendole usufruire ai figli dei lavoratori e delle famiglie in difficoltà.

Volontariato e cooperazione sociale

La Provincia ha ottenuto nuovi spazi di iniziativa in relazione a questo tema in virtù del Dlgs 112 art. 132.

Nostre proposte

Accoglienza ai migranti

Definizione di percorsi di inclusione che garantiscano ai migranti diritti politici, sociali e civili, nell’ottica dei migranti non come problema, ma come portatori di cultura e diritti politici.

Per un maggiore inserimento sociale noi proponiamo di:

  1. rendere effettive le possibilità di inserimento attraverso politiche abitative da concertare coi comuni per realizzare:
    1. Accesso dei migranti ai piani di edilizia popolare
    2. Progetto di recupero delle aree dimesse con un uso abitativo e sociale
    3. Spazi di prima accoglienza.
  2. accesso ai servizi socio sanitari senza discriminazione tra regolari e non (anche senza permesso di soggiorno).
  3. istituzioni di consulte che possano intervenire sulle politiche sociali.
  4. istituzioni di un osservatorio democratico antidiscriminazioni, con delle articolazioni nei comuni.
  5. chiusura centri permanenza temporanea (CPT)
  6. realizzazione di programmi di formazione per facilitare l’accesso al lavoro dei migranti.
  7. coordinare gli interventi nei campi rom in modo da alleggerire il loro impatto sulla popolazione locale, integrare tutti coloro che lo vogliono nel normale circuito abitativo e dare ai campi che rimangono una sistemazione dignitosa e civile.

Emergenze sociali

Riteniamo che la provincia debba prevedere forme di intervento straordinario per le diverse emergenze che caratterizzano la nostra vita, in particolare alle emergenze:

dei migranti, il degrado delle periferie, i fenomeni diffusi di emarginazioni: anziani , minori, disabili e, infine, l’emergenza casa e il carovita sempre più soffocante.

Anziani

La Giunta Colli ha trattato gli anziani non come soggetti con dei diritti che meritano particolari politiche, ma come oggetti utili alla sua immagine, soprattutto in periodo elettorale (vedi campagna dimore sicure). La Colli spende molto più in pubblicità che per i servizi erogati. Questo è inaccettabile e non rispettoso della drammatica situazione in cui vivono molti anziani e pensionati. Situazione aggravata a causa delle politiche liberiste del governo Berlusconi, e di Formigoni: aumento del costo della vita, attacco alle pensioni, ticket sanitari, riduzione dei servizi.

La Colli non ha introdotto interventi rispetto alla carenza di servizi, spazi sociali e azioni di tutela per una loro migliore qualità della vita.

Occorre quindi invertire l’attuale sistema introducendo una vera politica sociale che risponda alle esigenze degli anziani, importante risorsa della nostra Provincia.

Politiche abitative e periferie

Le giunte di centro destra della Provincia e del Comune di Milano si sono caratterizzati per la totale assenza di una politica della casa e ciò in una situazione nella quale la domanda abitativa da parte di larghi strati della popolazione è drammaticamente aumentata, visti i livelli insostenibili raggiunti dagli affitti nel settore privato. A fronte di questa tensione abitativa sempre crescente l’offerta pubblica di abitazioni in edilizia sociale in affitto è rimasta irrisoria.

Le periferie sono state investite da questa condizione di disagio abitativo che si è aggiunto ai problemi di degrado edilizia, sociale e culturale che vivono molti quartieri di edilizia residenziale pubblica. Sono necessari maggiori investimenti in edilizia popolare, sia per quanto riguarda l’amplimento dell’offerta pubblica, sia per quanto concerne il recupero dell’esistente. Riteniamo che i quartieri popolari e l’insieme dell’emergenza casa non possano essere considerati unicamente un problema di ordine pubblico. L’occupazione di case è il sintomo di una politica profondamente sbagliata e anti-popolare della destra di governo che, non solo non investe in edilizia pubblica, ma addirittura mette in vendita le stesse case popolari.

Nell’immediato invece di una politica repressiva è necessario attivare un tavolo tra Istituzioni, Sindacati, Aler, per costruire delle soluzioni per affrontare l’emergenza casa a partire da una riqualificazione dei quartieri popolari, anche attraverso lo strumento dei contratti di quartiere.

Contratti di quartiere che devono vedere come condizione indispensabile, per la loro realizzazione, la partecipazione diretta sulle scelte degli abitanti dei quartieri in questione.

Occorre nello stesso tempo operare soluzioni di emergenza per le gravissime situazioni di degrado sociale oggi esistenti, perché riguardano i settori più poveri della popolazione. Innanzitutto, occorre una sanatoria per gli occupanti di case pubbliche che abbiano le condizioni date per ottenere l’alloggio popolare (a questo proposito occorre abrogare il recente regolamento approvato dalla Regione Lombardia soprattutto laddove discrimina gli immigrati dalla popolazione lombarda).

E’ indispensabile un’azione delle istituzioni locali nei confronti del governo centrale che vada nella direzione di una riforma della legge 431/98.

E’ necessario, poi, un piano di intervento urgente per tutte le situazioni di accampamenti, bidonville o aree dismesse, che stanno sempre più aumentando su tutto il territorio provinciale.

Carovita

Un altro problema sempre più stringente nella nostra provincia è il carovita. Sempre più persone e famiglie vivono con difficoltà in virtù dei rincari massicci di beni, servizi, tasse e tariffe. Sempre più persone appartenenti alla cosiddetta “middle class” arrivano a stento a fine mese, mentre i soggetti indigenti scivolano verso una povertà allarmante. Per queste ragioni, a nostro avviso, è indispensabile creare un Osservatorio Permanente provinciale su prezzi, tariffe e carovita. Per arginare gli interessi e le speculazioni di pochi sulle spalle dei pensionati, dei lavoratori dipendenti e dei tantissimi precari.

Ci batteremo anche per favorire, di concerto coi Comuni, la nascita di luoghi atti al commercio con un paniere controllato e calmierato, un po’ come i vecchi mercati comunali di Milano.

Disagio sociale

Un’altra emergenza sociale è rappresentata dal disagio sociale, che emerge in diverse forme. Pur non essendo una competenza provinciale, noi riteniamo possa essere utile la nascita di un Osservatorio interistituzionali del disagio, d’intesa con i Comuni e le ASL.

Sicurezza

Il nostro concetto sulla sicurezza è totalmente diverso da quello delle destre. Da sempre siamo contrari alle politiche sicuritarie del polo, che inducono ad un senso di insicurezza diffuso e immotivato. A nostro avviso l’insicurezza dei cittadini non è una condizione innata, bensì indotta dalla dissennata politica del centro-destra -con il contributo rilevante dei media- che, in nome della protezione del cittadino, ha alimentato l'odio verso i migranti, indicati come fonte prevalente di criminalità, ed ha ristretto in maniera generalizzata le libertà individuali, si pensi all'inquietante diffusione delle telecamere, alla sistematica recinzione dei parchi pubblici, alla recente proposta di vietare ai bambini la partecipazione alle manifestazione politiche.

Per noi il concetto di sicurezza non rappresenta solo la lotta alla microcriminalità, ma anche ai fattori di disagio sociale provocati dal neoliberismo.È sulla premessa della comprensione ed eliminazione delle prevalenti cause che generano illegalità, pur nella consapevolezza che il liberismo è la causa prima, vive la diversità con la politica della destra, orientata esclusivamente alla repressione, strumento da sempre utilizzato per l'esercizio arbitrario del controllo sociale.

In questo contesto e nell'ambito della nuova disciplina sul decentramento va anzitutto evitato, contrariamente a quanto vorrebbe invece la destra, di considerare la Polizia Provinciale come un nuovo ed ulteriore strumento di controllo e di repressione e va, invece, concepita, nel rispetto delle sue prerogative, e per la sua stretto legame col territorio, come risorsa per la tutela dell'ambiente, della sicurezza del lavoro e della strada.

In concreto i punti che seguono rappresentano un efficace strumento di prevenzione e riduzione della criminalità:

SCUOLAvai a indice

Diritto allo studio

La crescita culturale e civica della popolazione residente nel territorio provinciale non può prescindere dal miglioramento della offerta formativa, in particolar modo quella relativa all’insegnamento scolastico superiore. In tale ambito le recenti innovazioni normative varate a livello nazionale, dal principio dell’autonomia scolastica, al principio di dimensionamento, di cui al D.P.R n° 223 del 1998 stanno progressivamente determinando, unitamente alle prospettive di riforma delineate dal ministero per la pubblica istruzione un progressivo processo di aziendalizzazione della scuola ed un conseguente progressivo processo di razionalizzazione ed accorpamento delle strutture scolastiche, una vera lotta per la sopravvivenza che coinvolge istituti scolastici, dirigenti scolastici, insegnanti, studenti, genitori. Questo desolante stato legislativo in cui è stata ridotta la scuola pubblica ci impone di compiere alcune forzature nelle competenze istituzionali per recuperare un diverso diritto allo studio per ogni tipo di scuola.

Dobbiamo individuare nel territorio provinciale le iniziative di concreto sostegno economico alle attività che si sviluppano in ogni tipo di scuola, movendo dalla specifica conoscenza dei problemi che vive ogni studente e, per le scuole materne ed elementari, ogni famiglia. Non si tratta, pertanto, di offrire iniziativa di sostegno solo per il settore della moda, come si fa ora, ma offrire un progetto articolato.

Occorre agire prioritariamente verso i Comuni per garantire i servizi necessari a sviluppare il tempo pieno scolastico per le scuole materne ed elementari (mense, arredi per attività parascolastiche, scuolabus).

Sostenere progetti comunali di sperimentazione in ogni tipo di scuola, finalizzati ad elevare le qualità formative e capaci di offrire nuove possibilità di lavoro per i docenti e per tutto il personale scolastico.

Occorre creare un Osservatorio capace di valutare le variazioni nella composizione della popolazione scolastica, nello sviluppo urbanistico e nel tessuto economico e produttivo dei molti comuni grandi e piccoli della Provincia di Milano, per meglio individuare le diverse esigenze che i Comuni stessi, gli Istituti scolastici e i soggetti che operano nel mondo della scuola pongono all’istituzione provinciale. L’Osservatorio è il luogo in cui si costruisce il progetto, ci si mette nelle condizioni di informare, si studia l’aggiornamento dei docenti, si esaminano i contributi. Soprattutto oggi, dopo la riforma Moratti, la nostra azione istituzionale deve contribuire ad unificare le problematiche che attraversano questo importantissimo settore.

Edilizia scolastica

L’ordinamento riconosce alla Provincia importanti competenze in materia di edilizia scolastica.Alle Province sono attribuite le funzioni e i compiti connessi all’istruzione secondaria di secondo grado ed artistica, compresa l’edilizia scolastica.

Oggi, la Provincia gestisce tutto il patrimonio immobiliare che ospita la scuola superiore pubblica. La complessa situazione strutturale riguarda perciò 229 edifici dei quali: 99 di proprietà, 12 in affitto e 118 in comodato gratuito. La maggioranza dei plessi non è tuttora adeguata alle prescrizioni della normativa alla sicurezza, di cui alla legge 626/94. Questi istituti sono frequentati da 114.587 studenti diurni (in 5310 classi) e circa 5000 da corsi serali (in 224 classi).

La sintesi è questa: con la giunta Tamberi si è preso in carico tutto quel patrimonio immobiliare avviando il suo risanamento (antincendio, sicurezza, rimozione amianto), con la giunta Colli quel lavoro non è proseguito se non in piccola parte e con grande lentezza, malgrado ingenti investimenti, ma sono tuttora aperti 70 cantieri, 14 interventi ancora da appaltare, 17 sono in progettazione ed 11 in previsione. Tra questi molto criticabile è l’intervento di “ristrutturazione” relativo all’Istituto Feltrinelli.

La riflessione oggi deve ripartire con uno scatto nelle opere: risanamento va ripreso e completato, la scuola va aperta al territorio e va qualificata non più solo gestita) l’offerta formativa va decentrata in modo da contenere sia i fenomeni del pendolarismo e quello dell’abbandono scolastico.

LA CULTURAvai a indice

Garantire il diritto alla cultura, anzi l’accesso stesso alla cultura per tutti i cittadini, è un elemento basilare di civiltà oggi assai più di ieri.

Nel passato provammo ad investire sul policentrismo dell’offerta, superando (per quanto possibile) il monopolio culturale della sola città di Milano. Con la Giunta Colli si è tornati nel solco di una gestione, tutto sommato, passiva, subalterna, talvolta clientelare. Bisogna proporci di girare pagina.

E’, quella di Milano nella sua struttura culturale, la provincia delle eccellenze internazionali, come già nel sistema della musica lirica. E’ anche il luogo che ospita le strutture delle eccellenze nazionali: nella produzione di audio/video, nella produzione editoriale che è prestigiosa, nella formazione universitaria, tuttora nella ricerca. Sono queste le qualità da mettere a sistema, perché il tessuto culturale metropolitano è sì altamente creativo, ma anche frammentato e fragile. Vuole una regia.

Riprendiamo, dalla Provincia riconquistata, questo progetto che sia di un sistema culturale metropolitano e policentrico, interrotto dalla parentesi Colli e, ancor prima, dalla “barbarie “ leghista.

Dal ’95 al ’99, lanciammo 3 grandi idee:

  1. Il Museo della Fotografia, a Cinisello, la cui fattibilità è stata ritardata fino, addirittura, al marzo di quest’anno;
  2. Il rifacimento integrale dello storico teatro Dal Verme che, oggi, è offerto alla metropoli ma non adeguatamente utilizzato;
  3. Il recupero dell’ex cinema Giardini, nell’eccellente ideazione dello “Spazio Oberdan”, così come pensato da Gae Aulenti;

E, allora, si inventarono anche manifestazioni simbolo: Metropoli, Fabbrica del Canto, Metropoli Jazz, Scorribande (grande intuizione rivolta ai giovani), Invito a Teatro ed altre ancora. Grandi idee, creatività e ricerca. La Milanesiana oggi muove, è vero, in questa direzione ma ne circoscrive a pochi la portata innovativa. E’ un’iniziativa che va assunta e sviluppata ma portata fuori dal cortiletto, pur prestigioso, di Corso Monforte.

Oggi perciò riannodiamo un filo allentato e, pensando sempre alla Provincia dei Comuni, proviamo a (questo è il progetto):

E, infine, rimappiamo la Provincia facendoci promotori noi, di un “tavolo della cultura”, anzi la Consulta Metropolitana della Cultura, attorno al quale tavolo chiamare le orchestre (Scala, Verdi, Cantelli), i direttori dei teatri e dei Musei (dal Museo della Scienza e della Tecnica, a Brera, al Poldi Pezzoli, ai musei diffusi in ogni dove), gli operatori cinematografici, le case editrici, le tante reti televisive e le tantissime radio che insistono sull’area vasta, i portavoce dei Centri Sociali (spesso sede di sperimentazioni artistiche d’avanguardia, talvolta europea), i Sindacati, i Sindaci e, con tutti, discutere di un “progetto cultura della Milano Metropolitana”. E ancora, come Provincia, provare a fare regia del tutto. Essere insomma il propulsore creativo della cultura di qualità. Questo è il carattere della svolta da imprimere al progetto – cultura dopo il triste lustro della Colli e delle sue pratiche salottiere.

MOBILITÀ E TRASPORTIvai a indice

I livelli di congestione del traffico e dell’inquinamento dell’aria sono fra i principali problemi del nostro territorio, al quale sono collegati problemi di ambiente, salute e sicurezza.

La risposta del centrodestra negli ultimi anni è stata pessima ed inefficace. Hanno adottato una politica di realizzazione di grandi e costose infrastrutture, che ha dimostrato anche in passato tutta la propria inadeguatezza. In particolare, la filosofia di incrementare nuove strade per decongestionare le esistenti, ha aggravato la situazione invece di risolverla. Fuori e dentro la città di Milano sono “pianificate” nuove strade, autostrade e tangenziali. A Milano la Gronda Nord e la Gronda Sud, mentre in provincia le autostrade Pedemontana e BRE-BE-MI, la tangenziale est-esterna, la tangenziale ovest -esterna, il sistema di collegamenti con Malpensa ed il nuovo anello tangenziali esterne milanesi.

La pianificazione e la progettazione degli interventi infrastrutturale, oggi, dipendono esclusivamente dalle società che gestiscono le autostrade e le tangenziali e dalle imprese ad esse collegate. La pianificazione e la progettazione sono effettuate in termini di efficienza e di redditività economica in una logica di mercato, subordinando il ruolo ambientale e producendo consumo di suolo. In particolare i progetti delle tangenziali (Est-Sud ed Ovest) e della Pedemontana avrebbero un impatto ambientale e sociale devastante. Le tre tangenziali attraverserebbero il Parco Agricolo Sud Milano ed il Parco del Ticino, la Pedemontana ben quattro Parchi nella sola provincia di Milano (Parco dell’Adda, Parco del Molgora, Parco della Valle del Lambro e Parco delle Groane, tutte aree di particolare pregio ambientale e/o agricolo. Con questi progetti si ridisegnerà sostanzialmente lo sviluppo futuro del territorio, portando nuove urbanizzazioni e favorendo dinamiche speculative.

Vincendo questi progetti verranno immediatamente sospesi. Noi proponiamo, al contrario, una mobilità sostenibile e compatibile con l’ambiente e il territorio e condividiamo la battaglia dei comitati e dei Sindaci. Entrambi si battono per ricercare delle soluzioni alternative non autostradali e di minore impatto ambientale, territoriale, sociale ed economico.

Alcune proposte per riequilibrare il sistema della mobilità

È necessario riequilibrare l’attuale sistema modale dei trasporti. L’obiettivo prioritario della programmazione provinciale ed anche regionale, deve essere il riequilibrio dell’attuale situazione di mobilità pesantemente squilibrata a favore del trasporto privato su gomma, di persone e merci. Noi di Rifondazione Comunista riteniamo si debba invertire quest’ultimo dato.

Alternative su ferro

Noi ribadiamo la necessità di una “cura del ferro”. Infatti, nel corso di questi anni di opposizione abbiamo sostenuto con forza questa opzione attraverso diverse iniziative in Provincia.

Sono necessari interventi a favore di:

Per migliorare e creare nuove opportunità di collegamento e interscambio con il sistema radiale, si propose già dal ’99 un sistema di tangenziale su ferro con la realizzazione di metrotranvie. In pratica un anello circolare esterno alla città di Milano. Dopo una lunga battaglia in Provincia di Milano la proposta è stata strumentalmente recepita nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e nel Piano di Bacino della Mobilità e dei Trasporti, ma senza destinazione di risorse.

Alternative su gomma

In alternativa alla grandi infrastrutture viarie, poiché non tutto può essere trasferito su ferro, e consapevoli della necessità d’integrazione tra i due sistemi (gomma/ ferro), riteniamo si debba procedere a:

  1. definizione di una gerarchia di interventi in base ad una scala di priorità (la stessa definizione deve avvenire anche per il ferro)
  2. adeguamento, riqualificazione e messa in sicurezza della rete stradale esistente (soprattutto quelle più fortemente “critiche”).
  3. Realizzazione di percorsi protetti e preferenziali per il trasporto pubblico sulle principali direttrici.
  4. Prolungamento delle metropolitane, delle tranvie e delle autolinee da e verso l’hinterland
  5. Creazioni di centri di interscambio con parcheggi in prossimità di stazioni ferroviarie e fermate metropolitane (con abbattimento dei costi per abbonamenti annuali Atm e parcheggio). Si potrebbero, laddove esistono, utilizzare le aree dismesse limitrofe alle stazioni ferroviarie.
  6. Introduzione di biglietti a tariffa unificata sui mezzi urbani ed extraurbani per rendere competitivo il mezzo pubblico. Avviare, in questo senso, un sistema metropolitano
  7. Realizzazione di piste ciclabili sicure ed incentivare l’utilizzo della bicicletta non solo per il tempo libero, ma per percorsi casa/lavoro.

Il trasporto delle merci

Per alleggerire il nodo infrastrutturale milanese, fin troppo congestionato, e riequilibrare in modo rilevante la modalità di trasporto delle merci bisogna recuperare e valorizzare i tracciati ferroviari oggi esistenti, investendo nel potenziamento e nella manutenzione delle linee. In particolare si rende necessario il potenziamento e la riqualificazione dell’esistente linea mediopadana, già oggi corridoio est/ovest per le merci; dal Piemonte al Veneto, via Pavia – Cremona – Mantova.

È necessaria anche l’individuazione di nuove infrastrutture intermodali per il traffico delle merci favorendo la realizzazioni di interporti (ferro/gomma) non di enormi dimensioni, in aree già compromesse e servite dalla ferrovia.

I centri di logistica che sorgono senza alcuna programmazione nel nostro territorio, concentrando la loro attività solo su gomma, non fanno altro che accentuare i già gravi problemi viabilistici, ambientali e di inquinamento atmosferico.

Ruolo della città di Milano e visione metropolitana

Per affrontare e risolvere il sistema infrastrutturale legato alla nostra provincia di Milano bisogna necessariamente avere una visione metropolitana. A differenza di quanto propone il Sindaco Albertini.

Occorre favorire nell’area metropolitana la nascita di un sistema di pianificazione policentrica che contrasti con la visione monocentrica e miope dettata dalla città di Milano (vedi ticket d’ingresso, senza prospettive di cambiamento dell’attuale situazione). In tal senso si rende necessaria la promozione di un coordinamento reale di azioni con i Comuni.

La risposta quindi deve avvenire a livello di area metropolitana o addirittura a livello regionale. In questo senso noi proponiamo l’istituzione di un Consorzio per la Mobilità metropolitana.

Il nostro impegno per una mobilità sostenibile

Contro la politica del centro destra che sacrifica territorio e risorse, riteniamo che prima di procedere alla realizzazione di nuove e faraoniche infrastrutture, che devastano e compromettono inevitabilmente e per sempre il territorio, si debbano verificare possibili alternative di minori dimensioni, impatto ambientale e minori costi sociali ed economici.

La presenza di comitati e associazioni sul tema della mobilità e trasporti è fondamentale. Perché oltre a favorire un diverso rapporto tra società e istituzioni, riesce a coinvolgere intere realtà della provincia e a mettere in campo delle proposte alternative.

Occorre promuovere una più efficace organizzazione del sistema di Trasporto Pubblico Locale che garantisca un migliore accesso per l’utenza e la salvaguardia delle condizioni di lavoro. E’ necessario garantire il massimo dell’accessibilità, di comodità, oltre che di convenienza ai mezzi di trasporto pubblico, con particolare riguardo per i soggetti con difficoltà motorie e con handicap. In questo senso, prioritario deve essere l’intervento su alcune fermate della MM1 e MM2.

I servizi di trasporto pubblico locale (autolinee) andranno ridisegnati in modo da creare un sistema integrato (gomma/ferro –mezzo e pubblico/mezzo privato) ed intermodale. La Provincia di Milano si farà carico di introdurre la gratuità del servizio di Trasporto Pubblico Locale per disabili e pensionati al minimo cancellati da un recente provvedimento della Regione Lombardia governata dal centro destra.

Siamo convinti che con una corretta programmazione e pianificazione del territorio si possa ridurre la domanda di mobilità e promuovere lo sviluppo di alternative di trasporto. Per tutto ciò è indispensabile rivedere il Piano di Bacino delle Mobilità e dei Trasporti della Provincia di Milano.

Vogliamo costruire un modello alternativo alle destre, anche su questi temi, partendo dal rilancio del Trasporto Pubblico Locale di persone e merci, fornendo così una risposta ai cittadini, agli utenti ed ai lavoratori. Un modello alternativo anche all’attuale società e sistema di sviluppo.

Sistema aeroportuale

Si ritiene indispensabile definire un Piano Integrato del Sistema Aeroportuale non riguardante solo la nostra Provincia, ma il Nord Italia, nel quale riconoscere le seguenti vocazioni non esaustive ma prevalenti:

La verifica di diversi scenari e stabilire i ruoli e le capacità delle singole infrastrutture consente:

PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIOvai a indice

Il modello di sviluppo fortemente liberista perseguito dal centrodestra ha prodotto un Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale assolutamente negativo, che è indispensabile rivedere.

Il PTCP: si affida ad una logica di mercato, è estremamente flessibile, sostiene uno sviluppo diffuso e indifferenziato, è subordinato ai poteri forti, non evidenzia un modello strategico di assetto del territorio. Territorio che invece dovrebbe avere come assi prioritari gli obiettivi di riequilibrio e risanamento proprio e ambientale.

Il PTCP della destra rinuncia ad un vero ruolo di pianificazione, e non è valorizzato il carattere programmatico di copianificazione e codecisione dal basso, dei Comuni e delle comunità. Il PTCP non è stata l’occasione di una riqualificazione territoriale e ambientale e non ha cercato di porre rimedio ai tanti problemi stratificatesi negli anni e determinati da uno sviluppo non sostenibile e che ha provocato tanti danni nella nostra Provincia. Il PTCP è stato redatto nella direzione opposta agli interessi della collettività, della qualità della vita e dell’ambiente. Prevede un ingiustificato consumo del territorio, invece di considerarlo come una risorsa irriproducibile. Non tutela e valorizza i Parchi e le aree agricole, non affronta i problemi del traffico e della mobilità.

La revisione del PTCP è uno dei punti qualificanti per un programma di governo alternativo alle destre. Occorre modificare le previsioni infrastrutturali, ambientali, insediative. Noi vogliamo anche cancellare le proposte contenute di tipo espansivo e di erosione del suolo e introdurre in alternativa quelle riguardanti il recupero e il risanamento. Inoltre, vogliamo porre il problema della Casa come problema sociale, che uno strumento come il PTCP deve affrontare. Vogliamo reintrodurre obiettivi di copianificazione e partecipazione, che non hanno trovato attuazione nel PTCP. Per la revisione del PTCP dovranno essere coinvolti i Consigli Comunali, le associazioni, i movimenti e soprattutto la cittadinanza, parti escluse nell’approvazione del piano vigente.

Con l’approvazione del PTCP, i Comuni non sono più tenuti a trasmettere i PRG , le varianti e gli strumenti attuativi alla Regione, ma è sufficiente che la Provincia esprima un parere di compatibilità al Piano stesso. La Giunta di centro destra ha deciso di svolgere direttamente questo compito senza demandarlo alle commissioni consiliari e al Consiglio Provinciale che si trova così espropriato.Al fine di garantire un percorso maggiormente partecipato e condiviso è necessario al contrario che tale funzione venga ricondotta al Consiglio Provinciale medesimo, organo che ha approvato di fatto il PTCP.

Parchi

E’ necessario rilanciare e valorizzare ruolo e funzioni dei Parchi. I parchi sono stati oggetto di pesanti attacchi per operazioni speculative da parte delle giunte di centro destra in Provincia, in regione e nel Comune a Milano. In particolare ricordiamo il Parco Nord con il progetto di ristrutturazione dell’Ospedale Niguarda ed il Parco delle Groane con il Castellazzo di Bollate e nel territorio di Limbiate.

E’ indispensabile che i parchi mantengano per i cittadini quell’importante significato iniziale e cioè: ambientale, paesaggistico, naturale, agricolo, sociale.

In questo senso anche i Parchi locali di interesse sovarcomunale (PLIS) devono essere sviluppati e qualificati da parte della Provincia.

Parco Agricolo Sud Milano

Riveste un’importanza strategica per l’assetto metropolitano. Ne fanno parte 61 Comuni (compreso Milano) ed ha un’estensione di 47.000 ettari. Si trovano circa 1400 aziende agricole per un totale di 39.900 ettari di superficie agricola utilizzata. Il Parco Agricolo Sud Milano è cuore agricolo da tutelare e valorizzare con politiche di settore, devono essere escluse collocazioni di funzioni e rilevanti interventi infrastrutturale (come Tangenziale est-esterna, Sud ed Ovest). Al contrario, il centro destra ha perpetrato un’opera di demolizione continua del Parco,considerandolo unicamente come vincolo per nuove edificazioni. Occorre una vera politica di rilancio del Parco Sud prevedendo interventi per il risanamento, manutenzione e tutela ambientale, intesi anche come occasioni di nuova occupazione. E’ necessario predisporre i Piani di Cintura Urbana e soprattutto il Piano di Settore Agricolo, attraverso il quale valorizzare fortemente l’attività agricola che, oltre a costituire negli anni un argine rispetto all’urbanizzazione, è una risorsa economica fondamentale per l’intero territorio provinciale.

Piano Provinciale Cave

È necessario rivedere il PPC approvato dalla Giunta Colli, perché evidenzia un’impostazione liberista, dove prevale una logica economica, produttivistica di costruttori ed escavatori, di impresa e di mercato. Logica che va a discapito della valorizzazione e la tutela del territorio e dell’ambiente. Anche in questo Piano i Comuni, le associazioni, i comitati ed i cittadini non sono stati coinvolti e le scelte non sono state partecipate.

Il PCC prevede un sovradimensionamento notevole del fabbisogno di attività estrattiva, produce deturpazioni ingiustificate e causa uno sfruttamento eccessivo di numerose cave (bacini estrattivi).

È necessario ridurre la quantità di escavazione, promuovere e incentivare le attività di riciclo degli inerti, passando dall’attuale 5% al 12% (ciò consentirebbe minore ricorso alle attività estrattive, con la conseguente riduzione del danno ambientale).

La Provincia di Milano dovrebbe dare l’esempio ai Comuni, prevedendo l’utilizzo degli inerti da riciclo nei capitolati di appalto delle opere pubbliche.

Demanio e Patrimonio

Oltre ai processi di privatizzazione e di smantellamento delle funzioni pubbliche, occorre bloccare il processo di svendita del patrimonio immobiliare. La Giunta di centro destra ha deciso, attraverso una cartolarizzazione la vendita di circa 150 alloggi attualmente riservati a dipendenti provinciali e a servizi socio assistenziali, questi ultimi convenzionati con l’ASL. Anche le colonie di Bordighera e di Loano, per la loro funzione sociale devono rimanere di proprietà della Provincia e non essere quindi vendute.

Il patrimonio immobiliare deve anche essere messo a disposizione di associazioni e movimenti per lo svolgimento delle loro attività.

La Provincia è anche proprietaria di diverse aree sul territorio provinciale. Aree e immobili come quella di Limbiate che non devono essere cedute a qualche noto speculatore, ma rimanere patrimonio pubblico e utilizzato a fini sociali e culturali.

Commercio e grande distribuzione

L’attuale livello di congestionamento e sviluppo disordinato delle grandi strutture di distribuzione e commerciali è diventato ormai insostenibile.

La Provincia ha un ruolo fondamentale nell’esame delle domande per l’apertura di grandi strutture commerciali, ruolo che può giocare per evirare il proliferare di grandi catene ai danni del piccolo commercio e degli stessi consumatori. Proponiamo inoltre la creazione di un Osservatorio, aperto alle categorie e alle associazioni degli utenti, per monitorare il peso e gli effetti della presenza della grande distribuzione sul territorio, anche in termini di costi ambientali e di diritti dei lavoratori del settore.

POLITICHE AMBIENTALIvai a indice

La definizione di “sviluppo sostenibile” è ormai sottoposta a una critica forte da molti studiosi e settori di movimento. Per il modo in cui è assunta da molte organizzazioni e istituzioni, essa si presta ad un uso distorto rispetto alle ragioni per le quali nacque. I due termini (sviluppo e sostenibilità) risultano spesso contradditori. Nel momento in cui si tenta di affidare al mercato e alle imprese l’ambientalizzazione dell’economia, occorre un cambio di fase. Il punto è riconnettere l’economia alla società e all’ambiente, che ha propri cicli vitali (spesso compromessi) e da governare in modo da salvaguardarne l’equilibrio. La riconnessione delle scelte alla promozione sociale e agli equilibri ambientali, è il tema che può essere reso con definizioni come il “futuro sostenibile” o “economia socialmente e ambientalmente connotata”.

Bisogna poi contestare il dogma delle liberalizzazioni in quanto, concretamente, contrastano con l’esigenza di risparmiare risorse ambientali; così come va contrastata la mercificazione dei beni ambientali stessi, in quanto sono indispensabili alla vita e non sostituibili.

Acqua, energia, biodiversità e territorio sono beni comuni e a questi si deve garantire l’accesso per tutti, come garanzia per le generazioni future ed il mantenimento della loro riproducibilità come cicli. Pensiamo ad indicatori di qualità ambientali diversi da quelli economici.

Acqua bene comune diritto umano

L’acqua è un bene indispensabile e primario. Per questo carattere centrale negli equilibri territoriali e di diritto inalienabile alla vita noi ci battiamo contro l’aziendalizzazione e la mercificazione dell’acqua e la sua gestione per S.p.A. Le recenti evoluzioni del quadro legislativo, anche grazie ai movimenti, riaprono la strada a una gestione diretta ad affidamento come funzione di sovranità sui propri territori e di garanzia di un diritto.

Il percorso adottato dalla provincia è il seguente. L’ATO della Provincia di Milano ha separato, in accordo con i Comuni , la gestione delle reti dall’erogazione del servizio. Il servizio Idrico Integrato è stato affidato a 3 nuove società: AEMME ACQUA, BRIANZACQUE, MIACQUA. Di fronte a questa nuova situazione occorre rivedere il ruolo della provincia all’interno di queste S.P.A., soprattutto in previsione del fatto che entro il 31/12/2006 il 40% delle quote delle 3 società potrà essere sul mercato, aprendo così ai privati. La nuova Provincia dovrà impedire la realizzazione di questo obiettivo e riaffermare la gestione pubblica.

La politica di gestione dei rifiuti

Occorre invertire l’attuale politica imperniata sullo smaltimento attraverso la realizzazione di discariche e inceneritori. Consideriamo inefficace e dannosa per la salute e per l’ambiente la soluzione impiantistica “a valle”. Siamo contrari alla logica dei termovalorizzatori che sono concettualmente e concretamente l’opposto di ciò che è necessario: massimizzano i rifiuti e bruciano anziché riciclare merci ad alto contenuto energetico (carta, legno, ecc.) sprecando in realtà energia. Inoltre le ceneri prodotte richiedono discariche speciali. L’incenerimento con recupero energetico finisce con il compromettere l’esito della raccolta differenziata finalizzata al riciclo di materia. Carta e plastica finiscono negli inceneritori sotto forma di CDR (combustibile da rifiuti). Non devono essere previsti nuovi termovalorizzatori ,discariche (come quella di Inzago) ed impianti di produzione CDR perché con una reale politica alternativa dei rifiuti gli attuali impianti di smaltimento risultano sufficienti per rispondere al fabbisogno della nostra Provincia.

Lo smaltimento deve essere considerato come attività residuale, dopo aver messo in atto la riduzione della produzione dei rifiuti, la raccolta differenziata e il riciclo.

Sono necessarie quindi soluzioni alternative “a monte”. Intervenire a monte significa programmare democraticamente, coinvolgendo gli operatori economici e i cittadini. In questi anni è invece mancata una seria programmazione.

E’ necessario riavviare la raccolta separata dell’umido anche a Milano e potenziare la raccolta differenziata e il riciclaggio in provincia di Milano.

La Provincia deve avviare e sostenere la realizzazione degli impianti di compostaggio per la produzione di compost di qualità.

Inquinamento elettromagnetico
(Antenne telefonia mobile)

Per ridurre l’impatto ambientale, ma soprattutto per tutelare la salute dei cittadini, è necessaria una risposta istituzionale precisa. Negli ultimi anni, la sensibilità rispetto agli effetti a lungo termine dei campi elettromagnetici sulla salute dei cittadini ha visto nascere numerose mobilitazioni. Le risposte spesso sono state del tutto insufficienti, neppure a garantire una corretta informazione.

Nel campo dell’inquinamento elettromagnetico la Provincia di centro destra, pur avendone la competenza, non ha mai avviato degli interventi concreti e una vera programmazione in termini di monitoraggio ambientale. E’ necessaria a livello metropolitano una mappatura degli impianti di emissione di radiazioni elettromagnetiche per evitare il continuo proliferare degli impianti stessi.

Risparmio energetico

E’ fondamentale ricostruire un nuovo intervento pubblico anche sull’energia.

E’ necessario avviare una politica fondata sul risparmio energetico e sull’utilizzo delle fonti rinnovabili, con investimenti per il risanamento, miglioramento e messa in sicurezza degli impianti esistenti.In questo senso si devono realizzare degli sportelli per l’energia e il clima, come luoghi di promozione a livello provinciale di risparmi e fonti alternative che possono essere perseguite in varie forme, dagli interventi sulle abitazioni, a quelli sui trasporti, l’illuminazione ed altre ancora.

Occorre effettuare la redazione di programmi di intervento per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico. Stimolando così l’azione dei comuni, soprattutto con popolazione superiore ai 50.000 abitanti che hanno l’obbligo di elaborare all’interno dei PRG uno specifico piano energetico.

Occorre altresì aggiornare e attuare il Piano energetico provinciale.

La Provincia ha taciuto sulla richiesta di nuove centrali termoelettriche, a turbogas, assolutamente superflue. Solo grazie alla mobilitazione di movimenti (Comitati Cittadini e Associazioni) e di alcune amministrazioni comunali, a Corbetta come a Motta Visconti, abbiamo costretto la discussione in Consiglio Provinciale, contribuendo in qualche modo a “sospendere” quei progetti, inutili se si persegue una politica reale di risparmio energetico.

Emissioni atmosferiche

L’eccessiva emissione di anidride carbonica è la principale responsabile dei mutamenti climatici. La Provincia deve arrivare a ridurre su scala locale le emissioni di CO2, applicando il protocollo di Kyoto (6,5% entro il 2010/12). E’ fondamentale un ruolo di coordinamento dei Comuni per adottare delle politiche in questo settore di carattere preventivo.Ma anche la stessa Provincia può trasformare il suo parco macchine con mezzi alimentati con combustibile non inquinante e completare la trasformazione degli impianti termici degli immobili di proprietà con combustibili meno inquinanti.

IL TURISMOvai a indice

Il turismo si propone, con altre parti del programma, per la piena valorizzazione dei patrimoni, storico-artistici e ambientali-paesistici, esistenti.

Questi patrimoni, accostati al profilo che la metropoli ha via via assunto negli ultimi due decenni – ridefinendosi, da città industriale e del lavoro materiale, a città, in verità ancora incompiuta, della conoscenza – indicano una nuova interessante potenzialità del turismo a Milano, in cui si combini l’interesse artistico con l’attrattività esercitata dal lavoro e dagli affari. Del resto, le città europee più avanzate diventano sempre più belle proprio per attrarre sempre di più il lavoro di qualità; è finita insomma l’epoca del decentramento produttivo in siti lontano dai luoghi abitati. Ma al lavoro, ritornato nella metropoli, bisogna offrire una elevata qualità della vita (trasporti, formazione, sanità, cultura). Milano, se non coglie l’attimo, può diventare più brutta e non competere con l’Europa. Ci proponiamo invece che diventi bella . Questo è il tratto distintivo di tutto il nostro Programma per la Provincia: fare bella la nostra metropoli.

Questo richiamato aspetto (turismo di lavoro ed affari) - già presente con la ampia platea degli operatori della moda, della comunicazione, del design, della Borsa, del credito, dei ricercatori, ma anche degli studenti ( sono 200.000 nelle Università) - è destinato assolutamente ad incrementarsi con la prossima apertura del polo fieristico esterno in località Rho Pero. Questo prevedibile incremento può comportare, in trascinamento, una ricaduta sul primo aspetto: l’interesse parallelo per la Milano dell’arte, della cultura, della storia. L’intreccio va presidiato, l’offerta migliorata, ci vuole uno scatto nella politica per il turismo. Il combinarsi degli interessi deve però vedere una programmazione: già della manutenzione e cura del territorio; delle strutture dell’accoglienza, per ora largamente inadeguate; della formazione dei lavoratori, per i quali (nel settore del turismo così come del commercio) si dischiude ora una importante possibilità.

IDROSCALOvai a indice

E’ il gioiello della Provincia di Milano: un vasto bacino azzurro in un parco naturale verde a soli 10 km dal Duomo. Con l’Amministrazione precedente l’attuale (e con l’Assessorato, allora, a Rifondazione) l’Idroscalo fu bonificato, riattrezzato e riprogrammato. Cosa hanno fatto le destre? Lo hanno semplicemente “appaltato”, con un contratto i cui contenuti non sono affatto chiari, tanto che nemmeno si comprende se, oggi, sia la Fila che sponsorizzi le attività della Provincia o, all’opposto, sia la Provincia che sponsorizzi la Fila. In ogni caso dell’Idroscalo si è impadronita una cordata di organizzatori di eventi e gestori privati che anticipano, per l’area, un profilo non condivisibile. Con questo assetto del tutto equivoco il prestigioso Idroscalo polifunzionale, il nostro Idroscalo, è posto sul piano inclinato della sua privatizzazione: si pagherà il ticket d’ingresso, diventerà il parco esclusivo dei club dei ricchi milanesi, quelli che già si sono impossessati della Scala e del Conservatorio, e lo sfondamento degli speculatori edilizi che premono sul parco verde, è annunciato. Il progetto, perciò, è uno solo: togliamoglielo di mano, fermiamo la privatizzazione, l’Idroscalo ritorni ai milanesi, ritorni il “nostro Idroscalo” e si riprenda il percorso interrotto nel 1999.

Dove eravamo rimasti? Al completamento del Progetto “Idroscalo 2000” da recuperare, e aggiornare, in almeno quattro direzioni:

  1. la rivisitazione del programma delle manifestazioni sportive e spettacoli, con la grande apertura ad enti ed associazioni, ed il tentativo di tenere attivo l’Idroscalo non solo nell’estate. Si provi a pensare anche ad un Autunno-Inverno all’Idroscalo;
  2. il ripensamento, con il Comune di Milano, di un piano di viabilità e servizi pubblici per l’Idroscalo dei cittadini. Un “tram verde”, ad esempio, che in sede protetta, colleghi tutto l’anno la città all’Idroscalo, che oggi è più difficile da raggiungere di quanto non lo sia la spiaggia di Ostia dal Centro di Roma, che è distante più del doppio. Milano peggio di Roma? Con la Colli e Albertini è proprio così;
  3. pensare all’Idroscalo come “Villaggio metropolitano dello Sport”, per sport acquatici e no, e lì rilanciare anche la sede dei corsi formativi per operatori sportivi;
  4. Recuperare l’idea di allargare l’Idroscalo alle aree dimesse (talune) del contiguo spazio di Linate.

Sintesi: pur oggi moltiplicandosi le iniziative (estive) dentro l’area, all’Idroscalo un’identità, è un laboratorio confuso. Conferendo allo stesso un carattere netto – proviamoci dal riconquistato Governo della Provincia – andremmo a dissuadere dichiarati intenti privatizzatori e speculativi dei grandi elettori delle destre, che avanzano indisturbati dentro la confusione voluta.

LO SPORTvai a indice

In questo insieme va ri-indagata la vaga definizione di “tempo libero” che, oggi, con l’elevarsi (assai positivo) dell’età media e la grande flessibilità precarizzata (assai meno positivo), è aumentato. La Provincia dovrebbe farsi promotrice di un “tavolo di regia” delle Associazioni minori, dei Circoli ricreativi, dei Centri Sociali per tutte le età, che operano sul campo E’ questa rete il vero presidio contro il degrado delle periferie e il vuoto metropolitano. Diventiamo un riferimento per tutti.

CACCIA E PESCA
(tutela delle biodiversità, diritti degli animali)vai a indice

  1. Sono assegnate alla Provincia funzioni amministrative e di pianificazione in materia venatoria. Fondamentale è il Piano Faunistico Provinciale, da definirsi con le associazioni ambientaliste, agricole, venatorie ed ittiche, per gestire, proteggere e valorizzare un territorio, oggi, anche da ri-monitorare.
    Si debbono, perciò e in tale contesto, promuovere subito azioni dissuasive in direzione dell’introduzione di specie non autoctone nelle campagne, nei boschi e nei corsi d’acqua, che vanno assolutamente salvaguardati. La fauna terrestre oggi ci parla della qualità dell’ambiente, la fauna ittica dello stato di salute delle acque. Se viene assunta questa cultura della salvaguardia, il pescatore ed il cacciatore diventano “sentinelle e cultori” essi stessi dell’ambiente, in stretta collaborazione, in questa intrapresa, con gli addetti provinciali alla vigilanza che, un’interpretazione forzata del D.L. 112 in materia di polizia amministrativa, equipara a “corpo di polizia”, stravolgendone le originali funzioni di sorveglianza del territorio e di educazione ecologica. Ci siano perciò, nel programma: delle priorità da assumere (anche in Provincia di Milano); delle forme di inciviltà da combattere; una nefasta deregulation venatoria da contrastare.
    • Le priorità: ispirandoci al concetto almeno della riduzione del danno, bisogna difendere l’equilibrio dei corsi d’acqua dovuto all’immissione del pesce siluro; difendere le colture dalla diffusione devastante della nutria e contenere, laddove si presenti, la moltiplicazione del cinghiale; predisporre, di converso, dei corridoi biologici per l’adeguato rifugio delle specie migratorie. Se gli addetti alla vigilanza assumono questa priorità di salvaguardia degli habitat e la compongono con interventi tesi a vietare la sperimentazione in agricoltura di specie geneticamente modificate, sostenendo all’opposto attività agricole biologiche, ecco che si rappresenterebbe virtuosamente in Provincia un interessante episodio di “tutela delle Biodiversità”, nella riqualificazione professionale degli addetti stessi. A questo serve la polizia provinciale, non certo a fare scorta d’onore a una Presidente principessa!
    • Le inciviltà da combattere, presenti per ora in forma ridotta nel Milanese: dal bracconaggio (che le destre comunque pensano di depenalizzare), al cosiddetto “roccolo”.
    • La deregulation, invece, è nella Legge Alemanno/Matteoli che rappresenta la risposta, distruttiva per l’ambiente e i suoi soggetti, alle istanze più retrograde del mondo armieristico e venatorio, secondo la quale legge è data alle Regioni la facoltà di aprire la caccia nei parchi, consentendo che “nomadi spara tutto” massacrino specie sinora protette – fringuelli, storni, peppole – “uccellini” che pesano meno della cartuccia usata per ucciderli.
      Dalla Provincia di Milano, riconquistata, si giri pagina sulla gestione clientelare e elettoralistica della caccia inaugurata dalle destre, che porta, deroga dopo deroga, alla sua privatizzazione, a un degrado dei parchi (per la Colli i parchi sono un intralcio al progredire della modernità che, per lei, è il cemento) che prepara, a sua volta, ipotesi di edificabilità che per decollare chiedono proprio la distruzione del verde e condoni selvaggi. Abroghiamo, nei fatti, la legge Alemanno/Mattioli.
  2. Ci proponiamo di introdurre nel Programma un elemento di novità che, qualora si affermasse, richiederebbe ancor più il già auspicato salto di qualità in formazione, funzioni e compiti del nucleo delle Guardie Provinciali.
    Introduciamo il punto dei DIRITTI DEGLI ANIMALI, articolandolo come segue:
    • repressione di tutte le forme di maltrattamento (abbandono, combattimenti tra i cani);
    • risanamento di canili e gattili, spesso in condizioni spaventose;
    • piano di intervento sul randagismo;
    • anagrafe canina e vaccinazioni;
    La Provincia può così assumere in materia un ruolo importante di raccordo e sostegno alle attività di associazioni e volontariato che operano nel campo. Con un progetto integrativo: visto che il cane e il gatto “d’affezione” sono, troppo spesso purtroppo, l’unica forma di compagnia per anziani indigenti - sono, questi animali, dei “muti badanti” - va garantito ai loro padroni un sostegno almeno per spese veterinarie.
Partito della Rifondazione Comunista - Fed. Prov. Milano e Brianza
Milano - Monza, 27 aprile 2004