Le elezioni amministrative del 27-28 maggio 2007 si annunciano come un appuntamento importante per rinnovare la fiducia all’uscente giunta monzese di centro-sinistra e una tappa fondamentale nel processo di costruzione della provincia di Monza e Brianza che culminerà nel 2009 con le elezioni provinciali.
L’associazione Sinistra Rosso-Verde di Milano, membro di una rete di associazioni costituitasi nel corso del 2006 in tutta Italia, condivide le analisi e le linee di tendenza illustrate nella bozza di programma del PRC - Sinistra Europea dal titolo “Monza e Brianza. Una nuova provincia con democrazia, diritti e partecipazione”.
Il dialogo politico avviato ormai due anni fa tra la dirigenza del PRC monzese e alcuni esponenti locali del direttivo del PdCI, ora associati di Sinistra Rosso-Verde, ha fatto maturare le condizioni per una più stretta collaborazione in vista dell’importante test amministrativo ed elettorale. La candidatura indipendente di un esponente dell’associazione è solo l’inizio di un percorso che certo potrà dare un contributo importante al necessario ed urgente rafforzamento della sinistra monzese di governo.
La proposta del PRC locale di lista unitaria con PdCI e Verdi è stata, infatti, respinta recentemente dagli ultimi due partiti che hanno deciso legittimamente di partecipare con una loro lista autonoma alle comunali 2007. Per chi spera e lavora per una riunificazione della sinistra in un nuovo soggetto politico (confederazione o partito unico) da più parti predicata e mai praticata, se non con intenti elettoralistici (Lista PdCI-Verdi-Consumatori o Rosa nel Pugno), si tratta certo di una sconfitta.
Di qui la convinzione e la volontà di molti cittadini e militanti della sinistra monzese di rafforzare le fila del PRC, che, a questo punto, è rimasta a livello locale, non solo l’unica sinistra unitaria, ma anche l’unico voto di sinistra utile. Sinistra Rosso-Verde ha pertanto avviato un confronto con il PRC monzese sui seguenti punti programmatici che faranno parte del programma definitivo del partito per le amministrative 2007:
Al primo punto del programma di qualunque Partito Comunista deve stare il mondo del lavoro. Giustamente il PRC ricorda come Monza e la Brianza, malgrado la crisi economica e i ridimensionamenti strutturali degli ultimi vent’anni, siano ancora un’area a forte presenza industriale. Il tessuto economico brianzolo è costituito però da piccole e medie imprese che negli anni a venire soffriranno sempre più la concorrenza dei mercati europei ed internazionali. Occorre pertanto avviare, in vista delle provinciali del 2009, una nuova analisi della situazione economica che coinvolga partito e sindacato (ognuno autonomo nel proprio ruolo) che sia all’altezza delle sfide future.
Il rischio che si corre è la lenta agonia del Sistema-Brianza dovuta anche alla passività del ceto imprenditoriale. Il pubblico, soprattutto la nuova provincia, dovrà entrare nella discussione con l’imprenditoria brianzola, con una forte carica di critica e di stimolo, lanciando una vera e propria sfida al “privato”. Pensare di poter competere con colossi internazionali come Cina e India nel campo della produzione è ormai improponibile. Occorre perciò rafforzare i settori di eccellenza che esistono da decenni in Brianza puntando tutto su tecnologia ed innovazione.
Con l’esclusione del settore delle costruzioni che negli ultimi anni sta avendo in Brianza una discreta espansione e che andrebbe orientato (questo dovrebbe essere il ruolo del pubblico) nella riconversione di aree dismesse a fini abitativi, culturali, ambientali e sociali, i settori trainanti brianzoli restano come da tradizione il Legno-Arredamento, il Chimico-Plastico, il Metalmeccanico e il Tessile.
Se l’obiettivo è mantenere alto il livello produttivo e qualitativo di questi settori che costituiscono il fondamento del commercio brianzolo che ha sicuramente una portata internazionale, l’innovazione tecnologica gioca un ruolo fondamentale. La Brianza, se vuole stare al livello delle sue potenzialità, deve diventare un nuovo laboratorio di idee e un cantiere intellettuale costantemente aperto e attivo. Monza (e la Brianza in generale) devo diventare definitivamente quello che è sempre stata la vocazione di quest’area lombarda a partire dal medioevo: la capitale del design, della nuova progettazione a tutto campo, della moda e del commercio.
Se alla produzione quantitativa verrà indissolubilmente associata qualità e ricerca l’intera area brianzola potrà dettare legge a livello nazionale e internazionale nei suddetti settori secondo il seguente schema:
Si tratta insomma di potenziare e di coordinare con maggiore efficacia settori validi che finora si sono mossi troppo spesso autonomamente. Solo ed esclusivamente con una ridefinizione del settore industriale si può orientare in senso compiutamente moderno (ossia globalizzato) e non più provinciale il commercio brianzolo individuando nuovi sbocchi e nuovi mercati.
Per quanto riguarda i diritti dei lavoratori Sinistra Rosso-Verde condivide la lotta contro la legge 30 e la precarizzazione dei contratti. Le fasce sociali più colpite sono i giovani (studenti-lavoratori, in particolare), le donne e le persone espulse dal mondo del lavoro a causa della crisi economica. Da respingere in modo categorico sono le continue e pressanti esternalizzazioni nel settore pubblico e privato. Persino i comuni hanno cominciato ad utilizzare manodopera sottopagata legittimando il caporalato camuffato da cooperazione. La concezione “aziendalista” degli istituti pubblici deve essere combattuta con fermezza.
Per supportare un nuovo sviluppo industriale la Brianza necessita di potenziare le sue infrastrutture. Per i comunisti settori chiave come l’energia e i trasporti devono restare in mano pubblica, soprattutto dopo i danni causati a livello internazionale dalle privatizzazioni sostenute dai neoliberisti. L’utilizzo di energie rinnovabili e a basso tenore di inquinamento come l’energia solare e quella fotovoltaica rappresentano sicuramente il futuro.
Si potrebbe addirittura prendere in considerazione la creazione di una società pubblica in Brianza che abbia l’energia solare come chiave di volta; un ente che si incarichi di erogare energia, di costruire e mantenere le strutture e di innovare le nuove tecnologie fotovoltaiche è senza dubbio all’ordine del giorno e contribuirebbe a rendere meno dipendente l’Italia dai ricatti internazionali di altri paesi (petrolio nordamericano, mediterraneo e mediorientale, gas russo, ecc).
Non è un segreto per gli appassionati di storia che uno dei motivi che spinse l’Italia fascista ad una alleanza con la Germania hitleriana fu proprio la questione energetica. L’Inghilterra, allo scoppio della guerra d’Etiopia voluta per motivi di propaganda imperiale dal fascismo, temendo un espansionismo italiano in Africa Orientale, reagì con l’embargo sulle esportazioni di carbone verso l’Italia, fatto che costrinse Mussolini a rivedere la sua politica estera nei confronti di Hitler. La somiglianza tra i due regimi fece il resto.
La nascita di consorzi pubblici e una espansione delle società di multiutility hanno il compito, anzi, il dovere di garantire a tutti le risorse primarie (acqua, energia elettrica, gas, telecomunicazioni).
Il recente “piano Rovani” che prevedeva la rinazionalizzazione della rete telefonica di Telecom è stato uno dei pochi tentativi di sinistra per rimediare alla sciagurata privatizzazione dell’unica società di telefonia fissa in Italia. Tuttavia il piano presentava anche aspetti negativi: si trattava, infatti, di un cospicuo regalo al gruppo Telecom fortemente indebitato.
Un governo di centro-sinistra realmente interessato alla concorrenza tra privati avrebbe dovuto privatizzare solo il traffico telefonico, mantenendo pubblica la struttura della rete. Se il piano Rovani fosse andato in porto i cittadini italiani avrebbero pagato una seconda volta una rete che era stata creta da Sip con i loro soldi. Tronchetti Provera avrebbe probabilmente risolto parecchi suoi problemi. Purtroppo l’Italia è piena di “capitani coraggiosi” che pretendono di lanciarsi nel grande abisso della finanza con il paracadute fornitogli da politici baffuti, statisti dimezzati e ministri degli esteri imbecilli o, peggio, conniventi.
Anche per quanto riguarda la mobilità e i trasporti bisognerebbe operare nella stessa direzione potenziando il settore pubblico. Se la riqualificazione della Stazione di Monza è uno dei fiori all’occhiello della giunta Faglia, nel nuovo mandato si deve operare per rafforzare il servizio pubblico interno alla città (ad esempio, prolungare ragionevolmente il servizio autobus nelle ore serali e potenziare le linee ferroviarie che transitano da Monza: Milano-Lecco e Milano-Chiasso) e con i comuni limitrofi. Per quanto concerne politiche più ampie purtroppo il problema è ormai diventato di natura regionale, nazionale se non continentale.
Per poter far fronte alle nuove sfide dello sviluppo la Brianza necessita di un potenziamento dei percorsi formativi. In questo contributo si darà soprattutto importanza alla formazione culturale e professionale posteriore alla scuola dell’obbligo: università e corsi post-diploma.
L’esistenza di università pubbliche e private sul territorio (distaccamento di medicina al S. Gerardo di Milano-Bicocca, università della Salute del S. Raffaele) va incrementata se si vuole che i lavoratori e i quadri dirigenti brianzoli siano all’altezza delle sfide da affrontare.
La Brianza necessita di figure lavorative adatte alla sua struttura economica e, in particolare, di addetti nell’industria della lavorazione del legno e del tessile. Sarebbe interessante creare una università (o dei corsi di laurea /corsi post-diploma):
insomma, un vero e proprio “Politecnico delle arti e dei mestieri” legato alle tradizioni culturali ed economiche del nostro territorio che possa veramente mettere i giovani nella condizione di trovare un lavoro già durante il percorso di studi con corsi e stages nelle industrie brianzole.
Una cosa da non sottovalutare è anche l’urgente costituzione di una scuola professionale politico-amministrativa ed economico-sociale che porti alla formazione, in breve tempo (dieci anni al massimo), di un nuovo gruppo dirigente politico ed economico della Brianza . Una struttura di questo tipo risulta indispensabile data la crisi delle strutture politiche (istituzioni, partiti, associazioni) ed economiche (imprese) tradizionali. La passività, impreparazione e parassitismo di queste strutture costituisce uno dei motivi del tragico ritardo del sistema-Italia rispetto al resto del mondo.
Questa scuola dovrebbe insomma coniugare cultura classica e scientifica nella formazione della futura classe dirigente politica ed economica con l’obiettivo di rovesciare lo strapotere della cultura “tecnica” che tende per sua intima natura a trasformare il pianeta e la società umana in un efficiente “alveare” o “termitaio”.
Tutte queste strutture devono funzionare basandosi su una collaborazione tra pubblico e privato, cosa che in Italia si riesce a fare solo parzialmente e con scarsa continuità.