Diciassette voci, un vocabolario base per non perdersi in trappole e meandri di una campagna elettorale che si preannuncia piuttosto cattiva

Le diciassette parole della campagna elettorale

Ogni campagna elettorale ha le “sue” parole, o parole-chiave, quelle su cui si polarizza la propaganda, la discussione, il confronto. Noi ne abbiamo individuate alcune.

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ABORTO

Con la forza d'urto di un elefantino molto intelligente, Giuliano Ferrara ha imposto il tema, anzi ha deciso di convertirlo in una lista elettorale (detta Pro-Life), non particolarmente apprezzata neppure da Berlusconi. La proposta è quella di una “moratoria”: termine che equivale a “sospensione” e che, dunque, nel caso specifico, non è chiaro a che cosa concretamente alluda. I maggiori partiti hanno già fatto sapere che non gradiscono né la discussione né, ancor peggio, la polemica. Una prudenza che nasce non solo da preoccupazioni elettorali: il Pd, come è noto, contiene dentro il suo ampio spettro di culture e posizioni politiche tutto e il suo contrario, dal clericalismo dichiarato e spudoratamente naif al laicismo di matrice femminista. In ogni caso: a parole, nessuno, neppure Ferrara, propongono modifiche sostanziali alla legge 194, che non solo ha funzionato (relativamente) bene, ma ha ridotto nettamente il numero degli aborti praticati. Allora che cosa vogliono? Vogliono una cosa che, purtroppo, hanno già in gran parte ottenuto: produrre un clima di criminalizzazione delle donne che scelgono di interrompere una gravidanza, attaccare la libertà femminile, costruire un organico pensiero politico reazionario.

AMBIENTALISMO

Una grande questione strategica, strapazzata dai media e da una indecente campagna denigratoria. Sul conto degli ecologisti è stata caricata, pressoché intera, la responsabilità della crisi dei rifiuti in Campania. Più in generale, chi pone la priorità ambientale, e quindi della qualità del modello di sviluppo, viene accusato di essere il mero portatore dei No. O della cultura del Nimby (Not in my Backyard, Non nel mio cortile), come dice anche Walter Veltroni, invitando ad un ambientalismo dei Sì. Cioè compatibile con gli interessi e la logica d'impresa.

AMERICANIZZAZIONE

Il sogno per nulla segreto di molti protagonisti di questa campagna elettorale: far diventare l'Italia il cinquantaduesimo Stato del grande impero nordamericano. Un Paese confederato, con un Presidente forte (magari eletto direttamente dal popolo), due soli grandi partiti tra cui scegliere (v. alla voce bipartitismo), astensionismo diffuso, molto movimento nella “società civile” (del tutto separato però dalle istituzioni), un sistema di lobbies e di battaglie (trasversali) per singole issues, poche tasse, molto patriottismo, molto inglese - ed anche molte nicchie, tutte le nicchie che si vogliono, tanto non contano nulla. Che ci sarà di affascinante in questa caricatura del peggio dell' America? Mah…Intanto, Berlusconi si traveste da MacCain e Veltroni si sente quasi come Obama.

ANTIPOLITICA

Secondo molti media, l'antipolitica è improvvisamente già alle nostre spalle. Può darsi che il terremoto - o la più semplice ristrutturazione - del panorama delle forze che si presentano alla competizione del 13-14 aprile sia bastato a recuperare l'umore di profonda sfiducia nella politica, nei suoi protagonisti e nelle istituzioni, che serpeggia da tempo nel popolo italiano. Può darsi, insomma, che l'effetto-novità funzioni davvero. Ma sarebbe imprudente, soprattutto a sinistra, sottovalutare l'astensionismo strisciante che, di sicuro, più che serpeggia nell'elettorato, appunto, di sinistra.

AUTODETERMINAZIONE

Il buco nero del dibattito di queste settimane su “diritto alla vita”, feti da rianimare e femmine assassine. L'idea elementare, partorita negli anni Settanta dalle femministe, secondo cui una donna non deve rendere conto delle proprie scelte né a padri e mariti né a preti né tanto meno a magistrati non va proprio più di moda. Salvo che tra i soggetti determinati a lottare per la propria libertà. L'autodeterminazione è uno di quei temi su cui la politica (quella con la P maiuscola) si fa - oggi più di ieri - nelle assemblee e nelle piazze. Gay, lesbiche, trans, donne di generazioni diverse - le più giovani in prima fila - rilanciano il diritto di ciascuna/o a inventarsi amori, sessualità, vite sottraendoli alla norma patriarcale. Da loro la Sinistra ha tutto da imparare.

BIPARTITISMO

Ed ecco l'obiettivo portante del sogno americano di Veltroni e di Berlusconi: semplificare il sistema politico, fino a ridurlo a due grandi e potenti soggetti politici che si alternano al governo e che si assomigliano molto, nel senso che condividono le scelte essenziali - politica estera, economia, valori nazionali. Si chiama “bipartitismo perfetto” (per distinguerlo da quello “imperfetto”, che secondo la definizione di Giorgio Galli, ha retto l'Italia per tutta la prima Repubblica, nel “condominio” tra Dc sempre al governo e Pci sempre all'opposizione) e si fonda su un'opzione di politica ad un tempo debole e governista. La politica, appunto, si identifica con una sola sfera, quella del Governo: perciò il Partito si riduce a un grande contenitore ecumenico, cioè interclassista, delle opinioni di cittadini e cittadine e si struttura come una pura macchina elettorale, che nasce e rinasce ogni volta che si vota. In quest'ottica, i partiti non possono che essere di centro, perché, come dicono all'unisono i politologi, è al Centro che si vince. E la conseguenza più significativa, almeno rispetto alla storia e alla tradizione italiana, è la scomparsa della sinistra politica, o la sua riduzione a pura testimonianza. Attenzione: è del bipartitismo made in Usa che si sta parlando. Anche in Europa esistono sistemi, in diritto o in fatto, bipartitici, ma sono tutti caratterizzati dalla persistenza di un soggetto comunque di sinistra, socialdemocratico, socialista, o almeno nominalmente prolabour. E' sempre la fissa che dell'America si copia, o s'importa, solo il peggio….

CATTOLICI

Per quanto si dica e si ripeta in tutte le inchieste sociologiche sulla secolarizzazione ormai intervenuta nella società italiana (messe frequentate regolarmente da una fettina di popolazione, matrimoni civili in grande crescita, crisi delle vocazioni sacerdotali, libertà crescente dei costumi non solo sessuali), il peso specifico dei cattolici nella politica italiana resta enorme. Non solo per la politica ruiniana di pesante ingerenza nelle decisioni e nelle leggi che il parlamento dovrebbe discutere e approvare/disapprovare in piena sovranità, non solo per il colossale spazio che Tv e grandi giornali offrono al pontefice e alle alte gerarchie vaticane, non solo per le debolezze dello schieramento laico, spesso privo di idee forti e quasi sempre sulla difensiva, ma per ragioni più di fondo, legate alla storia e, forse, al declino spirituale del Paese. Fattostà che, ad ogni elezione importante, tutti inseguono i “voti dei cattolici” - sta già accadendo, anche questa volta. Fattostà che la maggioranza dei leader dei partiti, o i loro più significativi esponenti, si dicono cattolici - da Rutelli a Storace. E che il fenomeno degli “atei devoti” si va moltiplicando, quasi a dismisura. Forse c'entra anche la presenza capillare, in tutti gli schieramenti, del personale politico di provenienza cattolica o democristiana. La Dc non c'è più da un pezzo, ma i democristiani ci sono, eccome.

CENTRO

Appare molto affollato, in questo momento. A parte il Pd (non solo noi, ma il direttore del “Riformista” l'ha definito, appunto, un partito di centro, suscitando una vivace discussione), ci sono almeno tre formazioni che aspirano ad occupare, appunto, lo spazio del centro moderato: l'Udc di Casini, la “Rosa Bianca” di Baccini-Tabacci, l'Udeur del famigerato Mastella. L'effetto immediato appare, per ora, lo spostamento del Pdl su una collocazione più marcatamente di destra “conservatrice”, neo-autoritaria, un po' confessionale. Sembrerebbe garantito uno spazio del 6-7 per cento - a parte qualche exploit possibile in Sicilia, in Calabria e, magari, nel Lazio. Ma poi? Se Berlusconi vince al Senato come noi, Unione, abbiamo vinto nel 2006, che cosa faranno i freschi centristi ritrovati?

GIOVANI

Saranno alcuni di loro, in particolare i giovani rampolli di buona famiglia (leggi ricca), ad usufruire di una visibilità finora inedita: anche questo fa parte della terapia di replica all'umore antipolitico. In questa campagna elettorale, cioè, si rischia di morire di “bio-giovanilismo”. Tutti parlano dei giovani, in un mondo nel quale per fortuna si vive (e perciò si invecchia) molto di più. Nessuno, a parte la Sinistra, propone le cose essenziali: lotta alla precarietà, salario sociale, potenziamento qualitativo della formazione e del sapere alto, allargamento degli spazi di libertà effettiva, a cominciare dalla fine di ogni proibizionismo.

LARGHE INTESE

Non tutti lo sanno, specie l'elettore medio, ma questa versione nazionale della tedesca “Grosse Koalition” è uno degli esiti possibili delle prossime elezioni - auspicato, per altro, da Montezemolo, dal Corriere e vari altri poteri. A prescindere dalle molte convergenze rintracciabili nei programmi del Pd e del Pdl, e dai ribaditi desideri di essere finalmente “per” invece che “contro”, non si può certo escludere che, date le trappole della legge elettorale del Senato, si determini, da capo, una situazione di difficile governabilità. Se così accadesse, una qualche forma di convergenza “formale” tra i due maggiori partiti sarebbe, come dicevamo, la via d'uscita più ricercata. Non necessariamente un governo alla Merkel, non esattamente un governo alla Sarkozy, ma, magari, un intreccio bipartizan in salsa italica. O un gentlemen agreement su base parlamentare. O chissà quale altra fantasiosa perversione. Ci sono tematiche, per altro, che si prestano particolarmente a pratiche di “inciucio”: la politica estera, la sicurezza (il sicuritarismo), l'immigrazione - e parecchie delle questioni dette “eticamente sensibili”. Lo si capirà presto, subito dopo il voto. Lo capiranno i delusissimi elettori che pensavano, in perfetta buona fede, di aver votato “utilmente” l'antagonista più forte al berlusconismo.

LAICITA'

Tutti ne parlano, ma nel Palazzo pochi la vogliono. Veniamo da anni di attacchi alla laicità dello stato e alla sfera delle scelte individuali, soprattutto quando attengono la vita e la morte. Momento cardine è stata l'approvazione della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita che, per la prima volta nella storia repubblicana, impone a tutte e tutti l'idea sulla vita di alcuni (la chiesa e i suoi proseliti); segue a ruota tutto il dibattito reazionario contro l'approvazione delle unioni civili. Fatti simili, quando parliamo di altri Paesi, li definiamo fondamentalisti o integralisti, sottolineando in questo modo come la religione sia entrata, prepotente, a regolare la sfera pubblica e le relazioni sociali e sessuali. Ma che cosa significa parlare oggi di laicità? Significa mettere al centro i principi di libertà e uguaglianza, rivedicando per il singolo (qualunque sia il sesso o l'orientamento e l'identità sessuale) uno spazio che non può essere occupato dai dogmi né di stato, né della chiesa. Per il popolo della Sinistra è la grande sfida per il presente, la Sinistra saprà accoglierla?

LAVORO

L'ha scritto, molto lucidamente, Mario Tronti sul manifesto : non c'è Sinistra degna di questo nome, capace di proporsi come entità politicamente e culturalmente significativa, che non abbia il lavoro al centro della sua identità. Non la tradizionale “centralità operaia”, degli operai della fabbrica, ma la volontà di rappresentare e dar forza al vasto e disperso “nuovo proletariato” prodotto dalla globalizzazione. Quello che subisce l'“orrore economico”. Quello che vive lavorando, non lavorando, faticando, alle dipendenze di chi lo sfrutta, lo aliena, gli determina i tempi della vita, del consumo e del così detto “tempo libero”. Quello che, oggi, rischia di perdere non solo il salario e i diritti, ma la dignità.

QUESTIONE MORALE

L'espressione, di conio berlingueriano, non piace a molti: che vi avvertono un suono “moralistico”, di generico richiamo all'onestà (virtù incompatibile, oltre che con la ricchezza, anche con la politica?) e, più recentemente, segnato dal “dipietrismo”. In verità, nella politica italiana (e forse occidentale) la questione della moralità è aperta da molti anni, ed ha radici molto complesse ma anche molto “materiali”: la fine dei progetti forti, delle Grandi Narrazioni novecentesche, ha lasciato il posto ad una politica debole e perciò “opportunistica”. Per un verso separata dai bisogni e dalla rappresentanza sociale, quindi “svincolata”, autoreferenziale, tendenzialmente ridotta a mestiere o a tèchne. Per l'altro verso, pronta invece a cavalcare ogni pulsione sociale, ogni umore culturale, ogni rivendicazione corporativa, che apparissero utili all'acquisizione di consenso. Il passaggio dalla necessaria autonomia del far politica all'autonomia del Ceto Politico: ecco il grande vizio da cui son nate molte degenerazioni, da Tangentontopoli in poi, le pratiche di corruzione e neoclientelismo, la tendenza all'impunità. Non si tratta dunque di contrapporre una società civile “buona” e “innocente” alle cattiverie della casta - hanno ragione tutti coloro che sottolineano la piena convergenza della disgregazione sociale con le tare della pratica politica. Ma di riformare radicalmente la politica, restituendole senso, legame sociale, capacità progettuale. In questo senso, questione morale e Riforma della Politica sono quasi sinonimi.

SALARI

Salari, stipendi, pensioni, redditi da lavoro dipendente: vanno aumentati, in termini consistenti e palpabili. Non solo perché sono scandalosamente fermi da troppi anni, non solo perché la gente non ce la fa più, ma perché è l'ora di avviare quella politica di redistribuzione della ricchezza che è costata la vita al governo Prodi. Ecco un tema di semplicità, in fondo, straordinaria.

SCUOLA

E' la grande rimossa della campagna elettorale: non ne parla nessuno. Eppure, riguarda milioni di persone. Eppure, la scuola (pubblica, laica e plurale) è il fondamento ineludibile non solo dello sviluppo sociale, ma della democrazia. Perché una tale dimenticanza? Le prime cinque risposte saranno premiate…

TASSE

Vanno ridotte a tutti, compresi i raider che speculano sui mercati finanziari, o vanno essenzialmente ridotte quelle che pesano sul lavoro dipendente, quello su cui si poggiano davvero le entrate fiscali del Paese? Ecco un'altra questione quasi elementare. A pensarci bene.

VOTO UTILE

Berlusconi l'ha già detto, Fini l'ha appena ribadito, Veltroni lo lascia intendere: ogni voto esterno al “duopolio” Pd-Pdl è inutile, è uno spreco, è una scelta dissennata. Da qui, l'appello al voto, appunto, “utile”: quello che riduce - a due soli soggetti - la dialettica politica, quello che semplifica e consente la stabilità. L'argomento è antico, ma oggi si presenta in forma nuova (v. alla voce bipartitismo) e, al di là del suo sapore ricattatorio e, diciamo la verità, assai tracotante, contiene parecchie suggestioni: all'elettore che si ostina a coltivare un'identità diversa da quella del duopolio, si rivolge una minaccia (la responsabilità di un Disordine irrisolto) e, al tempo stesso, una lusinga (l'Eden della stabilità). Semplificare è bello, i Grandi soggetti sono più accoglienti dei piccoli, e finalmente efficaci, in Due tutto può migliorare - ecco l'idea della Grande Semplificazione, ecco la grande illusione seminata nell'epoca del dominio della logica binaria (che il computer simboleggia al massimo). Inutile dire che la tentazione del “voto utile” si diffonderà (si sta diffondendo) anche a sinistra: per evitare la vittoria della destra, per dare la massima forza possibile all'antagonista del probabile vincitore, per premiare la novità, per punire una sinistra che ha deluso, perché non ci si può che rassegnare al “meno peggio”. Gli argomenti sono questi e molti altri - tutti da prendere tremendamente sul serio.

Rina Gagliardi
Roma, 24 febbraio 2008
da “Liberazione”