Elezioni di primavera 2009

Pd, sinistra e alleanze locali, in vista del voto di primavera

Il Prc dovrà essere presente con le sue liste e il suo simbolo. Ma con quali alleanze? Ecco un elenco di condizioni «discriminanti»

Gianluigi Pegolo

Gianluigi Pegolo

Photo by PRC La Speziainfo

Fra pochi mesi il nostro partito sarà impegnato in una prova elettorale amministrativa di prima grandezza. Si recheranno al voto gli elettori di quasi i due terzi delle province ( per l'esattezza 63) e di più della metà dei comuni (più di 4000). La dimensione della consultazione è tale da farle assumere un rilievo nazionale e una caratterizzazione spiccatamente politica, anche in ragione dell'elevato numero delle province coinvolte. E' del tutto evidente che l'eterogeneità delle situazioni locali non fa venir meno, ma anzi sollecita, la definizione di un indirizzo politico molto preciso. Peraltro, è evidente che dopo il clamoroso insuccesso delle scorse politiche e anche delle scorse amministrative di primavera, Rifondazione Comunista ha l'assoluta necessità di ottenere un buon risultato, marcando la sua presenza come forza politica.
Va da sé che nei comuni dove è possibile la presentazione della lista di partito, e in generale nei comuni sopra i 15.000 abitanti e nelle province, presenteremo il nostro simbolo. La scelta di dar vita a liste civiche di sinistra può giustificarsi nei piccoli comuni, ma è illogica, prima che sbagliata politicamente, negli altri casi. Peraltro, l'esperienza delle scorse amministrative e anche quella delle precedenti consultazioni hanno dimostrato che "biciclette" o nuovi simboli danno come risultato il calo dei voti e la perdita di molti eletti, spesso concessi ad altre formazioni politiche.
La questione più delicata, però, riguarda il sistema delle alleanze. Questo nodo non è affrontabile senza ricostruire con realismo la situazione in cui versa il sistema degli enti locali. La situazione è allarmante per diverse ragioni. In primo luogo, per la discrasia che si sta producendo fra condizione sociale e funzioni degli enti locali. Mentre la crisi minaccia direttamente il reddito reale e quindi più necessaria diventa l'azione redistributiva di comuni e province, la loro funzione è stravolta da una condizione finanziaria insostenibile. Sappiamo che da anni la restrizione dei trasferimenti e le norme del patto di stabilità interna stanno taglieggiando i bilanci degli enti locali, ma i provvedimenti in gestazione a livello di legge finanziaria assumono ora una pesantezza senza precedenti.
Questa situazione è destinata a riverberarsi sulle prossime elezioni amministrative. Se non interverranno significative modificazioni della legge finanziaria e del patto di stabilità interna il ricatto della carenza di risorse diventerà particolarmente acuto. Ne discende che coalizioni che puntino a rilanciare la funzione sociale degli enti locali dovranno selezionare con attenzione le priorità. Ciò significa, in primo luogo, che dovranno considerare fondamentale la difesa dei servizi pubblici, che dovranno evitarne la restrizione, che dovranno impedire che ne sia ridotto l'accesso attraverso aumenti delle tariffe. Non solo, ma dovranno concentrare le risorse aggiuntive disponibili prevalentemente sul potenziamento del sistema di welfare locale e sul sostegno al reddito, attraverso gli strumenti loro consentiti.
Non solo, occorrerà garantire che la situazione di crisi finanziaria in cui versano gli enti locali non finisca con il favorire una progressiva dismissione di funzioni pubbliche. E ciò, si badi bene, non significa solo il rifiuto delle privatizzazioni più o meno mascherate dei servizi pubblici, ma significa anche contrastare la dismissione di beni pubblici e la progressiva cessione ai privati di funzioni pubbliche o l'allentamento dei controlli territoriali ed ambientali. Un'operazione non facile, se si considera che già ora la leva degli oneri di urbanizzazione costituisce uno dei canali più significativi per nuove entrate e che la tentazione di recuperare risorse riducendo i vincoli urbanistici è forte.
La costruzione di coalizioni per le prossime amministrative non può prescindere da queste discriminanti, ma qui si apre un problema di prima grandezza relativamente agli orientamenti del PD. Benché i comportamenti non siano territorialmente omogenei, tuttavia è riconoscibile un indirizzo generale. Tale indirizzo si sostanzia, in primo luogo, nel sostegno in molte realtà alla privatizzazione delle funzioni pubbliche e alla riduzione dell'offerta di servizi sociali. Non si tratta di una novità. E' noto come gli stessi DS da anni siano gli alfieri della gestione privata dei servizi. Il punto è che nell'ultimissima fase, con la nascita del PD, queste tendenze, anche in virtù del peggioramento della situazione finanziaria degli enti locali, si sono via via accentuate.
Il problema del rapporto col PD non si esaurisce, tuttavia, in questi orientamenti. Ve ne sono altri non meno pericolosi che si sono manifestati nel periodo più recente. Il primo è rappresentato dalla torsione "sicuritaria" assunta dalle politiche degli enti locali per l'iniziativa di alcuni sindaci che si sono giovati del nuovo quadro legislativo in materia di sicurezza. Benché, spesso, queste scelte non abbiano dato luogo ad effetti pratici significativi, rimanendo il più delle volte disposizioni di natura propagandistica, è del tutto evidente il loro carattere arbitrario e l'intento dichiarato di lisciare il pelo al razzismo e alle pulsioni xenofobe, per strappare consensi alla destra.
Nella fase più recente un nuovo ostacolo è sorto. Mi riferisco al tentativo esplicito di allargare le coalizioni a destra, incorporandovi l'UDC. Sorprendentemente a sinistra si è sottovalutato questo fatto. Vi sono realtà dove già sono in atto contatti con l'UDC condivisi da forze della sinistra e, ahimé, anche da qualche struttura locale del nostro partito. In realtà questa scelta non solo prelude ad una svolta a destra nell'asse delle coalizioni, ma punta all'assoggettamento della sinistra, ridotta viepiù al ruolo di forza di complemento di un'operazione di sfondamento al centro del PD.
Questa breve rassegna di problemi mette in risalto le discriminanti essenziali di una politica di alleanze per le prossime amministrative che si possono sintetizzare in: difesa e sostegno del reddito e del welfare locale, difesa delle funzioni pubbliche contro i rischi di privatizzazione, rifiuto delle logiche sicuritarie, alternatività all'udc. Naturalmente questi punti non esauriscono le discriminanti politiche e programmatiche. Si pensi ad almeno altre due questioni fondamentali. La prima è quella del profilo del personale politico che deve essere non solo estraneo a responsabilità penali ma- specie nella figura dei primi cittadini- anche interprete di un bisogno di pulizia, di rigore morale e di trasparenza. La seconda è una prassi amministrativa che segni una svolta rispetto al centralismo soffocante che regna negli enti locali. Non si tratta solo dell'introduzione di pratiche partecipative, ma anche della restituzione di funzioni ai consigli, ormai sviliti nel loro ruolo.
Il problema della sostenibilità a livello locale delle alleanze col PD sta qui, nel rispetto di essenziali discriminanti politiche e programmatiche. A parte casi particolari in cui ciò sia impossibile, il terreno del confronto va quindi praticato, ma con la consapevolezza delle difficoltà che si possono incontrare. Che spazio ha in tutto questo l'unità a sinistra? E' evidente che ha un ruolo essenziale, nell'imporre contenuti avanzati a coalizioni di centro-sinistra o, nell'impossibilità di farlo, nel dar vita a coalizioni alternative al PD, ma anche qui le cose non sono così semplici. Le sinistre sul territorio sono spesso inadeguate, e non solo in termini di rapporti di forza ma - cosa più grave - in termini di orientamenti politici. Ciò vale in particolare per la tendenza frequente alla subordinazione al PD. Concepire l'unità a sinistra in termini di puro confronto con alcune forze non è quindi sufficiente, altrettanto essenziale è costruire una relazione esplicita con movimenti e realtà sociali.
Rifondazione ha quindi il compito non facile di ricostruire relazioni a sinistra vincendo resistenze, tenendo la barra sui contenuti, e praticando una politica di alleanze per i governi locali che restituiscono agli stessi la loro funzione principe di garanzia della coesione sociale, dell'inclusione, della difesa dei redditi bassi e della salvaguardia delle funzioni pubbliche. Il tutto nel nuovo scenario della crisi. In questo, vitale è il rapporto con i soggetti sociali, coi loro bisogni e a tale riguardo - anche se il tempo è poco, se spesso le strutture del partito sono assenti dall'iniziativa sociale e se si è allentata la loro struttura organizzativa - non vi sono scorciatoie. Da qui si deve ripartire.

Gianluigi Pegolo
Roma, 25 novembre 2008
da “Liberazione”