Fra pochi mesi il nostro partito sarà impegnato in una prova elettorale amministrativa di
prima grandezza. Si recheranno al voto gli elettori di quasi i due terzi delle province ( per l'esattezza
63) e di più
della metà dei comuni (più di 4000). La dimensione della consultazione
è tale da farle assumere un rilievo nazionale e una caratterizzazione spiccatamente politica,
anche in ragione dell'elevato numero delle province coinvolte. E' del tutto evidente che l'eterogeneità delle
situazioni locali non fa venir meno, ma anzi sollecita, la definizione di un indirizzo politico molto
preciso. Peraltro, è evidente che dopo il clamoroso insuccesso delle scorse politiche e anche
delle scorse amministrative di primavera, Rifondazione Comunista ha l'assoluta necessità di
ottenere un buon risultato, marcando la sua presenza come forza politica.
Va da sé che nei comuni dove è possibile la presentazione della lista di partito, e
in generale nei comuni sopra i 15.000 abitanti e nelle province, presenteremo il nostro simbolo.
La scelta di dar vita a liste civiche di sinistra può giustificarsi nei piccoli comuni, ma è illogica,
prima che sbagliata politicamente, negli altri casi. Peraltro, l'esperienza delle scorse amministrative
e anche quella delle precedenti consultazioni hanno dimostrato che "biciclette"
o nuovi simboli danno come risultato il calo dei voti e la perdita di molti eletti, spesso concessi
ad altre formazioni politiche.
La questione più delicata, però, riguarda il sistema delle alleanze. Questo nodo non è affrontabile
senza ricostruire con realismo la situazione in cui versa il sistema degli enti locali. La situazione è
allarmante per diverse ragioni. In primo luogo, per la discrasia che si sta producendo fra condizione
sociale e funzioni degli enti locali. Mentre la crisi minaccia direttamente il reddito reale e quindi
più
necessaria diventa l'azione redistributiva di comuni e province, la loro funzione è stravolta
da una condizione finanziaria insostenibile. Sappiamo che da anni la restrizione dei trasferimenti
e le norme del patto di stabilità interna stanno taglieggiando i bilanci degli enti locali,
ma i provvedimenti in gestazione a livello di legge finanziaria assumono ora una pesantezza senza
precedenti.
Questa situazione è
destinata a riverberarsi sulle prossime elezioni amministrative. Se non interverranno significative
modificazioni della legge finanziaria e del patto di stabilità interna il ricatto della carenza
di risorse diventerà particolarmente acuto. Ne discende che coalizioni che puntino a rilanciare
la funzione sociale degli enti locali dovranno selezionare con attenzione le priorità. Ciò significa,
in primo luogo, che dovranno considerare fondamentale la difesa dei servizi pubblici, che dovranno
evitarne la restrizione, che dovranno impedire che ne sia ridotto l'accesso attraverso aumenti delle
tariffe. Non solo, ma dovranno concentrare le risorse aggiuntive disponibili prevalentemente sul
potenziamento del sistema di welfare locale e sul sostegno al reddito, attraverso gli strumenti loro
consentiti.
Non solo, occorrerà
garantire che la situazione di crisi finanziaria in cui versano gli enti locali non finisca con il
favorire una progressiva dismissione di funzioni pubbliche. E ciò, si badi bene, non significa
solo il rifiuto delle privatizzazioni più o meno mascherate dei servizi pubblici, ma significa
anche contrastare la dismissione di beni pubblici e la progressiva cessione ai privati di funzioni
pubbliche o l'allentamento dei controlli territoriali ed ambientali. Un'operazione non facile, se
si considera che già ora la leva degli oneri di urbanizzazione costituisce uno dei canali
più significativi per nuove entrate e che la tentazione di recuperare risorse riducendo i
vincoli urbanistici è
forte.
La costruzione di coalizioni per le prossime amministrative non può prescindere da queste
discriminanti, ma qui si apre un problema di prima grandezza relativamente agli orientamenti del
PD. Benché i comportamenti non siano territorialmente omogenei, tuttavia è
riconoscibile un indirizzo generale. Tale indirizzo si sostanzia, in primo luogo, nel sostegno in
molte realtà alla privatizzazione delle funzioni pubbliche e alla riduzione dell'offerta di
servizi sociali. Non si tratta di una novità. E' noto come gli stessi DS da anni siano gli
alfieri della gestione privata dei servizi. Il punto è che nell'ultimissima fase, con la nascita
del PD, queste tendenze, anche in virtù del peggioramento della situazione finanziaria degli
enti locali, si sono via via accentuate.
Il problema del rapporto col PD non si esaurisce, tuttavia, in questi orientamenti. Ve ne sono altri
non meno pericolosi che si sono manifestati nel periodo più recente. Il primo è
rappresentato dalla torsione "sicuritaria" assunta dalle politiche degli enti locali per
l'iniziativa di alcuni sindaci che si sono giovati del nuovo quadro legislativo in materia di sicurezza.
Benché, spesso, queste scelte non abbiano dato luogo ad effetti pratici significativi, rimanendo
il più delle volte disposizioni di natura propagandistica, è del tutto evidente il
loro carattere arbitrario e l'intento dichiarato di lisciare il pelo al razzismo e alle pulsioni
xenofobe, per strappare consensi alla destra.
Nella fase più
recente un nuovo ostacolo è sorto. Mi riferisco al tentativo esplicito di allargare le coalizioni
a destra, incorporandovi l'UDC. Sorprendentemente a sinistra si è sottovalutato questo fatto.
Vi sono realtà dove già sono in atto contatti con l'UDC condivisi da forze della sinistra
e, ahimé, anche da qualche struttura locale del nostro partito. In realtà questa scelta
non solo prelude ad una svolta a destra nell'asse delle coalizioni, ma punta all'assoggettamento
della sinistra, ridotta viepiù al ruolo di forza di complemento di un'operazione di sfondamento
al centro del PD.
Questa breve rassegna di problemi mette in risalto le discriminanti essenziali di una politica di
alleanze per le prossime amministrative che si possono sintetizzare in: difesa e sostegno del reddito
e del welfare locale, difesa delle funzioni pubbliche contro i rischi di privatizzazione, rifiuto
delle logiche sicuritarie, alternatività all'udc. Naturalmente questi punti non esauriscono
le discriminanti politiche e programmatiche. Si pensi ad almeno altre due questioni fondamentali.
La prima è quella del profilo del personale politico che deve essere non solo estraneo a responsabilità penali
ma- specie nella figura dei primi cittadini- anche interprete di un bisogno di pulizia, di rigore
morale e di trasparenza. La seconda è una prassi amministrativa che segni una svolta rispetto
al centralismo soffocante che regna negli enti locali. Non si tratta solo dell'introduzione di pratiche
partecipative, ma anche della restituzione di funzioni ai consigli, ormai sviliti nel loro ruolo.
Il problema della sostenibilità a livello locale delle alleanze col PD sta qui, nel rispetto
di essenziali discriminanti politiche e programmatiche. A parte casi particolari in cui ciò sia
impossibile, il terreno del confronto va quindi praticato, ma con la consapevolezza delle difficoltà che
si possono incontrare. Che spazio ha in tutto questo l'unità a sinistra? E' evidente che ha
un ruolo essenziale, nell'imporre contenuti avanzati a coalizioni di centro-sinistra o, nell'impossibilità di
farlo, nel dar vita a coalizioni alternative al PD, ma anche qui le cose non sono così
semplici. Le sinistre sul territorio sono spesso inadeguate, e non solo in termini di rapporti di
forza ma - cosa più grave - in termini di orientamenti politici. Ciò vale in particolare
per la tendenza frequente alla subordinazione al PD. Concepire l'unità a sinistra in termini
di puro confronto con alcune forze non è quindi sufficiente, altrettanto essenziale è costruire
una relazione esplicita con movimenti e realtà sociali.
Rifondazione ha quindi il compito non facile di ricostruire relazioni a sinistra vincendo resistenze,
tenendo la barra sui contenuti, e praticando una politica di alleanze per i governi locali che restituiscono
agli stessi la loro funzione principe di garanzia della coesione sociale, dell'inclusione, della
difesa dei redditi bassi e della salvaguardia delle funzioni pubbliche. Il tutto nel nuovo scenario
della crisi. In questo, vitale è il rapporto con i soggetti sociali, coi loro bisogni e a
tale riguardo - anche se il tempo è poco, se spesso le strutture del partito sono assenti
dall'iniziativa sociale e se si è allentata la loro struttura organizzativa - non vi sono
scorciatoie. Da qui si deve ripartire.