Elezioni comunali di Seregno, 28 - 29 marzo 2010

Un’altra Seregno è possibile

Programma amministrativo di Giuseppina Minotti detta Giusi
candidata sindaco collegata alla lista “Federazione della sinistra”

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UN’ALTRA SEREGNO E’ POSSIBILE

PREMESSA

La Federazione della Sinistra vuole rappresentare un’area democratica e di sinistra che si è formata in molti anni di attività politica e sociale rafforzandosi in particolare con la nascita del movimento per la pace.

Quello che in questo programma viene affermato va perciò visto come un “work in progress” (cantiere aperto) iniziato molti anni fa e soggetto a rivisitazioni ed integrazioni, perché la realtà che ci circonda cambia.

Lo scopo primario è cercare di modificare la struttura sociale della nostra città non in modo estemporaneo, ma secondo principi di democrazia e uguaglianza.

Il nostro impegno nelle istituzioni per il mantenimento ed il consolidamento di un assetto democratico, per l’attuazione piena del disegno istituzionale e in particolar modo, per la garanzia dei diritti universale ed il rispetto del principio di uguaglianza, è oggi messo alla prova, in presenza di un evidente peggioramento della condizione sociale, di nuove minacce alla democrazia e di un più generale degrado etico morale del sistema politico.

Una profonda crisi economica ha colpito gli Stati dell’Occidente Italia compresa, nonostante i falsi proclami del Governo di Centrodestra, di fuoriuscita dalla crisi, dal 1971 mai il PIL (Prodotto Interno Lordo) era calato del 4,9 %.

In questo scenario, prima di tutto, è minata alla base la stessa idea di futuro e un profondo senso di insicurezza pervade anche la nostra ricca Brianza.

La precarietà è diventata la condizione più comune e diffusa.

  1. È la precarietà della condizione lavorativa fra cassa integrazione e licenziamenti.
  2. È l’impossibilità per i giovani di progettarsi un futuro, di accedere ad un mutuo e comprarsi una casa, costretti a contratti eternamente a tempo determinato.
  3. È la quasi certezza di non potere percepire una pensione nella vecchiaia.
  4. E’ demolizione del servizio pubblico sanitario e l’arricchimento della sanità privata.
  5. E’ recessione economica.
  6. E’ distruzione dell’ambiente.
  7. E’ paura dell’Altro e del Diverso.

Noi riteniamo che sia qui, nella dimensione locale, nel cuore di una regione cosiddetta avanzata che debba partire l’impegno per un’alternativa:

  1. per il risanamento democratico e una svolta democratica nelle istituzioni locali;
  2. per l’impegno dell’amministrazione locale difronte all’emergenza crisi.,
  3. contro la precarizzazione, per il lavoro e per il sostegno al reddito;
  4. per una gestione efficiente democratica e socialmente equa del welfare e per l’attuazione dell’universalita’ dei diritti:
  5. per un’economia ecologicamente compatibile e la riconquista della gestione pubblica dei beni comuni

L’ATTUALE CONTESTO POLITICO

Il 28 e 29 marzo 2010 i cittadini di Seregno voteranno per il rinnovo del Consiglio Comunale di Seregno e contemporaneamente per il rinnovo del Consiglio Regionale della Lombardia.

Nel caso delle regionali si tratta di contrastare il modello “formigoniano” per il quale “tutto ciò che è privato è bello e tutto ciò che è pubblico è inefficiente”.

Dalla sanità ai trasporti, dalla scuola e istruzione alla gestione dei servizi sociali e di pubblica utilità, alle politiche del lavoro, abbiamo così visto e registrato una progressiva ed ormai ingombrante invadenza del privato e la conseguente mercificazione dei diritti fondamentali dei cittadini, abbandonati sempre più a loro stessi.

Peraltro, la Giunta regionale, anche al di là dei suoi poteri, ha compiuto scelte significative, tutte all'insegna dell’iper-liberismo, della privatizzazione e della “deregulation”, e le ha imposte al Consiglio stesso:

  1. è stato varato un Piano socio sanitario che realizza la privatizzazione di fatto degli ospedali pubblici e delega al privato e al privato sociale risorse e competenze nell’area sociale ed assistenziale;
  2. è stato varato un Piano casa straordinario che permette di costruire dovunque ci sia un’area ancora libera;
  3. le case di riposo sono state trasformate in fondazioni private e sottratte al controllo degli Enti Locali;
  4. è stata varata una legislazione sui servizi pubblici locali che, di fatto, li liberalizza offrendoli al mercato;
  5. la legge sulla famiglia ha spostato l'onere dell'assistenza ai congiunti malati dai servizi pubblici alle mura domestiche;
  6. il buono scuola per i rampolli delle famiglie ricche è stato finanziato a scapito del diritto allo studio di tutti e di tutte.

Le scelte regionali, non bastassero quelle del governo centrale, hanno poi avuto ampie ricadute a livello locale aumentando le difficoltà e sottraendo competenze ai comuni: altro che federalismo, altro che decentramento!

A Seregno il tentativo di riconferma del governo della città da parte del centro – destra si sposa con le difficoltà interne del PD sempre più di centro e meno di sinistra, come peraltro dimostra il rifiuto di fare accordi elettorali con la Federazione della Sinistra per il timore di dover ridiscutere programmi e metodi di lavoro e per una vecchia, ma mai morta, pregiudiziale anticomunista.

E’ questa una visione statica della società seregnese che in questi anni ha modificato sia l’assetto sociale che le modalità di approccio alla politica locale. Basta ricordare la partecipazione al referendum sull’estensione dell’art.18 nel 2003: 5607 cittadini votarono ed ancora non si vedevano gli effetti della precarizzazione del lavoro.

Crediamo ci siano ampie potenzialità per un cambiamento sociale, culturale e amministrativo: a partire dal coraggio di puntare sul coinvolgimento dei cittadini nella progettazione della città e del suo futuro.

È questo il senso del nostro impegno politico.

PER UN CONTROLLO DEMOCRATICO DELLE POLITICHE DEGLI ENTI LOCALI E PER LO SVILUPPO DELLA PARTECIPAZIONE POPOLARE

La crisi della politica nell’era post-industriale e della globalizzazione, ci impone di ripensare il rapporto tra cittadino e istituzione. Nell’ultimo decennio, nonostante le numerose leggi di riforma, si è verificato un marcato allontanamento di fasce sempre più larghe di cittadini dalle istituzioni, determinando un allentamento del tessuto democratico e un indebolimento della capacità di risposta alle complesse questioni che la società contemporanea pone.

QUESTIONE MORALE.

In primo luogo, poniamo al centro della nostra proposta e del nostro programma - la questione morale. Non si tratta di una scelta di prammatica. E’ vero invece che in questi mesi la questione morale è precipitata in una serie di regioni, con avvisi di garanzia, rinvii a giudizio su questioni riguardanti la gestione pubblica, a partire dalle scelte in tema ambientale, infrastrutturale e sanitario.

La vicenda ha assunto caratteri talmente inquietanti da richiedere un segnale forte e chiaro.

QUESTIONE DEMOCRATICA

La questione morale si intreccia con la questione democratica. Meno è garantita la democrazia, più il potere di scelta di chi governa diventa discrezionale. Qui i temi fondamentali sono quelli della partecipazione, ma anche del diritto alla rappresentanza. Nonostante il tentativo di alcune forze politiche, dei movimenti e di tante soggettività sociali, la partecipazione, per molteplici ragioni, si è inaridita, indebolendo lo stesso reticolo democratico e popolare che per alcuni decenni aveva permesso sviluppo, conquiste e riconoscimenti di importanti diritti. La fase che molti comuni stanno vivendo è complessa, diversificata e in molti casi stretta da spinte corporative, egoistiche e localistiche. Le grandi questioni insite nelle città, nei territori e che interessano piccole e grandi comunità si discutono o si decidono fra gruppi sempre più ristretti. Il coinvolgimento dei cittadini è ritenuto fatto residuale limitato al rifacimento delle strade e dei marciapiedi o al consenso a posteriori di scelte già compiute. Esempi sono il progetto di sovrappasso veicolare di S.Valeria o la mancata costruzione del palazzo municipale.

L’elezione diretta dei “sindaci”, la concentrazione di potere nelle mani degli esecutivi unitamente alle tendenze all’esautoramento dei compiti di indirizzo e di controllo dei consigli, non solo ha ristretto gli spazi di partecipazione dei cittadini ma ha minato il basilare principio costruito sul dialettico rapporto cittadino-istituzione. In questa realtà, un punto qualificante della nostra presenza nelle amministrazioni locali è senz’altro il dispiegarsi di iniziative tese a spezzare il concetto di “delega”.

Il ritrovamento nel 2006 di un deposito d'armi appartenente alla 'ndrangheta, dimostra che la presenza mafiosa nel nostro territorio, come del resto in tutta  la Lombardia, è ben radicata.

INFILTRAZIONI MAFIOSE

E' da tempo dimostrato l'interesse delle cosche che si sta concentrando nei lavori legati all' EXPO, nel nostro caso riguardanti l'accelerazione dei lavori legati alla Pedemontana, il cui progetto potrebbe riguardare le aree al confine con Desio, in particolare quella di San Giuseppe.

Oltre a questo caso estremo, si possono aggiungere i rischi di piccola e grande speculazione edilizia che minano il nostro territorio, in particolare le periferie.

Rischi che la recente vicenda legata alla speculazione edilizia (Milano 4) in pieno Parco del Lambro rende assai concreti.

Consapevoli che un argomento così delicato non può essere affrontato da un solo partito né da pochi individui, ma necessita dell'appoggio dell'intero panorama istituzionale, chiediamo l'istituzione di un Osservatorio sulla legalità, che si coordini con le associazioni antimafia già esistenti, i cui rappresentanti provengano da tutti i partiti presenti a Seregno, prima che la potenza dei clan raggiunga quel punto di non ritorno oltre il quale le politiche territoriali vengano irrimediabilmente condizionate da questi ultimi.

PARTECIPAZIONE

  1. Il tema della partecipazione dei cittadini alle scelte politiche è tra quelli che riteniamo prioritari ed è anche quello che dovrebbe differenziare una forza politica di "sinistra" dalle altre. Affrontare la complessità del governo di una città con uno strumento così potente come la partecipazione dei cittadini cambia la prospettiva di lavoro, non più conflitti tra interessi corporativi ma percorsi partecipati di programmazione e progetto. Partire sempre dalle necessità di tutti i giorni della gente comune.

Per partecipazione intendiamo quindi:

  1. Costruire percorsi condivisi soprattutto su scelte di grande respiro che coinvolgano ampi settori della popolazione (diritto alla casa, qualità dell'ambiente, difesa del verde, diritto alla salute, diritto al lavoro, difesa dello stato sociale, garanzie ed assistenza per le fasce più deboli come anziani e portatori di handicap.......).
  2. Riconoscere ai cittadini organizzati collettivamente il potere di confrontarsi con le istituzioni pubbliche al fine di negoziare il contenuto dei progetti;
  3. Varare strumenti di partecipazione effettiva del cittadino come i comitati di quartiere e le consulte, responsabilizzando gli stessi in ambiti democraticamente formati al fine di prevenire e raffreddare possibili conflitti (non comitati spontanei, che spesso non sanno legare il problema del quartiere alla complessità della città).
  4. Governare con i cittadini e non per i cittadini.
  5. Usare fino in fondo quegli strumenti che le leggi 142 e 267 mettono a disposizione dell’Amministrazione Locale.

AUTONOMIA DELL’ENTE LOCALE

Insieme al potenziamento della partecipazione, infatti, è decisiva la salvaguardia dell’Ente locale come soggetto essenziale per la garanzia di equità sociale e capacità di indirizzo e programmazione. Per questo non è tollerabile che al centralismo statale si sia sostituito il centralismo della Regione, alla burocrazia borbonica, l’aziendalismo antisociale.

Per difesa dell’autonomia dell’ente locale intendiamo.

  1. La difesa del ruolo dei poteri dei comuni, cioè all’interno di un quadro legislativo unitario, dove si stabiliscono le regole comuni, si estende al massimo la possibilità di autogoverno delle comunità locali.
  2. La vicinanza del livello decisionale al livello degli interessi coinvolti.
  3. Difesa della capacità di spesa con l’allentamento del patto di stabilità interna soprattutto per quanto concerne la spesa sociale.
  4. Salvaguardia delle funzioni pubbliche per i beni comuni.
  5. Contrasto al federalismo fiscale che impedisce nei fatti la piena ed universale fruizione da parte dei cittadini dei diritti fondamentali (sanità, casa, scuola, trasporti).
  6. L’Ente Locale come garante del godimento dei diritti universali, attraverso provvedimenti sulla sicurezza del territorio e di tutti i suoi cittadini, senza distinzione di razza, condizione sociale, religione.

IN CONCRETO CI IMPEGNIAMO A:

  1. Diffondere una cultura delle istituzioni democratiche incentrata sui valori della giustizia, della solidarietà e della legalità, sulla condivisione delle regole e delle procedure. Ciò sollecita il consolidarsi di una “cittadinanza attiva” capace di conciliare la giusta rivendicazione dei diritti con la coscienza dei doveri.
  2. Sollecitare la formazione di un forum dei poteri democratici del quale dovranno far parte i consiglieri comunali, il difensore civico (se nominato), i rappresentanti degli organi di partecipazione e delle associazioni operanti sul territorio con il compito di verificare il processo attuativo dello statuto nei suoi principi e nelle sue finalità.
  3. Articolare una carta della cittadinanza, attuativa dell’intangibilità di diritti umani universali, riconosciuti ad ogni uomo ed ogni donna della comunità.
  4. Avviare procedure per la concessione del voto amministrativo ai migranti residenti, attraverso la modifica degli Statuti comunali dei Comuni della Provincia.
  5. Arrestare la tendenza alla delega e al disinteresse, rafforzare la partecipazione per costruire una Comunità consapevole e protagonista che al bisogno possa e sappia disturbare “il manovratore”.
  6. Istituire i Comitati di Quartiere, a seguito di regolari elezioni, con funzioni consultive obbligatorie e propositive rispetto ai problemi del quartiere stesso.
  7. Consultare preventivamente i cittadini ed i soggetti interessati (anche attraverso referendum) sulle questioni più importanti (Piani territoriali, Centro Storico, servizi sociali, opere pubbliche di un certo impegno, ripartizione della spesa, ecc.). A questo proposito ci sembra opportuno introdurre il metodo del “Bilancio partecipato” in occasione della stesura del Bilancio comunale.
  8. La redazione di uno specifico regolamento, nel quale si definiscono i criteri con i quali, per determinati atti è obbligatorio l’apertura di una fase di partecipazione;
  9. L'attuale periodico del comune - Seregno Inform@ - è stato da noi sostenuto all’epoca della sua nascita ma non ha attualmente le caratteristiche che avremmo voluto. Sostanzialmente è un organo di propaganda dell'amministrazione e di pubblicità di privati, con uno spazio, una specie di ghetto, riservato ai soli partiti presenti in Consiglio Comunale. Bisogna realizzare un periodico più vivace, che sia un effettivo strumento di informazione e partecipazione della cittadinanza ed utilizzabile in modo democratico da associazioni, gruppi, partiti.
  10. Il sito internet del Comune ha compiuto dei notevoli miglioramenti di tipo grafico e contenutistico. Si tratta ora di aprirlo alla collaborazione dei cittadini per migliorare il rapporto con l’Amministrazione anche attraverso la realizzazione di un Forum di discussione in tempo reale sui problemi locali. Per quanto riguarda la comunicazione bisognerà anche considerare le possibilità di trasmissioni televisive locali anche usando le connessioni (via cavo o wireless) a banda larga. Ma, anche in questo caso, è necessario assicurare l’accesso a tutti e non solo agli amministratori.
  11. Per quanto riguarda la Provincia di Monza e Brianza è necessario battersi per aprirla alla partecipazione democratica per evitare che si trasformi in un organismo burocratico lontano dai bisogni dei cittadini. L’idea di una provincia policentrica costituisce un primo passo necessario.

BISOGNI

  1. I cittadini di Seregno hanno innanzitutto bisogno di acqua e di aria pulite e di un ambiente sano nel quale vivere.
  2. Hanno bisogno di un ambiente vivibile, con un po' di verde e un po' di alberi, con qualche piazza degna di questo nome, con il traffico ordinato e controllato.
  3. Hanno bisogno di una città stimolante sia per le opportunità di vita sociale che per l'offerta di servizi alla persona, come quelli relativi all'istruzione, alla cultura, allo sport, al tempo libero.
  4. Hanno bisogno di buoni servizi sia pubblici sia privati, dotati di qualità, accessibili ai bambini e agli anziani, ai ricchi e ai poveri, ai ragazzi e agli adulti, alle donne e agli uomini.
  5. Hanno bisogno di difendere lo stato sociale e le conquiste sociali ottenute anche a livello locale dagli attacchi di chi li vuole svendere e cancellare.
  6. Hanno bisogno di trasparenza, di vedere tutto quello che gli amministratori stanno facendo, di essere informati di quello che essi decidono e soprattutto di verificare i risultati dell'attività comunale.
  7. Hanno bisogno di sicurezza.

OBIETTIVI

1. PRIMA DI TUTTO IL LAVORO

DIRITTO AL LAVORO = DIRITTO ALLA VITA

La sempre più grave crisi occupazionale con perdite di posti di lavoro e incremento di cassa integrazione, il diffondersi di contratti atipici e degradanti (l’interesse dell’impresa viene totalmente anteposto a qualsiasi diritto del lavoratore) in sostituzione dei rapporti di lavoro stabili, pongono al centro dell’attenzione politica il problema lavoro. La produzione industriale nel 2009 è calata del 18%. Anche a Seregno la crisi ha colpito duro, due fabbriche: Cifer Rauschert e la Tagliabue e Giudici hanno chiuso, più di 300 operai sono in cassa integrazione.

Occorrono interventi da parte di tutti i soggetti coinvolti per invertire questa tendenza. Occorrono interventi di emergenza quali ad esempio il salario di cittadinanza, il fondo anticrisi, gli sgravi sociali sui costi dei servizi, ma anche interventi a lungo temine e di progettazione per salvaguardare il tessuto produttivo.

Per questo rivendichiamo il pieno diritto di intervento politico dell’Amministrazione Comunale su ogni crisi aziendale o conflitto di lavoro che si manifestino sul proprio territorio.

Le politiche di natura assistenziale sociale di emergenza per i lavoratori dipendenti, pur necessarie in tempi di difficoltà, rischiano di diventare azioni caritatevoli e non durature nel tempo per risolvere i problemi di chi rischia di precipitare nell’indigenza. La prima preoccupazione dell’Amministrazione locale deve essere quella dell’aiuto concreto ai suoi cittadini che perdono il lavoro o stanno esaurendo i contributi della cassa integrazione con poche speranze di rientrare nella popolazione attiva.

Interventi di emergenza:

  1. L’Amministrazione Comunale deve mettere a disposizione strutture, proposte e fondi per sostenere i lavoratori in difficoltà attraverso: sgravi sociali sui servizi a domanda individuale (mense scolastiche, trasporti, bollette gas luce acqua).
  2. Istituzione di un fondo d’emergenza anticrisi.
  3. Sostegno alle cooperative di lavoro nel campo della produzione di beni e servizi.

Parallelamente agli interventi per i lavoratori dipendenti, ci sembra importante segnalare la situazione dei lavoratori delle piccole aziende, dei piccoli artigiani (a volte di due persone) e del sempre più diffuso “popolo della partita IVA” che anche a Seregno compone il tessuto produttivo ma che è sempre più in difficoltà.

Dobbiamo pensare a prospettive nuove per questa platea sempre più ampia di lavoratrici e lavoratori che, espulsi dalle fabbriche, cercano nuovi percorsi per collocarsi e che spesso si tuffano nel mare in burrasca di un’attività di micro-impresa destinata a soccombere alla crisi, esposta a percorsi borderline con l’illegalità e le sirene delle mafie, degli strozzini; perché le banche sono come “un ombrello aperto quando c’è il sole”, con la tentazione costante di scorciatoie cercando soluzioni ai problemi tramite risposte che alimentano l’incultura dell’evasione fiscale.

PROPOSTE

  1. Sostenere progetti di sviluppo sostenibile e alternativi a quelli che hanno creato devastazione ambientale. Favorire nuove intese territoriali, dove le parti sociali rinnovino il proprio ruolo in chiave propositiva in modo da essere percepiti come soggetti attivi. Quindi, mutualismo, economia verde, bioarchitettura, edilizia sociale saranno le parole d’ordine per un mercato veramente equo e solidale.
  2. Una Nuova Economia alla quale chiamiamo a collaborare il popolo delle partite iva e al quale ci impegniamo in 7 punti mirati di programma politico Regionale a:
  3. Un impegno particolare dovremo riservare alla piccola impresa femminile, alle donne che anche in questo campo sommano impegno lavorativo ad impegno familiare.
  4. Va posto con forza l'obiettivo per l'Amministrazione Comunale di difendere il lavoro esistente, ponendo nel PGT vincoli urbanistici alle aree industriali e artigianali con il recupero produttivo delle stesse.
  5. Puntare allo sviluppo di servizi alle piccole imprese e all'artigianato, che possono determinare una nuova e qualificata occupazione.
  6. Potenziare la formazione professionale che il Comune può contribuire a realizzare, in collaborazione con altri livelli istituzionali (Provincia e Regione).Realizzare nella provincia dei Poli di Sviluppo Industriale e Artigianali e di costruzione di nuove professionalità e quindi occupazione (Polo Chimico, Polo dell’Alta Tecnologia, Polo del Legno) e realizzare efficacemente i Distretti Urbani del Commercio.
  7. Rapporto con le associazioni sindacali dei lavoratori per realizzare un osservatorio del lavoro.
  8. Implementare il Servizio sportello unico alle attività produttive comunale per l'espletamento delle pratiche amministrative, relative all'inizio di attività produttive ed ai successivi obblighi di legge, per piccole attività artigianali e commerciali anche in rapporto con le associazioni di categoria, per facilitare l’accesso ai finanziamenti della Regione.
  9.  Affrontare il tema del lavoro anche sul versante delle nuove tecnologie, l’energia alternativa e l’alta tecnologia.
  10. Soprattutto in riferimento agli interventi a sostegno dei giovani è necessario che l’Amministrazione Comunale ponga in essere ogni forma di pressione affinché la Regione istituisca forme di incentivazione per imprese ed enti locali relative a:
  11. Il Comune si impegna a non ricorrere agli strumenti previsti dalla legge 30 e, in ogni caso, a garantire maggiori tutele e diritti ai lavoratori occupati per conto del Comune.
  12. Saranno inoltre potenziati gli strumenti amministrativi e di controllo per impedire, soprattutto nel campo delle attività edili, il ricorso al lavoro nero.

2. AMBIENTE, TERRITORIO, NUOVA QUALITÀ DELLA VITA

Ormai a livello mondiale si moltiplicano gli allarmi sulle conseguenze che il nostro sistema economico sta provocando sul nostro pianeta.

Purtroppo il Protocollo di Kyoto piuttosto che la Conferenza di Copenhagen si risolvono in dichiarazioni di principio a cui seguono ben pochi fatti. Ma è ormai chiaro a tutti che è necessario invertire la rotta e che se non vogliamo far pagare alle generazioni future pesanti conseguenze del nostro modo di vita dobbiamo eliminare i consumi superflui e utilizzare tecnologie che consentono di risparmiare le risorse – limitate – del pianeta.

PGT, CONSUMO DEL SUOLO, EDIFICAZIONE

Anche a livello locale abbiamo ormai due segnali chiari che indicano come sia necessario un serio ripensamento sulle priorità delle nostre decisioni collettive e individuali:

  1. il consumo del suolo (oltre al 70%) ha superato di molto a Seregno il limite di rigenerazione naturale, stabilito da autorevoli studi al 45%;
  2. l’inquinamento atmosferico continua a superare i limiti dichiarati accettabili dall’UE provocando serie conseguenze sulla nostra salute.

Di conseguenza il nuovo PGT, principale strumento di pianificazione a livello comunale, deve essere improntato ai principi di sostenibilità ambientale e di blocco del consumo del suolo.

  1. Il patrimonio edilizio esistente a Seregno supera già di parecchio il fabbisogno della popolazione, per cui non devono essere consentite nuove edificazioni se non previa demolizione dell’esistente. Se mai si può puntare sulla ristrutturazione del patrimonio edilizio deteriorato, anche per renderlo più adeguato dal punto di vista del risparmio energetico.
  2. Anche gli edifici pubblici esistenti ci sembrano sufficienti alle necessità; semmai sarebbe necessaria una loro valorizzazione ed un’adeguata manutenzione (pensiamo soprattutto alle scuole). L’unica eccezione è l’indispensabile ampliamento (sopra la palestra, come progettato) della scuola Stoppani.

Servono semmai piccole sale per riunioni anche decentrate nei quartieri. Riteniamo perciò grave la decisione dell’Amministrazione di procedere alla (s)vendita della sala comunale di piazza Biella che poteva essere adibita a questo scopo.

  1. Siamo contrari al nuovo centro sportivo in zona Stadio e quindi pensiamo che, visti i costi eccesivi per l’adeguamento alle norme di sicurezza della palestra di via Gramsci, sia opportuno che venga demolita e ricostruita nelle vicinanze riportando lo stadio allo stato originale. Riteniamo inoltre che le scuole ed altri edifici pubblici debbano essere dotati di pannelli fotovoltaici, sull’esempio di quanto si è cominciato a fare per gli istituti scolastici della provincia di Milano (progetto assessore Barzaghi PRC 2004/2009).
  2. Per le aree dismesse va considerata prioritariamente la possibilità di un loro uso sociale (mantenimento delle produzioni se compatibili con l’ambiente, aree verdi, servizi sociali, …) comunque non è accettabile che la volumetria industriale sia trasformata in volumetria residenziale.

VERDE PUBBLICO

  1. Massima tutela deve essere riservata alle aree ancora verdi, in primis quelle comprese nel PLIS “Brianza Centrale”. Bisogna naturalmente preservare tutte le aree dalle mire speculative che non cessano di presentarsi, come la proposta di realizzare un campo da golf in zona Meredo, che comporterebbe uno snaturamento completo della zona – rimasta una delle poche agricole in territorio comunale -, privatizzerebbe un’area ora fruibile dalla cittadinanza mediante i percorsi ciclopedonali, e probabilmente darebbe la via ad edificazioni. E’ da verificare la possibilità di estendere il PLIS ad altre aree in territorio comunale. E’ necessario inoltre stabilire accordi con i comuni confinanti per l’ampliamento del parco, che potrebbe diventare veramente un “polmone verde” per la Brianza centrale, invertendo l’atteggiamento di chiusura dell’amministrazione uscente su questo tema (è stato dichiarato addirittura di voler abolire il PLIS).

Riteniamo che tutte le aree appartenenti al PLIS debbano essere piantumate in gran parte, dotate di piste ciclopedonali in calcestre simili a quelle realizzate al Meredo e per il resto debbano rimanere agricole. A questo proposito pensiamo che si possa incentivare l’introduzione di coltivazioni biologiche, favorire i rapporti tra le poche aziende agricole e zootecniche rimaste e le scuole, in modo che siano possibili visite di scolaresche, ed istituire un mercato periodico (ad esempio mensilmente e a rotazione nei vari quartieri) di prodotti a “km zero” provenienti da aziende di Seregno e dei paesi vicini.

  1. Proponiamo la Costituzione di un parco sovracomunale nella zona della ex-cava di Verano per diversi motivi:
  2. Il primo è che si tratta di un’area molto vasta (oltre un milione di metri quadrati) che può fungere da cuscinetto tra i comuni citati che altrimenti si salderebbero e che può costituire, assieme a diverse zone limitrofe, un grande parco sovracomunale.
  3. Il secondo motivo è che la zona tra Seregno e Carate ha bisogno di una rivisitazione in senso ambientale che la sottragga alla definitiva cementificazione.
  4. Il terzo motivo riguarda la stessa definizione di Parco della Brianza Centrale che attualmente comprende unicamente Seregno e che ritroverebbe così le ragioni della sua costituzione.
  5. Per quanto riguarda i parchi urbani, o più modestamente giardini pubblici, dobbiamo dire che quelli realizzati negli ultimi anni sono stati cementificati eccessivamente: si vedano ad esempio le ampie piattaforme quadrate nel parco di Via Stoppani, sempre deserte, che hanno sottratto spazio al verde. Laddove si realizzeranno nuovi giardini o si dovessero risistemare quelli esistenti si dovrà mantenere una maggior “naturalità”. Il censimento del verde è stato fatto, quindi ora è necessario adottare un regolamento del verde, che tuteli e arricchisca il patrimonio arboreo pubblico e privato.
  6. Il Parco 2 Giugno merita una attenzione particolare. Si tratta della maggiore e più frequentata area verde di Seregno da noi fortemente voluta e difesa in questi anni. pochi si rendono conto che è anche la più usata area “sportiva” e “salutistica” gratuita della città. Però il suo uso intensivo richiederebbe interventi che invece non si fanno: nuove piantumazioni, servizi igienici, un gazebo per piccole manifestazioni all’aperto, manutenzione del verde, … Grave è stata inoltre la decisione di questa Amministrazione di declassare la Casa del Parco a sede di associazioni (tra le quali addirittura i cacciatori!) invece di farne, come previsto dal progetto, un centro di educazione ambientale.

MOBILITÀ

  1. Anche per quanto riguarda la mobilità è necessario ripensare alle priorità che devono indirizzare la programmazione comunale: devono essere evitate tutte le azioni che favoriscono il traffico motorizzato privato e messe in atto tutte quelle possibili che favoriscono la mobilità a impatto zero (pedonale o ciclabile) e il trasporto pubblico.
  2. Siamo sempre stati contrari alla realizzazione dell’autostrada Pedemontana perché non risolverà i problemi del traffico locale, sarà un attrattore di iniziative di tipo commerciale ed immobiliare congestionando ancora di più il territorio, contribuirà a impoverire le già poche risorse ambientali rimaste in Brianza passando attraverso parchi ed aree naturali di pregio e creerà non pochi problemi viabilistici ai comuni attraversati. Si pensi, a questo proposito, all’enorme svincolo da un milione di metri quadrati in zona San Giuseppe. Le opere di mitigazione e di compensazione ed anche la cosiddetta Greenway (ciclopedonale) non sono sufficienti a modificare sostanzialmente il nostro giudizio negativo.
  3. E’ provato che la costruzione di nuove strade fluidifica solo temporaneamente il traffico, perché presto si verifica un incremento degli automezzi circolanti che approfittano delle nuove opportunità offerte e in breve riportano alla situazione di saturazione precedente. Si ottiene quindi il risultato di aver aumentato il traffico complessivo, e quindi l’inquinamento, nonché di aver consumato altre quote di suolo libero, ormai diventato prezioso.
  4. Stesso discorso vale per la costruzione di nuovi parcheggi, vero tormentone seregnese: ormai se ne sono costruiti abbastanza e, almeno nei parcheggi a pagamento, si trova quasi sempre posto. Semmai si tratta ora di considerare le necessità di alcune zone critiche nei diversi quartieri di Seregno.
  5. Bisogna invece elaborare un serio piano della mobilità pedonale e ciclabile, che preveda una rete integrata di piste ciclo-pedonali e di percorsi protetti che interessi prioritariamente i collegamenti con le scuole, curando la segnaletica relativa e soprattutto la sicurezza delle intersezioni, in particolare con gli assi viari più trafficati. Si dovrà anche provvedere al superamento in vari punti delle linee ferroviarie, in particolare realizzando sovrappassi ciclo-pedonali per collegare i quartieri del Crocione e di Santa Valeria e la stazione autobus e l’area del mercato con Via Milano. Bisogna inoltre istituire una serie di posteggi custoditi e non, per le biciclette nei luoghi più frequentati.
  6. Proponiamo l’allargamento della rete di trasporto pubblico all'interno del Comune e di collegamento tra i comuni unito a forme di dissuasione dell'uso del mezzo privato laddove è più conveniente per la collettività l'uso del mezzo pubblico. Si può anche pensare all’acquisto di autobus più piccoli, elettrici (tante volte promessi e mai arrivati)e più adatti a certi percorsi cittadini. Purtroppo il recente passaggio in mani private della gestione dei trasporti pubblici non promette niente di buono sia per i cittadini sia per i lavoratori.

È necessario pubblicizzare meglio le linee di trasporto pubblico urbano ed extraurbano nonché il servizio di trasporto scolastico.

Mediante un’adeguata politica tariffaria è opportuno incoraggiare l’uso dei mezzi pubblici, soprattutto negli orari in cui sono poco utilizzati.

  1. Seregno è destinata a tornare ad essere quel nodo ferroviario importante che ne ha favorito lo sviluppo negli anni passati. Tuttavia questo non deve avvenire consumando fette di territorio. In particolare bisogna vigilare sulla zona del Meredo, che attualmente è destinata a parco, visto che nel passato venne proposta come area di interscambio merci. Anche il progettato raccordo ferroviario FS – Nord, se realizzato a cielo aperto e non in galleria, sarebbe da osteggiare. Non vogliamo nemmeno pensare alla possibilità che torni in auge una variante della Pedemontana che passerebbe attraverso il parco del Meredo …
  2. Valutiamo positivamente l’inizio dei lavori di ripristino del collegamento ferroviario merci e passeggeri Malpensa - Saronno – Bergamo, nel tratto Seregno – Malpensa, Si spera nel suo completamento visto che troppe opere pubbliche hanno ricevuto finanziamenti che poi non sono stati impiegati.
  3. In effetti, il trasporto su ferro può contribuire a decongestionare il traffico merci su strada e questa linea, di costo 100 volte inferiore all'analogo percorso autostradale, è parte essenziale nella riorganizzazione dei trasporti lombardi anche in previsione di un aumento dei trasporti su ferro da e verso l'Europa settentrionale.
  4. La realizzazione della Metrotramvia tra Seregno e Milano deve essere l’occasione per togliere un numero consistente di veicoli dalle strade con un’attenta politica tariffaria e un servizio frequente e puntuale.

RIFIUTI

Per quanto riguarda il problema dei rifiuti, dati per acquisiti i buoni risultati (intorno al 58%) della raccolta differenziata, è necessario ora muoversi in due direzioni: il passaggio alla raccolta monomateriale per migliorare la qualità del materiale raccolto in modo differenziato e la riduzione dei rifiuti stessi. Purtroppo la quantità totale dei rifiuti prodotti è in costante aumento. Urge quindi una campagna per la riduzione dei rifiuti. L’avvio di un nuovo corso di compostaggio domestico, accompagnato da agevolazioni economiche per l’acquisto dei composter e dalla riduzione della tassa rifiuti, ci sembra un impegno che la nostra amministrazione non può mancare di prendere, anche sull’esempio di comuni vicini.

Contemporaneamente si possono attuare iniziative, anche in collaborazione con gli esercizi commerciali, per la riduzione degli imballaggi “a perdere” e l’uso di quelli riutilizzabili, a partire dalle bottiglie di vetro a rendere e dalle sporte in stoffa invece degli shoppers.

Sull’argomento “riduzione rifiuti” si possono promuovere campagne educative e concorsi nelle scuole.

Va proseguita la collaborazione con enti benefici che raccolgono indumenti e scarpe usate, mentre altre iniziative si possono intraprendere per la raccolta al fine di un riutilizzo di altri oggetti (giochi, libri, ecc.). Sull’esempio di iniziative di successo già realizzate in Italia ed all’estero: si potrebbe dotare la piattaforma ecologica di via Reggio di un piccolo magazzino dove depositare gli oggetti ancora utilizzabili – eventualmente effettuando le piccole riparazioni-, rendendoli disponibili ai cittadini interessati a ritirarli per riutilizzarli, gratuitamente o dietro eventuale pagamento di piccole somme di denaro. La gestione di tale sito potrebbe avvenire a cura di un’associazione di volontariato che potrebbe utilizzare i proventi da essa derivanti per il proprio autosostentamento.

Rimane l’opposizione ad impianti inquinanti (termodistruttori, termovalorizzatori, ...) anche perché non vanno nella direzione della diminuzione dei rifiuti visto che si alimentano degli stessi.

Contemporaneamente bisogna aumentare l’informazione alla cittadinanza sulla raccolta differenziata, partire con la raccolta degli oli alimentari esausti ed aumentare i controlli, sia sul coretto uso dei sacchi sia sull’abbandono di rifiuti sul territorio comunale.

ELETTROSMOG

Lo sviluppo delle tecnologie nel mondo delle telecomunicazioni prevede, sempre più, l'utilizzo di campi elettromagnetici. Ebbene, invece di porre prima ed in modo vincolante l'esigenza di sapere le conseguenze per la salute e l'ambiente e di prevenirle si è proceduto secondo l'ideologia della liberalizzazione e della privatizzazione. Una moltiplicazione, dunque, di installazioni che producono uno sviluppo impressionante delle radiazioni nell'ambiente, nei luoghi di lavoro e nelle case senza che vi siano regole certe e rispettate.

Purtroppo la legge del 2002 toglie, di fatto, ai comuni il potere di decidere la localizzazione delle antenne in quanto equiparate alle opere di urbanizzazione primaria.

INQUINAMENTO DELL’ARIA

Sull’inquinamento dell’aria (problema di scottante attualità) purtroppo le competenze del comune sono limitate. L’entrata in vigore di norme dell’Unione Europea tese a tutelare la nostra salute ha messo in evidenza un problema che era presente da anni e che le nostre autorità hanno consapevolmente ignorato. Contemporaneamente ha messo in luce l’inadeguatezza del nostro attuale governo regionale che non ha preso misure tese a migliorare la situazione sul lungo periodo (se non in minima parte), ma ha puntato su provvedimenti tampone, e solo quando ormai la situazione era del tutto compromessa.

Tuttavia anche a livello comunale qualcosa (e non di poco conto) si può fare:

  1. Incoraggiare in ogni modo possibile l’uso delle biciclette e del trasporto pubblico (come già visto sopra);
  2. Pubblicizzare, anche tramite Gelsia, i vantaggi e gli incentivi esistenti per metodi meno inquinanti per il riscaldamento, cioè la sostituzione del gasolio con il metano o l’allacciamento alla rete di teleriscaldamento nelle zone raggiunte dal servizio;
  3. Incoraggiare la bioedilizia e le edificazioni che comportano un minor dispendio energetico e quindi minor inquinamento.

BILANCIO ANNUALE DEL TERRITORIO

Il Comune dovrà dotarsi di uno strumento nuovo: un Bilancio Annuale del Territorio e dell’Ambiente.

Il bilancio economico-finanziario di un ente locale è lo strumento attraverso il quale l'Amministrazione si assume, di fronte agli elettori, alle forze politiche e agli organismi di controllo, la responsabilità degli effetti economici delle proprie scelte di gestione; in modo del tutto analogo, il Bilancio Ambientale Comunale registra le partite contabili relative alle risorse e al patrimonio naturale dell'ente, e diventa quindi uno strumento di valutazione degli effetti ambientali di tutte le politiche attuate dall'ente stesso. Sono da considerare ambientali le spese sostenute per attività di prevenzione, riduzione, eliminazione e monitoraggio dell’inquinamento, ripristino ambientale e gestione sostenibile del territorio. L’ottica della “sostenibilità” deve arrivare a pervadere tutte le scelte che si compiono in un’amministrazione.

Si tratta di un documento che registra ciò che avviene all’ambiente di un determinato comune in un anno, ad esempio quanti rifiuti sono stati prodotti, quanta acqua è stata consumata, quanto suolo è rimasto inedificato, se e come è aumentato o diminuito il verde, il livello di inquinamento dell’aria, quanta energia è stata prodotta.

Il bilancio ambientale locale non contiene solo dati numerici (fisici e/o monetari), ma anche indicazioni circa i risultati ambientali delle politiche attuate o da attuare da parte dell’amministrazione pubblica. Se per esempio un comune ha deciso di deliberare nuove concessioni edilizie, il bilancio ambientale registrerà gli impatti ecologici attesi (aumento della produzione di rifiuti, aumento dell’energia prodotta e consumata, situazione del verde pubblico, situazione del terreno incolto, ecc). Se una provincia ha deciso di costruire un impianto di cogenerazione, il bilancio ambientale ne registrerà i risultati ambientali (rifiuti smaltiti, energia prodotta, energia impiegata, ecc).

Nel tempo, ci sarà un bilancio ambientale consuntivo, che conterrà i risultati delle politiche attuate, e preventivo, che conterrà le indicazioni e le analisi sulla pianificazione futura.

L'approvazione parallela del bilancio economico e di quello "verde" getta le basi per un utile confronto atto a riconoscere e dichiarare, anche quantitativamente attraverso indicatori e target, gli effetti ambientali delle politiche economiche e settoriali.

3. PER UNA CULTURA DEI DIRITTI

SOLIDARIETA’

Per solidarietà intendiamo che tutti i cittadini devono dare un contributo alla comunità in rapporto alle proprie capacità e alle proprie risorse, senza egoismi e chiusure sociali o di gruppo.

La pratica della cultura della solidarietà rientra nella nostra identità ed è fondata non su un pietistico e caritatevole aiuto ai "poveretti" e diseredati, ma sul concetto fondamentale che ogni essere umano è uguale all'altro.

La nostra società è invece costruita attorno ad un archetipo che possiamo definire: maschio, adulto di razza bianca, sano, produttore, consumatore.

 Tanto più ci allontaniamo da questo paradigma tanto più l'organizzazione della società è incapace di immaginare, di adattarsi, di ridefinirsi attorno ad una comunità che invece è ben più articolata, più multiforme, multisessuata, multigenerazionale, multirazziale, in sostanza ben più ricca.

Il modello che si basa su questo paradigma è fallito, non ha potuto e non può interpretare la geografia di una società complessa ormai articolata (ma non governata) sulle diversità e sulle esclusioni, sulle diverse modalità di sfruttamento, di integrazione-esclusione, di contraddizioni bianco/nero, uomo/donna, giovane/vecchio, sano/malato, etero/omosessuale, dipendente da alcol o nicotina piuttosto che da eroina o caffè.

IMMIGRAZIONE

L’immigrazione è uno dei temi sociali che permettono alle forze di destra di prosperare mistificando e strumentalizzando un problema reale.

Non servono né prediche né generici richiami alla solidarietà: non si riuscirebbe in questo modo a fermare l’ondata xenofoba. L’immigrazione è, infatti, un problema economico-sociale connesso col mercato del lavoro.

Seregno è una città ricca ed è logico attendersi una crescita dell’immigrazione che avverrà comunque: sia in modo legale che clandestino.

La stragrande maggioranza degli immigrati cerca un lavoro e molti, in questa situazione, cadono nel circuito del lavoro nero o della delinquenza comune proprio a causa della situazione di clandestinità in cui sono costretti.

Bisogna inoltre rendersi conto, a livello culturale, che la società futura sarà multietnica e multiculturale.

Alcune prime proposte operative necessarie per realizzare un’autentica politica di integrazione degli immigrati:

  1. Sostenere la valida iniziativa della “Scuola di Italiano per Stranieri” restituendole il patrocinio ma anche fornendo sostegno economico.
  2. Ricercare spazi di ritrovo per le diverse etnie che sono presenti in Città, anche in collaborazione con le realtà associative culturali e religiose. (rif. Proposte ACLI).
  3. Favorire la parità di trattamento fra nativi e cittadini migranti in tema di lavoro, sanità, scuola e diritto all’abitare.
  4. Assicurare alle associazioni di immigrati, che non abbiano scopo di lucro, spazi sociali per costruire momenti di aggregazione e di interlocuzione col territorio.
  5. Prevedere la possibilità di professare la propria religione in sedi opportune.
  6. Controllo del territorio per individuare lo sfruttamento del lavoro nero che in molti casi riguarda i cittadini migranti.
  7. Esercitare pressioni agli organi competenti perché venga esteso il diritto di voto ai cittadini migranti a partire proprio dalle elezioni Comunali.
  8. Potenziare l’intervento nelle scuole di mediatori culturali.

CITTADINI DISABILI

L’integrazione nella vita sociale e produttiva dei cittadini disabili non deve essere solo una questione di diritto costituzionale, ma deve diventare un problema di autodeterminazione e di civiltà.

1- Valorizzazione delle strutture e personale operante

Le poche strutture (pubbliche e private) presenti sul territorio vengono scarsamente pubblicizzate; occorre facilitare l'informazione per i cittadini disabili che hanno necessità di un servizio di assistenza, aiuto, sussidi, o semplicemente conoscere delle iniziative dedicate al proprio handicap.

Inoltre, poche sono le strutture che si occupano di disabilità specifiche, in alcuni casi non esistono (penso alla disabilità visiva), e andrebbero create, direttamente dal comune o mediante un incentivo per chi (se qualificato sull'argomento) voglia dare vita a un'apposita organizzazione.

Chi vuole operare nel settore dell'assistenza, anche con un percorso formativo alle spalle, si ritrova a doversi rivolgere a cooperative che, per volontà di profitto o per carenza di fondi, sottopongono i dipendenti a contratti precari e paghe irrisorie, demotivando gli operatori e aumentando la probabilità di abbandono del servizio per un altro tipo di impiego.

Il rischio per il disabile è quello di trovarsi di fronte a un continuo turnover di chi si dovrebbe occupare di lui, con le conseguenze peggiori per chi è affetto da disfunzioni mentali (es autistici) negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, e che non farebbero in ogni caso piacere a nessuna persona di qualunque età che si ritrovi in stato di bisogno.

Vanno istituiti percorsi di professionalizzazione tali da evitare l'abbandono degli operatori, oltre a un maggiore controllo sul comportamento delle cooperative e delle strutture che assumono il personale, con incentivi verso quelle più virtuose.

La realizzazione del nuovo CDD (Centro Diurno Disabili) e Comunità alloggio non deve esaurire l’impegno verso i portatori di disabilità per quanto riguarda sia il loro inserimento nel mondo del lavoro sia per quanto riguarda la possibilità di una dignitosa vita sociale. La forma di gestione di queste strutture dovrà avere ampio dibattito locale e intercomunale per evitare che venga privatizzata in Fondazione o altra forma di esternalizzazione.

Importante è comunque la collaborazione e il sostegno alle associazioni di volontariato (ad esempio Spazio Aperto, Il Ritorno, ANFFAS, l'Aliante, ecc.) operanti nel territorio comunale.

2- Eventi a sostegno dei disabili

Pur esistendo alcune iniziative di sensibilizzazione (fatte in giornate speficiche dell'anno, col rischio che il cittadino dimentichi il problema per gli altri 364 giorni), mancano ancora eventi che sappiano esercitare fascino, avvicinando spontaneamente i cittadini al mondo delle disabilità; pensiamo al caso della mostra 'Dialogo nel Buio' di Milano, un esempio che andrebbe esportato non solo geograficamente, ma anche per quello che riguarda altre forme di disabilità; questo porterebbe Seregno a diventare un modello e un punto di riferimento per tutta l'area della Brianza.

3- Barriere architettoniche e non solo...

Sulla questione della disabilità, non si può tralasciare il discorso sulle barriere architettoniche, oltre a quelle create dalla cattiva educazione.

Non basta uno sforzo in più da parte dall'amministrazione per facilitare il passaggio a chi ha delle difficoltà, ma va affiancata la questione dell'educazione civica. Se l'educazione è assente, l'allargamento di un marciapiede risulta vano, perchè la parte in più sarà occupata da un'auto che ci parcheggerà sopra. Occorre impedire o disincentivare pesantemente comportamenti incivili che rendono la città meno piacevole da vivere, non solo per i disabili.

Quando gli accessi sono facilitati, quando il trasporto pubblico è strutturato in modo da permettere il facile raggiungimento di ogni zona (soprattutto il centro), se il passaggio per entrare negli autobus e nei treni viene facilitato, e se vengono introdotti annunci sonori chiari nei mezzi pubblici, insomma quando si crea una città a misura di disabile, è l'intera cittadinanza a trarne giovamento.

Bisogna comunque evitare il rilascio delle concessioni edilizie a chi predispone progetti in cui siano previste barriere architettoniche. Anche qui il buon esempio deve essere dato dalla stessa amministrazione e deve interessare anzitutto gli edifici pubblici ed aperti al pubblico: gli spazi urbani (giardini pubblici, marciapiedi, segnaletica, servizi igienici, marciapiedi, accesso alle ciclabili ...), gli edifici residenziali pubblici (case comunali e ALER) almeno per quanto riguarda le parti comuni ed istituendo una riserva di posti per cittadini con difficoltà motorie.

DIRITTO ALLA SALUTE

La sanità pubblica va riformata, non smantellata, ma la "controriforma sanitaria regionale" di Formigoni ha distrutto la sanità pubblica e regalato le risorse economiche dei cittadini ai privati. Nella gestione dei servizi sanitari è prevalsa una logica meramente economica rispetto ai reali bisogni di salute.

Occorre contrastare radicalmente il concetto di costruzione del profitto sui diritti fondamentali bloccando l’espansione privatistica del sistema sanitario, anche in considerazione del fatto che l’83% del debito del sistema sanitario è concentrato nelle 4 regioni in cui la presenza del privato accreditato raggiunge i massimi livelli su scala nazionale.

Pur riconoscendo i forti limiti di competenze di un’Amministrazione comunale nei confronti del settore sanitario, riteniamo importante assumere impegni sia diretti di indirizzo e di mobilitazione sia volti a sollecitare chi di competenza affinché sul nostro territorio si realizzino condizioni di ottimizzazione degli interventi sulla salute, mediante:

  1. la ricostituzione di una rete territoriale di ambulatori per medicina specialistica di primo livello e per le terapie oncologiche ed i trattamenti fisiatrici, al fine di avvicinare le prestazioni sanitarie alla popolazione di età più avanzata e/o più fragile e quindi con minore mobilità;
  2. l’attivazione, anche attraverso la stesura di protocolli operativi condivisi, di uno stretto rapporto di collaborazione fra i medici ospedalieri, gli specialisti degli ambulatori territoriali ed i medici di base per garantire uniformità dei trattamenti e continuità terapeutica, anche in riferimento ai servizi socio-assistenziali (ospedalizzazione domiciliare, dimissioni “protette”, programmi riabilitativi);
  3. la promozione dello sviluppo dei consultori familiari, tenendo ben presente la necessità di mediatori culturali per favorirne l’accesso alla popolazione proveniente da altri paesi;
  4. la costruzione di uno stretto rapporto con i sindaci degli altri comuni appartenenti all’Asl che si caratterizzano per una specificità ed una relativa omogeneità di caratteristiche territoriali, al fine di esercitare una forte azione di controllo sulla distribuzione delle risorse, in particolare per la medicina ambientale (Arpa) e la medicina preventiva e del lavoro;
  5. Il potenziamento e lo sviluppo degli obiettivi dei Piani di Zona Territoriali avendo sempre presente che la programmazione degli obiettivi e degli interventi deve essere completamente lasciata all’Ente Locale e non ai privati. La collaborazione con il privato sociale o con il terzo settore non deve mai sostituirsi nella progettualità perché il benessere e la salute dei cittadini deve essere prioritario e non sottomesso a logiche di risparmio o peggio di guadagno del privato;
  6. I famigliari dei ricoverati e degli assistiti non devono pagare contributi. Le norme di legge sono chiare (art.2 e 6  del D.G.G 130/200) le rette per ricoverati nelle strutture per anziani e disabili (RSA-RSD-CSS)non possono essere caricati sui familiari ma solo sui redditi dell’utente. I comuni dicono di non poter intervenire per mancanza di risorse ma presso la Regione Lombardia si è costituito un Fondo per le Non autosufficienze, nel quale confluiscono anche le risorse stanziate dalle Finanziarie nazionali. La Regione deve distribuire questi soldi ai comuni per poter intervenire sulle rette.

TOSSICODIPENDENZE

Figlia del nostro tempo, dove competizione ed isolamento sociale sono le basi dei comportamenti più comuni, è la droga, sia essa dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcolici.

Una vita sociale attiva, uno scambio affettivo, culturale e solidale tra le persone sarebbe la prima medicina preventiva e la più efficace.

Inoltre dobbiamo essere portatori di un'ipotesi culturale diversa e realmente antagonista a quella della mafia, dello spaccio di stupefacenti e delle relative connivenze, poiché siamo convinti che le radici di questo problema affondino proprio in questo modello culturale e sociale.

Il fenomeno dell’utilizzo delle sostanze stupefacenti è in continua evoluzione, e tende a diventare sempre più complesso e veloce. Di sicuro diminuisce l’età media di chi assume stupefacenti, come è da registrare il forte aumento dell’abuso di alcol tra le fasce adolescenziali. Cambiano continuamente sia le abitudini sia le modalità di consumo, come del resto è in continua evoluzione il mercato delle sostanze. A Seregno vanno attivate campagne di sensibilizzazione (coinvolgendo i media locali) volte a cambiare la percezione culturale del fenomeno tra i cittadini, occorre proporre interventi alternativi alle fallimentari politiche proibizioniste della tolleranza zero di cui il decreto legge Fini è l’esempio più evidente.

E’ necessario sviluppare percorsi di promozione della salute, comprendendo:

  1. politiche di informazione corretta sulle sostanze, sulla corretta alimentazione, sulla cura del corpo, sull’assunzione di alcool, nelle scuole, autoscuole, fabbriche, pub, con incontri con i genitori, associazioni e con la popolazione immigrata, per promuovere fra i giovani stili di vita sani;
  2. l'attivazione ed il potenziamento dei tavoli tematici dei PdZT (Piani di Zona Territoriali) e controllo che i fondi stanziati vengano effettivamente spesi per il reinserimento sociale e lavorativo e il recupero dei giovani alla vita sociale;
  3. prevenzione, generando percorsi di protagonismo giovanile nei territori, spazi di socializzazione ed autogestione;
  1. spazio giovani: riteniamo importante che vengano individuati in ogni quartiere spazi per giovani di carattere culturale, sociale, ricreativo, nei quali i giovani stessi possano gestire le loro attività.

DIRITTO ALLA CASA

A livello comunale poco o nulla è stato fatto (contratto di Quartiere Crocione, Case di via Victor Hugo e di via Locatelli). Troppo poco in due tornate amministrative (centro-sinistra e centro-destra).

Prova ne è il lungo elenco delle richieste di alloggio in proprietà o a canone moderato che è inversamente proporzionale alle disponibilità di alloggi.

Il problema della casa si configura come problema essenzialmente politico. La causa di questa situazione va ricercata nel fatto che in Italia (a differenza del resto dell'Europa) il mercato edile è sempre stato completamente in mano ai privati, quindi rivolto non certo a soddisfare la domanda sociale di case, ma a realizzare il massimo profitto.

Di fronte a questa situazione c'è un'unica posizione possibile: salvaguardare gli interessi dei lavoratori e delle categorie più deboli.

Se da una parte occorre fermare lo sviluppo edificatorio e il consumo del territorio allo stesso tempo però è molto forte la richiesta di alloggi a prezzi popolari e di alloggi per le giovani coppie.

Come conciliare queste due esigenze apparentemente opposte?

  1. Rivendicare la casa come servizio sociale.
  2. Difendere e rilanciare l’Edilizia Residenziale Pubblica in proprietà e in affitto. A livello comunale è stato fatto poco e male.  La vicenda delle Case Comunali di via Hugo è emblematica. Da un lato è un bene che si siano costruite case pubbliche, dall’altro sono mancati i controlli, da parte dell’Amministrazione, durante la costruzione.
  3. Rilanciare forme di Patti in deroga.
  4. Bloccare gli aumenti di affitto delle case popolari.
  5. Forte tassazione sugli alloggi sfitti a cominciare da un aumento dell’ICI pari all’otto per mille e premi fiscali a chi immette sul mercato questi alloggi ad affitto moderato.
  6. Incentivare la cooperazione edilizia ed in particolare di quella a proprietà indivisa.
  7. Controllare i requisiti per aver diritto agli alloggi comunali senza però porre limitazioni di residenza o esclusioni verso i migranti.
  8. Istituire una Commissione Casa con funzione di controllo delle assegnazioni di alloggi.
  9. Requisire gli appartamenti sfitti per pubblica utilità.
  10. Procedere all’individuazione di nuove modalità collaborative e/o gestionali per affrontare l’emergenza abitativa in particolare per quanto riguarda la messa a disposizione di nuovi alloggi di edilizia popolare, con particolare attenzione a nuovi ed emergenti problemi dell’abitare: per gli anziani soli, per le persone con disabilità, per il nuovo disagio economico, per i migranti.
  11. Consentire solo ristrutturazioni che al loro interno prevedano garanzie di alloggi in affitto e a prezzi controllati con l’Amministrazione. Allo scopo occorre prevedere nelle regolamentazioni locali (PGT, Regolamento Edilizio o strumenti analoghi)affitto agevolato (almeno del 20%).
  12. Aumentare al 50% la parte pubblica o convenzionata nel caso di convenzioni in particolari.
  13. Sviluppare i contratti di quartiere che consentono anche una mobilità da alloggi grandi ad alloggi più corrispondenti alle modifiche dei nuclei familiari (figli che si sposano e nucleo più piccolo) anche attingendo ai fondi regionali indispensabili per tali interventi.
  14. Predisporre strumenti premianti volti a immettere nella disponibilità, in termini di affitto, case oggi tenute vuote.
  15. Attivare convenzioni con cooperative edilizie e privati per affitti a prezzi controllati premiando gli operatori che si rendono disponibili a tale iniziative.
  16. Oggi numerosi appartamenti sono usati come spazi in cui ammucchiare in condizioni indecenti e a prezzi esosi immigrati che non trovano case in affitto. Il problema è reale e molto grave e non si risolve impedendo al migrante l’accesso alla casa con delibere capestro. A fronte di un’azione di repressione di chi sfrutta la sofferenza altrui che deve essere comunque praticata, occorre però predisporre strumenti che consentano di soddisfare l’esigenza di posti letto a prezzi dignitosi.

Facciamo infine nostre le critiche e le proposte delle Acli di Seregno che, espresse anni fa, hanno ancora valenza per la lettura della situazione alloggio/casa a Seregno:

Critiche:

  1. Nei piani di lottizzazione (zone C), si è quasi sempre prescelta la soluzione (quota di edilizia convenzionata realizzata e gestita dagli stessi operatori) a nostro avviso meno idonea a soddisfare i bisogni della popolazione più debole. Le altre alternative (cessione di una parte delle aree al Comune e successiva riassegnazione a cooperative ovvero cessione di una quota della volumetria al Comune) non sono state quasi mai perseguite.
  2. Nei Comparti di Riqualificazione Urbana e negli altri importanti interventi edilizi la quota di edilizia sociale è stata irrisoria.
  3. Manca un’attività di monitoraggio delle dinamiche del mercato immobiliare.
  4. Lo strumento del canone concordato tra Comune e Sindacati non è stato efficace come calmiere degli affitti.
  5. Non ci risulta neppure operata una stima, quantitativa e qualitativa, delle esigenze abitative della popolazione, e l’Amministrazione non ha mai aperto un tavolo di confronto su queste problematiche, con le forze sociali interessate.

Proposte:

  1. Anzitutto un appunto di metodo: a nostro modo di vedere in un’ottica di “Welfare municipale” la gestione della politica della casa andrebbe accorpata all’Assessorato ai Servizi Sociali.
  2. La politica della casa deve essere in cima alle priorità della futura compagine alla guida del Comune, vista la difficile situazione del mercato abitativo determinata dalla recente esplosione dei costi, che danneggia gravemente i soggetti meno abbienti.
  3. L’ente locale potrebbe avviare, ad esempio, un’iniziativa nell’ambito della c.d. “Finanza Etica” coinvolgendo le associazioni di volontariato, volta alla costituzione di un fondo “a rotazione” per sostenere i numerosi nuclei famigliari in difficoltà nel pagamento degli affitti e/o nell’acquisto della prima casa.
  4. Occorre riunire ad un unico tavolo tutti i soggetti operanti nel settore ed acquisire stime più puntuali sul fabbisogno abitativo.
  5. Non bisogna affrontare il disagio abitativo confondendo le case ALER con quelle “a canone moderato”, in quanto mirano a soddisfare bisogni diversi della popolazione. Pertanto occorre procedere al recupero, con finalità di edilizia sociale in locazione (a canone moderato o canone sociale) degli immobili di proprietà pubblica.
  6. Vanno, inoltre, recuperati più consistenti spazi, al medesimo titolo, nell’ambito degli interventi edilizi maggiori, privilegiandone l’acquisizione a favore del Comune e/o di cooperative.
  7. Si può, inoltre, ipotizzare la creazione di una società a prevalente capitale pubblico comunale, con la partecipazione, in quota minoritaria, di soggetti dell’associazionismo e del volontariato, che abbia come fine la realizzazione ed il recupero di alloggi da mettere sul mercato a canone di locazione accessibile ai ceti medio bassi (con particolare riguardo alle coppie giovani ed agli anziani) e la gestione del patrimonio immobiliare esistente di proprietà comunale (combattendo i fenomeni di morosità nel pagamento dei canoni e delle spese, non dovuti ad effettive difficoltà economiche, e garantendo una migliore manutenzione del patrimonio stesso).
  8. Infine siamo fermamente contrari ad ogni forma di discriminazione (palese o larvata) nell’assegnazione degli alloggi pubblici a danno dei cittadini extracomunitari, regolarmente soggiornanti a Seregno.

DIRITTO ALLA SCUOLA

MIGLIORARE E POTENZIARE LA SCUOLA PUBBLICA

L'ente comunale ha due impegni fondamentali sul terreno educativo:

  1. Garantire l'attuazione del diritto di cittadinanza fornendo gli strumenti culturali atti ad esercitare tale diritto.
  2. Tutelare i ceti sociali più deboli assicurando iniziative che prevengano l'emarginazione scolastica e socioculturale.

Fino ad ora, tuttavia, ci si è limitati all’erogazione di fondi, badando soprattutto a non scontentare le scuole private. Com'è noto, l'istruzione a Seregno vede una massiccia presenza di enti privati a partire dalla scuola di base.

Su dieci Scuole dell’infanzia (ex Scuole materne), otto sono private (e "generosamente" finanziate dal Comune, nell’anno scolastico 2009/10 764.000 euro, nel 2004/2005 erano 575.592 euro), mentre due soltanto sono statali. Attualmente c'è anche una presenza di asili nido privati viste le carenze (ed i costi!) di quello pubblico.

.L’Amministrazione Comunale di Centrodestra ha rinviato di anno in anno i lavori urgenti di ristrutturazione delle Scuole Moro e Manzoni e di ampliamento della Primaria Stoppani ed, è rimasta sulla carta la Palestra in via 8 Marzo che avrebbe dovuto servire la Scuola Mercalli e l’Istituto Parini. Pertanto questi interventi devono avere priorità assoluta.  

Il Comune dovrebbe inoltre intervenire nella riorganizzazione dei servizi scolastici come le mense ed i trasporti anche coordinandosi con gli altri comuni vicini.

A proposito delle mense va rilevato che l'utenza contribuisce per 980.000 euro all'anno ai costi di gestione: sarebbe dunque logico che abbia una parte, attraverso una Commissione Mensa Cittadina, regolarmente convocata ogni tre mesi, nelle decisioni che riguardano la scelta del menù e la qualità dei cibi.

A Seregno mancano ancora alcune strutture, all'interno delle scuole normali, che consentano un reale e pieno inserimento dei disabili.

Laboratori specialistici, palestre di fisioterapia, ecc., rimangono ancora "un sogno"...

Per quanto riguarda gli interventi di sostegno didattico a favore degli alunni disabili o in situazione di grave disagio sociale si richiede la presenza di un numero di educatori adeguato alle necessità ed alle richieste delle scuole. Tale servizio è opportuno che sia gestito dai servizi alla persona.

Un discorso a parte merita l’inserimento degli alunni stranieri.

L’istituzione del servizio di mediazione socio – culturale è sicuramente stato utile alle scuole, ma va potenziato almeno con un altro mediatore culturale: dai 165 alunni stranieri (anno scolastico 2003/2004) si è passati ai 427 stranieri dell’anno scolastico 2008/09.

L’assessorato alle Politiche Educative dovrebbe finanziare progetti, possibilmente unitari, delle istituzioni scolastiche cittadine nonché sollecitare progetti congiunti con l’amministrazione provinciale riferiti soprattutto all’inserimento dei medesimi alunni nel biennio delle scuole superiori e nel Centro di Formazione Professionale “S.Pertini”.

In questa situazione di carenza di interventi è evidente che poco o nulla sia stato fatto per la realizzazione di corsi riservati ai lavoratori o per l'istituzione di attività formative, come risposta ai bisogni di coloro che, conclusa la scuola dell'obbligo, aspirano a una realizzazione professionale, o di quelle donne che, escluse dall'attività extra domestica per molto tempo, tentano un rientro nel mondo del lavoro o anche per quanti intendono elevare il livello delle proprie conoscenze.

Considerando inoltre che i costi scolastici sono comunque assai elevati si ritiene opportuno che i finanziamenti per il diritto allo studio siano aumentati in maniera consistente in modo che le quote individuali per alcuni servizi di fatto obbligatori (mense, trasporti, libri, attività sportive e culturali, …) pesino di meno sulle spalle dei lavoratori. Considerato il fatto che la Regione finanzia dal 1999, con 130 milioni l'anno, le scuole dell’infanzia private, si potrebbero aumentare i fondi comunali per il diritto allo studio almeno in pari proporzione ed in modo indolore per il bilancio.

Inoltre l'aumento di famiglie di lavoratori immigrati pone con urgenza nuovi e gravi problemi relativi all'integrazione in ambito scolastico, sociale e culturale. Il problema non è certo affrontabile "appaltandolo" al volontariato ancorché benemerito.

Nel capitolo scuola non bisogna scordare le gravi responsabilità della Regione Lombardia che non riguardano solo le scuole dell’infanzia private ma anche il finanziamento (incentivazione) delle scuole private attraverso il Buono Scuola. Si tratta di ben 50 milioni di euro all’anno pagati da tutti i lombardi ma che vanno a vantaggio solo dei frequentatori delle scuole private: un vero scandalo.

DIRITTI INDIVIDUALI E POLITICHE FAMILIARI

La nostra società si ricorda della famiglia soltanto quando deve delegare ad essa compiti che non intende sostenere.

Così si inneggia alla donna casalinga che è costretta alla cura dei figli piccoli oppure dei parenti non autosufficienti (poiché mancano o sono troppo costose le strutture pubbliche).

Inoltre non esiste più da tempo la famiglia patriarcale nella quale era possibile una certa suddivisione di compiti. Il concetto stesso di famiglia è attualmente in crisi sia dal punto di vista dei compiti relativi all'educazione dei figli che è perlopiù affidata, consciamente o inconsciamente, alla società dei consumi e del libero mercato sia dal punto di vista delle forme con cui si fonda una famiglia.

La famiglia tradizionale è comunque messa in crisi dalle scelte politiche ed economiche che sono state fatte in questi ultimi anni a partire dal lavoro precario (ovvero insicuro) che colpisce la maggior parte della popolazione giovane fino ad oltre i trent’anni. Poi gli stessi che ne sono stati la causa ne lamentano gli effetti.

Pertanto il nostro punto di vista è quello che le persone vanno trattate partendo dai loro diritti individuali siano esse facenti parte o meno di una famiglia nel senso tradizionale del termine.

- Testamento biologico. Sono in corso proposte che tendono a rendere particolarmente complessa e onerosa la dichiarazione di volontà in caso di incapacità di scegliere trattamenti medici o invasivi. Riteniamo che un’Amministrazione attenta debba prestare servizi di consulenza e di supporto per consentire ai cittadini di esprimere la propria volontà senza dover sostenere i costi notarili.

- Condizione femminile. Per quanto la condizione della donna nelle nostre zone abbia fatto progressi interessanti, e nella nostra città siano attivi percorsi formativi e di sostegno alle donne, riteniamo che debbano essere prestate ulteriori attenzioni alle tematiche al femminile. In particolare sostegno al disagio, accompagnamento ad attività lavorative, incremento dei servizi alla persona, interventi culturali volti ad affrontare relazioni fra uomo e donna troppo spesso legate a concezioni patriarcali.

- Registro delle unioni civili. L'unione civile è il rapporto fra due persone, di maggiore età, di sesso differente o dello stesso sesso, legate da vincoli affettivi, di solidarietà e di reciproca assistenza, morale e materiale, deve essere riconosciuta dalla legge ai fini della costituzione e della pubblica registrazione, dello scioglimento, della disciplina dei rapporti fra le parti, anche in materia di successione.

Il comune di Seregno, per il pieno sviluppo della persona umana e nell'ambito dei principi dell'ordinamento giuridico, dovrà istituire un registro (Elenco) delle unioni civili di persone, coabitanti da almeno un anno ed aventi dimora abituale nel comune di Seregno, presso apposito ufficio comunale.

Bambini, giovani, anziani

È necessario ripensare a queste tre condizioni dell’uomo, l'infanzia, la giovinezza e la vecchiaia come un insieme di presenze sul territorio che meritano attenzione per la specificità della loro condizione d’età ma anche percé cittadini portatori di diritti.

Un territorio che si misuri con questa presenza deve progettare strade e percorsi sicuri, ampliare gli spazi verdi, piazze, luoghi d’incontro, spazi autogestiti o organizzati e comuni a giovani e meno giovani.

Ma non basta:

  1. La comunità deve dare risposte:
  2. In ogni quartiere devono essere presenti più luoghi individuabili e sicuri che permettano libere aggregazioni, un uso creativo dello spazio e l'incontro tra le generazioni.
  3. Ampliare la partecipazione al Consiglio Comunale dei Ragazzi con l’invito a genitori e nonni per condividere questa importante esperienza di Educazione alla Cittadinanza e di partecipazione alla vita democratica della città.
  4. Tutti i servizi del comune e dei quartieri, da quelli sportivi a quelli alla persona, a quelli connessi all'informazione e alla cultura devono comprendere nicchie per i bambini e i giovani e anziani.
  5. Per progettare interventi efficaci è necessario coinvolgere profondamente i genitori, le istituzioni e le agenzie educative a partire da un'accurata fase di indagine (essi possono progettare gli spazi che verranno da loro stessi vissuti) questo è gia possibile nella realizzazione dei Contratti di Quartieri.
  6. Porre rimedio alle lunghe liste di attesa per accedere agli asili nido, perché in una città di 43.000 abitanti è ovvio che un solo asilo nido pubblico non sia più sufficiente. Il proliferare degli asili nido privati pone il problema del controllo da parte dell’ente locale sulla qualità del servizio offerto.

Emarginazione e precariato giovanile

I problemi dell'emarginazione e del disagio giovanile non possono essere risolti con interventi assistenziali o ludici,  ma innescando dei nuovi meccanismi per far ritrovare ai giovani il gusto della partecipazione alla vita sociale, alla politica, in attività in cui si sentano realmente partecipi.

È necessario avviare una seria riflessione e un'indagine sulla condizione giovanile in città, per progettare iniziative, servizi e strutture destinate a questa fascia di popolazione, assumendo come interlocutore e protagonista di tutte le fasi il mondo giovanile, sia nelle sue forme organizzate sia con un lavoro di avvicinamento teso a fare emergere interesse e partecipazione anche in  chi non impegnato dell'associazionismo. Seregno non può rinunciare ad una larga parte dei suoi abitanti.

La condizione di scarso reddito dei giovani rende difficile l'accesso alle nuove tecnologie dell'informazione, dello studio e dell'intrattenimento.

  1. Una politica delle tariffe dei servizi pubblici che tenga conto del ridotto potere d'acquisto dei giovani
  2. Creazione di spazi autogestiti da parte dei giovani stessi per favorire l'aggregazione giovanile. Riteniamo importante che vengano individuati in ogni quartiere spazi per giovani di carattere culturale (Contratti di Quartiere),sociale, ricreativo, nei quali i giovani stessi possano gestire le loro attività.
  3. Compiere interventi mirati a risolvere particolari problemi del disagio giovanile. Esperienza positiva da estendere a ad altri istituti sul territorio è quella attuata presso il centro di formazione Pertini sulla prevenzione delle dipendenze.
  4. I giovani sono coloro che incarnano il concetto di “precarietà” e “giovane” è diventato sinonimo di precario. Circa gli interventi possibili in questo campo abbiamo già detto nel capitolo sul lavoro.

Emarginazione e solitudine della popolazione anziana

La popolazione anziana supera le 10.000 persone tra autosufficienti e non autosufficienti.

Questo fenomeno demografico che dovrebbe sollecitare riflessioni approfondite sul destino di una società senescente, con le implicazioni in termini di sanità, di assistenza, di previdenza, di barriere architettoniche (e quindi di riprogettazione dello spazio urbano), di organizzazione del tempo, è oggi affrontato esclusivamente in termini di bilanci, di spesa sociale, di debito pubblico.

Affrontare la condizione anziana significa innanzi tutto rielaborare l'etica della società che non definisca ruoli e valori solo in relazione all'organico aderire delle esistenze a dinamiche mercantili e mercificanti, ma evochi, fin dall'origine del pensiero sociale, il diritto a non essere considerati, mai, scorie, rottami inservibili, scarti senza speranza di riciclaggio.

Incentivare l'intervento di questi soggetti nella vita pubblica, ispirando ad esempio attività di arricchimento del patrimonio naturale, di valorizzazione della storia locale e del quartiere, di presenza connettiva per contrastare i processi di estraneità e disgregazione.

Cogliere ogni occasione per creare incontri intergenerazionali. A questo proposito bisogna pensare ad iniziative tese a superare la barriera dell’età dei frequentatori del Centro Nobili di via Schiapparelli e la sua classificazione, nell’immaginario collettivo, di “ghetto” per gli anziani. Potenziare la collaborazione con le classi delle scuole primarie (festa dei nonni, torneo di scacchi, piccoli spettacoli teatrali e letture animate) ma anche con classi di istituti superiori su temi e problematiche sociali e culturali (sicurezza, testamento biologico, testimonianze storiche.)

Potenziare tutti i servizi in essere nell’area dei servizi alla persona.

TUTELA DEGLI ANIMALI

Per molte persone la compagnia di un animale è irrinunciabile ed associata al proprio benessere psico - fisico. Anche gli animali dunque fanno parte della popolazione seregnese e devono godere anche loro di diritti, primo fra i quali quello di non essere maltrattati.

È dunque necessaria una maggiore attenzione da parte dell'Amministrazione Comunale.

  1. Sviluppare la politica per il benessere e la difesa degli animali domestici e selvatici, come parte della cultura del rispetto verso il vivente non umano, con il sostegno alle attività ed alle proposte delle associazioni che operano in questo campo.
  2. Costituire un ufficio di Tutela degli Animali che si occuperà principalmente di:
  3. Istituire l’anagrafe canina e felina.
  4. Incentivare l'uso della "paletta ecologica", anche dotando i parchi pubblici di distributori gratuiti di sacchetti per la raccolta delle feci.
  5. Convenzionarsi con un veterinario per effettuare il tatuaggio o l’inserimento di microchip a cani e gatti.
  6. Costruzione di un canile autogestito con il fine di fornire una casa agli amici a quattro zampe (cani e gatti) e di controllare la popolazione canina e felina tramite la sterilizzazione.
  7. La disponibilità di un veterinario convenzionato, magari presso il canile, potrebbe venire incontro ai cittadini che si trovano in difficoltà finanziarie quando devono assistere un animale ammalato.
  8. Impedire che sul territorio seregnese sia praticata la caccia.
  9. Ricavare spazi per far correre i nostri amici cani realizzando aree-cani in tutti i quartieri.

4. PER UNA GESTIONE AMMINISTRATIVA EFFICIENTE CHE RILANCI IL RUOLO DELL’INTERVENTO PUBBLICO

Nel disegno di riforma della 142/90 si è evidenziata una progressiva tendenza a sostituire il sistema partecipativo delle autonomie locali con un nuovo ceto tecnocratico che tende a farsi ceto politico. Questa situazione trova una classe politica spesso culturalmente impreparata a misurarsi con un sistema economico-sociale che tende sempre di più a valutare la riuscita delle scelte politiche in termini di costi-benefici e rapidità delle decisioni.

È necessario innanzitutto contrastare la tendenza alla riduzione quantitativa e qualitativa del personale comunale, lavorando nel contempo per un'effettiva autonomia gestionale e finanziaria dell’Ente. Senza tale autonomia è impossibile far crescere tali strutture e responsabilizzarle pienamente sugli obiettivi da raggiungere e sui risultati da ottenere nell'interesse dei cittadini e degli utenti dei servizi. Costituisce, infatti, per noi un'effettiva priorità, la costruzione di un'organizzazione delle strutture dei servizi comunali in nome dell'efficienza, dell’effettiva ricomposizione dei processi nel governo dell’erogazione dei servizi e nel controllo dei processi, assumendo il valore della partecipazione nell’avvicinamento del Comune alla vita dei cittadini, del decentramento della macchina comunale e anche delle decisioni della loro trasparenza.

In quest’ottica si rende necessario:

  1. Mettere in campo regole chiare e trasparenti di gestione della cosa pubblica.
  2. La stipula dei contratti integrativi decentrati che assicurino al personale comunale una distribuzione delle risorse del salario accessorio che sia diffusa e non clientelare, ma che tenga conto allo stesso tempo della qualità delle prestazioni assicurate all'utenza dai singoli e dai servizi in generale.
  3. Il decentramento di alcuni servizi in modo equilibrato su tutto il tessuto urbano e territoriale.
  4. L’informatizzazione dei servizi attraverso un progetto di cablaggio della città e/o connessioni wireless e la messa a disposizione, secondo un progetto da definire, delle strutture di comunicazione alle associazioni seregnesi; utilizzando, nella propria attività, programmi per elaboratore elettronico dei quali possieda il codice sorgente; scegliendo i programmi per elaboratore elettronico necessari alla propria attività, privilegiando programmi appartenenti alla categoria del software libero (licenze GPL) o, in alternativa, programmi a codice sorgente aperto (Open Source). In quest’ultimo caso il fornitore deve consentire la modificabilità del codice sorgente, senza costi aggiuntivi per l’amministrazione. La disponibilità del codice sorgente è posta in relazione anche all’opportunità per la pubblica amministrazione di poter modificare i programmi per elaboratore in modo da poterli adattare alle proprie esigenze.
  5. Una dirigenza adeguata a far fronte alle esigenze dell’Ente, onde evitare il ricorso e eccessive prestazioni professionali esterne.
  6. Equità di stipendi senza allargare in modo drastico la forbice fra dirigenti, impiegati, professionisti e direttori generali.
  7. Limitazione delle trattative private, sia per affidamento di opere che di servizi.
  8. Assoluta limitazione delle consulenze e del ricorso alle consulenze esterne, facendo invece crescere il personale più giovane con corsi di formazione qualificata e permanente.
  9. Ricorso a bandi di evidenza pubblica per reperire nuove professionalità.
  10. Per gli appalti è necessario definire appositi protocolli per la legalità, con le prefetture.
  11. Definire un sistema di monitoraggio sulle imprese appaltatrici con regole chiare sui sub-appalti.
  12. Limitare il sistema di gara basato sul massimo ribasso.
  13. Controllo sulla sicurezza nei cantieri (vedere il Protocollo sulla sicurezza del Lavoro) e sull’applicazione dei contratti.
  14. Va sconfitta l’abitudine di creare una serie di figure di diretta emanazione e nomina politica.

5. CULTURA E BIBLIOTECA

Sull'ignoranza si basa il qualunquismo, la delega, il decisionismo, la dittatura,...

Sull'ignoranza si basa il razzismo,...

Sull'ignoranza si basa l'indifferenza rispetto ai problemi del mondo: dalla distruzione dell'ambiente, alle questioni del sottosviluppo, dell'imperialismo, delle varie forme di dittatura,...

Il continuo aumento della popolazione anziana impone un rafforzamento e una diversificazione delle attività culturali e del tempo libero, considerate non solo come meri passatempi, ma anche come possibilità, anche in età avanzata, di acquisire abilità o coltivare interessi da sempre trascurati.

 A questo scopo sono preziosissime le attività svolte dalle numerose realtà culturali, dalle associazioni, dai circoli, che si continuerà a valorizzare adeguatamente e con cui si intende continuare a collaborare.

Una particolare attenzione sarà rivolta ai giovani: la cultura giovanile ha alcune sue specifiche espressioni e ha bisogno di spazi adeguati in cui possano tenersi manifestazioni giovanili a carattere culturale, ma anche sociale e ricreativo.

Per questi motivi abbiamo sempre ritenuto fondamentale il nostro lavoro in campo culturale ed abbiamo, da sempre, offerto il nostro sostegno alle iniziative che vanno nella direzione di un elevamento delle conoscenze generali dei cittadini e delle loro capacità critiche.

Ora che c’è la Nuova Sede della Biblioteca Civica Pozzoli rimangono ancora validi i punti programmatici seguenti:

  1. In molte nazioni la Biblioteca Pubblica è l’istituzione cui il cittadino si rivolge quando ha bisogno di informazioni: lì trova le delibere comunali, l'orario dei treni, i dati statistici, le norme, i regolamenti le disposizioni di legge, può collegarsi a banche dati pubbliche o private, può vedere programmi televisivi via satellite, ha a disposizione strumenti di calcolo, ecc. Questo è quanto deve fornire anche la nostra Biblioteca oltre al tradizionale materiale librario che peraltro è anch’esso da potenziare per quantità, qualità e tempestività negli acquisti.
  2. Bisogna arricchire in quantità e qualità l’insieme della documentazione (libri, riviste, CD, video, storia locale, collegamenti INTERNET e con gli altri centri di documentazione, strumenti informatici a disposizione degli utenti, …). A questo proposito vediamo con favore il potenziamento e la valorizzazione del Sistema Bibliotecario Brianzabiblioteche che invece è di fatto mantenuto al livello di ufficio di catalogazione.
  3. È necessario allargare gli orari di apertura specie di sera ed istituendo sedi decentrate nei quartieri periferici, punti di prestito nei luoghi di cura, un maggiore collegamento con le scuole, il prestito a domicilio per i disabili, …
  4. Curare che l’offerta culturale si rivolga a tutte le fasce di età e tenga conto del pluralismo sociale, culturale e politico dei seregnesi.
  5. Riprendere le iniziative culturali legate agli argomenti di informazione e attualità anche in collaborazione con le associazioni presenti sul territorio.
  6. Il personale, che ora, come da sempre, è numericamente insufficiente, deve essere potenziato con personale a ruolo evitando dunque l’assunzione di personale precario.
  7. Bisogna rafforzare la collaborazione tra la Biblioteca e le scuole dell’Infanzia, Primarie e Medie e Superiori.

In generale in campo culturale:

  1. Vanno incoraggiati e sostenuti con mezzi adeguati anche di personale, gli interventi organizzati nel campo della cultura permanente (come l’Università del Tempo Libero) rivolti ai pensionati, alle casalinghe a quanti la scuola non l'hanno neppure potuta frequentare o che desiderano approfondire le proprie conoscenze.
  2. Bisogna consolidare la collaborazione con i gruppi culturali e le associazioni impegnate sulle questioni dell'ambiente, del sostegno ai paesi del terzo e quarto mondo, della solidarietà, della comunicazione,...
  3. A questo proposito è necessario che l’Amministrazione Comunale metta a disposizione locali ed attrezzature da destinare alle associazioni che ne hanno bisogno per la propria attività.
  4. Attualmente le iniziative in campo culturale sono decise dagli Uffici competenti in quanto manca l’Assessore alla partita ed al massimo passano dalla Commissione Consiliare Cultura. La qualità delle iniziative di questi ultimi anni non è stata elevata e spesso è mancato il coordinamento ed il coinvolgimento delle associazioni in modo diverso da un rapporto individuale. Le iniziative di questi ultimi anni sono state a senso unico e alcune ( Conferenze di Storia sul ‘900) “ appaltate”, a caro prezzo, a organizzazioni che fanno capo a Comunione e Liberazione.
  5. In questi anni è stata finalmente attivata la Consulta per la Cultura che però fatica a essere davvero operativa perché non è vista, dall’Amministrazione comunale, come il centro di coordinamento delle diverse iniziative in campo culturale.
  6. Realizzare la “Casa delle Associazioni”.
  7. Bisogna consultare sistematicamente i cittadini sia collettivamente (almeno un'assemblea annuale di bilancio e di proposta prima della stesura del programma annuale), che per settori di interesse, che individualmente (attraverso questionari od altro).
  8. E necessario aumentare gli stanziamenti in bilancio altrimenti sarebbe pura illusione pensare ad un allargamento dei servizi. È parimenti necessario dare un'effettiva autonomia gestionale alle Commissioni Biblioteca e Cultura.
  9. Il Concorso Pozzoli, manifestazione di rilevanza internazionale, richiederà una particolare e continua attenzione al fine di mantenere ed aumentare il livello qualitativo. Solo in quest’ultima edizione si sono finalmente realizzati eventi musicali collaterali, ma sarebbe necessario un filo conduttore tra un'edizione e l'altra (produzione di CD musicali, editoria specifica, musica per bambini, giovani ed anziani.)
  10. Funzionamento del Museo Vignoli come luogo di fruizione e produzione di conoscenza (arti creative, artigianato…).
  11. L’Amministrazione uscente ha deciso unilateralmente di costruire un Auditorium al posto del Palazzo Comunale originalmente previsto in piazza Risorgimento. Di questa struttura non se ne sentiva il bisogno: sono gli spazi di aggregazione a misura di piccolo gruppo che mancano a Seregno non le megastrutture. Ma questo Auditorium verrà comunque realizzato e si porrà dunque il problema della sua gestione. Non deve infatti accadere che i costi impediscano il suo utilizzo ai gruppi (generalmente con pochi fondi) che attualmente operano a Seregno.

6. C’ERA UNA VOLTA AEB

Tutti conoscono la storia delle trasformazioni subite dalla vecchia Azienda Municipalizzata che per anni ha fornito acqua, gas, trasporti ai seregnesi.

Nella miriade delle sue articolazioni Gelsia ambiente, Gelsia calore, Gelsia energia e Gelsia reti è invece un’entità praticamente sconosciuta alla maggior parte dei cittadini dei 24 Comuni della Brianza (442.00 abitanti, 177.00 famiglie).

I cittadini però conoscono bene il peso delle bollette sul bilancio familiare, soprattutto in questo particolare momento di crisi e di perdita di lavoro.

Questo è il risultato delle leggi nazionali e regionali che hanno sostenuto e sostengono che la privatizzazione (perché, in effetti, è di questo che si tratta, anche se il capitale è ancora pubblico, cioè i soldi sono ancora i nostri!) delle Municipalizzate era un modo per salvarle dall’aggressione del privato e per poter renderle efficienti ed efficaci e più convenienti per i cittadini o “clienti”.

Così non è stato e si propongono Multiutility che sul territorio della provincia forniscano tutti i servizi dall’acqua alla raccolta dei rifiuti. Ma anche i limiti territoriali ai paladini delle privatizzazioni non bastano e c’è chi pensa a future incorporazioni di Gelsia in A2A.

Nel frattempo la Regione Lombardia procede a spada tratta verso la privatizzazione dell’acqua.

Noi porteremo avanti anche a Seregno la difesa dei beni comuni. In primis l’acqua che la Regione Lombardia ha aperto alla privatizzazione.

Affermiamo con forza che:

  1. l’acqua è un bene comune e non una merce.
  2. il servizio idrico integrato è un bene pubblico e tale deve rimanere.
  3. i comuni dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) hanno potestà di decidere per la gestione pubblica del servizio idrico in quanto servizio privo di rilevanza economica.
  4. Il privato agisce per fare utili e perciò vede favorevolmente l’aumento dei consumi. Ma l’acqua è una risorsa limitata e solo un azienda interamente pubblica può avere una gestione attenta ridurre gli sprechi.
  5. La privatizzazione non genera concorrenze e le tariffe possono solo aumentare.
  6. La manutenzione delle reti necessita di grandi investimenti e solo la gestione pubblica investe per gli interessi dei cittadini e non degli azionisti.
  7. In Lombardia la gestione dei servizi idrici è fra le più efficienti ed è RIMASTA FINO A IERI INTERAMENTE PUBBLICA.

7. RISORSE

Occorre una gestione coordinata di tutte le risorse del Comune, cominciando da quelle finanziarie, per giungere a quelle del personale dipendente e a quelle patrimoniali, spesso abbandonate a se stesse.

Le risorse finanziarie del nostro Comune provengono sempre meno dallo Stato e dagli altri enti (Regione, Provincia) e sono sempre più frutto di tasse dei cittadini, di alienazione di beni pubblici, e di oneri di urbanizzazione.

Per far cassa si vende il patrimonio pubblico (cosa che ci vede assolutamente contrari) invece di puntare sul recupero e la riqualificazione attraverso un’azione rigorosa di manutenzione e restauro. Va detto che la tutela e la valorizzazione dei beni e del paesaggio può diventare un motore di sviluppo economico e sociale e quindi una “rendita”economica oltre che di conservazione di identità della comunità locale.

Consolidare questa parziale autonomia finanziaria e al contempo finalizzare le risorse non sarà così facile nei prossimi anni soprattutto se si persegue la scelta di utilizzare i proventi delle alienazioni e degli OOUU per finanziare la spesa Corrente.

La spesa corrente è una spesa certa mentre le alienazioni e le OOUU sono entrate variabili.

L’abolizione integrale dell’ICI sulla prima casa, se è servita a portare consensi al governo di centro-destra ha però svuotato le casse comunali anche perché rendite e patrimoni non sono stati tassati.

Occorre un’attenzione particolare all’evasione e all’elusione, parallelamente ad un controllo della spesa corrente e alla diminuzione di incarichi e consulenze esterne.

Occorre contare anche sulla ricchezza prodotta dal volontariato sociale, dall'associazionismo ma anche dai gruppi di interesse comunque presenti sul territorio. Spesso, senza di esse, il Comune non è in grado di produrre un'attività qualitativamente apprezzabile.

Occorre contrastare comunque ogni tentativo di ridurre le risorse complessive a disposizione dei Comuni. Lo Stato deve sprecare di meno, i Comuni devono avere di più. È una giusta forma di federalismo di autonomia locale Questo perché i Comuni sono più vicini ai cittadini, ne conoscono direttamente i bisogni e possono erogare servizi senza eccessiva burocrazia. Al contempo, i cittadini possono più da vicino controllare il Comune stesso.

Risorsa da non trascurare è la collaborazione con gli altri Comuni vicini e con gli altri livelli istituzionali (Provincia e Regione.)

CONCLUSIONI

Abbiamo dovuto necessariamente elencare una serie di “cose da fare” ma, come già detto in apertura, il programma amministrativo rappresenta solo l’inizio di un lungo percorso. Insieme a tutti coloro che hanno contribuito alla stesura di queste pagine ci impegniamo a realizzane gli obiettivi attraverso l’attivazione di un processo partecipativo sempre più ampio.

Vogliamo che la città riprenda a discutere, a confrontarsi e a progettare il proprio futuro.

Minotti Giuseppina detta Giusi (Candidata sindaco collegata alla lista “Federazione della Sinistra”)
Seregno, 26 febbraio 2010