La Federazione della Sinistra vuole rappresentare un’area democratica e di sinistra che si è formata in molti anni di attività politica e sociale rafforzandosi in particolare con la nascita del movimento per la pace.
Quello che in questo programma viene affermato va perciò visto come un “work in progress” (cantiere aperto) iniziato molti anni fa e soggetto a rivisitazioni ed integrazioni, perché la realtà che ci circonda cambia.
Lo scopo primario è cercare di modificare la struttura sociale della nostra città non in modo estemporaneo, ma secondo principi di democrazia e uguaglianza.
Il nostro impegno nelle istituzioni per il mantenimento ed il consolidamento di un assetto democratico, per l’attuazione piena del disegno istituzionale e in particolar modo, per la garanzia dei diritti universale ed il rispetto del principio di uguaglianza, è oggi messo alla prova, in presenza di un evidente peggioramento della condizione sociale, di nuove minacce alla democrazia e di un più generale degrado etico morale del sistema politico.
Una profonda crisi economica ha colpito gli Stati dell’Occidente Italia compresa, nonostante i falsi proclami del Governo di Centrodestra, di fuoriuscita dalla crisi, dal 1971 mai il PIL (Prodotto Interno Lordo) era calato del 4,9 %.
In questo scenario, prima di tutto, è minata alla base la stessa idea di futuro e un profondo senso di insicurezza pervade anche la nostra ricca Brianza.
La precarietà è diventata la condizione più comune e diffusa.
Noi riteniamo che sia qui, nella dimensione locale, nel cuore di una regione cosiddetta avanzata che debba partire l’impegno per un’alternativa:
Il 28 e 29 marzo 2010 i cittadini di Seregno voteranno per il rinnovo del Consiglio Comunale di Seregno e contemporaneamente per il rinnovo del Consiglio Regionale della Lombardia.
Nel caso delle regionali si tratta di contrastare il modello “formigoniano” per il quale “tutto ciò che è privato è bello e tutto ciò che è pubblico è inefficiente”.
Dalla sanità ai trasporti, dalla scuola e istruzione alla gestione dei servizi sociali e di pubblica utilità, alle politiche del lavoro, abbiamo così visto e registrato una progressiva ed ormai ingombrante invadenza del privato e la conseguente mercificazione dei diritti fondamentali dei cittadini, abbandonati sempre più a loro stessi.
Peraltro, la Giunta regionale, anche al di là dei suoi poteri, ha compiuto scelte significative, tutte all'insegna dell’iper-liberismo, della privatizzazione e della “deregulation”, e le ha imposte al Consiglio stesso:
Le scelte regionali, non bastassero quelle del governo centrale, hanno poi avuto ampie ricadute a livello locale aumentando le difficoltà e sottraendo competenze ai comuni: altro che federalismo, altro che decentramento!
A Seregno il tentativo di riconferma del governo della città da parte del centro – destra si sposa con le difficoltà interne del PD sempre più di centro e meno di sinistra, come peraltro dimostra il rifiuto di fare accordi elettorali con la Federazione della Sinistra per il timore di dover ridiscutere programmi e metodi di lavoro e per una vecchia, ma mai morta, pregiudiziale anticomunista.
E’ questa una visione statica della società seregnese che in questi anni ha modificato sia l’assetto sociale che le modalità di approccio alla politica locale. Basta ricordare la partecipazione al referendum sull’estensione dell’art.18 nel 2003: 5607 cittadini votarono ed ancora non si vedevano gli effetti della precarizzazione del lavoro.
Crediamo ci siano ampie potenzialità per un cambiamento sociale, culturale e amministrativo: a partire dal coraggio di puntare sul coinvolgimento dei cittadini nella progettazione della città e del suo futuro.
È questo il senso del nostro impegno politico.
La crisi della politica nell’era post-industriale e della globalizzazione, ci impone di ripensare il rapporto tra cittadino e istituzione. Nell’ultimo decennio, nonostante le numerose leggi di riforma, si è verificato un marcato allontanamento di fasce sempre più larghe di cittadini dalle istituzioni, determinando un allentamento del tessuto democratico e un indebolimento della capacità di risposta alle complesse questioni che la società contemporanea pone.
In primo luogo, poniamo al centro della nostra proposta e del nostro programma - la questione morale. Non si tratta di una scelta di prammatica. E’ vero invece che in questi mesi la questione morale è precipitata in una serie di regioni, con avvisi di garanzia, rinvii a giudizio su questioni riguardanti la gestione pubblica, a partire dalle scelte in tema ambientale, infrastrutturale e sanitario.
La vicenda ha assunto caratteri talmente inquietanti da richiedere un segnale forte e chiaro.
La questione morale si intreccia con la questione democratica. Meno è garantita la democrazia, più il potere di scelta di chi governa diventa discrezionale. Qui i temi fondamentali sono quelli della partecipazione, ma anche del diritto alla rappresentanza. Nonostante il tentativo di alcune forze politiche, dei movimenti e di tante soggettività sociali, la partecipazione, per molteplici ragioni, si è inaridita, indebolendo lo stesso reticolo democratico e popolare che per alcuni decenni aveva permesso sviluppo, conquiste e riconoscimenti di importanti diritti. La fase che molti comuni stanno vivendo è complessa, diversificata e in molti casi stretta da spinte corporative, egoistiche e localistiche. Le grandi questioni insite nelle città, nei territori e che interessano piccole e grandi comunità si discutono o si decidono fra gruppi sempre più ristretti. Il coinvolgimento dei cittadini è ritenuto fatto residuale limitato al rifacimento delle strade e dei marciapiedi o al consenso a posteriori di scelte già compiute. Esempi sono il progetto di sovrappasso veicolare di S.Valeria o la mancata costruzione del palazzo municipale.
L’elezione diretta dei “sindaci”, la concentrazione di potere nelle mani degli esecutivi unitamente alle tendenze all’esautoramento dei compiti di indirizzo e di controllo dei consigli, non solo ha ristretto gli spazi di partecipazione dei cittadini ma ha minato il basilare principio costruito sul dialettico rapporto cittadino-istituzione. In questa realtà, un punto qualificante della nostra presenza nelle amministrazioni locali è senz’altro il dispiegarsi di iniziative tese a spezzare il concetto di “delega”.
Il ritrovamento nel 2006 di un deposito d'armi appartenente alla 'ndrangheta, dimostra che la presenza mafiosa nel nostro territorio, come del resto in tutta la Lombardia, è ben radicata.
E' da tempo dimostrato l'interesse delle cosche che si sta concentrando nei lavori legati all' EXPO, nel nostro caso riguardanti l'accelerazione dei lavori legati alla Pedemontana, il cui progetto potrebbe riguardare le aree al confine con Desio, in particolare quella di San Giuseppe.
Oltre a questo caso estremo, si possono aggiungere i rischi di piccola e grande speculazione edilizia che minano il nostro territorio, in particolare le periferie.
Rischi che la recente vicenda legata alla speculazione edilizia (Milano 4) in pieno Parco del Lambro rende assai concreti.
Consapevoli che un argomento così delicato non può essere affrontato da un solo partito né da pochi individui, ma necessita dell'appoggio dell'intero panorama istituzionale, chiediamo l'istituzione di un Osservatorio sulla legalità, che si coordini con le associazioni antimafia già esistenti, i cui rappresentanti provengano da tutti i partiti presenti a Seregno, prima che la potenza dei clan raggiunga quel punto di non ritorno oltre il quale le politiche territoriali vengano irrimediabilmente condizionate da questi ultimi.
PARTECIPAZIONE
Per partecipazione intendiamo quindi:
AUTONOMIA DELL’ENTE LOCALE
Insieme al potenziamento della partecipazione, infatti, è decisiva la salvaguardia dell’Ente locale come soggetto essenziale per la garanzia di equità sociale e capacità di indirizzo e programmazione. Per questo non è tollerabile che al centralismo statale si sia sostituito il centralismo della Regione, alla burocrazia borbonica, l’aziendalismo antisociale.
Per difesa dell’autonomia dell’ente locale intendiamo.
IN CONCRETO CI IMPEGNIAMO A:
1. PRIMA DI TUTTO IL LAVORO
DIRITTO AL LAVORO = DIRITTO ALLA VITA
La sempre più grave crisi occupazionale con perdite di posti di lavoro e incremento di cassa integrazione, il diffondersi di contratti atipici e degradanti (l’interesse dell’impresa viene totalmente anteposto a qualsiasi diritto del lavoratore) in sostituzione dei rapporti di lavoro stabili, pongono al centro dell’attenzione politica il problema lavoro. La produzione industriale nel 2009 è calata del 18%. Anche a Seregno la crisi ha colpito duro, due fabbriche: Cifer Rauschert e la Tagliabue e Giudici hanno chiuso, più di 300 operai sono in cassa integrazione.
Occorrono interventi da parte di tutti i soggetti coinvolti per invertire questa tendenza. Occorrono interventi di emergenza quali ad esempio il salario di cittadinanza, il fondo anticrisi, gli sgravi sociali sui costi dei servizi, ma anche interventi a lungo temine e di progettazione per salvaguardare il tessuto produttivo.
Per questo rivendichiamo il pieno diritto di intervento politico dell’Amministrazione Comunale su ogni crisi aziendale o conflitto di lavoro che si manifestino sul proprio territorio.
Le politiche di natura assistenziale sociale di emergenza per i lavoratori dipendenti, pur necessarie in tempi di difficoltà, rischiano di diventare azioni caritatevoli e non durature nel tempo per risolvere i problemi di chi rischia di precipitare nell’indigenza. La prima preoccupazione dell’Amministrazione locale deve essere quella dell’aiuto concreto ai suoi cittadini che perdono il lavoro o stanno esaurendo i contributi della cassa integrazione con poche speranze di rientrare nella popolazione attiva.
Interventi di emergenza:
Parallelamente agli interventi per i lavoratori dipendenti, ci sembra importante segnalare la situazione dei lavoratori delle piccole aziende, dei piccoli artigiani (a volte di due persone) e del sempre più diffuso “popolo della partita IVA” che anche a Seregno compone il tessuto produttivo ma che è sempre più in difficoltà.
Dobbiamo pensare a prospettive nuove per questa platea sempre più ampia di lavoratrici e lavoratori che, espulsi dalle fabbriche, cercano nuovi percorsi per collocarsi e che spesso si tuffano nel mare in burrasca di un’attività di micro-impresa destinata a soccombere alla crisi, esposta a percorsi borderline con l’illegalità e le sirene delle mafie, degli strozzini; perché le banche sono come “un ombrello aperto quando c’è il sole”, con la tentazione costante di scorciatoie cercando soluzioni ai problemi tramite risposte che alimentano l’incultura dell’evasione fiscale.
Ormai a livello mondiale si moltiplicano gli allarmi sulle conseguenze che il nostro sistema economico sta provocando sul nostro pianeta.
Purtroppo il Protocollo di Kyoto piuttosto che la Conferenza di Copenhagen si risolvono in dichiarazioni di principio a cui seguono ben pochi fatti. Ma è ormai chiaro a tutti che è necessario invertire la rotta e che se non vogliamo far pagare alle generazioni future pesanti conseguenze del nostro modo di vita dobbiamo eliminare i consumi superflui e utilizzare tecnologie che consentono di risparmiare le risorse – limitate – del pianeta.
Anche a livello locale abbiamo ormai due segnali chiari che indicano come sia necessario un serio ripensamento sulle priorità delle nostre decisioni collettive e individuali:
Di conseguenza il nuovo PGT, principale strumento di pianificazione a livello comunale, deve essere improntato ai principi di sostenibilità ambientale e di blocco del consumo del suolo.
Servono semmai piccole sale per riunioni anche decentrate nei quartieri. Riteniamo perciò grave la decisione dell’Amministrazione di procedere alla (s)vendita della sala comunale di piazza Biella che poteva essere adibita a questo scopo.
Riteniamo che tutte le aree appartenenti al PLIS debbano essere piantumate in gran parte, dotate di piste ciclopedonali in calcestre simili a quelle realizzate al Meredo e per il resto debbano rimanere agricole. A questo proposito pensiamo che si possa incentivare l’introduzione di coltivazioni biologiche, favorire i rapporti tra le poche aziende agricole e zootecniche rimaste e le scuole, in modo che siano possibili visite di scolaresche, ed istituire un mercato periodico (ad esempio mensilmente e a rotazione nei vari quartieri) di prodotti a “km zero” provenienti da aziende di Seregno e dei paesi vicini.
È necessario pubblicizzare meglio le linee di trasporto pubblico urbano ed extraurbano nonché il servizio di trasporto scolastico.
Mediante un’adeguata politica tariffaria è opportuno incoraggiare l’uso dei mezzi pubblici, soprattutto negli orari in cui sono poco utilizzati.
Per quanto riguarda il problema dei rifiuti, dati per acquisiti i buoni risultati (intorno al 58%) della raccolta differenziata, è necessario ora muoversi in due direzioni: il passaggio alla raccolta monomateriale per migliorare la qualità del materiale raccolto in modo differenziato e la riduzione dei rifiuti stessi. Purtroppo la quantità totale dei rifiuti prodotti è in costante aumento. Urge quindi una campagna per la riduzione dei rifiuti. L’avvio di un nuovo corso di compostaggio domestico, accompagnato da agevolazioni economiche per l’acquisto dei composter e dalla riduzione della tassa rifiuti, ci sembra un impegno che la nostra amministrazione non può mancare di prendere, anche sull’esempio di comuni vicini.
Contemporaneamente si possono attuare iniziative, anche in collaborazione con gli esercizi commerciali, per la riduzione degli imballaggi “a perdere” e l’uso di quelli riutilizzabili, a partire dalle bottiglie di vetro a rendere e dalle sporte in stoffa invece degli shoppers.
Sull’argomento “riduzione rifiuti” si possono promuovere campagne educative e concorsi nelle scuole.
Va proseguita la collaborazione con enti benefici che raccolgono indumenti e scarpe usate, mentre altre iniziative si possono intraprendere per la raccolta al fine di un riutilizzo di altri oggetti (giochi, libri, ecc.). Sull’esempio di iniziative di successo già realizzate in Italia ed all’estero: si potrebbe dotare la piattaforma ecologica di via Reggio di un piccolo magazzino dove depositare gli oggetti ancora utilizzabili – eventualmente effettuando le piccole riparazioni-, rendendoli disponibili ai cittadini interessati a ritirarli per riutilizzarli, gratuitamente o dietro eventuale pagamento di piccole somme di denaro. La gestione di tale sito potrebbe avvenire a cura di un’associazione di volontariato che potrebbe utilizzare i proventi da essa derivanti per il proprio autosostentamento.
Rimane l’opposizione ad impianti inquinanti (termodistruttori, termovalorizzatori, ...) anche perché non vanno nella direzione della diminuzione dei rifiuti visto che si alimentano degli stessi.
Contemporaneamente bisogna aumentare l’informazione alla cittadinanza sulla raccolta differenziata, partire con la raccolta degli oli alimentari esausti ed aumentare i controlli, sia sul coretto uso dei sacchi sia sull’abbandono di rifiuti sul territorio comunale.
Lo sviluppo delle tecnologie nel mondo delle telecomunicazioni prevede, sempre più, l'utilizzo di campi elettromagnetici. Ebbene, invece di porre prima ed in modo vincolante l'esigenza di sapere le conseguenze per la salute e l'ambiente e di prevenirle si è proceduto secondo l'ideologia della liberalizzazione e della privatizzazione. Una moltiplicazione, dunque, di installazioni che producono uno sviluppo impressionante delle radiazioni nell'ambiente, nei luoghi di lavoro e nelle case senza che vi siano regole certe e rispettate.
Purtroppo la legge del 2002 toglie, di fatto, ai comuni il potere di decidere la localizzazione delle antenne in quanto equiparate alle opere di urbanizzazione primaria.
Sull’inquinamento dell’aria (problema di scottante attualità) purtroppo le competenze del comune sono limitate. L’entrata in vigore di norme dell’Unione Europea tese a tutelare la nostra salute ha messo in evidenza un problema che era presente da anni e che le nostre autorità hanno consapevolmente ignorato. Contemporaneamente ha messo in luce l’inadeguatezza del nostro attuale governo regionale che non ha preso misure tese a migliorare la situazione sul lungo periodo (se non in minima parte), ma ha puntato su provvedimenti tampone, e solo quando ormai la situazione era del tutto compromessa.
Tuttavia anche a livello comunale qualcosa (e non di poco conto) si può fare:
Il Comune dovrà dotarsi di uno strumento nuovo: un Bilancio Annuale del Territorio e dell’Ambiente.
Il bilancio economico-finanziario di un ente locale è lo strumento attraverso il quale l'Amministrazione si assume, di fronte agli elettori, alle forze politiche e agli organismi di controllo, la responsabilità degli effetti economici delle proprie scelte di gestione; in modo del tutto analogo, il Bilancio Ambientale Comunale registra le partite contabili relative alle risorse e al patrimonio naturale dell'ente, e diventa quindi uno strumento di valutazione degli effetti ambientali di tutte le politiche attuate dall'ente stesso. Sono da considerare ambientali le spese sostenute per attività di prevenzione, riduzione, eliminazione e monitoraggio dell’inquinamento, ripristino ambientale e gestione sostenibile del territorio. L’ottica della “sostenibilità” deve arrivare a pervadere tutte le scelte che si compiono in un’amministrazione.
Si tratta di un documento che registra ciò che avviene all’ambiente di un determinato comune in un anno, ad esempio quanti rifiuti sono stati prodotti, quanta acqua è stata consumata, quanto suolo è rimasto inedificato, se e come è aumentato o diminuito il verde, il livello di inquinamento dell’aria, quanta energia è stata prodotta.
Il bilancio ambientale locale non contiene solo dati numerici (fisici e/o monetari), ma anche indicazioni circa i risultati ambientali delle politiche attuate o da attuare da parte dell’amministrazione pubblica. Se per esempio un comune ha deciso di deliberare nuove concessioni edilizie, il bilancio ambientale registrerà gli impatti ecologici attesi (aumento della produzione di rifiuti, aumento dell’energia prodotta e consumata, situazione del verde pubblico, situazione del terreno incolto, ecc). Se una provincia ha deciso di costruire un impianto di cogenerazione, il bilancio ambientale ne registrerà i risultati ambientali (rifiuti smaltiti, energia prodotta, energia impiegata, ecc).
Nel tempo, ci sarà un bilancio ambientale consuntivo, che conterrà i risultati delle politiche attuate, e preventivo, che conterrà le indicazioni e le analisi sulla pianificazione futura.
L'approvazione parallela del bilancio economico e di quello "verde" getta le basi per un utile confronto atto a riconoscere e dichiarare, anche quantitativamente attraverso indicatori e target, gli effetti ambientali delle politiche economiche e settoriali.
SOLIDARIETA’
Per solidarietà intendiamo che tutti i cittadini devono dare un contributo alla comunità in rapporto alle proprie capacità e alle proprie risorse, senza egoismi e chiusure sociali o di gruppo.
La pratica della cultura della solidarietà rientra nella nostra identità ed è fondata non su un pietistico e caritatevole aiuto ai "poveretti" e diseredati, ma sul concetto fondamentale che ogni essere umano è uguale all'altro.
La nostra società è invece costruita attorno ad un archetipo che possiamo definire: maschio, adulto di razza bianca, sano, produttore, consumatore.
Tanto più ci allontaniamo da questo paradigma tanto più l'organizzazione della società è incapace di immaginare, di adattarsi, di ridefinirsi attorno ad una comunità che invece è ben più articolata, più multiforme, multisessuata, multigenerazionale, multirazziale, in sostanza ben più ricca.
Il modello che si basa su questo paradigma è fallito, non ha potuto e non può interpretare la geografia di una società complessa ormai articolata (ma non governata) sulle diversità e sulle esclusioni, sulle diverse modalità di sfruttamento, di integrazione-esclusione, di contraddizioni bianco/nero, uomo/donna, giovane/vecchio, sano/malato, etero/omosessuale, dipendente da alcol o nicotina piuttosto che da eroina o caffè.
IMMIGRAZIONE
L’immigrazione è uno dei temi sociali che permettono alle forze di destra di prosperare mistificando e strumentalizzando un problema reale.
Non servono né prediche né generici richiami alla solidarietà: non si riuscirebbe in questo modo a fermare l’ondata xenofoba. L’immigrazione è, infatti, un problema economico-sociale connesso col mercato del lavoro.
Seregno è una città ricca ed è logico attendersi una crescita dell’immigrazione che avverrà comunque: sia in modo legale che clandestino.
La stragrande maggioranza degli immigrati cerca un lavoro e molti, in questa situazione, cadono nel circuito del lavoro nero o della delinquenza comune proprio a causa della situazione di clandestinità in cui sono costretti.
Bisogna inoltre rendersi conto, a livello culturale, che la società futura sarà multietnica e multiculturale.
Alcune prime proposte operative necessarie per realizzare un’autentica politica di integrazione degli immigrati:
CITTADINI DISABILI
L’integrazione nella vita sociale e produttiva dei cittadini disabili non deve essere solo una questione di diritto costituzionale, ma deve diventare un problema di autodeterminazione e di civiltà.
Le poche strutture (pubbliche e private) presenti sul territorio vengono scarsamente pubblicizzate; occorre facilitare l'informazione per i cittadini disabili che hanno necessità di un servizio di assistenza, aiuto, sussidi, o semplicemente conoscere delle iniziative dedicate al proprio handicap.
Inoltre, poche sono le strutture che si occupano di disabilità specifiche, in alcuni casi non esistono (penso alla disabilità visiva), e andrebbero create, direttamente dal comune o mediante un incentivo per chi (se qualificato sull'argomento) voglia dare vita a un'apposita organizzazione.
Chi vuole operare nel settore dell'assistenza, anche con un percorso formativo alle spalle, si ritrova a doversi rivolgere a cooperative che, per volontà di profitto o per carenza di fondi, sottopongono i dipendenti a contratti precari e paghe irrisorie, demotivando gli operatori e aumentando la probabilità di abbandono del servizio per un altro tipo di impiego.
Il rischio per il disabile è quello di trovarsi di fronte a un continuo turnover di chi si dovrebbe occupare di lui, con le conseguenze peggiori per chi è affetto da disfunzioni mentali (es autistici) negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, e che non farebbero in ogni caso piacere a nessuna persona di qualunque età che si ritrovi in stato di bisogno.
Vanno istituiti percorsi di professionalizzazione tali da evitare l'abbandono degli operatori, oltre a un maggiore controllo sul comportamento delle cooperative e delle strutture che assumono il personale, con incentivi verso quelle più virtuose.
La realizzazione del nuovo CDD (Centro Diurno Disabili) e Comunità alloggio non deve esaurire l’impegno verso i portatori di disabilità per quanto riguarda sia il loro inserimento nel mondo del lavoro sia per quanto riguarda la possibilità di una dignitosa vita sociale. La forma di gestione di queste strutture dovrà avere ampio dibattito locale e intercomunale per evitare che venga privatizzata in Fondazione o altra forma di esternalizzazione.
Importante è comunque la collaborazione e il sostegno alle associazioni di volontariato (ad esempio Spazio Aperto, Il Ritorno, ANFFAS, l'Aliante, ecc.) operanti nel territorio comunale.
Pur esistendo alcune iniziative di sensibilizzazione (fatte in giornate speficiche dell'anno, col rischio che il cittadino dimentichi il problema per gli altri 364 giorni), mancano ancora eventi che sappiano esercitare fascino, avvicinando spontaneamente i cittadini al mondo delle disabilità; pensiamo al caso della mostra 'Dialogo nel Buio' di Milano, un esempio che andrebbe esportato non solo geograficamente, ma anche per quello che riguarda altre forme di disabilità; questo porterebbe Seregno a diventare un modello e un punto di riferimento per tutta l'area della Brianza.
Sulla questione della disabilità, non si può tralasciare il discorso sulle barriere architettoniche, oltre a quelle create dalla cattiva educazione.
Non basta uno sforzo in più da parte dall'amministrazione per facilitare il passaggio a chi ha delle difficoltà, ma va affiancata la questione dell'educazione civica. Se l'educazione è assente, l'allargamento di un marciapiede risulta vano, perchè la parte in più sarà occupata da un'auto che ci parcheggerà sopra. Occorre impedire o disincentivare pesantemente comportamenti incivili che rendono la città meno piacevole da vivere, non solo per i disabili.
Quando gli accessi sono facilitati, quando il trasporto pubblico è strutturato in modo da permettere il facile raggiungimento di ogni zona (soprattutto il centro), se il passaggio per entrare negli autobus e nei treni viene facilitato, e se vengono introdotti annunci sonori chiari nei mezzi pubblici, insomma quando si crea una città a misura di disabile, è l'intera cittadinanza a trarne giovamento.
Bisogna comunque evitare il rilascio delle concessioni edilizie a chi predispone progetti in cui siano previste barriere architettoniche. Anche qui il buon esempio deve essere dato dalla stessa amministrazione e deve interessare anzitutto gli edifici pubblici ed aperti al pubblico: gli spazi urbani (giardini pubblici, marciapiedi, segnaletica, servizi igienici, marciapiedi, accesso alle ciclabili ...), gli edifici residenziali pubblici (case comunali e ALER) almeno per quanto riguarda le parti comuni ed istituendo una riserva di posti per cittadini con difficoltà motorie.
DIRITTO ALLA SALUTE
La sanità pubblica va riformata, non smantellata, ma la "controriforma sanitaria regionale" di Formigoni ha distrutto la sanità pubblica e regalato le risorse economiche dei cittadini ai privati. Nella gestione dei servizi sanitari è prevalsa una logica meramente economica rispetto ai reali bisogni di salute.
Occorre contrastare radicalmente il concetto di costruzione del profitto sui diritti fondamentali bloccando l’espansione privatistica del sistema sanitario, anche in considerazione del fatto che l’83% del debito del sistema sanitario è concentrato nelle 4 regioni in cui la presenza del privato accreditato raggiunge i massimi livelli su scala nazionale.
Pur riconoscendo i forti limiti di competenze di un’Amministrazione comunale nei confronti del settore sanitario, riteniamo importante assumere impegni sia diretti di indirizzo e di mobilitazione sia volti a sollecitare chi di competenza affinché sul nostro territorio si realizzino condizioni di ottimizzazione degli interventi sulla salute, mediante:
TOSSICODIPENDENZE
Figlia del nostro tempo, dove competizione ed isolamento sociale sono le basi dei comportamenti più comuni, è la droga, sia essa dipendenza da sostanze stupefacenti o da alcolici.
Una vita sociale attiva, uno scambio affettivo, culturale e solidale tra le persone sarebbe la prima medicina preventiva e la più efficace.
Inoltre dobbiamo essere portatori di un'ipotesi culturale diversa e realmente antagonista a quella della mafia, dello spaccio di stupefacenti e delle relative connivenze, poiché siamo convinti che le radici di questo problema affondino proprio in questo modello culturale e sociale.
Il fenomeno dell’utilizzo delle sostanze stupefacenti è in continua evoluzione, e tende a diventare sempre più complesso e veloce. Di sicuro diminuisce l’età media di chi assume stupefacenti, come è da registrare il forte aumento dell’abuso di alcol tra le fasce adolescenziali. Cambiano continuamente sia le abitudini sia le modalità di consumo, come del resto è in continua evoluzione il mercato delle sostanze. A Seregno vanno attivate campagne di sensibilizzazione (coinvolgendo i media locali) volte a cambiare la percezione culturale del fenomeno tra i cittadini, occorre proporre interventi alternativi alle fallimentari politiche proibizioniste della tolleranza zero di cui il decreto legge Fini è l’esempio più evidente.
E’ necessario sviluppare percorsi di promozione della salute, comprendendo:
DIRITTO ALLA CASA
A livello comunale poco o nulla è stato fatto (contratto di Quartiere Crocione, Case di via Victor Hugo e di via Locatelli). Troppo poco in due tornate amministrative (centro-sinistra e centro-destra).
Prova ne è il lungo elenco delle richieste di alloggio in proprietà o a canone moderato che è inversamente proporzionale alle disponibilità di alloggi.
Il problema della casa si configura come problema essenzialmente politico. La causa di questa situazione va ricercata nel fatto che in Italia (a differenza del resto dell'Europa) il mercato edile è sempre stato completamente in mano ai privati, quindi rivolto non certo a soddisfare la domanda sociale di case, ma a realizzare il massimo profitto.
Di fronte a questa situazione c'è un'unica posizione possibile: salvaguardare gli interessi dei lavoratori e delle categorie più deboli.
Se da una parte occorre fermare lo sviluppo edificatorio e il consumo del territorio allo stesso tempo però è molto forte la richiesta di alloggi a prezzi popolari e di alloggi per le giovani coppie.
Come conciliare queste due esigenze apparentemente opposte?
Facciamo infine nostre le critiche e le proposte delle Acli di Seregno che, espresse anni fa, hanno ancora valenza per la lettura della situazione alloggio/casa a Seregno:
Critiche:
Proposte:
DIRITTO ALLA SCUOLA
L'ente comunale ha due impegni fondamentali sul terreno educativo:
Fino ad ora, tuttavia, ci si è limitati all’erogazione di fondi, badando soprattutto a non scontentare le scuole private. Com'è noto, l'istruzione a Seregno vede una massiccia presenza di enti privati a partire dalla scuola di base.
Su dieci Scuole dell’infanzia (ex Scuole materne), otto sono private (e "generosamente" finanziate dal Comune, nell’anno scolastico 2009/10 764.000 euro, nel 2004/2005 erano 575.592 euro), mentre due soltanto sono statali. Attualmente c'è anche una presenza di asili nido privati viste le carenze (ed i costi!) di quello pubblico.
.L’Amministrazione Comunale di Centrodestra ha rinviato di anno in anno i lavori urgenti di ristrutturazione delle Scuole Moro e Manzoni e di ampliamento della Primaria Stoppani ed, è rimasta sulla carta la Palestra in via 8 Marzo che avrebbe dovuto servire la Scuola Mercalli e l’Istituto Parini. Pertanto questi interventi devono avere priorità assoluta.
Il Comune dovrebbe inoltre intervenire nella riorganizzazione dei servizi scolastici come le mense ed i trasporti anche coordinandosi con gli altri comuni vicini.
A proposito delle mense va rilevato che l'utenza contribuisce per 980.000 euro all'anno ai costi di gestione: sarebbe dunque logico che abbia una parte, attraverso una Commissione Mensa Cittadina, regolarmente convocata ogni tre mesi, nelle decisioni che riguardano la scelta del menù e la qualità dei cibi.
A Seregno mancano ancora alcune strutture, all'interno delle scuole normali, che consentano un reale e pieno inserimento dei disabili.
Laboratori specialistici, palestre di fisioterapia, ecc., rimangono ancora "un sogno"...
Per quanto riguarda gli interventi di sostegno didattico a favore degli alunni disabili o in situazione di grave disagio sociale si richiede la presenza di un numero di educatori adeguato alle necessità ed alle richieste delle scuole. Tale servizio è opportuno che sia gestito dai servizi alla persona.
Un discorso a parte merita l’inserimento degli alunni stranieri.
L’istituzione del servizio di mediazione socio – culturale è sicuramente stato utile alle scuole, ma va potenziato almeno con un altro mediatore culturale: dai 165 alunni stranieri (anno scolastico 2003/2004) si è passati ai 427 stranieri dell’anno scolastico 2008/09.
L’assessorato alle Politiche Educative dovrebbe finanziare progetti, possibilmente unitari, delle istituzioni scolastiche cittadine nonché sollecitare progetti congiunti con l’amministrazione provinciale riferiti soprattutto all’inserimento dei medesimi alunni nel biennio delle scuole superiori e nel Centro di Formazione Professionale “S.Pertini”.
In questa situazione di carenza di interventi è evidente che poco o nulla sia stato fatto per la realizzazione di corsi riservati ai lavoratori o per l'istituzione di attività formative, come risposta ai bisogni di coloro che, conclusa la scuola dell'obbligo, aspirano a una realizzazione professionale, o di quelle donne che, escluse dall'attività extra domestica per molto tempo, tentano un rientro nel mondo del lavoro o anche per quanti intendono elevare il livello delle proprie conoscenze.
Considerando inoltre che i costi scolastici sono comunque assai elevati si ritiene opportuno che i finanziamenti per il diritto allo studio siano aumentati in maniera consistente in modo che le quote individuali per alcuni servizi di fatto obbligatori (mense, trasporti, libri, attività sportive e culturali, …) pesino di meno sulle spalle dei lavoratori. Considerato il fatto che la Regione finanzia dal 1999, con 130 milioni l'anno, le scuole dell’infanzia private, si potrebbero aumentare i fondi comunali per il diritto allo studio almeno in pari proporzione ed in modo indolore per il bilancio.
Inoltre l'aumento di famiglie di lavoratori immigrati pone con urgenza nuovi e gravi problemi relativi all'integrazione in ambito scolastico, sociale e culturale. Il problema non è certo affrontabile "appaltandolo" al volontariato ancorché benemerito.
Nel capitolo scuola non bisogna scordare le gravi responsabilità della Regione Lombardia che non riguardano solo le scuole dell’infanzia private ma anche il finanziamento (incentivazione) delle scuole private attraverso il Buono Scuola. Si tratta di ben 50 milioni di euro all’anno pagati da tutti i lombardi ma che vanno a vantaggio solo dei frequentatori delle scuole private: un vero scandalo.
DIRITTI INDIVIDUALI E POLITICHE FAMILIARI
La nostra società si ricorda della famiglia soltanto quando deve delegare ad essa compiti che non intende sostenere.
Così si inneggia alla donna casalinga che è costretta alla cura dei figli piccoli oppure dei parenti non autosufficienti (poiché mancano o sono troppo costose le strutture pubbliche).
Inoltre non esiste più da tempo la famiglia patriarcale nella quale era possibile una certa suddivisione di compiti. Il concetto stesso di famiglia è attualmente in crisi sia dal punto di vista dei compiti relativi all'educazione dei figli che è perlopiù affidata, consciamente o inconsciamente, alla società dei consumi e del libero mercato sia dal punto di vista delle forme con cui si fonda una famiglia.
La famiglia tradizionale è comunque messa in crisi dalle scelte politiche ed economiche che sono state fatte in questi ultimi anni a partire dal lavoro precario (ovvero insicuro) che colpisce la maggior parte della popolazione giovane fino ad oltre i trent’anni. Poi gli stessi che ne sono stati la causa ne lamentano gli effetti.
Pertanto il nostro punto di vista è quello che le persone vanno trattate partendo dai loro diritti individuali siano esse facenti parte o meno di una famiglia nel senso tradizionale del termine.
- Testamento biologico. Sono in corso proposte che tendono a rendere particolarmente complessa e onerosa la dichiarazione di volontà in caso di incapacità di scegliere trattamenti medici o invasivi. Riteniamo che un’Amministrazione attenta debba prestare servizi di consulenza e di supporto per consentire ai cittadini di esprimere la propria volontà senza dover sostenere i costi notarili.
- Condizione femminile. Per quanto la condizione della donna nelle nostre zone abbia fatto progressi interessanti, e nella nostra città siano attivi percorsi formativi e di sostegno alle donne, riteniamo che debbano essere prestate ulteriori attenzioni alle tematiche al femminile. In particolare sostegno al disagio, accompagnamento ad attività lavorative, incremento dei servizi alla persona, interventi culturali volti ad affrontare relazioni fra uomo e donna troppo spesso legate a concezioni patriarcali.
- Registro delle unioni civili. L'unione civile è il rapporto fra due persone, di maggiore età, di sesso differente o dello stesso sesso, legate da vincoli affettivi, di solidarietà e di reciproca assistenza, morale e materiale, deve essere riconosciuta dalla legge ai fini della costituzione e della pubblica registrazione, dello scioglimento, della disciplina dei rapporti fra le parti, anche in materia di successione.
Il comune di Seregno, per il pieno sviluppo della persona umana e nell'ambito dei principi dell'ordinamento giuridico, dovrà istituire un registro (Elenco) delle unioni civili di persone, coabitanti da almeno un anno ed aventi dimora abituale nel comune di Seregno, presso apposito ufficio comunale.
Bambini, giovani, anziani
È necessario ripensare a queste tre condizioni dell’uomo, l'infanzia, la giovinezza e la vecchiaia come un insieme di presenze sul territorio che meritano attenzione per la specificità della loro condizione d’età ma anche percé cittadini portatori di diritti.
Un territorio che si misuri con questa presenza deve progettare strade e percorsi sicuri, ampliare gli spazi verdi, piazze, luoghi d’incontro, spazi autogestiti o organizzati e comuni a giovani e meno giovani.
Ma non basta:
I problemi dell'emarginazione e del disagio giovanile non possono essere risolti con interventi assistenziali o ludici, ma innescando dei nuovi meccanismi per far ritrovare ai giovani il gusto della partecipazione alla vita sociale, alla politica, in attività in cui si sentano realmente partecipi.
È necessario avviare una seria riflessione e un'indagine sulla condizione giovanile in città, per progettare iniziative, servizi e strutture destinate a questa fascia di popolazione, assumendo come interlocutore e protagonista di tutte le fasi il mondo giovanile, sia nelle sue forme organizzate sia con un lavoro di avvicinamento teso a fare emergere interesse e partecipazione anche in chi non impegnato dell'associazionismo. Seregno non può rinunciare ad una larga parte dei suoi abitanti.
La condizione di scarso reddito dei giovani rende difficile l'accesso alle nuove tecnologie dell'informazione, dello studio e dell'intrattenimento.
La popolazione anziana supera le 10.000 persone tra autosufficienti e non autosufficienti.
Questo fenomeno demografico che dovrebbe sollecitare riflessioni approfondite sul destino di una società senescente, con le implicazioni in termini di sanità, di assistenza, di previdenza, di barriere architettoniche (e quindi di riprogettazione dello spazio urbano), di organizzazione del tempo, è oggi affrontato esclusivamente in termini di bilanci, di spesa sociale, di debito pubblico.
Affrontare la condizione anziana significa innanzi tutto rielaborare l'etica della società che non definisca ruoli e valori solo in relazione all'organico aderire delle esistenze a dinamiche mercantili e mercificanti, ma evochi, fin dall'origine del pensiero sociale, il diritto a non essere considerati, mai, scorie, rottami inservibili, scarti senza speranza di riciclaggio.
Incentivare l'intervento di questi soggetti nella vita pubblica, ispirando ad esempio attività di arricchimento del patrimonio naturale, di valorizzazione della storia locale e del quartiere, di presenza connettiva per contrastare i processi di estraneità e disgregazione.
Cogliere ogni occasione per creare incontri intergenerazionali. A questo proposito bisogna pensare ad iniziative tese a superare la barriera dell’età dei frequentatori del Centro Nobili di via Schiapparelli e la sua classificazione, nell’immaginario collettivo, di “ghetto” per gli anziani. Potenziare la collaborazione con le classi delle scuole primarie (festa dei nonni, torneo di scacchi, piccoli spettacoli teatrali e letture animate) ma anche con classi di istituti superiori su temi e problematiche sociali e culturali (sicurezza, testamento biologico, testimonianze storiche.)
Potenziare tutti i servizi in essere nell’area dei servizi alla persona.
TUTELA DEGLI ANIMALI
Per molte persone la compagnia di un animale è irrinunciabile ed associata al proprio benessere psico - fisico. Anche gli animali dunque fanno parte della popolazione seregnese e devono godere anche loro di diritti, primo fra i quali quello di non essere maltrattati.
È dunque necessaria una maggiore attenzione da parte dell'Amministrazione Comunale.
Nel disegno di riforma della 142/90 si è evidenziata una progressiva tendenza a sostituire il sistema partecipativo delle autonomie locali con un nuovo ceto tecnocratico che tende a farsi ceto politico. Questa situazione trova una classe politica spesso culturalmente impreparata a misurarsi con un sistema economico-sociale che tende sempre di più a valutare la riuscita delle scelte politiche in termini di costi-benefici e rapidità delle decisioni.
È necessario innanzitutto contrastare la tendenza alla riduzione quantitativa e qualitativa del personale comunale, lavorando nel contempo per un'effettiva autonomia gestionale e finanziaria dell’Ente. Senza tale autonomia è impossibile far crescere tali strutture e responsabilizzarle pienamente sugli obiettivi da raggiungere e sui risultati da ottenere nell'interesse dei cittadini e degli utenti dei servizi. Costituisce, infatti, per noi un'effettiva priorità, la costruzione di un'organizzazione delle strutture dei servizi comunali in nome dell'efficienza, dell’effettiva ricomposizione dei processi nel governo dell’erogazione dei servizi e nel controllo dei processi, assumendo il valore della partecipazione nell’avvicinamento del Comune alla vita dei cittadini, del decentramento della macchina comunale e anche delle decisioni della loro trasparenza.
In quest’ottica si rende necessario:
Sull'ignoranza si basa il qualunquismo, la delega, il decisionismo, la dittatura,...
Sull'ignoranza si basa il razzismo,...
Sull'ignoranza si basa l'indifferenza rispetto ai problemi del mondo: dalla distruzione dell'ambiente, alle questioni del sottosviluppo, dell'imperialismo, delle varie forme di dittatura,...
Il continuo aumento della popolazione anziana impone un rafforzamento e una diversificazione delle attività culturali e del tempo libero, considerate non solo come meri passatempi, ma anche come possibilità, anche in età avanzata, di acquisire abilità o coltivare interessi da sempre trascurati.
A questo scopo sono preziosissime le attività svolte dalle numerose realtà culturali, dalle associazioni, dai circoli, che si continuerà a valorizzare adeguatamente e con cui si intende continuare a collaborare.
Una particolare attenzione sarà rivolta ai giovani: la cultura giovanile ha alcune sue specifiche espressioni e ha bisogno di spazi adeguati in cui possano tenersi manifestazioni giovanili a carattere culturale, ma anche sociale e ricreativo.
Per questi motivi abbiamo sempre ritenuto fondamentale il nostro lavoro in campo culturale ed abbiamo, da sempre, offerto il nostro sostegno alle iniziative che vanno nella direzione di un elevamento delle conoscenze generali dei cittadini e delle loro capacità critiche.
Ora che c’è la Nuova Sede della Biblioteca Civica Pozzoli rimangono ancora validi i punti programmatici seguenti:
In generale in campo culturale:
Tutti conoscono la storia delle trasformazioni subite dalla vecchia Azienda Municipalizzata che per anni ha fornito acqua, gas, trasporti ai seregnesi.
Nella miriade delle sue articolazioni Gelsia ambiente, Gelsia calore, Gelsia energia e Gelsia reti è invece un’entità praticamente sconosciuta alla maggior parte dei cittadini dei 24 Comuni della Brianza (442.00 abitanti, 177.00 famiglie).
I cittadini però conoscono bene il peso delle bollette sul bilancio familiare, soprattutto in questo particolare momento di crisi e di perdita di lavoro.
Questo è il risultato delle leggi nazionali e regionali che hanno sostenuto e sostengono che la privatizzazione (perché, in effetti, è di questo che si tratta, anche se il capitale è ancora pubblico, cioè i soldi sono ancora i nostri!) delle Municipalizzate era un modo per salvarle dall’aggressione del privato e per poter renderle efficienti ed efficaci e più convenienti per i cittadini o “clienti”.
Così non è stato e si propongono Multiutility che sul territorio della provincia forniscano tutti i servizi dall’acqua alla raccolta dei rifiuti. Ma anche i limiti territoriali ai paladini delle privatizzazioni non bastano e c’è chi pensa a future incorporazioni di Gelsia in A2A.
Nel frattempo la Regione Lombardia procede a spada tratta verso la privatizzazione dell’acqua.
Noi porteremo avanti anche a Seregno la difesa dei beni comuni. In primis l’acqua che la Regione Lombardia ha aperto alla privatizzazione.
Affermiamo con forza che:
Occorre una gestione coordinata di tutte le risorse del Comune, cominciando da quelle finanziarie, per giungere a quelle del personale dipendente e a quelle patrimoniali, spesso abbandonate a se stesse.
Le risorse finanziarie del nostro Comune provengono sempre meno dallo Stato e dagli altri enti (Regione, Provincia) e sono sempre più frutto di tasse dei cittadini, di alienazione di beni pubblici, e di oneri di urbanizzazione.
Per far cassa si vende il patrimonio pubblico (cosa che ci vede assolutamente contrari) invece di puntare sul recupero e la riqualificazione attraverso un’azione rigorosa di manutenzione e restauro. Va detto che la tutela e la valorizzazione dei beni e del paesaggio può diventare un motore di sviluppo economico e sociale e quindi una “rendita”economica oltre che di conservazione di identità della comunità locale.
Consolidare questa parziale autonomia finanziaria e al contempo finalizzare le risorse non sarà così facile nei prossimi anni soprattutto se si persegue la scelta di utilizzare i proventi delle alienazioni e degli OOUU per finanziare la spesa Corrente.
La spesa corrente è una spesa certa mentre le alienazioni e le OOUU sono entrate variabili.
L’abolizione integrale dell’ICI sulla prima casa, se è servita a portare consensi al governo di centro-destra ha però svuotato le casse comunali anche perché rendite e patrimoni non sono stati tassati.
Occorre un’attenzione particolare all’evasione e all’elusione, parallelamente ad un controllo della spesa corrente e alla diminuzione di incarichi e consulenze esterne.
Occorre contare anche sulla ricchezza prodotta dal volontariato sociale, dall'associazionismo ma anche dai gruppi di interesse comunque presenti sul territorio. Spesso, senza di esse, il Comune non è in grado di produrre un'attività qualitativamente apprezzabile.
Occorre contrastare comunque ogni tentativo di ridurre le risorse complessive a disposizione dei Comuni. Lo Stato deve sprecare di meno, i Comuni devono avere di più. È una giusta forma di federalismo di autonomia locale Questo perché i Comuni sono più vicini ai cittadini, ne conoscono direttamente i bisogni e possono erogare servizi senza eccessiva burocrazia. Al contempo, i cittadini possono più da vicino controllare il Comune stesso.
Risorsa da non trascurare è la collaborazione con gli altri Comuni vicini e con gli altri livelli istituzionali (Provincia e Regione.)
Abbiamo dovuto necessariamente elencare una serie di “cose da fare” ma, come già detto in apertura, il programma amministrativo rappresenta solo l’inizio di un lungo percorso. Insieme a tutti coloro che hanno contribuito alla stesura di queste pagine ci impegniamo a realizzane gli obiettivi attraverso l’attivazione di un processo partecipativo sempre più ampio.
Vogliamo che la città riprenda a discutere, a confrontarsi e a progettare il proprio futuro.