Queste elezioni, come tutti sapete e registrate, cadono in un momento assai difficile sia per la pesante crisi economica e sociale che investe il Paese, sia per l'attacco a tutti gli spazi di democrazia.
In particolar modo fra gli attacchi agli spazi di democrazia che riguardano direttamente gli enti locali c'è quello inerente alla riduzione del numero dei consiglieri e degli amministratori.
Ciò comporta un forte elevamento del nostro consenso, per ottenere un risultato elettorale atto ad ottenere un consigliere comunale.
Bisogna quindi da subito operare con iniziative utili a raggiungere accordi politico programmatici – con pochi, ma chiari punti che diano il senso di chi siamo e cosa vogliamo - con l'obiettivo di dar vita a coalizioni eticamente “pulite”, in grado di costruire, partendo dai contenuti, un argine alle questioni democratiche e sociali.
Quando si dice coalizioni “eticamente pulite”, in sostanza si propone che tutti i candidati della coalizione dichiarino formalmente, oltre al fatto di non trovarsi in nessuna delle condizioni di ineleggibilità prevista dalle leggi, anche, quanto meno:
E' scontato, che per affrontare i problemi inerenti alla gestione degli Enti Locali, i valori etico - amministrativi non sono di per sé sufficienti, se poi collegialmente non si è in grado di risolvere i problemi, ma un comportamento adeguatamente etico, del tipo avanzato, è importante non solo per marcare la diversità, ma ancor più per recuperare fiducia dai cittadini che sentono la necessità di un cambiamento anche nei soggetti chiamati a ricoprire cariche pubbliche.
Per quanto riguarda il rispetto delle regole e della legalità quindi noi dobbiamo fare la nostra parte.
Nel contesto della crisi economico-sociale che ci attraversa, gli Enti Locali devono anche fare i conti con l'indurimento del “patto di stabilità interno” e con le pesanti riduzioni dei trasferimenti di risorse statali che mettono e metteranno a dura prova i servizi pubblici degli Enti Locali.
In questa delicata e difficile situazione di attacchi agli spazi di democrazia , di crisi economico-sociale, di calo vertiginoso della partecipazione e di pressoché assenza di mobilitazione territoriale diffusa e continuativa, dove, come si suol dire, “non si muove foglia” se non attorno ai rami delle figure dei candidati sindaci, è importante cercare di parlare al cuore e alle emozioni dei cittadini individuando, con nettezza e chiarezza di comunicazione, come già si accennava, tre o quattro cose importanti, in grado di indicare al meglio chi siamo e cosa vogliamo all'interno delle varie coalizioni di progresso. Tutto ciò impone la necessità di dar da subito avvio con determinazione anche alla costruzione della sinistra d'alternativa, mettendo in campo processi di democrazia partecipata, a partire da SeL, che coinvolgano soggetti politici, sociali e associativi (es. gruppi e associazioni di volontariato sociale, associazioni sportive, culturali e del tempo libero, ecc) disponibili ad alleanze politico programmatiche in grado di battere la Lega Nord , le destre e la loro cultura.
Queste elezioni amministrative vanno utilizzate anche per rinverdire la Federazione della Sinistra. Federazione della Sinistra che, pur con tutti i suoi aspetti critici, resta però al momento un soggetto importante, anche se non sufficiente e ampio, per affermare quella “svolta” da noi auspicata .
Per cercare di battere le destre anche sul territorio bisogna far esprimere il massimo di unità possibile costruendo alleanze tra diversi soggetti che possono essere coinvolti su temi già condivisi (es. beni comuni, ambiente, welfare comunale…)
E' spesso difficile trovare differenze tra noi e SEL sul terreno delle cose concrete da fare nelle politiche locali. Perché allora non costruire accordi per la formazione di liste unitarie (bicicletta) con SEL ? Da noi deve, là dove ci sono le condizioni possibili, venire la spinta per far emergere nel concreto, in questo momento, quel “binario parallelo” di unità oggi utile alla situazione politica data.
C'è un attacco da lungo tempo alla nostra Costituzione, che è un progetto da attuare e non uno stato di cose di per sé già fatte. Si pensi, solo per fare alcuni esempi, ai temi della pace, del lavoro, della scuola e della giustizia sociale che quotidianamente vengono obliterati.
Per non parlare poi dell'attacco dichiaratamente frontale alla democrazia: in nome di un “presidenzialismo” senza contrappesi, che fa del Sindaco e dell'esecutivo il motore pressoché unico del potere gestionale e amministrativo del Comune. Il consiglio comunale è stato, purtroppo anche per responsabilità del centro-sinistra (vedansi come esempio le famigerate disposizioni di Bassanini), espropriato di ruolo e competenze.
Allora deve essere chiaro che il Comune non può assistere a tutto ciò in un vuoto neutralismo amministrativo. Non il richiamo alla legge del Parlamento o della Regione deve diventare il fulcro del ragionare, ma il richiamo a quella legalità maggiore che è la Costituzione.
Far avanzare i valori e affermare i diritti della Costituzione deve essere la nostra barra di orientamento fondamentale per la stesura del programma politico-amministrativo.
Il programma è un documento che, come già detto, deve mobilitare in primo luogo i nostri iscritti, i possibili candidati della lista e contemporaneamente coinvolgere la più larga partecipazione attiva nelle fasi della sua costruzione.
Oltre ad una bozza di appunti/traccia per la stesura del programma (in allegato), che possono essere adeguati secondo il sentire e le esigenze dei vari territori, si dovrà prestare la massima attenzione alla comunicabilità. Che ovviamente deve essere rivolta a tutti, ma pensando a fasce più sensibili e più attente. Fasce che si possono trovare certamente in gruppi militanti, presenti in lotte e conflitti vari e nelle masse popolari, ma anche più in generale in fasce a più alti livelli di istruzione. Una comunicazione in grado di rimotivare fasce di astensione e chi in passato votava a sinistra e oggi, purtroppo anche per nostre responsabilità, vota Lega Nord o Popolo delle Libertà(?). Insomma quello che si intende porre a riflessione e che va approfondito al meglio deve essere un messaggio fortemente persuasivo con tutti i suoi effetti di semplificazione reale, anche se presuppone a monte un programma articolato e complesso. Detto altrimenti: un messaggio comunicativo, semplice, persuasivo ed istantaneo, elaborato e realizzato con le opportune tecniche, da rubare, per così dire, ai “capitalisti”, reinventandole ad “uso” del “valore d'uso” delle masse.
La partecipazione è il tema di fondo della crisi della democrazia oltre che grande motivo di riflessione. La crisi di rappresentatività, l'autoreferenzialità istituzionale, il personalismo sono gli effetti di questa chiusura di partecipazione.
La partecipazione deve avere come fondamento l'interfaccia con l'articolazione sociale della cittadinanza. A tal riguardo si mettono in evidenza:
Oggi si svende tutto. Si viene eletti per vendere il patrimonio dei cittadini. Lorsignori pensano di essere moderni privatizzando ed esternalizzando servizi pubblici. Il Comune rischia di diventare il curatore fallimentare del patrimonio pubblico costruito in secoli di storia. Oggi il risultato referendario di giugno del 2011 (acqua, servizi pubblici come rifiuti e trasporti) è messo in discussione e compromesso anche dalle disposizioni delle ultime tre manovre economiche. Va fermata quindi ogni idea del “privato è bello”.
Una schematica annotazione. Il mercato, contrariamente a quanto ci hanno detto per più di trent'anni, non garantisce la piena occupazione. Ci vuole l'intervento compensativo pubblico. Questa dovrebbe essere la base da cui partire, tenendo conto che sono quasi spariti il lavoro fordista, le grandi fabbriche, ecc. e tutto o quasi è decentrato, esternalizzato e precarizzato e c'è la crisi, una crisi che sarà lunga e dura. Occorrerebbe un reddito minimo garantito. Un reddito di esistenza a prescindere dai lavori. Siccome non se ne uscirà tanto facilmente dal capitalismo, siccome la flessibilità, intesa anche come precarietà, sarà la regola, è necessario che tutte e tutti possano disporre di un reddito decente per vivere e studiare, per “stare nel mercato del lavoro” in maniera meno traumatica possibile. Cosa può fare il Comune, visto che non può garantire un reddito che risponde a politiche più generali ? Intanto essere attivo nel sostegno delle lotte e iniziative legislative in materia di redditi e garantire servizi reali e alla più alta qualità al maggior numero di cittadini possibile. Da quelli fondamentali: casa, istruzione e salute .
Garantire il diritto dei lavoratori ad essere informati dei rischi e dei danni cui sono sottoposti o in cui possono incorrere, fornendo materiali di conoscenza. Tale compito può essere svolto attivando alcuni strumenti concreti, tra i quali si indicano:
Attraverso questi strumenti è importante soprattutto dare precise informazioni su tutti gli adempimenti che le aziende devono mettere in atto per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, per poter fare le opportune verifiche e le conseguenti iniziative. Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata alle malattie professionali, che spesso sono sottovalutate nella loro dimensione e nella loro gravità.
I percorsi istituzionali per la stesura del Piano di Governo del Territorio (PGT) devono essere un momento di alta partecipazione , di verifica generale e di ridefinizione di che cosa è il Comune; di come hanno funzionato nel recente passato-presente gli strumenti di governo del territorio, di quali sono e come vanno affrontati i maggiori problemi del territorio in questione. Nel passato quasi ovunque si è assistito a fortissimi processi di cementificazione, mentre la popolazione è restata pressoché costante. Questo processo di massiccia espansione edilizia ha, secondo noi, conseguenze economiche e sociali molto serie sulla qualità della vita. Il bilancio dell'urbanistica comunale spesso e volentieri è complessivamente negativo, in quanto rispetto del territorio, sviluppo sociale e qualità della vita hanno pagato, stanno pagando e pagheranno un conto salato solo ad esclusivo favore della rendita immobiliare. Chiudere, per quanto possibile, il rubinetto speculativo della rendita fondiaria e immobiliare è più che necessario e non più rinviabile.
Anche per queste ragioni il PGT dovrebbe intervenire su alcuni forti temi, oltre alla messa in sicurezza di tutto il territorio dai rischi idrogeologici e di altra natura, in particolare se ne indicano tre:
Per andare nelle direzioni indicate e incorporare nel PGT un avanzamento del welfare, dei servizi pubblici, dello sviluppo compatibile e della qualità della vita, è importante che il Comune non usi più l'espansione edilizia come strumento di consenso e diversamente usi al meglio il ruolo forte del potere pubblico, che largamente ha nelle sue mani, per quanto riguarda il governo del territorio.
Questo è un problema che va visto e considerato nell'ottica di una riconversione a una società del limite L'ecologico non è un settore che si aggiunge; ma un punto di vista che attraversa, che fa cambiare, a cominciare dagli stili di vita. Molte questioni si intrecciano e sono integrate nell'ambito dell'urbanistica. Alcune proposte su cui lavorare potrebbero essere.
Promuovere un'etica delle responsabilità e delle convivenze civili, nel rispetto dei rispettivi ruoli autonomi sia per lo Stato che per la Chiesa è un urgente bisogno e il Comune può e deve fare la sua parte. Ad esempio:
Le attività espressive e culturali avviano con naturalezza processi di incontro, tra popoli, tra individui, tra comunità. Compito di una politica culturale deve pertanto essere la promozione dell'autonomia espressiva ed artistica di ognuno. Alcune idee:
PER UN COMUNE vivo e che sia traino di futuro.
PER UN COMUNE che faccia dell'accoglienza e dell'integrazione di tutti un valore e una ricchezza.
PER UN COMUNE che faccia dell'economia verde, del risparmio energetico, delle energie rinnovabili, il volano di una ripresa economica \centrata sulla qualità e non sulla quantità.
PER UN COMUNE che metta al centro il lavoro vero, la sua qualità, la piena occupazione.
PER UN COMUNE che sia vigile sulla presenza della criminalità organizzata e mafiosa e la combatta.
PER UN COMUNE che faccia dell'abitare non un business per pochi costruttori ,ma un'esigenza popolare,giovanile, dei singoli e delle famiglie.
PER UN COMUNE che guardi alle zone periferiche non più come zone marginali.
PER UN COMUNE che riveda in profondità la sua mobilità urbana favorendo piste ciclabili, bus pubblici ecc.
PER UN COMUNE che faccia dell'incontro e del confronto tra le realtà aggregative e associative formali ed informali il terreno fondamentale della coesione.
PER UN COMUNE che non faccia della “paura” un'industria per catturare consenso; che non faccia del disagio sociale un'occasione di criminalizzazione punitiva.
PER UN COMUNE che investa sui giovani, che non consideri i suoi giovani o il loro disagio diversità da combattere, avversare, ghettizzare, arrestare, ma ricerca e desiderio di orientamenti per il futuro.
PER UN COMUNE che non confonda l'educare con il punire.
PER UN COMUNE “dei beni comuni” dell'acqua, dell'aria, del territorio e del paesaggio, della salute e di quel bene fondamentale che è la nostra democrazia, che ha al centro la RES PUBLICA di cui siamo parte costituente e costitutiva.
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Questi appunti di natura generica sono ovviamente decontestualizzati rispetto alle varie situazioni territoriali e quindi per parlare al cuore e alle emozioni dei cittadini dei vari territori, bisogna che ognuno li contestualizzi alla propria realtà.