Elezioni Amministrative in Lombardia 2012

Alcune riflessioni sul voto lombardo

In queste elezioni noi (FdS) non riusciamo ancora a migliorare il nostro consenso. Ci sono motivi, e anche colpe.

Come si sa, la Lombardia non è mai stata un territorio sismico. Quando capita che ci siano dei terremoti, non tutti li avvertono. Occorrono strumenti di rilevazione sensibili. Eppure, alle ultime amministrative un terremoto c’è stato, e non di poco conto: il tracollo del PDL e della Lega nelle loro rispettive, o comuni, culle. La scossa si sente, eccome, se il caudillo Ignazio, con cavernoso cordoglio, deve ammettere che “abbiamo sbagliato i candidati”. Come fargliene una colpa? I precedenti, quelli delle Regionali, che avevano certe “entrature” e raccoglievano oltre diecimila consensi, si trovano al momento “trattenuti” altrove.

A Pastrufazio e nella terra dei Lukònes, cioè nella parte che conosco meglio, la Brianza, quel posto dove i suv scorazzano districandosi negli improbabili meandri gotici degli svincoli autostradali, costruiti on demand della speculazione edilizia, dove al centro dell’intrico sorgono come funghi commerci multifunzione, dal sexi shop al cinema, alle pezze americane, e col punto ristoro chiamato saloon, questa terra un tempo operosa e piena di industrie, anche grandissime, che in vent’anni di governo di gringos ha preso sempre più a somigliare a una brutta copia del far west, l’inchiesta detta Infinito ha momentaneamente decapitato alcuni tentacoli della piovra criminale. Non ne siamo così certi, perché un paio di giorni fa un “commando” ha preso d’assalto il polo tecnologico di Desio e lo ha distrutto, producendo un danno di circa trecentomila euro.

In questo posto, da un ventennio governato dai “moderati” di centrodestra, che manzonianamente potremmo definire « di quelli che van predicando che la virtù sta nel mezzo e il mezzo lo fissano giusto in quel punto dove loro sono arrivati e ci stanno comodi» vedere un comune come Monza, o Meda o Como che vanno al ballottaggio con un candidato di centrosinistra, Cesano Maderno vinto al primo turno (pazienza che in quel comune non abbiamo nessuno, purtroppo!), e Parma dove al di là del così detto boom di Grillo, l’altro candidato è ancora il centrosinistra, è di più che un terremoto.

Lascio ai comunisti Insubri i commenti su Varese e la sua provincia.

L’esperienza di oggi ci insegna che solo un centrosinistra ampio e allargato vince.

Che per renderlo più di sinistra occorre che invece della foto di Vasto, ci sia un polo di sinistra solido e coeso, che discuta con il PD a un tavolo di poker dove finalmente si ha in mano qualche full al posto di un bluff. Pazienza se poi il colore finale non è rosso del tutto. Quanto sta accadendo è pur sempre una svolta epocale.

Soprattutto, l’alternativa è il governo del grande fratello, o qualche uomo della provvidenza, sempre in agguato. A proposito, Grillo ha imparato da un grande Maestro (di rito arcorese): ha proibito ai suoi di andare in televisione. Un tycoon molto democratico!

Sarà che gli elettori si sono accorti che la moderazione stride col cromatismo delle camicie, coi pappagalli di Don Verzè, colle serate del bunga-bunga, con la misura dei panfili alle Antille, coi diamanti in Tanzania. Ma non potevamo certo illuderci che il tendenziale moderatismo dei Don Abbondio sia un male che si estirpa facilmente dall’animo umano, o che da un terremoto insieme alle macerie vengano dal sottosuolo edifici nuovi già pronti e magari già tinteggiati di porpora.

Gli orfani di cotanti padri, qualche volta padrini, non si lasciano facilmente adottare.

Né deve sorprendere, dall’altro lato della medaglia, che a Sesto San Giovanni il candidato di centrosinistra non vinca al primo turno, dopo gli scandali, ma prima ancora, dopo la desertificazione economica e industriale che ha profondamente trasformato il tessuto sociale, come si dice.

In queste elezioni noi (FdS) non riusciamo ancora a migliorare il nostro consenso. Ci sono motivi, e anche colpe. Tra i motivi si annovera che quando da vent’anni si cerca di galleggiare in uno stagno putrido, la gran parte delle specie ittiche o sono estinte o annaspano soffocate. Ci vorranno altrettanti decenni di buon governo (e non basta quello locale) per ricostruire ciò che è andato perduto, per restituire al territorio il volto operoso, sobrio, e cosmopolita che ha avuto un tempo, cioè quel clima culturale che era il presupposto del nostro radicamento.

Senza un nuovo humus noi non possiamo rinascere e svilupparci. Perciò, l’arrivo di un’acqua più pulita, anche se non proprio quella ideale a quanti di noi avessero esigenze esotiche, da microclima temperato dell’acquario domestico, va accolta con favore e comunque favorita.

Tra le colpe ci sta che anche nelle nostre file di tanto in tanto milita qualche caudillos che dopo l’abiura si è improvvisato civis, col geniale risultato di lasciare la città e sé medesimo a piedi (come si rischiava a Bologna)! So che questa metafora può essere compresa appieno solo dai monzesi, ma non è detto che certe analogie non si trovino altrove. A Monza, se non ci fossero state queste particolarità, se i vendoliani non indulgessero alle sirene dei sondaggi e si attaccassero bene alla prua, fatti due conti (e la matematica non è un’opinione!) qualche seggio sarebbe stato nostro. In politica i “se” son come il senno di poi di cui son pieni i fossi.

Se mio nonno avesse le ruote sarebbe un tram, o un uomo nella sedia a rotelle?

E’ chiaro che come dice il Segretario Diliberto l’unica via è l’unità della sinistra. Ma per fare questo bisogna abbandonare le bolle dell’acquario, le sirene di Cariddi, l’escursione civica e prima di tutto l’estremismo come malattia infantile del comunismo.

Una formazione politica che non lavora per vincere le elezioni e governare, a che serve?

Sursum corda e saluti comunisti.

Anna Migliaccio (Segreteria PdCI - Brianza)
Seregno, 10 maggio 2012