Si apre oggi a Marina di Massa la conferenza nazionale dei Giovani comunisti.

Il laboratorio della svolta

Tredicimila iscritti, oltre cento assemblee di federazione, quattro documenti

Amsterdam, Seattle, Nizza, Porto Alegre, Genova sono solo alcune delle tappe del percorso dalla prima alla seconda Conferenza nazionale dei Giovani Comunisti e Comuniste, che inizia oggi a Marina di Massa. Un percorso politico iniziato nel '95 negli anni bui della "resistenza". Anni in cui, in tanti, cercavano e trovavano forme e pratiche di resistenza al dominio neoliberista. Siamo riusciti in una scommessa il cui orizzonte non era del tutto scontato: la costruzione di una organizzazione giovanile interna sì al Partito della Rifondazione comunista, ma anche capace di saper interpretare l'autonomia come sperimentazione di nuove forme del conflitto.

Il percorso, i risultati

Tredicimila iscritti e iscritte, 111 conferenze di federazione, 50 conferenze di circolo nella sola federazione di Napoli, sono alcuni numeri che danno la dimensione di una organizzazione che è riuscita ad essere determinante nella costruzione del movimento italiano avendo sempre come obbiettivo il radicamento del Prc e dei Gc nel territorio. Sono stati anni nei quali abbiamo sperimentato un percorso innovativo che ha fatto di Genova il suo punto di svolta, comprendendo la necessità di aprirsi ad altre esperienze, facendo delle differenti idee, culture, storie il terreno comune per la costruzione di quello che abbiamo chiamato il "movimento dei movimenti". Ed è proprio su questo terreno, nel momento più alto della costruzione del conflitto sociale in Italia, che i Gc si sono confrontati nel corso delle loro conferenze.

Lo sciopero generale e generalizzato del 16 aprile scorso, le occupazioni delle agenzie di lavoro interinale, le manifestazioni dei migranti e ancora lo smantellamento del centro per la detenzione temporanea per "clandestini" a Bologna, la costruzione prima del Laboratorio Carlini a Genova e poi la nascita del Movimento dei Disobbedienti, sono il frutto di un'esperienza tesa fra la continuità e l'innovazione.

Quattro sono stati i documenti contrapposti scaturiti da una forte dialettica capace di far emergere diverse sensibilità nel comune obbiettivo della costruzione e dell'ampliamento dell'organizzazione. Più del 64% dei consensi è andato al primo documento, licenziato dalla maggioranza del Coordinamento nazionale uscente, "Giovani comunisti e comuniste: sempre ribelli! "; il 18 ha ottenuto il terzo documento "Giovani E Comunisti"; il 10% dei voti è andato invece al testo "Per radicare il progetto rivoluzionario fra i giovani" e oltre il 7% al quarto corpo di tesi "Disobbedienti o rivoluzionari? ".

I temi centrali

I temi centrali del dibattito sono stati il rapporto partito-movimento, il percorso dei Gc nella disobbedienza, le categorie interpretative del capitalismo, la riorganizzazione dei Gc e le loro prospettive. Tutti e quattro i documenti partono dalla constatazione che i Gc dovevano partecipare al movimento; le differenze, anche radicali, che hanno caratterizzato la discussione si sono avute sul "come". Anche durante la preparazione degli appuntamenti nazionali e internazionali (Praga, Nizza, Genova) la discussione è stata a tratti anche dura. In molti si sono chiesti il perché di quattro documenti, ritenuti troppi e troppo dispersivi per questa conferenza, in molti li hanno ritenuti il prodotto del congresso del Partito. Tutte considerazioni che spiegano solo parzialmente il dibattito dei Gc: in realtà finalmente si chiariscono e si confrontano analisi e valutazioni sul ruolo dei Gc oggi.

Nonostante l'intensità del dibattito, abbiamo scontato una partecipazione alle conferenze territoriali non entusiasmante, il 30% delle/degli iscritte/i è intervenuto al dibattito. Certo, il bisogno di svolgere la conferenza era avvertito da tutte e tutti, ma la coincidenza con gli esami nelle scuole e nelle università, la stanchezza accumulata tra gli appuntamenti del movimento e il congresso del Partito hanno contribuito alla riduzione della partecipazione. La conferenza delle e dei Gc non è stato né un atto notarile, né una riedizione in sedicesimi del dibattito già affrontato nel congresso. Che così non è lo dice la radicalità del dibattito e, in qualche caso, anche lo scontro nelle conferenze. Emerge la necessità di una autoriforma complessiva capace di interrogare profondamente la nostra organizzazione e il partito: il funzionamento, le modalità di decisione e di discussione. Questo confronto non può avvenire nel cielo plumbeo dell'astrattezza, ma a partire dal "saper fare", dalla materialità delle esperienze che siamo andati costruendo: le grandi manifestazioni, il lavoro sul territorio che ci hanno cambiati e fatti crescere. Questo carattere è emerso esplicitamente e gli interventi hanno parlato del rapporto tra il movimento globale e l'esperienza prodotta in un quartiere, della inscindibilità tra le due questioni e di come l'una determini l'altra.

La partecipazione di altre organizzazioni, associazioni, centri sociali alle conferenze territoriali non veniva percepita come esterna, ma come intimamente legata al lavoro del futuro. In verità questo non è accaduto ovunque, in ancora troppe realtà scontiamo una insufficienza di autonomia politica e organizzativa dal Partito.

Né inizio, né fine

Anche per queste ragioni la Conferenza nazionale dei Gc non è né l'inizio né la fine di un percorso, ma segna un momento di riflessione di un processo assai più lungo che ha come obbiettivo la costruzione di un'organizzazione di massa capace di migliorare anche i costumi della politica. Abbiamo, infatti, dimostrato, dopo una fase di allontanamento delle giovani generazioni dalla politica, che è stato possibile riaggregare i giovani e le giovani attorno al tema fondante delle nostre idee: il cambiamento dello stato delle cose presente.

La fase dell'"apolitica" è volta al termine dimostrando come anche la cultura politica e la stessa forma partito possono tornare ad essere luogo di aggregazione lì dove si ha la possibilità di creare spazi aperti e volti alla discussione e all'aggregazione giovanile. Questo abbiamo cercato di far vivere in questi anni: da qui il cammino continua.

Peppe De Cristofaro, coordinatore nazionale Giovani Comuniste/i
Marina di Massa, 4 luglio 2002
da "Liberazione"