Quell'asse populista-liberista più vicino a Bush che all'Europa

La Lega Nord ed il Polo
tra neopopulismo e liberismo

Dopo il congesso di Assago, intervista a Roberto Biorcio

Roberto Biorcio è uno degli studiosi italiani che meglio hanno seguito lo sviluppo del movimento leghista. Professore di Scienze politiche all'università di Milano, Biorcio ha pubblicato nel 1997 presso il Saggiatore, La Padania promessa, uno dei testi più articolati dedicati al fenomeno della Lega. Ci siamo rivolti a lui per decifrare gli esiti del congresso leghista che si è svolto nello scorso fine settimana a Assago e che è stato caratterizzato da una serie di dure prese di posizione di Umberto Bossi contro l'Europa che, almeno apparentemente, sembrano avere aperto qualche crepa nella maggioranza di governo.

Professor Biorcio, non è la prima volta che le posizioni della Lega vengono considerate come in contraddizione con la politica del Polo. Ma si possono davvero considerare quelle di Bossi come idee così lontane dal resto della maggioranza di destra che governa con lui?

In effetti credo proprio di no. E' come se Bossi facesse in realtà da battistrada, anticipando soltanto tendenze più generali. Inoltre la lega ha travasato il suo modo di fare politica demagogico e populista nel governo. In questo senso c'è una sorta di complementarietà. Ora Bossi cerca di trovare spazio presso settori più estremisti su temi come l'Europa, l'ostilità agli immigrati e contro la sinistra, come se cercasse di occupare il ruolo di interprete più radicale delle posizioni della coalizione di destra. D'altro canto il suo spazio politico si è andato riducendo proprio perché gran parte delle sue battaglie sono state assunte dall'intera Casa delle Libertà. La sua battaglia contro Roma non la può più fare perché ora è al governo e quindi cerca di trasferire questa posizione nella sua opposizione contro Bruxelles. Bossi fa questa operazione perché cerca di trovare nuovi consensi, del resto anche dentro una parte di An e Forza italia c'è scetticismo verso l'Europa.

Si è detto per molto tempo che l'Europa immaginata da Bossi era simile a quella di Haider. Ora, restando al confronto con il resto della politica continentale, di fronte alla candidatura di Stoiber in Germania e l'emergere dei temi "sovranisti", antieuropei, nella campagna elettorale francese, le posizioni della Lega appaiono ancora così isolate?

Certamente oggi le posizioni della Lega possono andare oltre il confronto con quelle di Le Pen o dello stesso Haider. I leghisti possono trovare oggi interlocuzione con forze più ampie: si può leggere ad esempio in questo senso l'asse emerso con Tremonti per un'Europa "minima", un semplice contenitore che lascia spazio completo al mercato, senza alcun intervento su diritti e valori democratici. Volendo definirla con una formula, questa linea Bossi-Tremonti, si potrebbe indicare come "populismo e neoliberismo" e potrebbe anticipare già ora quello che può prodursi anche nel resto d'Europa. Anche la possibile confluenza di An nel Partito popolare europeo mostra come sia in atto un incontro tra settori liberisti e neopopulistii. Bisogna poi sottolineare un altro elemento di questa alleanza Bossi-Tremonti, tra euroscettici di stampo nazionalista, populista e liberista, e cioè che non mette troppo in discussione il ruolo egemonico degli Usa, trovando un alleato oltreoceano. Non è un caso che Bossi abbia criticato l'Euro perché sarebbe usato anche in senso antiamericano. L'asse Berlusconi-Bush viene visto e seguito da Bossi. Viene così superata fino in fondo quella che sembrava essere la contraddizione tra populismo e liberismo: quella che si è formata in Italia è quindi una sorte di "destra plurale" daccordo su temi quali "legge e ordine", immigratil, famiglia, e sul piano internazionale più vicina a Bush che all'Europa.

Offrendo una lettura sociologica dell'elettorato leghista si è spesso messo in relazione l'emergere del movimento di Bossi con la spinta prodotta da nuovi ceti alla ricerca della propria rappresentanza politica. In questo senso, quale è oggi l'identikit della Lega?

All'inizio quello leghista è stato un fenomeno che si intrecciava con quello dei piccoli imprenditori e dei nuovi ceti emergenti, si pensi al famoso Nord est e alla Lombardia. In una seconda fase, con la nascita di Forza italia, questi ceti hanno cominciato a guardare con interesse a Berlusconi. Per la Lega si è aperta allora la fase indipendentista e secessionista, che aveva calamitato una parte del malessere operaio del nord. Infine, intorno al 1998/99 c'è stato il crollo e oggi la Lega ha un elettorato molto più ridotto ma che è diventato più fedele. In questo è come se avesse conservato uno spaccato del suo elettorato precedente solo ridotto nei numeri e presente in alcune zone soltanto, quindi non ha più un profilo sociale così chiaro. Oggi è come se avesse passato questi elettori al centrodestra, se avesse consegnato al resto del Polo i ceti che aveva raccolto fino a qui. Con la speranza però, di riallargare la propria area di consenso nei settori pù estremisti presentandosi come l'ala più radicale e combattiva dell'intera coalizione di destra.

Si spiega in questo senso anche la trasformazione della Lega che, cresciuta con "mani pulite", è oggi diventata la componente del Polo che, in sintonia con Forza italia, attacca più duramente i giudici?

La Lega ha rivendicato da sempre un proprio ruolo autonomo di critica alla corruzione rispetto a "mani pulite", anche se i suoi attacchi a "Roma ladrona" arrivavano negli stessi anni delle grandi inchieste della magistratura e "utilizzavano" quelle vicende per la propria propaganda. Poi, i leghisti hanno modificato il loro atteggiamento dopo la scoperta delle tangenti alla stessa Lega e con le inchieste sulla "Guardia padana" promosse dal giudice Papalia: così i giudici si sono trasformati, da giustizieri che colpivano "Roma ladrona", a nemici delle forze della destra al governo.

Anche su questo aspetto riemerge quella che sembra essere la caratteristica maggiore della coalizione delle destre. La Lega ha ceduto buona parte delle proprie idee e dei propri voti al Polo, ma si è trattato di contaminazioni reciproche, come si è visto a Assago: Bossi che inveisce contro i comunisti e Berlusconi che parla in dialetto. C'è stato un innesto reciproco di temi, che ha trasformato lo spazio politico e i diversi soggetti.

Guido Caldiron
Milano, 6 marzo 2002
da "Liberazione"