A proposito dell'attentato a Il Manifesto:
I nipotini di Salò
via Tomacelli

Il disgraziato ci ha quasi rimesso le gambe, l'ordigno è deflagrato prima del tempo.

Ma era venuto per uccidere: a mezzogiorno una bomba in un giornale fa male di certo, molti lavorano e qualcuno passa - il caso fortuito, strano è che in quei secondi non sia entrato e uscito nessuno. Nella memoria di chi stava al giornale resta il gran botto, le porte che ti volano davanti, i vetri che precipitano e la stupefazione di percepire nel medesimo attimo la morte e sentirsi vivi.

Poi nelle ore che seguono la fila cortese dei condolenti, tutte le forze politiche - allarmata Alleanza Nazionale, sorprese le altre, nessun giornale era stato attaccato neanche ai tempi delle bombe nei treni - che si infilano attraverso il vano della porta ormai inesistente, gli artificieri, la polizia e la folla stupefatta per la strada.

Il disgraziato forse non è stato mandato da nessuno, o da schegge che sono come nessuno.

Non so se avesse in mente di rendere più febbrile una campagna elettorale già da tempo guasta. Ma è certo che si è sentito autorizzato ad ammazzare, se gli riusciva, quelli del manifesto, lui ex Nar e ora Militia Christi, perché il mondo cui si sente di appartenere è stato sdoganato in nome della buona fede di chi era fascista e stava con i fascisti, mentre i comunisti restano il demonio.

Anche quello con corna e coda, perché difendono il Gay Pride, il diritto delle donne ad abortire, l'eutanasia e la scuola pubblica.

Siamo ormai la sola idea condannata, quella sulla quale si sparano parole a volontà, si stringono le reti delle difficoltà materiali, e si spendono i sorrisi derisori della sinistra pentita, che per essere certa di essere viva ci considera irrimediabilmente defunti.

Ma i rossi danno fastidio anche da sopravvissuti. Danno fastidio persino i rosa, come è questo giornale, non sospettabile di preparare la presa a mano armata di Palazzo Chigi.

A dire il vero, come osserva Parlato che stava nei pressi della deflagrazione, non pensavamo di essere un obiettivo strategico. Domani sarà Natale e di questa bruttissima storia resteranno a noi i danni da pagare e al disgraziato le gambe rotte in un letto di ospedale. Quelli che si sono scrollati la polvere di dosso saranno ancora un po' straniti dalla sensazione di essere casualmente vivi mentre potevano essere non casualmente morti. Quelli che dubitavano alquanto delle bombe anarchiche di Milano, avendo nella memoria altri anarchici volati dalle finestre o a lungo arrestati al posto degli estremisti di destra, dubitano più che mai di quella firma.

Da noi le bombe la tira sempre qualcuno che rimesta nel torbido. Le tirava quando i fascisti erano di moda soltanto nei servizi, in qualche ministero e nelle forze armate, figurarsi adesso che amministrano lezioni tutti i giorni e tutti li ascoltano assicurando che, anche se sono fascisti, in verità non lo potrebbero essere e in ogni caso vanno capiti.

Noi ci scrolliamo di dosso i calcinacci ma chi sta nel palazzo e dintorni farebbe bene a sentirsi inquieto. Questa roba non è governabile, non bisogna lasciarle nessun terreno, nessuna pastura.

Non cesseremo di dirlo, anche se ci da perfino fastidio la parte di vittime e scampati. Ma lo siamo, è andata così. Qualcuno ci pensi.

Rossana Rossanda
Roma, 22 dicembre 2000