Si avvicina il referendum confermativo del 7 ottobre sul federalismo
Cinque buone ragioni per votare NO

Rischia di passare sotto silenzio l'appuntamento referendario del 7 ottobre. Ma sarebbe sbagliato sottovalutarne la portata. L'esito del referendum e, più in generale, della partita istituzionale saranno decisivi, perché destinati ad influenzare il corso successivo della vicenda politica e sociale italiana. Discutere sui temi che saranno oggetto del referendum è quindi importante ed, in particolare, è essenziale motivare le scelte da assumere in occasione di tale appuntamento. Ma qui sorge una prima difficoltà: infatti, tutto il dibattito che si è sviluppato negli ultimi anni sulla riforma istituzionale appare fortemente viziato da tatticismi, da finalità strumentali, da interessi particolari. Pulsioni reazionarie presenti nel corpo elettorale sono state cavalcate con spregiudicatezza e la riforma delle istituzioni è diventata l'occasione ghiotta dei poteri economici per vincere le ultime resistenze al pieno dispiegarsi di un modello sociale ispirato al neo-liberismo. L'apparente unanimismo che ha accompagnato questo percorso e la deriva politico-culturale che si è manifestata hanno depotenziato una capacità critica a livello di massa. Tale capacità va ricostruita ma non si tratta di un'impresa facile

Un discorso di verità

Per questo è inevitabile che un discorso di verità sulla partita delle riforme istituzionali sconti oggi un clima non particolarmente favorevole, ma esso è essenziale, pena l'impossibilità di arrestare una deriva che può condurre a danni incalcolabili. E' necessario, pertanto, sottrarsi ai luoghi comuni ed entrare nel merito delle questioni. Consideriamo preliminarmente l'oggetto del referendum.

Come è noto, si tratta di un referendum confermativo di un provvedimento assunto dal Parlamento, teso a modificare la seconda parte della Costituzione e, cioè, una serie di norme che attengono all'ordinamento dello stato. Il provvedimento in questione fu licenziato col voto favorevole dell'Ulivo e l'opposizione del centro destra. Rifondazione comunista espresse la sua contrarietà. Successivamente, fu indetto il referendum attraverso cui i cittadini dovranno pronunciarsi sul mantenimento o meno di quel provvedimento

I contenuti referendari

Preliminare a qualsiasi ragiona mento è, quindi, la disanima del testo licenziato. La nostra opposizione si motiva sulla base delle seguenti considerazioni.

Le ragioni del No

Sulla base di queste poche osservazioni, risulta abbastanza chiara l'ispirazione di fondo del provvedimento: essa si sostanzia nella riduzione della funzione generale di indirizzo e di garanzia dello stato, nell'apertura di un processo di differenziazione territoriale dei livelli di tutela sociale e di garanzia dei diritti dei cittadini, nel depotenziamento delle funzioni pubbliche a favore dei soggetti privati. Con ciò dovrebbe chiarirsi una buona volta il vero significato di certe opzioni istituzionali. Mi riferisco esplicitamente alla scelta del "federalismo" come orizzonte della riforma istituzionale. Una scelta, non a caso, indotta dall'offensiva leghista e chiaramente influenzata da un'ispirazione neo liberista. Che dietro al termine federalismo questo si celasse e non altro, che in gioco fosse la progressiva disarticolazione territoriale e lo smantellamento crescente di diritti universali, anziché un positivo ampliamento dell'autonomia locale, è ormai evidente, benché, incomprensibilmente, anche a sinistra ci si ostini ad arrampicarsi sugli specchi distinguendo fra un federalismo buono e un federalismo cattivo. Distinzione che se in alcuni paesi può avere un significato, nel caso specifico del dibattito istituzionale in corso in Italia non lo ha minimamente.

Ridurre il danno?

E qui veniamo a considerazioni squisitamente politiche. Anche alcuni ambienti di sinistra ribadiscono alcune critiche al provvedimento approvato a suo tempo dall'Ulivo e, tuttavia, giungono a sostenere che, in ogni caso, è meglio attestarsi su questa provvedimento (votando sì al referendum) per evitare che, una volta bocciato lo stesso, la CdL faccia passare il proprio progetto di devolution. Si tratta di un argomento da tenere in considerazione.

Gian Luigi Pegolo
Roma, 18 settembre 2001
da "Liberazione"