Articolo 18, è partita la campagna di demonizzazione? A leggere il lungo articolo di domenica scorsa di Eugenio Scalfari sulla "Repubblica", sembra proprio che la "battuta di caccia" sia cominciata. E di caccia al bersaglio grosso si tratta.
Eugenio Scalari è uomo di molte letture. E ieri ha preso in prestito il manuale del "perfetto staliniano", facendo del suo intervento un vero classico del genere.
Argomento n. 1: sei in combutta con l'odiato nemico.
E' la sindrome del "a chi giova", Bertinotti e Berlusconi uniti nella lotta per mettere in difficoltà il centrosinistra, una convergenza oggettiva e, forse, aggiunge il calunnioso Scalfari, anche soggettiva. Quindi, secondo il nostro autore «i due sono fatti per intendersi e infatti s'intendono a perfezione dal 1994 in poi perché l'uno è l'alibi dell'altro».
Naturalmente i fatti contano poco. Dal 1994, Rifondazione Comunista è sempre stata avversaria irriducibile delle destre in Parlamento e nel Paese e se c'è stato qualcuno che ha fatto più di qualche ammiccamento va certamente cercato altrove. Chi ha fatto accordi con la Lega nel 1994, chi ha fatto la Bicamerale con Berlusconi? Ma questi sono fatti e i fatti non interessano a chi vuole solo infangare l'odiato nemico. In genere, l'attacco staliniano si fermava alla "consonanza oggettiva", ma il calunnioso Scalfari vuole superare se stesso e insinua malizioso il dubbio che essa sia anche "soggettiva". Così è veramente perfetto: il nemico non va solo demonizzato ma distrutto moralmente, si evoca l'immagine di Berlusconi e Bertinotti seduti assieme che organizzano il "grande complotto" contro i riformisti.
Argomento n. 2: la realtà, anche quella più evidente e riconosciuta da tutti, va negata come propaganda del nemico di classe e ne va creata un'altra apposta per dimostrare le proprie tesi.
Così il nostro Scalari arriva alla farsa: «Il rozzo e provocatorio referendum bertinottiano…. ha intanto avuto l'effetto di compattare la sinistra responsabile, quella sindacale e quella politica…».
Ora, c'è una cosa sulla quale tutti i commentatori sono d'accordo (basta leggere l'Osservatore Romano di domenica), la babele di linguaggi con la quale il centro sinistra ha reagito alla questione del referendum: non sono d'accordo su niente e hanno proposte tra loro confliggenti. Vanno dall'ostilità frontale al merito del referendum (Rutelli, Treu, una parte dei Ds), al riconoscimento della validità delle sue finalità senza condividerne lo strumento (un'altra parte dei Ds, Cofferati ecc.), all'esplicito pronunciamento a favore (molti esponenti della sinistra Ds, l'area di Salvi, i Verdi). Le medesime proposte di modifica legislativa che avanzano vanno in direzioni assai diverse tanto è vero che appena Fassino ha annunciato una proposta dell'Ulivo, Rutelli lo ha subito smentito.
Argomento n. 3: "l'utile idiota".
Nei referendum sono impegnate altre forze oltre Rifondazione: la Fiom, i Verdi, una parte della sinistra Ds, i disobbedienti, molte aree del movimento e molti altri ancora. Realtà autonome che ragionano con la loro testa? No, per Scalari, che è interessato a dimostrare che il nemico è solo Rifondazione, gli altri sono solo "i complici" (questa volta, chissà se è per bontà d'animo, non dice se consapevoli o meno).
Argomento n. 4: il merito della questione su cui si dibatte non ha alcuna importanza perché conta solo quello che si vuol far credere ci sia dietro.
Così per Scalfari, il merito del referendum (ovvero l'allargamento della tutela della giusta causa) è solo "una buffonata" e per dimostrarlo prende in prestito (da D'Alema) la battutaccia misogina della fioraia licenziata dal marito perché divorziano (come se divorziare fosse un giustificato motivo per licenziare la moglie se dipendente).
Ma è questo il merito del referendum? Suvvia, signor Scalfari la sua battuta ricorda quella di Craxi che diceva, all'epoca del referendum sulla scala mobile, che in fin dei conti si trattava di un caffè al giorno. Poi, abbiamo visto tutti come è andata a finire: si è cominciato con il caffè al giorno nel 1984 e si è arrivati, dopo vent'anni, al massacro sociale della perdita del potere di acquisto dei salari e delle pensioni e dei diritti dei lavoratori. Arriverà a dire che invece di votare è meglio andare al mare? Se questi sono i liberali, che dobbiamo aspettarci dagli illiberali?
Ma noi non ci faremo trascinare nella rissa e teniamo la barra ben salda sugli argomenti. Scalfari ne cita uno solo: ci vuole una nuova legge. Ma, al di là del fatto che Scalfari fa un minestrone e cita le varie proposte (tra loro diverse e contrastanti) della Cgil e dell'Ulivo come se fossero la stessa cosa, il problema è molto semplice. La maggioranza delle destre vuole cambiare in peggio le tutele previste per il licenziamento senza giusta causa. Se, al contrario, si vogliono aumentare quelle tutele, l'unico mezzo a disposizione, visti i rapporti di forza in Parlamento, è unirsi tutti per vincere il referendum. Non è molto difficile da capire.
Ma, anche Scalfari va compreso. Ciò che gli fa perdere l'autocontrollo e il tradizionale spirito dialogico (in pratica lo fa incazzare come una bestia), non sono né Bertinotti né Rifondazione Comunista. Il problema non è il nome (si sa, questi liberali sono laici), il problema è quello che fai e questo è veramente insopportabile. Il vero problema per loro è che esista, non come pura testimonianza ma come movimento reale, una forza di sinistra anticapitalista. Il loro obiettivo, Scalfari lo dice esplicitamente, è «catalizzare buona parte dei simpatizzanti di Rifondazione tirandoli fuori dal ghetto politico», tradotto: rendere compatibili questi consensi dentro lo schema dell'alternanza. E' il vecchio anticomunismo che viene riciclato. E per questo, il linguaggio di Scalfari è così rozzamente simile a quello di Berlusconi. "Comunisti" inveisce Berlusconi, "referendum bertinottiano" tuona Scalfari, non importa nell'uno e nell'altro caso quanti soggetti, quante culture, quanti linguaggi si connettano nel dare vita ai movimenti.
Caro Scalfari, è Lei l'acerrimo nemico di Berlusconi. Per questo in primavera voterà come lui. E questo è un fatto.