Referendum sull'Art. 18

Il 24 parte la campagna referendaria del Prc
Per vincere

Volantinaggi in tutte le più importanti stazioni

Lunedi prossimo, il 24 marzo, si apre ufficialmente la campagna referendaria del Partito della Rifondazione comunista. Lo facciamo con una presenza nelle stazioni ferroviarie, con presidi, distribuzione di materiali, conferenze stampa. A Roma sarà presente il segretario ma l'obiettivo è quello di essere presenti nel maggior numero di stazioni possibile. Questa campagna referendaria si intreccerà con la mobilitazione contro la guerra che gli Usa hanno deciso di scatenare in Iraq. Non dobbiamo farci spaventare da questa contemporaneità. E' evidente che la tragedia della guerra, nella sua enormità ed insensatezza rischia di coprire ogni altra questione e il referendum tra questi. E' però anche vero che in questi anni in Italia il movimento no global si è intrecciato con il movimento dei lavoratori in difesa dell'articolo 18 e che negli ultimi mesi l'intreccio tra i due e l'incontro con il pacifismo etico e religioso ha dato luogo al più vasto movimento pacifista che si sia malvisto nel paese.

In questi mesi non vi sono solo state enormi manifestazioni ma è nato un nuovo senso comune di massa. Un senso comune contro la guerra e a favore dei diritti. Un senso comune che nasce sul fallimento dell'egemonia del pensiero unico e che esprime l'esigenza di una alternativa. Noi dobbiamo fare una campagna referendaria che incontri questo senso comune di massa, che proponga il referendum come il primo possibile sbocco politico vincente dell'enorme accumulo di forze e di coscienza rappresentato dalla crescita dei movimenti in questi ultimi anni. Il No alla guerra e il Si nel referendum non costituiscono campi di impegno diversi e tra loro in concorrenza ma uno può alimentare l'altro nel tentativo di costruire l'alternativa di cui il movimento esprime l'esigenza.

Abbiamo scelto le stazioni ferroviarie per far partire questa campagna. Nelle più grandi stazioni italiane vi saranno i manifesti negli appositi spazi e a Roma, Milano e Napoli sarà presente per tutta la settimana - a partire dal 24 - un punto di distribuzione del materiale di propaganda. Abbiamo scelto le stazioni perché oggi queste rappresentano plasticamente il punto di passaggio di questo nuovo proletariato composto dalle più diverse figure: dal classico pendolare fino al giovane precario o disoccupato. La "folla" delle stazioni rappresenta l'universo dei soggetti a cui ci dobbiamo rivolgere nella campagna referendaria. Abbiamo raccolto oltre 600.000 firme ma per vincere il referendum dobbiamo portare al voto il 15 giugno ben 25 milioni di italiane e italiani e, di questi, la maggioranza a votare Si. Come si vede da queste nude cifre, per ogni firma raccolta è necessario portare al voto 40 persone. Questo vuol dire che dobbiamo fare una campagna di massa come mai questo partito ha fatto.

Dobbiamo partire dai luoghi di lavoro, da dove abbiamo raccolto le firme, ma non possiamo fermarci li. Dobbiamo informare e convincere oltre la metà della popolazione italiana in uno sforzo di capillarità e informazione che non abbiamo mai fatto nella nostra decennale vita di partito. Per fare questo, per distribuire milioni di volantini, per fare il porta a porta anche nei paesi dove non siamo presenti con il circolo, abbiamo tre mesi di tempo. Occorre partire subito perché il governo, dopo una fase di incertezza, ha scelto chiaramente la linea dell'astensionismo, del cercare di far fallire il referendum attraverso il non raggiungimento del quorum. Il fatto che il governo abbia deciso di fissare la data della consultazione referendaria a ridosso della tornata di elezioni amministrative che interesseranno una decina di milioni di elettrici ed elettori, la dice lunga su questa scelta. Questa condotta del governo ci dice però che i dati dei sondaggi e cioè che la grande maggioranza del popolo italiano è favorevole alla nostra proposta sono reali. Il governo sa che se raggiungiamo il quorum il referendum lo vinciamo noi, per questo cerca di oscurarlo.

Dobbiamo quindi partire subito, intrecciando la campagna di partito con una grande campagna unitaria. Dobbiamo costruire in ogni regione, in ogni provincia, in ogni città, in ogni paese, in ogni luogo di lavoro un Comitato unitario per il Si nel referendum, costruendo a livello di base quella unità che ad oggi non è possibile costruire a livello dei vertici. Una grande campagna unitaria che costruisca comitati aperti sino all'ultimo minuto, perché anche chi oggi è contrario, ma si convince strada facendo, è il benvenuto. Una campagna unitaria in cui il partito sta a pieno titolo come abbiamo fatto in questi anni, senza settarismi e senza avanguardismi, nella coscienza che è possibile vincere.

Paolo Ferrero
Roma, 19 marzo 2003
da "Liberazione"