Aperta la campagna referendaria a Milano. Bertinotti: «Può essere una vittoria dirompente, la prima dei lavoratori in vent'anni, la prima contro Berlusconi»

Piazza Duomo, piazza del sì

Bertinotti: «Può essere una vittoria dirompente, la prima dei lavoratori in vent'anni, la prima contro Berlusconi»"

E' qui la festa del Sì. A Milano, in piazza Duomo. Nella piazza dove soltanto l'altro ieri hanno sfilato i lavoratori dell'Alfa Romeo per protestare contro la definitiva chiusura di Arese. Non una festa baciata dal sole. Certo, con tanta musica, e tanta bella gente. E i milanesi, che alla seratina in piazza non ci hanno rinunciato. «Musica, animazioni e pensieri» dalle cinque de la tarde a notte inoltrata. Sono quasi le dieci quando sul palco sale Fausto Bertinotti. Esprime un concetto molto semplice: «Questo referendum si può vincere». «La vittoria del Sì - continua - avrebbe una carica dirompente. Sarebbe la prima vittoria del movimento dei lavoratori dopo venti anni. E soprattutto sarebbe la prima vittoria contro Berlusconi». «Di questo non si rendono conto - conclude -, del positivo terremoto, per esempio, nel campo delle opposizioni. Verrebbe sconfitta con un colpo solo l'idea che il neoliberismo si può temperare».

Insomma, l'apertura della campagna referendaria per l'estensione dei diritti è affidata alle parole di tanti protagonisti sindacali e tanti rappresentanti politici, ma anche alla musica di cantanti e gruppi come Cristiano De Andrè, l'Academia di Capoeira, e poi anche i Sinafrica, dalla Porta… e, dopo le 21, anche Dario Fo e Franca Rame. Franca Rame sale sul palco e chiarisce subito le sue idee sui diritti: «Ci vorrebbe un articolo 18 bis per licenziare, senza preavviso, i politici che non tengono fede alle parole per cui si impegnano in campagna elettorale». Del resto, come scrive il comitato per il Sì nel volantino "I diritti non hanno confini". Ed ha ragione Luciano Pettinari, parlamentare dei Ds, nel sottolineare che questo referendum costituisce una grande opportunità generale di riscatto. «Se vince il Sì, si colgono due obiettivi: si estendono i diritti e si blocca definitivamente il disegno del governo con l'848 bis».

Democratici di sinistra "sottotorchio" in quasi tutti gli interventi che si sono succeduti, alternandosi alla musica, dal palco. Da Giorgio Cremaschi al Verde Pecorario Scanio. Da Giampaolo Patta, segretario della Cgil, allo stesso Luciano Pettinari. «Forse D'Alema e Fassino - dice - non hanno capito, non stiamo parlando di astensione ma di estensione». Un gioco di parole ma il significato è chiarissimo. E Giampaolo Patta lo definisce con una frase molto sintetica ed efficace: «Nel referendum o si sta con i lavoratori o con le aziende». Intanto, le notizie che arrivano da Bologna, dove al convegno dell'Arci si è affacciato Sergio Cofferati, non sono per niente rassicuranti sul suo orientamento sul voto. «E' difficile che Cofferati non dica Sì - dice - in quanto tutti i movimenti e i soggetti legati a lui l'hanno già fatto». Per Giorgio Cremaschi, «votare costa poco. Costa molto - e il caso dei metalmeccanici è emblematico - non avere diritto al voto». Del resto è questo che si chiede, avere diritti ad esprimere la propria opinione, "perché la legge è uguale per tutti", "perché la dignità non ha prezzo", "perché il lavoratore non è una merce", come scrive il Comitato nazionale per il Sì. E dal palco Vittorio Agnoletto usa parole molto precise nei confronti di un mondo, quello del precariato, che pur non essendo direttamente coinvolto è fortemente interessato alla vittoria del Sì. «Stiamo lanciando un segnale chiaro, e cioè che cominciamo ad organizzare chi non ha diritto ai diritti». Quasi impossibile ricordare tutti i soggetti e le organizzazioni che hanno aderito e partecipato alla manifestazione. Tra gli altri, l'Arci, Attac, Puntorosso, Chainworkers, la Cnl, la confederazione dei Cobas, Rifondazione comunista, il SinCobas e Rdb e tanti altri.

Fabio Sebastiani
Milano, 11 maggio 2003
da "Liberazione"