E' finalmente partita, pur con grave ritardo e quasi a rischio di arrivare fuori tempo massimo, la campagna referendaria che ha il suo centro nell' articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che Governo e Confindustria vorrebbero dapprima ridurre e poi definitivamente cancellare. La portata dell'attacco e' evidente: senza "giusta causa" per i licenziamenti nessuna resistenza, nessuna organizzione sara' possibile all'interno dei luoghi di lavoro, trasformando i sindacati - nella migliore delle ipotesi - in apparati esterni alle aziende, e quindi del tutto subalterni al padronato. Ad affiancare i quesiti sui diritti del lavoro ci sono poi tre referendum ambientalisti (elettrosmog, rifiuti e pesticidi), il referendum contro la legge di parita' scolastica (fortemente osteggiato dall'Ulivo, ma fondamentale per la difesa dell'istruzione pubblica) e quello sulle rogatorie (che si configura come una battaglia democratica e di difesa della legalita', "complementare" e non separata da quelle di contenuto sociale). Nel complesso sette schede per quattro temi: lavoro, ambiente, scuola e democrazia, che definiscono un profilo coerente di opposizione sociale e politica al governo, che Rifondazione comunista sostiene nel suo insieme.
Tuttavia e' evidente che l'articolo 18 rappresenta il cuore dello scontro politico non solo nei confronti delle controparti, ma anche nei confronti delle politiche concertative sindacali e del centrosinistra. Cerchiamo di capirne le ragioni.
Sia l'Ulivo che Cgil, Cisl e Uil hanno parlato finora di referendum sull' articolo 18, ma solo in chiave abrogativa di quanto previsto dall'articolo 10 della legge di delega tuttora in discussione al Senato e - ovviamente - solo una volta che questa sia diventata definitivamente legge dello Stato. Ossia non prima dell'estate. Ora, per poter votare entro il 2003, le 500.000 firme devono essere depositate in Cassazione entro il 30 settembre di quest'anno e i 90 giorni di raccolta sono quelli calcolati a ritroso dalla data di consegna. Il rischio e' quello di avere assai meno di 90 giorni, per di piu' comprensivi di un mese "morto" come agosto. Inoltre con le manovre del governo in corso per estrapolare dalla delega gli articoli su licenziamenti, incentivi e ammortizzatori e consegnarli a un Ddl ordinario (come peraltro sta bene a Treu!) alle possibilita' di abrogazione referendaria di cui parla Cofferati non resta quasi nessuna chance.
Ma il punto vero e' un altro. Ulivo e Confederazioni sono nettamente contrari all'estensione dei diritti previsti dall'articolo 18 alle aziende con meno di 16 dipendenti (circa 9 milioni di lavoratori e lavoratrici), fortemente cresciute grazie ai processi di trasformazione delle imprese pubbliche e private degli ultimi 10/15 anni. In particolare, come ha candidamente affermato il compagno Cossutta a Repubblica, non ci si puo' certo scontrare con gli altri tre milioni di piccoli imprenditori che beneficiano dell'assenza dei diritti sindacali nelle loro aziende. E' quindi per questo che non si vuole dare continuita' ne' ora con le lotte, ne' con la campagna referendaria alle straordinarie mobilitazioni del 15 febbraio, del 23 marzo e del 16 aprile, lasciando tutto il mondo del lavoro in balia di trattative piu' o meno esplicite su diritti che devono essere invece indisponibili, e quindi non negoziabili. Anzi da estendere a chi non li ha e che in larga misura, proprio nella speranza di acquisirli, e' sceso nelle piazze in questi mesi.
Nel Centrosinistra, la contrarieta' agli obiettivi del movimento reale e' esplicitata nella "bozza" Amato-Treu sul cosiddetto nuovo Statuto dei lavori, che vede da mesi uno scontro acuto all'interno dei Ds. Infatti, per estendere alcuni diritti sindacali ai lavoratori cosiddetti "atipici", i due collaudati precursori e ispiratori del Libro bianco di Maroni prevedono - nelle formulazioni dell'attuale bozza in circolazione - un diritto di rescissione contrattuale in qualsiasi momento per i contratti di lavoro a tempo indeterminato, salvaguardando - bonta' loro - i tempi di preavviso se non esiste "giusta causa" per il licenziamento. Come e piu', se possibile, dell'abrogazione dell'art. 18!
L'efficacia degli strumenti non e' sempre uguale, e anche i tempi in politica sono decisivi. I tre quesiti referendari avviati oggi per estendere l'articolo 18 a tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dipendenti, alludendo quindi alla necessita' di una tutela universale, per qualsiasi rapporto di lavoro, hanno un'efficacia straordinaria su piu' piani.
Primo. Di fronte all'impasse della mobilitazione, insieme a iniziative per continuare scioperi e manifestazioni, i referendum costituiscono la continuita' della lotta dopo lo sciopero generale, impegnando anche coloro come Social forum, studenti e precari che non hanno strumenti sindacali per intervenire. I mesi di maggio, giugno e luglio sono i piu' utili anche per la raccolta delle firme; anzi, sono quasi un limite invalicabile, se si vuol votare davvero tra un anno.
Secondo. I referendum consentono di tenere aperta la strada della ricomposizione dei segmenti del lavoro e del non-lavoro, dentro una strategia conflittuale che parla esplicitamente della necessita' di costruzione di un nuovo movimento operaio, sintonizzato con una battaglia politico-sociale gia' in campo su scala europea (da Nizza a Barcellona e, nel prossimo giugno, a Siviglia).
Terzo. Abolendo dalla legislazione il limite dei 15 dipendenti, i referendum vanificano la stessa delega Maroni in discussione, almeno nelle attuali formulazioni, e quindi sono efficaci a contrastare in anticipo l'attacco governativo.
I critici, che anche a sinistra si sono manifestati contro lo strumento referendario, dovrebbero spiegare quale puo' essere oggi un altro strumento efficace da affiancare alle mobilitazioni e per rompere la disastrosa gabbia concertativa che e' tuttora l'orizzonte della stessa Cgil, con il rischio di arrivare ancora una volta alla disfatta. Ma a domanda esplicita, la risposta e' muta.
Altra partita importante e' quella dell'impegno diretto dei Social forum, che gia' si sono caratterizzati nelle mobilitazioni dei lavoratori sia contro la concertazione, sia per l'estensione dei diritti a tutte e tutti. Formalmente c'e' il sostegno nazionale ai referendum ma, come gia' per la campagna per laTobin Tax, o c'e' un'area chiara che mette al centro la priorita' di questa campagna per i diritti del lavoro e nel lavoro per sedimentare, alla fine del percorso, un'attivita' stabile contro la precarieta' coordinata a livello europeo, o difficilmente ci sara' qualcosa di poco piu' che simbolico.
Non c'e' quindi tempo da perdere. E' positivo che a Roma collettivi studenteschi, Attac, SinCobas, Cnl, Sulta, Coordinamento precari Prc, insieme al Social forum e ai Giovani comunisti abbiano deciso di lanciare un lavoro organizzato sul referendum, con l'iniziativa del 23 maggio all' Universita'. A mio avviso va castituita una vera e propria area "Articolodiciotto" dentro il movimento da realizzare in varie citta', perche' il successo anche concreto della raccolta firme, che richiede uno sforzo eccezionale, e' strettamente collegato alla possibilia' di tenuta della lotta contro il padronato e il governo.
Troppe pressioni sono state esercitate fino a oggi per annullare o almeno ritardare al massimo questa campagna, che ognuno di noi deve mettere veramente il massimo di impegno per contrastarle e per tornare a vincere, facendo sbattere la faccia a Berlusconi e alla Confindustria.