E' partita ufficialmente la campagna referendaria contro inceneritori, elettrosmog, pesticidi e per l'estensione a tutti e tutte degli articoli 18 e 35

Lavoro e ambiente firme per il futuro

Dopo un intenso e importante allenamento, è stato ufficialmente tagliato il nastro di partenza della campagna referendaria, che vede partiti, singoli parlamentari, gruppi, associazioni e i Social forum impegnati per la raccolta delle firme entro agosto.

Ieri, nella sala stampa della Camera dei deputati, i comitati promotori hanno presentato i referendum sulle questioni ambientali e quelli sul lavoro; la prossima settimana sarà la volta della scuola. Una vasta e importante gamma di diritti e di tutele che oltre a difendere l'esistente, duramente attaccato dal governo Berlusconi a partire dall'articolo 18, mette le basi per lanciare una sfida politica e sociale che guarda al futuro.

Un andare oltre che intanto parte dall'ambiente e dalla salute dei cittadini e delle cittadine. Il comitato promotore - formato tra gli altri da Rifondazione comunista, Verdi, Comu, Comitati toscani contro l'elettrosmog e contro gli inceneritori, Medicina democratica, associazioni dei consumatori - propone tre referendum su elettrosmog, inceneritori e pesticidi. Come ha spiegato Livio Giuliani, direttore dell'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro) di Venezia il primo quesito vuole eliminare gli incentivi e le procedure agevolate per chi costruisce gli inceneritori, impianti a rischio per la salute e l'ambiente. «Queste strutture - spiega Giuliani - che producono diossina dovrebbero essere tutt'altro che favorite». Poi quello sull'elettrosmog che mira a contrastare la vera e propria aggressione che si sta determinando con il moltiplicarsi di impianti privati che producono inquinamento elettromagnetico. Infine il referendum sui pesticidi con cui si chiede venga vietata la presenza di qualsiasi residuo tossico negli alimenti anche quando questi residui sono di natura biologica oltre che chimica. «Ci impegneremo in questa campagna referendaria come è nella nostra tradizione», promette per i Verdi, Angelo Bonelli, lanciando un appello al centrosinistra perché faccia sua l'iniziativa: «Da tempo sosteniamo che l'opposizione può rafforzare la propria capacità di aggregazione e mobilitazione proprio a partire dai temi vicini ai cittadini». Appello ripreso da Roberto Musacchio della direzione nazionale del Prc che rilancia il valore politico della campagna referendaria che vede Rifondazione impegnata su tutti i fronti. «Tutte le questioni che vengono sollevate - sottolinea - sono critiche nei confronti della logica del profitto e del neoliberismo».

La stessa che domina il mercato del lavoro e che il governo vuole spingere fino alle estreme conseguenze, con la cancellazione dell'articolo 18. Rifondazione comunista e una vasta rete di sigle sindacali e associazioni non ci stanno e chiedono di estendere l'articolo 18 e l'articolo 35 dello Statuto dei lavoratori alle aziende al di sotto dei 15 dipendenti, per le quali si vuol far valere la norma che stabilisce il licenziamento per giusta causa e quella che garantisce l'attività sindacale. Insieme al Prc, i Verdi che devono solo formalizzare la loro adesione, e la sinistra Ds di Socialismo 2000 di Cesare Salvi, che ieri con il senatore Massimo Villone ha garantito il suo pieno appoggio: «Mi batterò - ha detto - affinché ci sia nel centrosinistra la possibilità di fare una battaglia per chiamare il popolo italiano a pronunciarsi sui grandi temi dei diritti, visto l'attacco in corso da parte del centro-destra». «Sosteniamo - chiarisce per i Verdi, il deputato Paolo Cento - la campagna referendaria che consideriamo uno strumento della democrazia partecipativa. L'estensione dell'articolo 18 è importante perché fa un passo avanti verso il mondo dei lavori atipici».

«Useremo tutti gli strumenti possibili per fermare in Parlamento la cancellazione dell'articolo 18», spiega il deputato del Prc, Alfonso Gianni. «Ma questo non basta - continua -. Non ci si può muovere in maniera solo difensiva. E' necessario estendere l'articolo 18 e il 35 a quei nove milioni e mezzo di lavoratori che in Italia sono occupati in aziende al di sotto dei 15 dipendenti». E non finisce qui. «Perché - continua Gianni - si deve accompagnare questa battaglia a quella per i diritti di tutte le forme del lavoro». Una posizione condivisa da molti dei promotori. Dalla Confederazione Cobas, presente con Vincenzo Miliucci, alle sigle del sindacato di base nel comitato con Sulta, Ucs, Sin. Cobas, Cnl, rappresentati ieri da Paolo Maras, e Cub e Rdb. Hanno aderito al referendum anche la sinistra Cgil di «Lavoro e società», che è intervenuta con Sergio Tosini, mentre la Fiom, che nel suo recente congresso si è espressa a favore dell'estensione dell'articolo 18, lasciando però imprecisato con quali strumenti, deciderà durante il prossimo comitato centrale se aderire o meno.

Le modifiche avvenute nel mondo del lavoro spiegano bene la necessità dei referendum proposti. Lo ha sottolineato il presidente del comitato promotore, Paolo Cagna Ninchi, che ha ricordato come negli ultimi dieci anni le imprese abbiano licenziato ben 2,5 milioni di persone, cioè una media di 250.000 mila l'anno: di queste solo 1.300 fanno ricorso all'articolo 18. «Non è vero - polemizza allora Cagna - che in Italia non si può licenziare, è vero esattamente il contrario».

Angela Azzaro
Roma, 10 maggio 2002
da "Liberazione"