Berlusconi defenestra Ruggiero, uomo della Fiat,
del salotto buono della borghesia italiana
ma non del blocco affaristico-populistico maggioritario nella maggioranza

Berlusconistan

E dunque il ministro Ruggiero, ex-presidente del Wto, uomo della Fiat e dell’associazione Kissinger, si è persuaso che, con questo presidente del consiglio, che lo tratta da “tecnico” e gli sequestra il diritto di fare il suo mestiere di ministro degli esteri, lui non può più convivere.

Un "selvaggio Berlusconistan"

Forse pensa anche lui, come Peter Glotz, che l’Italia si avvia a diventare un “selvaggio Berlusconistan” (il dirigente socialdemocratico tedesco aveva scritto, più o meno, che oggi nel nostro paese è al potere mafia). E forse hanno pesato, in questa semicrisi di governo, i pesanti giudizi dell’Economist, di Le Monde e dell’autorevolissimo Financial Times: essi dicono da giorni, quantomeno, che il livello di discredito di cui gode il centrodestra italiano presso “l’establishment” europeo è davvero altissimo. Il fatto è che una parte non piccola della borghesia continentale, e della destra politica, vede Berlusconi & Co. come il fumo negli occhi. Per una diffidenza antica verso l’imprenditore “parvenu” arrivato al potere non si sa con quali mezzi. Per la carenza, nella destra italiana, di una “solida” cultura politica liberale, capace di tracciare una discriminante minima tra il proprio “particulare” (guicciardinianamente inteso) e la cosa pubblica. E per la debolezza della vocazione europea - e internazionale - che caratterizza tutti gli atti del Cavaliere. Pensieri analoghi a quelli che ormai maturati nella sede storica del capitalismo italiano: la Fiat. L’eurorissa che ha opposto il ministro Ruggiero ai suoi colleghi del Polo, e le improvvise dimissioni (o l’estromissione?) del titolare della Farnesina, non hanno configurato un puro teatrino politico: in realtà, si è rotta l’alleanza “congiunturale”, stipulata in occasione del 13 maggio, tra il salotto buono della borghesia italiana e il blocco affaristico-populistico raccolto nella Casa delle libertà. "La Stampa" ce l’aveva, del resto, preannunciato con quarantotto ore di anticipo. Capiremo, nei prossimi giorni, se e fino a che punto il centrodestra esce davvero indebolito dall’uscita del suo ministro più “apprezzato” fuori dai confini nazionali.
Non è certo un caso che, mentre si ingarbuglia il rapporto con i “poteri forti”, Berlusconi stia imprimendo al suo governo una secca accelerazione di tipo reazionario: sia sul terreno delle politiche sociali ed economiche, sia su quello delle scelte civili. Siamo, quasi, ad una svolta doppia, ad una duplice uscita dall’Europa: che, per un lato, cavalca le paure della piccola borghesia spaventata e i suoi neo-egoismi “nazionali”, per l’altro lato ripropone una visione interamente regressiva delle relazioni sociali, della contraddizione di genere, dei fondamenti delle libertà civili.

Il programma d'ordine da "maggioranza silenziosa" di Berlusconi

Esemplare, a questo proposito, il programma d’ordine enunciato proprio ieri dallo stesso Berlusconi, sulle colonne di "Libero": riaprire le case chiuse per «ripulire le strade» dalle prostitute, sbattere in carcere i drogati, buttare a mare le leggi che tutelano la privacy. Idee che si saldano a perfezione con la nuova legge persecutoria degli immigrati, la xenofobia e il razzismo dilaganti: è come se la maggioranza silenziosa fosse saldamente approdata a palazzo Chigi. Quella fatta di piccoli borghesi perbene, che mettono il sudiciume sotto i tappeti e strepitano per un graffito sui muri di casa. Quella che chiede di esser “liberata” da tutto ciò che si oppone al suo tranquillo e feroce egoismo: le tasse, i diritti sindacali degli operai, la libertà delle donne e dei giovani, il “disordine” metropolitano, gli stranieri, la cultura.

Un nuovo regime fascisteggiante?

Sta dunque per nascere un nuovo “regime reazionario di massa”, a-democratico, ma anche apertamente fascisteggiante? Capace di saldare un blocco forte di consenso, liberista e repressivo, padronal-paternalistico e “sovversivo”, postmoderno e oscurantista? Quel che sembra sicuro, è che Silvio Berlusconi ci prova: anche per l’evidente debolezza di un’opposizione che, quando non ripropone il “dialogo” con la maggioranza, assume Renato Ruggiero come propria bandiera e, magari, adesso coltiva il sogno di un nuovo esperiemento, alla Dini. Come è sicuro che nel Berlusconistan in fieri si trovano a loro pieno agio i padroni e i padroncini più “estremisti”, i ricchi e i riccastri di tutte le risme, gli evasori fiscali, gli speculatori, i distruttori dell’ambiente, i riciclatori di denaro sporco, gli avvocati della mafia, i pornocommercianti. E, naturalmente, i razzisti, i venditori di oroscopi, i preti anticonciliari, i nostalgici dei Savoia e dei bordelli d’antan.

Rina Gagliardi
Roma, 6 gennaio 2002
da "Liberazione"