Il congresso Ds approva lo scioglimento. Fassino: «Il Pd è di sinistra». Si agitano i petali della Margherita, Parisi: «Basta con quote e correnti»

Giordano: «Adesso la sinistra ha bisogno di un nuovo soggetto»

Dal Cpn Rifondazione lancia la sfida: «Ci sono le condizioni per un soggetto, ormai anche in tempi rapidi, antiliberista e pacifista»

Assodato che è tempo di accelerare nella costruzione di una nuova aggregazione a sinistra, Rifondazione prova a ragionare sulle modalità e sui luoghi del confronto con tutto ciò che è a sinistra del Partito Democratico, Correntone Ds in primis ma non solo. L'occasione è il comitato politico nazionale riunito a Roma proprio mentre a Firenze si conclude il congresso dei Ds e mentre a Cinecittà la Margherita continua la sua assise nazionale avviata venerdì. «Ci sono le condizioni, ormai anche in tempi rapidi, per un soggetto antiliberista e pacifista». Franco Giordano è netto. «E' evidente - dice il segretario del Prc - che le due assisi di Ds e Margherita descrivono un'ipotesi sociale pacificata e aconflittuale e questo ci carica di una responsabilità grande: accelerare il percorso di unità a sinistra perchè ci sono le condizioni per un soggetto unitario». Alcune date in calendario sono già segnate: il Correntone prepara il suo appuntamento nazionale del 5 maggio per dare vita ad un nuovo movimento. Il Prc punta alla costituzione della sezione italiana della Sinistra Europea il 16 e 17 giugno prossimi e parteciperà come ospite alla giornata organizzata per il 12 maggio dal Cantiere di Occhetto sul tema "Coprire il vuoto a sinistra» (ci saranno anche Mussi, Boselli, Armando Cossutta, Pancho Pardi). Ad ogni modo, è di "cantiere" con la "c" minuscola che si parla, vale a dire di un luogo nuovo di confronto senza legacci con ciò che è già cristallizzato, ma invece con legami a società e ai movimenti e aperture a chi viene da storie diverse e voglia costruire la sinistra e il socialismo del XXI secolo.

Fin qui le dichiarazioni di intenti, cariche della consapevolezza di dover agire subito e di dover trovare una soluzione alle difficoltà che il processo implica. Giordano innanzitutto sgombera il campo dai malintesi. «Non vogliamo fare un'aggregazione di resistenti al Partito Democratico, ma un percorso vivo con i movimenti. La nostra non è una ristrutturazione di ceto politico, ma la volontà di fare la sinistra di alternativa perchè non possiamo assistere al declino della sinistra in Italia». Chiaro. Ma, a parte le date delle assemblee e manifestazioni pubbliche, è bene dare subito un segnale: in Parlamento. Milziade Caprili la butta lì: «Dobbiamo valutare se sono maturi i tempi per porre noi per primi l'idea che in Parlamento si determini un'unità a sinistra». Per il vicepresidente del Senato, si tratta, se non proprio di gruppi unici, di verificare la possibilità di stringere «patti di consultazione, di unità» con i fuoriusciti (de facto) dai Ds e con chi ci sta a sostenere le battaglie sociali e pacifiste. Per Gennaro Migliore bisogna «individuare una mappa dei luoghi del cantiere in questo paese», non si può procedere con «iniziative sporadiche» e non si può «perdere tempo» perchè, dice il capogruppo del Prc alla Camera, «noi dobbiamo fare di tutto per dimostrare ai compagni della sinistra Ds che avevano ragione, al contrario di quanto dice D'Alema quando parla di Mussi». Paolo Ferrero insiste sulla necessità che vada «trovata una modalità» e propone di prendere modello dalla Flm (Federazione Lavoratori Metalmeccanici), sigla che negli anni '70 unì Fiom, Fim e Uilm.

Il tempo, insomma, stringe e non solo per il semplice fatto che sta per nascere (in autunno) il Partito Democratico, ma anche per quello che rappresenta: il compattarsi di pulsioni e prospettive moderate e liberiste con tutto il peso che possono esercitare sul governo dell'Unione. E' forte l'eco delle ultime prese di posizione di Padoa Schioppa sul contratto degli statali e sull'uso del "tesoretto". Nel Prc sono in molti a lanciare il campanello d'allarme. «Noi dobbiamo fare una battaglia politico-culturale e dobbiamo litigare affinchè le risorse in più vadano redistribuite sul reddito», dice Paolo Ferrero. Il ministro insiste su «povertà, casa, non autosufficienze» e incalza: «Va fatta una discussione con il premier Prodi per l'applicazione del programma dell'Unione e bisogna fare una campagna del partito». Il 75% del "tesoretto" (7,5 miliardi di euro), continua Ferrero, va speso per «lo stato sociale e per risarcire chi ha sempre pagato» e le richieste dell'Unione Europea «vanno rispedite al mittente».

Giordano dice «no alle gerarchie nell'Unione e a modifiche del suo impianto programmatico». Una verifica di governo? Il termine «appartiene ad altre epoche», sostiene il segretario del Prc, ma è vero che «c'è una battaglia politica da fare sul risarcimento sociale: le priorità non sono quelle che indica Padoa Schioppa. Se così fosse, non ci sarebbe intesa politica nell'Unione». Bisogna intervenire sulle pensioni basse, anche perchè, ricorda la sottosegretaria al Lavoro Rosi Rinaldi, «se non si fa nulla, la riforma Maroni, con il suo "scalone", comunque parte dal primo gennaio 2008». E poi c'è da operare per un «decisivo aumento dei minimi retributivi, per gli sgravi sugli affitti, per la riduzione dell'Ici sulla prima casa fino alla sua abolizione», insiste Giordano. Sul Tfr «bisogna esplicitare di più la nostra proposta ai lavoratori - puntualizza Ferrero - E' necessario che si tengano il Tfr perchè solo così si può costituire il fondo pubblico gestito dall'Inps». Sono tutti contenuti «legati al nuovo soggetto a sinistra», precisa Giordano. Sono temi che caratterizzeranno la giornata nazionale di mobilitazione del Prc davanti alle fabbriche e i posti di lavoro prevista per il 14 maggio.

Ma se al comitato politico nazionale tutti, nella maggioranza del partito, concordano sulla necessità di lavorare ad un'aggregazione a sinistra, non mancano gli accenti critici sulle modalità ed il clima del percorso. «Bisogna rimettere a qualche milione di persone quelle decisioni che adesso appartengono ai partiti e ai gruppi parlamentari», è l'esordio di Ramon Mantovani, che esorta a non imitare in alcun modo i Ds, la Margherita e il loro nuovo partito. «Le masse convocate dal nascituro Partito Democratico sono passive, chiamate solo per eleggere un leader, per partecipare a sondaggi e convention: competere sullo stesso terreno è suicida e qui - dice il deputato alla platea del Cpn - avverto questa tentazione quando sento parlare della possibilità di fare una cosa nuova e grande a sinistra». Insomma, «sì al confronto con Mussi, sì anche a qualsiasi operazione sul piano elettorale, ma in Rifondazione c'è un progetto che va sviluppato nel confronto con altri progetti. Se Mussi dice che ci vuole una sinistra di governo, esprime quello che è stato per 15 anni e non va bene che noi facciamo finta di non vederlo. Se si dice solo facciamo una cosa grande e nuova - conclude Mantovani - io non ci sto». Alfonso Gianni nota nel partito una «mancanza di spinta e di entusiasmo per la nuova prospettiva». Parlando al cpn, il sottosegretario allo Sviluppo Economico è tagliente: «Il Partito Democratico nasce da una fusione a freddo. Qui sento solo freddo, non c'è nemmeno la fusione...». La deputata Elettra Deiana pone l'accento sulla necessità di rovesciare l'impostazione moderna della rappresentanza femminile in politica. «Deve far riferimento ai contenuti - dice - Invece vedo una modernizzazione che assicura una leadership alle donne, come succede in Francia per Ségolène e negli Stati Uniti con Hillary Clinton, solo perchè ora rendono sul piano del consenso elettorale. La questione sociale è però assente. Vorrei che la nuova aggregazione a sinistra prenda in considerazione questo aspetto».

Sul nuovo soggetto il no è netto da parte delle minoranze. Al cpn Sinistra Critica si esprime con Nando Simeone: «E' solo una reazione al Partito Democratico, mette insieme soggetti in crisi, non considera i movimenti, si ispira alla social-democrazia». Claudio Bellotti di Falce Martello nota che «non esiste un percorso di mobilitazione». Dall'Ernesto invece Claudio Grassi dice sì al dialogo con la sinistra Ds «ma non si parli di un unico partito», mentre Leonardo Masella, capogruppo in Regione in Emilia Romagna, segnala che «il Prc è timido nel rivendicare la sua identità comunista».

«Senza una pratica sociale sui temi economici e sulla pace non c'è nè il Prc, nè la Sinistra Europea, nè il cantiere», avverte il coordinatore della segreteria nazionale Walter De Cesaris, assicurando nessuna «dissolvenza» del partito in altri contenitori: «Bisogna partire subito dalla cultura politica, le formule le si cerca dopo». Una "pratica" viene indicata dalla coordinatrice dei Giovani Comunisti Elisabetta Piccolotti: «Andiamo a manifestare contro il G8 di Rostock a giugno, come abbiamo fatto per Genova. Scendiamo in piazza per la visita di Bush in Italia, come abbiamo fatto nel 2004». La mobilitazione per la visita del presidente Usa è prevista in un ordine del giorno approvato ieri dal cpn. Oggi il Prc si ritrova per la manifestazione pubblica "La sinistra che fa la sinistra", sempre al centro congressi Frentani.

Angela Mauro
Roma, 22 aprile 2007
da "Liberazione"