L'intervista al Corriere della Sera del segretario di Rifondazione

«La nostra proposta poggia sulla democrazia di massa»

La replica del segretario di Rifondazione alle critiche interne

Trovo le polemiche interne al partito sull'intervista al Corriere della sera dannose per il Prc e per la sua iniziativa politica. Si avvicina il nostro congresso, lo so bene, ma trovo del tutto imperdonabile far prevalere le ragioni del conflitto interno sull'interesse del nostro popolo per un grande cambio nel paese capace di sconfiggere il governo Berlusconi e di aprire una prospettiva di nuova incidenza per i movimenti e per le lotte.

Non c'è niente di scontato né di acquisito in questo nostro difficile impegno. Tanto meno l'accordo programmatico per un'alternativa al governo Berlusconi e alle sue politiche. Non l'intervista al "Corriere", ma il Comitato politico nazionale ha indicato all'interno di una più generarle strategia di trasformazione, questo obiettivo che, se venisse raggiunto, ci dovrebbe vedere candidati a partecipare alla sua realizzazione, anche con la partecipazione al governo. Niente di nuovo, a questo proposito. Di nuovo, se si vuole, c'è solo l'accentuazione delle primarie sul programma. E' una richiesta di far vivere, nella costruzione di un programma per l'alternativa di governo, una nuova democrazia di massa. Non capisco proprio perché nel popolo delle opposizioni dovremmo dare per scontato il prevalere delle posizioni più moderate. Sulla guerra c'è in Italia il più grande movimento per la pace d'Europa. C'è qualcuno che si è già scordato la partecipazione alle manifestazioni, le bandiere della pace, i nuovi protagonismi? Io no. Conto sulla loro e sulla nostra influenza nel Paese e sulle politiche. Per noi del Prc l'avversione alla guerra in questa parte della storia dell'umanità, l'obiettivo della pace, sono l'inizio e la fine della nostra politica. Altro che Onu sì o no, sono la variabile indipendente. Ma quando tutte le opposizioni hanno votato in Parlamento per il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq perché è accaduto? Ecco, vorrei che lavorassimo affinché accada anche domani e dopodomani.

E ancora, i miei contradditori interni hanno letto nell'intervista il richiamo all'articolo 11 della Costituzione come fondamento del programma di governo? Hanno letto della nostra proposta di una bonifica preliminare da realizzare con l'abrogazione delle grandi leggi di controriforma berlusconiane? Nostra è la tesi contro quella dell'aumento dell'età pensionabile che affaccia persino una riduzione dell'età pensionabile per una parte del mondo del lavoro. Dove sono le concessioni? Sì, ho detto che se ci fosse una consultazione democratica di tutto il popolo delle sinistre e delle intere opposizioni, cioè di tutti coloro che si considerano loro elettori, quel responso su punti controversi dovrebbe essere impegnativo per la futura compagine di governo. Vorrei sapere come si fa a sostenere la sacrosanta posizione della Fiom sulla democrazia dei lavoratori e poi non capire che la democrazia partecipata, di popolo è l'unica chance strategica per la sinistra alternativa. Infatti solo in un quadro costituito dalla costruzione di una nuova democrazia l'elaborazione del Prc e quella della sinistra di alternativa hanno la possibilità di diventare influenti a livello di massa e persino egemoni politicamente.

Ma c'è chi a questa grande sfida preferisce la coltivazione della sua nicchia magari nel congresso del Prc. Mi dispiace per loro, ma penso che il partito che con radicalità e coraggio innovativo ha fatto e fa tutti i giorni la lotta per la pace, per la fine del neoliberismo e per la ricostruzione di una democrazia partecipata, questo partito è maturo per questa grande sfida.

                
Fausto Bertinotti
Roma, 13 agosto 2004
da "Liberazione"