L'intervista di Fausto Bertinotti al Corriere della Sera di oggi lascia interdetti per diverse ragioni.
Proponendo le primarie sul programma, in nome di una reale discussione di massa, il segretario del Prc sacrifica una discussione programmatica autentica dentro al partito stesso e nell'ambito della sinistra alternativa. Secondo lo schema delle primarie, la discussione programmatica sarà fatta solo con tutto l'arco del centrosinistra, e questo rappresenta un freno al dispiegamento delle potenzialità della sinistra alternativa. Inoltre, dichiarando di «adeguarsi» all'esito delle primarie, Bertinotti colloca di fatto il Prc all'interno del centrosinistra sia pure "solo" sotto il profilo programmatico. Ma quello che appare come inspiegabile, e inaccettabile, è la disponibilità ad adeguarsi a eventuali guerre con l'avallo dell'Onu, se questa fosse la scelta delle primarie programmatiche.
Ci siamo battuti nel movimento per il no alla guerra "senza se e senza ma". Abbiamo in passato apprezzato moltissimo quei parlamentari del centrosinistra che, in dissenso con la propria maggioranza, hanno votato contro la guerra. Non possiamo pensare, nemmeno per un attimo, che in ossequio a un accordo con il centrosinistra, il Prc venga meno a questo impegno assoluto. Questo tipo di dichiarazioni, che ci auguriamo vengano smentite, non fanno che confermare le nostre perplessità rispetto all'ipotesi dell'accordo con l'Ulivo. L'imminente congresso del Prc dovrà cimentarsi con questo nodo.