
Angelo Frammartino
La morte di un compagno lascia sempre senza parole, non lo conoscevamo, e non lo conosceremo mai, ma quel poco
che sappiamo ci basta a dire che era uno di noi.
E' stato accoltellato a Gerusalemme, dove stava collaborando ad un progetto di cooperazione organizzato
da Arci e Cgil
Lo ricordiamo con un suo scritto, che molti in queste ore stanno pubblicando.
Per noi che solo Oggi muoviamo i primi passi, lasciando impronte sulla sabbia della Storia che è quella
del mondo, decisi di dirci comunisti, per noi guardarci alle spalle è la cosa prima. Le vicende
e gli studi della nostra gente, dalle derive più contraddittorie alle nobili conquiste, vanno
rivisitate costantemente sia con il senno che fu, sia con i nostri occhi ed attraverso le nostre
intellighenzie trovare processi e mondi nuovi in un percorso di continuità con le/i compagne/i
di Ieri.
La lotta per l'emancipazione non si fa solo in nome del futuro, ma anche in nome delle generazioni
sconfitte: il ricordo degli avi asserviti e delle loro lotte è una delle principali fonti
di ispirazione morale e politica del pensiero e dell'azione rivoluzionaria. E' W. Benjamin (Tesi
sul concetto di storia, 1940).
Pensiamoci un attimo..
Una possibilità già c'è: La NON-VIOLENZA.
Pratica alta del confronto, un qualcosa d'opposto alla passività e alla rassegnazione, valorizzazione
del diverso, sorella-gemella del dialogo attento ed interessato (Vendola direbbe: "un dialogo spesso è solo
la somma disperante di due monologhi").
In primo luogo nell'aspetto comunicativo, bandendo registri linguistici che rimandino a campi semantici
di tipo militarizzante (ex: nemici, schieramento, battaglie,..), e poi in quello delle nostre relazioni
quotidiane, con ci sta accanto ma non conosciamo. Liberiamoci dalle contaminazioni delle violente
brutture che diventano parte di noi. Compagne/i, è vero o no che un nostro limite è la
grande entità d'abisso tra i nostri valori generali e le nostre pratiche?!?
Dobbiamo riconoscere che la N-V è un lusso per molti angoli del mondo, ma infatti non chiedo
di abrogare la legittima difesa, mai(!) mi sognerei di criticare la Resistenza, il sangue del pueblo
vietnamita, la riscossa dei popoli colonizzati, le fionde dei ragazzi palestinesi nella prima intifada
dinnanzi a carri armati.
La violenza che c'è nel mondo non ce ne consente altra direbbe il Segretario; pace adesso.
La NON-VIOLENZA, come il comunismo, è ad un tempo una finalità, una metodologia, un
percorso.
Il comunismo, come la N-V, si può esprimere almeno in 1000 ed 1 modi come le fiabe ambientate
nella magica Bagdad, oggi sconvolta nelle lacrime.
L'egemonia del mercato e l'affievolimento delle ideologie inibiscono gli slanci di partecipazione
che in modo innato abitano nelle donne e negli uomini.
I miei compagni grandi del cirkolo mi hanno fatto capire la non-sufficienza (se non evanescenza)
del "proselitismo" e la necessaria spontaneità del risveglio di noi giovani e delle masse
in generale, un qualcosa che non dipende solo dalle contingenze, nasce da dentro.
Storie di diritti ottenuti, pratiche non-violente, partecipazione democratica, armonia con la natura,
collettività, coscienza critica.. Questo è un buon inizio di campo semantico!
Il PRC deve essere al servizio di queste esigenze, esserne per lo meno il raccoglitore, e magari
un trait d'union con le istituzioni.
"Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze,
resta amico dei ragazzi di strada" (Majakovskij).
Mi auguro che la fratellanza con i movimenti vada incrementandosi; la meglio Genova non va dispersa!
La negazione della violenza non è un dogma inderogabile, anni luce distano fra noi e i fondamentalismi
e le torsioni integralistiche, poiché un principio assoluto rappresenterebbe esso stesso un
atto violento, fuga da confronti, fobia da contaminazioni.
Ripensando la Resistenza, guardiamola in profondità, dove la storiografia ha visitato poco,
quei partigiani silenziosi, senza gloria, quelli come Pavese che rapirono vite con orrore, timore,
inadeguatezza, quella resistenza cattolica senza armi, ed altre ombre lucenti..
Ed oggi?
Il fatal binomio guerra-terrorismo sembra ineluttabile.
Sarebbe ottimo liberarsi dell'idea che ci sia giustificazione all'orrore se è prodotto in
risposta ad altro subito in precedenza.
Sarebbe bello sposare la pratica non-violenta nell'affronto di ogni problematica e la pace come stadio
al quale tendere.
Fare l'amore con la NON-VIOLENZA per partorire la pace dal grembo della società.
Più che conscio della disorganicità del mio scritto, ottimista nell'imput d'un tema
da sviluppare nelle stanze del mio cirkolo e con gli amici della strada, concludo così (con
Nikita ed apparente disarmonia):
Quando sono con i compagni di lavoro e di lotta, e capita persino di scoprirsi amici, e la politica
che ci abita dentro come un inquilino scomodo e non come una abilità para-impiegatizia.
Quando sono con il mio amore, ieri perduto e oggi ritrovato e domani chissà, perché perdersi
e ritrovarsi è un po' il destino degli amori veri.
Quando sono solo con me stesso e mi dico tutte le verità, anche le più spiacevoli,
cercando nonostante tutto di volermi bene.
Angelo Frammartino (scritto per il giornalino del PRC di Monterotondo, novembre 2005)