Pugno alzato, lacrime sulle guance e in sottofondo le note di Bandiera rossa. Così Fausto Bertinotti ha chiuso il congresso di Rifondazione comunista dopo un discorso di due ore in cui ha rintuzzato le critiche di antisemitismo urlando "noi siamo ebrei", ha chiesto a Rutelli e Fassino risposte sulla sua proposta di ostruzionismo in Parlamento contro le deleghe del governo sul lavoro. Ma un disorso, in cui, soprattutto ha lanciato la sfida che attende il suo partito nei prossimi mesi: la costituente per una sinistra alternativa.
Una strategia che il segretario illustra così: "Costruire una costituente per la Sinistra di alternativa, capace di intervenire nella crisi del centrosinistra". Per il segretario di Rifondazione, infatti, "tornare a prima della rottura col governo Prodi, tornare alla logica di un palazzo irrimediabilmente diroccato, vorrebbe dire aprire la strada all'antipolitica". "Alternativa", dunque, e non semplice "alternanza", spiega Bertinotti riferendosi agli "esterni" intervenuti venerdì al congresso (no global, Fiom, altri soggetti): "tutti in un soggetto politico capace di proporre la costruzione di una sinistra di alternativa come una grande forza del paese, un soggetto unitario nel quale noi staremmo come comunisti, che costringerebbe di più il centrosinistra ad interrogarsi. C'è bisogno di questo". Un ragionamento che si fonda su una convinzione: "Seattle è stata una palla di neve che diventerà una valanga".
E se questa è la strategia Bertinotti indica anche le mosse tattiche. Lo fa quando si rivolge a Fassino e Rutelli dicendo: "Posso chiedere, senza essere provocatorio, che si passi dal minuetto dei buoni rapporti alla sostanza della proposta politica? Per favore, Piero Fassino, Rutelli, mi volete rispondere se vogliamo scegliere l'ostruzionismo in Parlamento contro le leggi delega?". Una proposta di convergenza al centrosinistra che si allarga anche ad un eventuale referendum. Su quest'ultimo aspetto Bertinotti dice: "Non è nelle nostre corde, ma abbiamo imparato anche sul fronte delle forme di lotta dagli altri, abbiamo fatto persino uno sciopero della fame... Quindi anche i referendum; si può costruire un pacchetto da un lato sullo Stato di diritto leso, cioè sulle rogatorie, e dall'altro sui diritti dei lavoratori a partire dall'estensione dell'articolo 18 per tutti i lavoratori?".
E pur schierato con la Cgil nella battaglia sull'articolo 18 Bertinotti non risparmia le critiche a Cofferati. "Qualcuno pensa che si interrompe il conflitto sociale se si critica la Cgil e i sindacati - spiega il segretario di Rifondazione - ma io credo che bisogna passare per le critiche al sindacato per riscoprire i motivi veri del conflitto, un sindacato che è stato responsabile nell'ultimo decennio di una pace sindacale subìta, di una tregua sindacale subìta". "Quando la Cgil compie un arretramento noi lo diciamo e diciamo che non ci sarebbe stato il 23 marzo - conclude Bertinotti - e non ci sarebbe stato lo sciopero generale senza Genova ed il movimento che ha fertilizzato il terreno".
Quanto alle polemiche con le comunità ebraiche e le accuse di antisemitismo, Bertinotti difende le posizioni del suo partito. "Per noi è infame l'accusa di antisemitismo perché noi ci sentiamo ebrei". E' uno dei passaggi più forti della lunga replica di Fausto Bertinotti. "Noi - urla - ci sentiamo ebrei come ci sentiamo neri, come ci sentiamo arborigeni, come ci sentiamo islamici, come ci sentiamo cristiani, come ci sentiamo immigrati, come ci sentiamo omosessuali, come ci sentiamo lesbiche, come ci sentiamo parte di tutto il mondo leso nei suoi diritti e nella sua dignità. Noi siamo ebrei!".