V CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
"per la rifondazione comunista"

La Rifondazione.
E' questo lo slogan del
nostro congresso

RIMINI 4 - 7 Aprile 2002

La Rifondazione. E' questo lo slogan del nostro congresso. E' questo l'impegno per un futuro che comincia oggi. Rifondazione del partito, rifondazione del comunismo, rifondazione del nostro modo di essere nel partito e di immaginare e lottare per il cambiamento.

Ma la rifondazione è già stata presente nel nostro agire politico, nella nostra storia di questi tre anni che ci separano dal quarto congresso nazionale.

Essa ha ispirato, sia pure con limiti e ritardi, tutte le scelte compiute in questi anni. E' stata l'ispirazione che ci ha portato a strappi audaci e spesso non compresi. Nel rilanciarla con un nuovo impegno non possiamo non ricordare le tappe che hanno scandito il percorso già fatto, i tentativi e i primi risultati raggiunti.

La caduta del governo Prodi

Il 9 ottobre 1998 è una giornata destinata a rimanere a lungo nelle cronache e nella memoria politica italiane di questi anni: alla Camera, per un solo voto, cade il governo dell'Ulivo, presieduto da Romano Prodi. Era il governo che, battendo il Polo delle libertà nelle elezioni del '96, aveva suscitato molte e diffuse speranze di mutamento: tanto che il Prc, pur essendo legato alla coalizione solo da un patto elettorale di desistenza e non da un accordo politico-programmatico, aveva deciso di sostenerlo con un appoggio esterno condizionato alle scelte via via prospettate. Il risultato politico iniziale era stato un "compromesso avanzato": nel primo anno di attività dell'esecutivo, imperniato principalmente sull'aggancio dell'Italia alla moneta unica europea, il risanamento finanziario non era avvenuto a spese dello Stato sociale e dello smantellamento della sanità e della previdenza pubblica. Poi erano cominciati i problemi, già a partire dalla legge finanziaria dell'autunno '97, sulla quale si arrivò molto vicino alla crisi: la rottura tra Rifondazione e governo fu evitata dall'impegno di Prodi a varare, entro il gennaio 2001, una legge-quadro sulle 35 ore. Un impegno tanto solenne quanto disatteso, come tutte le altre concrete proposte del Prc sull'occupazione e il lavoro.

La rottura, dunque, maturò nel corso del '98, a cominciare dai "14 punti programmatici" presentati da Rifondazione nei primi mesi dell'anno e respinti dal governo, senza neppure un cenno di ricevuta. Diventava evidente, insomma, che il centrosinistra, conclusa la fase "eurocentrica" sulla quale aveva costruito identità e perfino "anima", andava sciogliendo la sua ambiguità in direzione accentuatamente neoliberista. Né, in questa fase, esisteva un movimento di massa capace di incalzare Prodi nella direzione opposta. Per il Prc - che nel mese di luglio tentò l'ultimo affondo con la parola d'ordine "svolta o rottura" - l'alternativa era ormai chiara: o rinunciare in toto alla propria autonomia politica (e strategica) e continuare ad appoggiare politiche sempre più moderate, o riprendersi piena libertà d'azione e rompere un equilibrio ormai di segno negativo. Non si trattò, com'è noto, di una scelta indolore, all'interno e all'esterno.

Dentro il Partito, l'area cossuttiana aveva prima lavorato per indebolire la forza contrattuale del Prc, inviando al governo messaggi diretti e indiretti della propria disponibilità comunque a garantire la sopravvivenza del governo, poi aveva usato la concreta minaccia della scissione. Fuori, erano forti le pressioni di un'area vasta della sinistra, affinché non si producesse una crisi dagli esiti democratici incontrollati: forte, insomma, era il richiamo all'unità dello schieramento alternativo alla destra, nonostante il comune giudizio critico sulle politiche (e sulle non politiche) economico-sociali di Prodi. La rottura, dunque, venne al termine di una discussione drammatica e lacerante: fu una scelta dolorosa, ma necessaria. Per la prima volta, un partito comunista privilegiava i contenuti agli schieramenti, si rifiutava di separare la "questione sociale" da quella democratica, non subordinava il quadro reale della società alle compatibilità del quadro politico.

Per queste ragioni generali, e non soltanto per precise ragioni contingenti, la scelta di non sostenere più il governo Prodi è un capitolo del processo della rifondazione comunista. Un atto fondativo e ri-fondativo della propria autonomia strategica.

Seattle

Agli inizi del nuovo millennio a Seattle nasce il movimento antiglobalizzazione. Per la prima volta nei giorni di contestazione all'organizzazione mondiale del commercio nella città americana si intravedono tutti i movimenti che si opporranno negli anni successivi alla grande ristrutturazione capitalistica mondiale.

Rifondazione è presente a Seattle, ma soprattutto Rifondazione comprende immediatamente la novità di quelle manifestazioni in cui sfilano i sindacati i campesinos, le femministe, gli ambientalisti, gli intellettuali, gli studenti, associazioni di ogni tipo, pacifisti. Capisce che a Seattle è nato qualcosa di nuovo, di durevole, di promettente che si contrappone in modo globale alla globalizzazione capitalistica. Quel movimento l'ha analizzata, vede i disastri a cui ha portato il pianeta, e intende organizzarsi per contrastarla.

Seattle è un segnale, un occasione che il Prc raccoglie interamente. Da lì comincia una riflessione che non è solo sul movimento, ma anche sul rapporto che il partito deve avere con esso, su che cosa occorre cambiare in noi stessi in modo da intrecciarsi con il nuovo che dopo anni di silenzio sta finalmente nascendo. Dopo Seattle saranno molte le occasioni, gli incontri, le manifestazioni del movimento dei movimenti, da Davos a Nizza, a Genova a Porto Alegre. Anche in Italia il movimento no global cresce, si rafforza, aggrega nuove forze. Rifondazione ne fa stabilmente parte e in esso e con esso cerca un modo nuovo di essere forza politica. E' una ricerca sul campo, sul campo della opposizione alla ristrutturazione capitalistica, al liberismo e alla guerra. In questa ricerca il Prc si rivolge anche a tutte le forze della sinistra di alternativa in Italia. Il Prc - afferma - non può essere autosufficiente. Rifondazione si apre ad una discussione comune con tutte le forze antiliberiste e pacifiste per ricercare le possibilità di costruire una comune esperienza politica.

Livorno

La celebrazione a Livorno del decimo anniversario della nascita di Rifondazione comunista e dell'ottantaquattresimo anniversario della nascita del Pci nel gennaio del 2001 non ha nulla di rituale. Per ridare forza all'idea di comunismo, per dare credibilità nuova all'idea di superamento del capitalismo occorre andare a fondo sulle ragioni della sconfitta e del fallimento di quelle esperienze e di quegli Stati che si sono chiamati socialisti.

A Livorno l'analisi degli errori e degli orrori di quelle esperienze non si limita al passato, non riguarda solo "lo stalinismo" come esperienza storica conclusa. E più spietata e più "fondativa". Riguarda il modo di essere delle organizzazioni del movimento operaio nel 900.

Si sottopone a critica il loro rapporto con il potere e con la presa del potere, la connessione fra potere e trasformazione sociale, il ruolo dato ai movimenti, e la relazione fra questi e i partiti, la divisione fra economia e politica e quindi fra sindacato e partito. E' il novecento e la sua eredità storica che vengono messe in discussione. Alla base della "svolta " di Livorno la convinzione che di fronte al nuovo che sta nascendo, di fronte al crescere del movimento noglobal anche Rifondazione deve anche cambiare sé stessa. Anch'essa deve rinnovarsi e sottoporre a critica il suo modo di essere.

E' questa una delle condizioni fondamentali per intrecciarsi con quel movimento che nel frattempo, da Seattle in poi sta impetuosamente crescendo.

Contro la guerra

L'opposizione alla "guerra umanitaria" contro la Jugoslavia, scatenata dagli Usa e dalla Nato nella primavera del '99 e sostenuta attivamente dal governo italiano di centrosinistra, trova in prima fila Rifondazione comunista, insieme a pacifisti, ambientalisti, esponenti della sinistra di alternativa. Il Prc non ha mai risparmiato critiche di fondo a Milosevic e al suo regime: il No ai bombardamenti occidentali non ha nulla a che fare, quindi, con tradizionali convergenze politiche, è nel segno pieno, invece, della incondizionata solidarietà al popolo - quello jugoslavo - che è la principale vittima dell'aggressione. Di più. All'ideologia appunto "umanitaria", talora perfino etica, con la quale la sinistra di governo motiva l'adesione alla guerra (la Cgil parlerà a sua volta di "dolorosa necessità"), Rifondazione tende a contrapporre un pacifismo "incondizionato", nutrito di nonviolenza e di rifiuto della logica della Realpolitik: una posizione inedita, per un partito comunista, abituato sempre e comunque a schierarsi non su ragioni di fondo, non su valori non negoziabili, ma su "campi" geopolitici distinti e contrapposti. Tre anni dopo - 11 settembre e guerra americana all'Afghanistan - nella condanna radicale della guerra e del terrorismo risuoneranno accenti analoghi: nel frattempo, c'è stato l'ulteriore "contagio" del rapporto con il movimento e della critica della globalizzazione.

Questa impostazione, tanto politica quanto culturale, influenzerà le scelte del Prc nel loro insieme: due anni dopo, per esempio, poco prima della campagna elettorale, la battaglia contro le liste civetta vedrà l'utilizzazione di metodiche di lotta "non canoniche", come lo sciopero della fame.

Da Genova a Porto Alegre

E' il luglio 2001, i grandi del mondo si sono dati appuntamento a Genova per discutere e decidere sui paesi poveri. A Genova si danno appuntamento anche tutti coloro che quelle decisioni e quel potere non vogliono accettare, tutti coloro che sono contro la globalizzazione capitalistica. Rifondazione e fra loro. Per la prima volta si sperimenta un modo nuovo di stare nel movimento uscendo dagli schemi classici della tradizione del movimento operaio. Non per dare la linea, non per imporre una egemonia, ma per decidere e lottare insieme, in modo paritario, per sperimentare nuove forme di democrazia e di relazione.

Genova è una esperienza dura e formativa. Alle grandi manifestazioni si contrappone una repressione che non ha precedenti nella storia del paese, alla gioia di una partecipazione giovanile la morte per mano della polizia di Carlo Giuliani, uno dei tanti giovani manifestanti, alla richiesta di contare dei poveri del mondo la chiusura dei potenti che neppure ascoltano quel che per tre giorni accade attorno a loro. Per il Prc è un'altra esperienza fondativa. Perché a Genova i linguaggi sono tanti e diversi, il confronto é su più fronti e su tutti e con tutti il dialogo è serrato. A Porto Alegre sei mesi dopo, al Forum mondiale in una grande riflessione collettiva si rifletterà e si darà maggiore, sistematicità all'esperienze degli anni di lotta alla globalizzazione capitalistica e al ruolo che in essa ha giocato il Prc. Nelle tavole rotonde; nei seminari con gli intellettuali europei, nelle assemblee con i campesinos il nuovo modo di essere del partito viene esaminato, spiegato. E' accolto con curiosità, riceve consensi, provoca discussione. La Rifondazione è ormai in atto.

Ritanna Armeni , Rina Gagliardi
Rimini, 4 aprile 2002