V CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
"per la rifondazione comunista"
VI CONGRESSO DELLA FEDERAZIONE DELLA BRIANZA
relazione di Giovanna Casati - segretaria uscente

"la nostra azione sul territorio"
apertura - rinnovamento - rafforzamento

ARCORE 27-28 MARZO 2002 CENTRO S.APOLLINARE

1. UNA GRANDE MANIFESTAZIONE.

Contro il terrorismo, per la democrazia e i diritti!
Tanti, tantissimi e tantissime che Roma di più non ne poteva contenere!!

A quattro giorni da questo straordinario evento non trovo altra definizione, che già non sia stata utilizzata per la quantità incalcolabile di lavoratori, lavoratrici, pensionati, pensionate e giovani che con la CGIL, ma anche con le loro e con le nostre diversità sociali e politiche, hanno e abbiamo "riempito", sabato scorso, la nostra capitale.

Lo abbiamo fatto, tutti assieme, per dire no al terrorismo, si alla democrazia e ai diritti.

Così come a distanza di una settimana dal vile assassinio del prof. Marco Biagi, è difficile dire di più e qualcosa di nuovo che non sia già stato detto o scritto.

Proiettili giunti puntuali a pochi giorni, a poche ore possiamo dire, da una manifestazione di lavoratori e lavoratrici, chiamati dalla più grande confederazione sindacale del paese a difendere, dall'attacco del Governo e di Confindustria, l'art.18; padre dei loro diritti e strumento indispensabile per l'organizzazione e per l'espressione concreta del conflitto sociale, che è il sale della democrazia. Non è un caso che nella scrittura della legge n°300 del maggio 1970, l'art.18 sia posto in chiusura al capitolo dei diritti dei lavoratori, aprendo quello dei diritti della loro sindacalizzazione e del sindacato. Con lo statuto dei lavoratori e con la scrittura dell'art.18 è la nostra costituzione, repubblicana, democratica e antifascista, che entra nei luoghi di lavoro, (dopo 24 anni dalla sua promulgazione), per dare dignità ai suoi cittadini che lavorano e per essere trasmessa alle generazioni future, del lavoro.

Il cavaliere che abita a poche centinaia di metri da questo luogo, non lo nasconde, lo dice: vogliamo cambiare questo paese!!

Un avversario, ed ogni altro che va sconfitto con la lotta e la partecipazione di massa come la grandiosa manifestazione di sabato scorso!

Non abbiamo conquistato la libertà e la democrazia, che nella sua espressione popolare è sancita dalla nostra carta costituzione come sanciti in essa sono i suoi principi e valori, per permettere di sostituire anche il più duro confronto politico e conflitto sociale, con la barbaria della violenza.

Chi ha sparato al professor Biagi, e chi quelle mani le ha riarmate, ha voluto uccidere lui, un facile bersaglio per non essere stato protetto da chi doveva farlo, per uccidere il crescente conflitto sociale, lo sforzo in corso per la sua unificazione, da questi temuta e follemente osteggiata, perché unica vera strada per quel profondo cambiamento di cui c'è necessità nel paese, per la costruzione di un altro mondo, l'affermazione di un'altra globalizzazione.

Per questo costoro hanno fallito e falliranno sempre!

Ma chi sono costoro che dopo tanti anni dalla sconfitta politica e militare del terrorismo nazionale possono essere ancora sulla piazza? Dove trovano casa e protezione, soldi e armi? Perché a tre anni dall'assassinio del prof. Dantona e dalla individuazione dei loro identikit, hanno potuto colpire ancora? Come è possibile che fossero ancora liberi di ripetersi?

E' forse il caso di riflettere e riflettere seriamente, ma non possiamo ridimensionare la nostra opposizione alle politiche neo - liberiste e al tentativo di sfondamento dei diritti dei lavoratori.

Viceversa avrebbero vinto costoro; avrebbe vinto quella politica occulta che si serve di costoro come delle guerre, per imporre domini eversivi.

Siamo quindi nuovamente con la fiaccolata promossa da CGIL CISL UIL che è in corso a Monza, come in altri tantissimi luoghi, ma la risposta per far valere il nesso fra questione sociale e democrazia la dobbiamo costruire anche avviando, questa sera, la nostra discussione per "la rifondazione comunista", non facendoci fermare!

2. LA CONTINUITÀ DEL MOVIMENTO E DELLE LA LOTTE.

Per i diritti, il cambiamento, un altro mondo!

Non farci fermare significa, per noi, costruire la continuità delle lotte, il dopo manifestazione e il dopo sciopero generale, impegnandoci per l'unificazione dei movimenti di lotta.

Un obiettivo per noi irrinunciabile e un compito per il quale non vi sono supplenze né da dare né da cercare. Questo è un compito proprio della politica e in particolare di coloro che tendono al "cambiamento dello stato reale delle cose", ponendosi in termini antagonisti al neo liberismo e alle sue guerre.

A quelle combattute con le armi, siano esse in risposta a gravissimi atti di terrorismo internazionale, come l'atto compiuto l'11 settembre scorso o quelle chiamatesi "umanitarie"; sia quelle condotte con il boicottaggio, che lasciano morire milioni di bambini per una semplice dissenteria e affamano interi popoli; sia a quelle che, condotte con i potenti mezzi e giochi di capitali, causano il crollo finanziario di intere nazioni, dopo avergli imposto il più selvaggio neo - liberismo.

Ma una pace vera, duratura non si fonda solo sull'assenza di conflitti armati.

Essa è prima di tutto il frutto di una estesa ed estendibile giustizia sociale; della ridistribuzione della ricchezza; del diritto ad una casa, senza che questa venga bombardata o invasa da un esercito di occupazione; di un proprio paese in cui riconoscere le proprie origini e cultura di popolo.

Una vera pace è frutto del riconoscimento e dell'accoglienza delle differenze; della loro ricchezza sociale e culturale, prima ancora della loro necessaria presenza economica, da contingentare e finalizzare ad un contratto di lavoro a tempo!

Pace,oggi,vuole dire il riconoscimento dello stato di Palestina, dei diritti del popolo Curdo; la fine dei boicottaggi ai vari paesi; vuole dire una politica di vera accoglienza e di estensione dei diritti a tutti.

La pace è un'altra globalizzazione!!!

Per noi, su tali terreni, non vi possono essere compromessi ne attese. Una vera opposizione al neo liberismo non può che essere la continuità delle lotte per tutto ciò che, da Seattle a Genova a Porto Alegre, si è messo in moto in termini rivendicativi e la necessità della sua saldatura con la ripresa delle lotte dei lavoratori.

Ciò non può che significare, allora, il nostro impegno per andare oltre la contestazione "no global"; affermare la piattaforma rivendicativa di Porto Alegre; andare oltre la difesa dei diritti, messi in discussione; lavorare per superare, nella pratica, una perdente logica concertativa.

Significa costruire piattaforme rivendicative, partecipate di cambiamento e avanzamento sociale e politico a tutti i livelli.

Mesi fa, in occasione dell'apertura della fase congressuale della CGIL, Rossana Rossanda, ci ricordava come la CGIL fosse di tutti, di tutta la sinistra, ma anche di tutti i lavoratori, di tutto questo paese, sollecitandoci quindi un forte impegno e investimento, senza titubanze, per il riscatto della sua storia, quella di un sindacato di classe, democratico e di massa.

Così abbiamo fatto! Anche quando taluni di noi affermavano che questa organizzazione era irriformabile e occorreva pensare ad altro a partire dai settori più esposti alla logica concertativa, come i trasporti, la scuola ecc.

Abbiamo continuato ad investire in essa, non solo perché lì c'è il 95% dei nostri iscritti, m a perché convinti che nella CGIL vi sono anche uomini e donne che con efficacia possono riproporre con orgoglio gli interessi del mondo del lavoro e perfino oltre, perché la CGIL fonda il proprio centro vitale, (il suo programma e statuto ), nella nostra costituzione repubblicana, nata dalla lotta antifascista.

Milioni di uomini e donne, contro i quali è diretto l'attacco, del Governo e di Confindustria, ai loro diritti e aspirazioni di miglioramento, dopo essere stati già colpiti dagli effetti della politica perseguita dal governo di Centro Sinistra, e da una perdente azione concertativa sindacale, che li aveva anche privati di un reale ruolo di decisione sulla loro condizione di lavoratori o pensionati.

La chiusura unitaria del congresso della loro Confederazione Sindacale, non è stata né causale né improvvisata, o dettata da una contingente necessità, come taluni hanno voluto vedere, quindi una conclusione fragile.

Al contrario!

Pensiamo al suo percorso, alle sue importanti tappe territoriali e di categoria; alle tensioni presenti per le lotte che ne hanno segnato il suo sviluppo, a partire dalla FIOM/ CGIL; alla massiccia partecipazione di lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati agli scioperi e manifestazioni proclamati unitariamente; alle manifestazioni e scioperi delle organizzazioni sindacali extra confederali; al crescente movimento di giovani contro gli effetti devastanti di questa globalizzazione; pensiamo infine alla quantità di lavoratrici e lavoratori, pensionati e pensionate, che quella discussione ha coinvolto; uomini e donne conoscitori di ciò che si discuteva, perché coinvolti in prima persona.

Ma occorre anche dire e riconoscere che la CGIL, forte della sua grande rappresentanza sociale, ha saputo cogliere prima di altri, (prima di quello schieramento di centro sinistra a cui fa riferimento la maggioranza del suo gruppo dirigente), il malcontento che andava crescendo fra il "popolo della sinistra", sceso poi autonomamente e massicciamente in piazza, stanco di quegli arretramenti che, sul versante sociale, hanno segnato prima la sconfitta elettorale del Centro Sinistra e poi il suo fallimento politico.

Conclusioni unitarie che non solo hanno proclamato lo sciopero generale, (oggi sciopero unitario), ma hanno anche indicato un merito rivendicativo che di fatto supera la concertazione, consapevoli che una cultura, quale quella concertativa, perpetrata e penetrata per anni, non la si supera con un documento ma con una inversione della pratica sindacale che va costruita giorno per giorno; e manifestazioni "giratondiste" crescenti, dove non tutti forse conoscono nel dettaglio i provvedimenti legislativi eversivi di questo governo, contro i quali protestano e chiedono più opposizione, ma capiscono che qualcosa di brutto sta accadendo, che non possono non interrogarci profondamente sul nostro agire sindacale, sociale, politico e istituzionale.

Eventi da noi auspicati, che ora ci impongono più interrogativi che certezze o dogmi ideologici; eventi che, nella discussione che stiamo facendo, richiedono, anche un aggiornamento delle nostre tesi, non certo il loro disegno strategico, ma la prospettiva politica che esse delineano; una prospettiva politica a mio parere superata da ciò che noi stessi abbiamo contribuito a far succedere.

E come non vedere, dall'altra parte, che si vanno consolidando indirizzi e forme di Governo tendenti a instaurare, con lo stravolgimento dei valori costituzionali, un assetto istituzionale, giuridico, economico e sociale di tipo autoritario; volto a cancellare conquiste democratiche fondamentali per rendere sempre più difficile l'azione per l'affermazione dei principi di libertà, di giustizia sociale e di uguaglianza; azioni di Governo tendenti a cancellare l'opposizione stessa a partire da quella sociale e sindacale che con grande forza si è espressa a Genova nel luglio scorso e sabato a Roma.

E se è vero che la politica è l'arte del cambiamento possibile delle cose, cosa è possibile, fare oggi per affermare qui nel nostro paese, nei rapporti di forza dati, il necessario cambiamento per affermare un'altra idea di governo della globalizzazione?

Ricordandoci per questo, come il secolo che abbiamo alle spalle è il secolo della globalizzazione e dei più grandi cambiamenti sociali, ma è anche il secolo in cui il lavoro da dovere e diventato diritto e se ne sono conquistati e scritti i suoi diritti a livello mondiale; ricordandoci anche come di lavoro, oggi, c'è ne più di prima ma è male e diversamente distribuito.

Ricordandoci anche, e ciò per tutti noi non è secondario, come il lavoro e i suoi diritti non sarebbero stati gli stessi senza la presenza e le lotte di una sinistra con forti tratti di originalità che non solo ha segnato il conflitto politico, ma ha fatto emergere vecchi e nuovi soggetti politici sulla scena della storia, producendo veri e propri eventi nelle lotte che hanno obbligato la controparte a parziali ritirate, concessioni o compromessi.

Lavorare per un vero cambiamento di rotta, nelle azioni e nei contenuti rivendicativi, significa puntare prima di tutto all'unificazione delle lotte sociali, al loro sbocco politico, alla costruzione oggi di una opposizione più forte e coesa, sui temi propri della sinistra: diritti - libertà - democrazia, tendere a costruire le condizioni programmatiche per le necessarie alleanze politiche oltre che sociali, per una alternativa di governo, contro il consolidamento di queste destre oggi al potere!

Una alternativa di governo in cui sia chiara la sua diversa idea di società. E' la forte richiesta che ci viene dal movimento, dalle manifestazioni, dai luoghi di lavoro!.

Per l'obiettivo stesso che ci siamo dati della costruzione di una sinistra alternativa nel nostro paese, la costruzione di una alternativa di sinistra è infatti un passaggio obbligato che non può vedere vuoti di azione politica da parte nostra ne supplenze sociali!

Un passaggio e quindi un impegno per la sua costruzione indispensabile, anche per la nostra stessa strategia, che si pone in termini antagonistici all'attuale modello, assunto viceversa anche dalla sinistra che si definisce riformista, che ha sostituito le colonne portanti del socialismo, quali la giustizia sociale e l'uguaglianza, con il pragmatismo e il modernismo.

Viceversa, la nostra strategia non risulterebbe credibile perché incapace di raccogliere il crescente e variegato malcontento popolare e di produrre il benché minimo cambiamento.

C'è quindi bisogno di costruire intrecci e azioni politiche, istituzionali oltre che sociali e di movimento, senza che questo significhi perdita di obiettivi strategici, di autonomia, di subalternità, o peggio di scioglimento del partito, nel movimento.

Fra noi non abbiamo bisogno di caricature ma di confronto serio, di azioni coerenti, come abbiamo bisogno di unità e di aperture per il rafforzamento del nostro partito!

Ciò che fino a ieri pareva immutabile oggi già appare mutabile!

In tal senso ho colto e condivido le aperture dei giorni scorsi del nostro Segretario Nazionale del partito verso il quadro politico di opposizione.

Una apertura che, nella conferma della nostra strategia generale e differenza, coglie e sollecita sul piano politico, un avanzamento dei processi in corso a partire dalla crisi profonda di rappresentanza sociale e politica del Centro Sinistra; una apertura che non è indifferente ai distingui politici e parlamentari della sinistra DS, rispetto alla loro maggioranza; una apertura ai crescenti movimenti di cittadini e cittadine; alle lotte sociale e sindacali, che richiedono, come lo stesso movimento dei movimenti ne ha bisogno, spazi democratici e diritti per il loro sviluppo e attese di risultati.

Una pratica di aperture e di autonomia che proprio qui in Lombardia, dove lo scontro con le politiche neo - liberiste è più forte, abbiamo sperimentato in occasione dell'ultima competizione elettorale e continuiamo a praticare oggi, dall'opposizione, senza che ciò abbia mai significato perdita di autonomia, immobilizzo di azione che viceversa abbiamo saputo far crescere producendo battaglie, a volte da soli a volte con le altre forze del Centro Sinistra e non solo, contro i buoni scuola, la riforma socio sanitaria, (vedi l'impegno della nostra federazione), che vede il nostro partito conquistare consensi e crescita organizzativa.

Una molteplicità di eventi, taluni tragici altri di grande risposta sociale quali: la ripresa delle lotte operaie, lo straordinario movimento, variamente appellato: popolo di Seattle; no global; new global esploso e cresciuto su scala planetaria in poco tempo, che per ragioni culturali e generazionali, rappresenta una grande speranza; la crisi del pensiero unico; la scesa in campo "del popolo della sinistra" e la crisi apertasi nei democratici di sinistra, che pongono la necessità di aggiornare la nostra analisi in questa nostra discussione congressuale, per coglierne le novità; per costruirne gli intrecci indispensabili; per le risposte che a tutto ciò e a tutti costoro dobbiamo;per lo stesso processo di Rifondazione che vogliamo avviare con questo nostro 5° congresso nazionale.

3. IL NOSTRO CONGRESSO.

Una grande occasione di discussione aperta per l'unità di tutto il partito e il suo rafforzamento!

Un congresso prima di tutto innovativo per le modalità del suo svolgimento: si è tenuto prima un confronto a tutto campo con le associazioni ed il movimento su un documento precongressuale, si è scelto poi di svolgere un congresso su tesi e, infine sono stati coinvolti pienamente i circoli nella definizione della linea politica e dei gruppi dirigenti del partito.

Ciò ha permesso, se così sarà confermato, un libero, aperto e sincero confronto su tesi anche alternative, che sono state proposte al nostro dibattito e al voto di tutte e tutti noi.

Tesi alternative che almeno per il documento di maggioranza che si è affermato nella discussione dei nostri circoli, con l'82% dei voti, non ha precluso a tutte/i le/i loro presentatori la sottoscrizione del documento stesso facendo prevalere quindi, la comune gestione unitaria del partito.

Ha così potuto svilupparsi e manifestarsi una articolazione di posizioni, dentro la maggioranza, che ritengo siano e rappresentino un arricchimento per le scelte che il congresso è ora chiamato a compiere, senza alcuna preoccupazione o timore, come per altro lo stesso segretario nazionale ha più volte sollecitato a fare.

Diversità certo ma non avversità, ne combattimento di "galli", o cordate, ( che personalmente faccio solo in montagna), che richiedono disponibilità e capacità di sintesi da parte di tutti noi, da parte in particolare del gruppo dirigente che sarà chiamato ad assumere la direzione del partito come di questa Federazione, per essere riconosciuto tale da tutte e tutti noi.

Per questo debbo dire che mi dispiace che talune compagne e compagni non abbiano scelto questa via preferendo contrapporre un altro documento complessivo. Poteva essere viceversa e dopo dieci anni una buona occasione per rompere, da ambo le parti, cristallizzazioni anacronistiche e contribuire a una discussione più trasversale e incidente.

La discussione congressuale che avviamo stasera alla presenza di n.° 61 delegate/i e di tanti nostri ospiti, (per noi si tratta del 6° congresso di federazione), chiude un dibattito che ha visto la realizzazione di 16 congressi di altrettanti circoli territoriali e di 1 circolo di area aziendale, ai quali hanno partecipato 203 iscritti e 51 iscritte pari al 44,7% del totale dei nostri iscritti e iscritte che al 31 dicembre sommavano a 568.

Ora in questo congresso che apriamo stasera non siamo chiamati ad esprimere alcun voto sui documenti proposti al dibattito dal CPN, lo hanno già fatto i nostri iscritti e iscritte, come prima ricordavo nei rispettivi congressi di circolo.

Dovremo invece esprimere con un voto il nostro sostegno o meno alle tesi alternative che sono state presentate ed accolte in taluni congressi di circolo, per l'esattezza 10 su 17.

Non mi tocca, quindi alcuna loro presentazione, ma non posso e non voglio sfuggire al dibattito fin qui svolto, in particolare a una domanda di fondo emersa nel nostro dibattito e che coinvolge la nostra proposta per una rifondazione comunista ma anche il progetto comunista che pongono i compagni della minoranza; così come non posso sfuggire al un bilancio del lavoro svolto; alle proposte di lavoro e di rinnovamento della e nella nostra Federazione.

Impegni e obiettivi che dovrebbero avere qualificato anche i congressi di circolo svolti, come sollecitato dal nostro CPF, nel gennaio scorso, avviando il percorso congressuale.

Non sono solita citare i classici, rischio di interpretarli male e che tornino a tirarmi i piedi la notte, ma lo strappo, in questo caso è doveroso non si può infatti non citare il fondatore del comunismo:: scrive Marx, con Engels, nel manifesto dei comunisti:

"I comunisti non hanno interessi distinti dal proletariato nel suo insieme". "Essi, si distinguono per il fatto che da un lato, nelle varie lotte nazionali, essi mettono in rilievo e fanno valere quegli interessi comuni che sono indipendenti dalla nazionalità; dall'altro per il fatto che rappresentano sempre l'interesse del movimento complessivo". "In una parola, prosegue Marx, i comunisti appoggiano dappertutto ogni moto rivoluzionario contro le condizioni sociali e politiche esistenti"

4. IL PARTITO IN BRIANZA - PER LA BRIANZA.

Bilancio, prospettive politiche, rinnovamento.

Il bilancio: dopo dieci anni, possiamo tranquillamente dichiarare di avere vinto la sfida che allora lanciammo per l’esistenza ed il radicamento di un Partito Comunista in Brianza.

Nonostante i nostri limiti e le molteplici difficoltà, abbiamo colto e abbiamo saputo interpretare i mutamenti politici, sociali, economici, che hanno caratterizzato la storia recente di questo nostro territorio, cogliendone, a volte, anche i contorni sempre più sfumati e complessi.

Abbiamo saputo cogliere anche gli elementi di novità che, oggi, ci permettono di affermare che quella di creare una Federazione della Brianza è stata una scelta giusta e che essa ha dato risultati positivi.

Avremmo avuto altrimenti maggiori difficoltà nel fronteggiare la crescita della Lega e la forte affermazione del partito di Berlusconi; abbiamo loro impedito di sfondare oltre che nelle elezioni politiche e delle regionali, anche nelle elezioni amministrative locali per il governo delle città e dei paesi.

Avremmo avuto maggiori ritardi di quanti già ne registriamo oggi per fronteggiare ed avanzare una proposta alternativa ed antagonista alla ristrutturazione del capitale e dei processi di trasformazione della natura del lavoro.

I modi ed i luoghi di produzione non sono più gli stessi che avevamo conosciuto solo qualche anno fa.

In Brianza questa ristrutturazione ci ha fatto e ci fa conoscere i suoi molteplici aspetti che vanno dalla sempre maggiore dipendenza del tessuto socioeconomico della Brianza e del lavoro e della vita di lavoratrici e di lavoratori alle sorti e alle dinamiche delle multinazionali, alla frantumazione del mondo del lavoro, al vertiginoso aumento del lavoro atipico, delle partite IVA e del lavoro precario, allo sfruttamento di manodopera sotto pagata, soprattutto di lavoratrici e lavoratori immigrati.

Non avremmo altresì potuto cogliere l’esistenza e la ricchezza di quel mondo costituito dalle numerose associazioni, dai molteplici gruppi e dai singoli che sono impegnati in diversi campi: dalla pace alla solidarietà, dai diritti alla costruzione di un altro tipo di società e di giustizia.

Un mondo, questo, col quale abbiamo saputo dialogare e costruire un percorso di confronto e di comune elaborazione e iniziative, come la nostra presenza e l'attività continua nel Social Forum di Arcore, l'iniziativa dei tre giorni di Villasanta durante le giornate di Porto Alegre, che abbiamo costruito assieme alla rete dei movimenti brianzoli: dal Forum Sociale già citato, alla rete Lilliput; all'ONU dei Popoli; alla Caritas e alla stessa CGIL.

Un mondo multiforme ed eterogeneo che ci riconosce come importante interlocutore, cosa che, fino a poco tempo fa, non avremmo potuto neanche immaginare.

Una nuova sfida ci attende, quella della “Provincia di Monza” o della “Brianza Provincia”. Una sfida che nello scorso congresso abbiamo solo sfiorato, che oggi per il suo avanzato iter parlamentare, non possiamo più fare come gli struzzi.

Abbiamo un vantaggio rispetto alle altre forze politiche che è quello di affrontare questa trasformazione dell’assetto amministrativo ed istituzionale, (se sarà confermato, come pare per la sua ampia adesione parlamentare), con un Partito organizzato e strutturato su questa dimensione.

Come noi lo sono solo le forze sociali: l’associazione degli industriali e CGIL-CISL-UIL.

Rispetto alla discussione politica sulla Provincia, ci siamo sempre smarcati da una sterile ed inutile discussione e contesa sul “contenitore”.

Questo nostro atteggiamento si è concretizzato con il voto di astensione in Parlamento, nel Consiglio Regionale e provinciale.

Al contrario, la nostra attenzione è stata da sempre rivolta all’analisi e all’interpretazione delle peculiarità di questo nostro territorio, alla ricostruzione del quadro politico, sociale ed ambientale e al trovare le risposte che fossero all’altezza delle problematicità evidenziate.

Per noi, il contenuto viene prima del contenitore!

Ora, con sufficiente tranquillità e alla luce dell'analisi del Piano di Lavoro, presentato dalla nostra segreteria e condiviso dall'intero CPF, all'inizio dello scorso anno, possiamo adoperarci affinché l’istituzione “Provincia”, se creata, divenga uno strumento utile alla risoluzione dei problemi del territorio e per garantire diritti ai propri cittadini.

Il nostro sforzo dovrà essere quello di riempire un nuovo livello istituzionale di democrazia e di partecipazione.

Una Provincia che, a partire da relazioni più strette con le peculiarità del territorio e meno dipendente dalle dinamiche del capoluogo, può essere lo strumento che avvicina il luogo delle scelte e delle risposte ai luoghi in cui i problemi si manifestano.

Un livello istituzionale che, anche a seguito delle recenti leggi nazionali e regionali, assume o assumerà, a breve, un ruolo fondamentale nel campo del lavoro, dei trasporti, della programmazione territoriale, così come in diversi altri settori.

Non si tratta di subire o di rincorrere scelte altrui. Anzi, è utile ribadire che se deve esserci un confronto su quella che oggi è più di un ipotesi, esso deve essere condotto a tutto campo e a partire dalla risoluzioni di alcuni nodi ancora irrisolti:

L’istituzione della Provincia non rappresenta la ricetta per risolvere questi problemi, potrebbe però essere trasformata, come ho già detto in precedenza, in un luogo di partecipazione e di democrazia che, a partire dai bisogni manifestati, si adopera per mettere in campo tutte le risorse possibili (economiche, politiche, culturali, ecc.), nell’ambito delle proprie competenze e delle proprie facoltà.

Per ciò che ci riguarda, dovremo continuare, tanto sul piano politico quanto sul piano sociale, e indipendentemente dalla costituzione o meno della Provincia della Brianza, nella traduzione e nella concretizzazione del nostro Piano di Lavoro, mettendo al centro della nostra proposta e delle nostre azioni la questione dei diritti e della loro estensione, a partire dal lavoro, dalla grave crisi industriale/occupazionale apertasi nel territorio del cesanese, dalla sanità, ( dando continuità alle iniziative che abbiamo promosso in vari nostri comuni), all'istruzione, alla mobilità e trasporti, all'ambiente, proseguendo la nostra battaglia alla pedegronda.

In questo contesto di impegni e iniziative si colloca anche la scadenza elettorale del prossimo 26 maggio che coinvolge n°8 comuni del nostro territorio.

Senza sottovalutarne alcuno, ad esempio Lissone per la sua grandezza, (40.000 abitanti), Meda con 20.000, Carate, Lentate, Carnate e Lesmo; Arcore, assume una importante valenza e simbologia politica per la continuità della sua attuale maggioranza, della quale siamo parte determinante e per essere dal punto di vista simbolico, la residenza politica del cavaliere. ( Ricordo il nostro 1° maggio, lo scorso anno, proprio di fronte a questa residenza, che ha visto un grande successo di partecipazione); Monza, resta per tutti noi il più importante test elettorale perché si tratta della terza città Lombarda, indicatore significativo anche per il possibile prossimo scenario provinciale.

"Un'altra Monza è possibile" è il programma che i nostri compagni hanno da tempo predisposto e presentato alle altre forze politiche del centro sinistra, per riuscire a bucare quella bolla conservatrice che ci avvolge, dalla regione, alla provincia, alla città.

Una scadenza elettorale che nel suo insieme non può essere da noi sottovalutata.

Si tratta infatti di verificare la tenuta dei dati elettorali della cosi detta "casa delle libertà", e se le forze del centro sinistra sapranno recuperare la china delle ultime elezioni politiche.

Per noi si tratta di verificare da un lato, (laddove siamo presenti con nostre liste), la consistenza elettorale del nostro insediamento, dall'altro di mettere a giudizio degli elettori il lavoro fin qui svolto dai nostri circoli.

Per tutto ciò, per le sfide che abbiamo raccolto e le attese che abbiamo generato, il nostro rinnovamento, care compagne e compagni è indispensabile.

Un rinnovamento per crescere! Un rinnovamento quindi nella continuità della linea che ci siamo dati e nella capacità di sintesi che sempre abbiamo saputo esprimere, quando tra di noi sono apparse delle differenze.

Si tratta prima di tutto di costruire presenze ed azioni, a partire dai circoli, dentro precisi piani di lavoro, tesi al raggiungimento degli obiettivi, prevedendone le loro periodiche verifiche; di puntare e agire davvero per una maggiore nostra presenza sul territorio.

Ciò, in termini realistici e in tempi brevi, significa puntare per l'anno in corso, a ricostruire, nel loro territorio, taluni circoli oggi assorbiti da altri e a una maggiore presenza organizzata in taluni grossi luoghi di lavoro.

Valga per tutti noi l'impegno che, con il sostegno della Federazione, hanno saputo esprimere le compagne e i compagni di Meda per la ricostruzione del loro circolo.

A Meda c'è oggi un circolo di 20 iscritti, presente sul piano territoriale in termini di azioni e iniziative, interlocutore politico, sociale e istituzionale, ormai riconosciuto.

Penso alle sedi per dare un luogo di lavoro aperto accessibile a tutti, di iniziativa e visibilità.

In troppi casi la sede è ancora la casa del segretario o di altri compagni e ciò non va bene, non ci permette le necessarie aperture e limita il lavoro collettivo.

So bene che questo obiettivo è difficile e oneroso ma deve rientrare ormai nelle nostre priorità economiche e per la ricerca concreta, delle soluzioni migliori.

Come deve rientrare nelle nostre priorità la crescita della presenza femminile e del loro ruolo che non può essere risolto solo con lo stabilire delle quote, ma con una disponibilità e un agire nostro diverso, sulle problematiche femminili che vanno assunte non dal "ghetto delle donne" ma da tutto il partito.

Infatti mentre registriamo l'elezione di due compagne a segretario dei rispettivi circoli e chi vi parla è donna, scarsa è risultata ancora una volta la presenza femminile a questo congresso, come scarsa è la loro presenza negli organismi dirigenti eletti nei vari circoli.

In entrambi i casi non si supera il 20%, ma vi sono realtà dove non vi è presenza di compagne negli organismi dirigenti.

Infine, compagne e compagni il rinnovamento non può non investire anche il gruppo dirigente di questa Federazione.

C'è ne oggi oltre che la necessità anche la possibilità concreta, che richiede certo anche il suo governo e la sua necessaria transizione ma è una necessità ineludibile, che al massimo si deve concretizzare nei tempi intermedi tra questo congresso ed il prossimo.

Si tratta di dotare al più presto la nostra Federazione di nuove disponibilità e capacità a partire dal crescente impegno di compagne e di giovani che hanno dimostrato di averne capacità e volontà per dare maggiore efficacia al lavoro della Federazione .

Una Federazione contraddistinta dalla presenza di differenze e pluralità di opinioni e di sensibilità - anche politiche - che non ci hanno impedito di condividere, tutti insieme a partire dalle compagne e dai compagni della segreteria, un percorso politico comune e di lavorare per la sua crescita.

Tutti insieme siamo stati capaci di stringere un patto di solidarietà che ci ha consentito di tenere, nonostante la scissione subita, e di raggiungere importanti risultati elettorali e di costruire la presenza organizzata e credibile del nostro partito in Brianza.

Viceversa in taluni momenti e luoghi del nostro dibattito congressuale, sono apparse tensioni, (per me incomprensibili), oltre le differenze politiche, che vanno superate con un nuovo patto di solidarietà fra tutti noi, dicendoci con chiarezza ciò che pensiamo senza sottovalutare o enfatizzare eventuali problemi esistenti nei nostri rapporti, in quelli tra la Segreteria e i Circoli e per quelli presenti negli stessi circoli.

Di quel patto e rinnovamento abbiamo estremamente bisogno.

Io penso ad esempio che i risultati dei congressi di Circolo ci consegnano un partito ricco perché articolato nelle sue motivazioni in cui "TUTTI HANNO BISOGNO DI TUTTI".

Se ciò e vero e condiviso allora non possiamo che cogliere questo dato, impegnandoci tutti e tutte per:

- una valorizzazione delle differenze, che vanno sempre misurate in termini di risultati, e per una gestione unitaria capace di sintesi.

- esplicitare fin d'ora il percorso di questo rinnovamento in modo che ognuno di noi possa liberamente e sinceramente confrontarsi e misurarsi sulle proprie posizioni e opinioni, poiché confortati dalla presenza di una prospettiva rassicurante e comune.

Credo che dentro tali obiettivi il rinnovamento che abbiamo bisogno è un rinnovamento reale, non un cambio d'abito.

Per questo la scadenza del mio mandato non è formale è sostanziale!

Toccherà al nuovo CPF, che eleggeremo il 20 aprile prossimo, assumere in termini più compiuti la discussione e le conseguenti decisioni, ma è del tutto evidente che, per le considerazioni sopra fatte, la stessa discussione di oggi e domani non può eludere questo obiettivo e impegno.

5. CHIUSURA.

Rimettere il mondo per il dritto!

Nel ringraziare tutti i nostri ospiti per la loro presenza e ascolto e nel porgere a voi care compagne e compagni i miei più profondi sentimenti di gratitudine per l'aiuto che mi avete dato in questa esperienza di direzione che avete voluto prima riconoscermi e poi rinnovarmi, voglio chiudere con quanto Eduardo Galeano, ( scrittore uruguyano), ci descrive nel suo "a testa in giù".

"Nei paesi più poveri della Terra, scrive Galeano, i bambini per imparare a vivere devono frequentare "la scuola del mondo alla rovescia" dove apprendono che la povertà è il giusto castigo per l'inefficienza; che la disuguaglianza è una legge naturale che ha come corollari il razzismo e il maschilismo; che la realtà è quella che si vede in televisione; che il crimine è nero o giallo o dialtri colori, ma mai bianco e cosi via.

Il piano di studi prevede poi corsi obbligatori di impotenza, amnesia e rassegnazione, grazie ai quali gli oppressi del pianeta imparano a subire la realtà invece di cambiarla, a dimenticare il passato per accettare passivamente il futuro, perché cercare di immaginarselo è un vizio che viene regolarmente punito.

Rimettere il mondo per il dritto è quindi per noi la ragione del nostro esistere e una necessità per i più!

Un altro mondo è quindi possibile, se sapremo sviluppare lavoro e lotta, a partire dallo sciopero generale unitario del prossimo 16 di aprile.

Lavoriamo perché sia più grande della grande manifestazione di sabato 23 scorso a Roma!
Giovanna Casati
Arcore, 27 marzo 2002