Valorizzare il saper fare - Piacenza 9 ottobre 2004

PRC, Partito di massa. Attualità e prospettive per un’alternativa di società.

Relazione iniziale di Enzo Jorfida

E’ necessario che l’insieme del partito-Regionali, Federazioni e Circoli-sviluppino una forte azione, un forte lavoro capillare e d’iniziativa politica per far fronte alla situazione internazionale e nazionale.

La guerra in Iraq, il terrorismo, la crisi economica sono continuamente scaricate sulle condizioni di vita e di lavoro, sulle libertà, sugli assetti democratici, anche Costituzionali, che coinvolgono milioni di persone.

Ma occorre passare da una fase di lotta di resistenza a questo stato di cose ad una di controffensiva, che riparta con forza dai territori e dai luoghi di lavoro e di studio.

Che veda il coinvolgimento non solo degli iscritti/iscritte, sempre più lasciati ai margini della vita democratica del Partito, delle scelte che i gruppi dirigenti fanno. Che veda il coinvolgimento non solo dei simpatizzanti ma che si allarghi a tutto il corpo della società: lavoratori e lavoratrici dipendenti-qualunque sia il loro rapporto di lavoro-pensionati e pensionate, studenti e studentesse, disoccupati e disoccupate ma anche quei settori di società-piccoli commercianti, artigiani, contadini e che sono colpiti tutti profondamente dalle scelte neo-liberiste e guerrafondaie che i grandi gruppi capitalistici, i governi a loro legati, le istituzioni economiche sovra-nazionali, prendono per consolidare i loro interessi.

Si tratta in altre parole di partire dal particolare della condizione concreta per legarla ad una condizione più generale, ad una prospettiva politica, economica e sociale -che noi chiamiamo socialismo- alternativa a quella di tipo capitalistica.

Abbiamo scelto, deciso, fin dal nascere del PRC di darci l’orizzonte, l’obiettivo di costruire un’alternativa di società, superando il capitalismo.

Questa deve rimanere la nostra meta, a cui deve corrispondere un coerente agire del Partito a tutti i livelli.

E’ questo lo sforzo che dobbiamo fare per dare quest’impronta anche alla formazione politica che a livello europeo abbiamo deciso di far nascere a maggio insieme con altri (una parte di queste forze ancora non si è dato l’orizzonte del socialismo) e che si è deciso di chiamare Partito della Sinistra Europea in aperta competizione con il Partito Socialista Europeo in piena crisi di prospettiva.

Certo, le forze che oggi compongono il P. della Sinistra europea non sono tutte quelle che in molti Paesi dell’Unione Europea si richiamano all’orizzonte del socialismo e del comunismo e come ci hanno insegnato i grandi pensatori e politici marxisti dell’800 e del’900 il grado di maturazione politica delle forze politiche d’orientamento marxista non è uguale per tutte nello stesso momento e allo stesso modo.

Così come lo sviluppo dell’azione politica del Partito in Italia non è uguale per tutte le strutture.

Molto dipende dalle condizioni concrete in qui sono immerse le strutture del PRC nei problemi dei loro territori.Il mezzogiorno d’Italia non è la stessa cosa del settentrione e il Piemonte non è il Veneto.

Ma questo non deve essere una giustificazione rispetto ai ritardi e all’immobilismo che registriamo

nell’azione concreta delle strutture del Partito che pure delle scelte ha fatto, proprio a partire dai soggetti, dalle classi sociali che maggiormente vogliamo rappresentare.

Prendiamo ad esempio la campagna lanciata dal Partito già l’anno scorso sul tema dell’aumento del potere d’acquisto dei salari, stipendi e pensioni e vediamo che in gran parte delle strutture del PRC, almeno leggendo la cronaca della vita di partito, poco o addirittura nulla è stato fatto.

Ma perché abbiamo questa disarticolazione o immobilismo nell’agire del Partito?

 Gran parte (non certo tutte le cause ma in gran parte sì) di questo stato di cose deriva, negativamente, dall’ultimo congresso del Partito, da com’è stato concepito e realizzato; che aveva in sé, abbastanza chiaramente, ed oggi ne abbiamo conferma, un'altra idea di essere partito.Da partito di massa -dove a contare e decidere sulle scelte del partito erano chiamati a discutere e votare l’insieme degli iscritti e iscritte e le loro scelte, a partire dai congressi di circolo, erano vincolanti per i gruppi dirigenti locali che venivano eletti e per i delegati/delegate che venivano scelti/e per rappresentarli/le ai livelli superiori, sino al Congresso Nazionale-a partito di aggregazioni

Così è stato per il 5° Congresso, che ha visto un prevalere di delegati non vincolati al mandato ricevuto e ha visto una ripetizione delle votazioni sui documenti ed emendamenti anche ai congressi di federazione e di quello nazionale, con delegati/delegate che esprimevano un’opzione nel loro circolo per poi cambiarla a livello provinciale e poi nazionale.

Questi sono stati i presupposti per facilitare il crearsi e consolidarsi di correnti e sottocorrenti sino alla codificazione statutaria- ancora non completamente compiuta –in modo particolare l’art 3 comma 4° e nel preambolo-di queste aggregazioni, che sono diventate permanenti e non limitate alla fase congressuale.

Così che negli ultimi tempi abbiamo letto sul nostro quotidiano -che vive una grave crisi economica, di direzione e d’accesso pluralista e democratico – che quest’o quel compagno degli organismi dirigenti interveniva nel dibattito -al di là di ciò che diceva- in quanto esponente di questa o quella rivista (l’Ernesto, piuttosto che erre o progetto comunista) come a dire che tutti gli altri fossero esponenti della rivista le alternative-promossa dal segretario del partito e da altri esponenti della direzione nazionale-anche se così non è.

Penso che tutti noi abbiamo un’altra idea di partito.

Del suo modo d’essere e di agire.

Un partito comunista, certo pluralista, che veda innanzitutto gli scritti e scritte protagonisti della discussione e delle decisioni da prendere e da portare avanti.

C’è un profondo deficit di democrazia interna al Partito che è venuta avanti nell’ultimo periodo.

Forse per qualcuno questa è “innovazione “ ma credo vada chiamata con un altro termine e cioè “degenerazione “.

Tanto è che ad oggi non è dato da sapere quanti iscritti/iscritte del 2003 hanno rinnovato e ricevuto la tessera d’adesione per il 2004.

Si esalta molto, e giustamente, le scelte che ha fatto la FIOM negli ultimi tempi e anche nel suo recente congresso straordinario nel rapporto con i lavoratori e con gli iscritti nel chiamarli a discutere e decidere, nella vita democratica di quell’organizzazione e non si capisce perché, vista l’esaltazione che se ne fa, questo non valga anche per il Partito.

Si predica bene e si razzola male.

Non è dato da sapere quanti sono i circoli.

Se sono cresciuti numericamente.

Sembra al contrario che sono diminuiti e che sono quasi scomparsi quelli di lavoro.

Abbiamo di fronte immensi problemi ed un partito che, pur avendo una linea politica sostanzialmente condivisibile, non riesce a muoversi, a crescere.

A volte la non crescita, anzi un vero e proprio rinculo -come ad esempio lo scadentissima partecipazione alla manifestazione del 25 settembre a Roma- derivano dal repentino mutare, stravolgimento, delle posizioni politiche che il CPN prende.

L’esempio più recente ed eclatante è riferito alla riunione del massimo organismo dirigente dopo il Congresso, ovvero il CPN, che si è tenuta il 4 Luglio scorso quando si disse, si votò e si scrisse -da parte della maggioranza del Partito -quella che fa capo al Segretario del PRC, compagno Bertinotti, che occorreva portare avanti una iniziativa politica con le altre forze di opposizione, tale da far cadere il Governo in breve tempo e che quindi era necessario che le opposizioni si attivassero immediatamente per iniziare a scrivere una bozza di programma elettorale –posizione che ritengo molto condivisibile- che ci consentisse, come PRC, di valutare le condizioni per fare una alleanza per il Governo e presentarci insieme alle elezioni politiche -da tenere nel 2005- e quindi scegliere un candidato a Presidente del Consiglio dei Ministri.

Quindi prima i programmi e poi alleanze e candidature, come abbiamo detto e fatto per le amministrative, o meglio sarebbe dire come avremmo dovuto fare dappertutto.

Veniamo invece a sapere, il 20 settembre, alla Festa Nazionale di Liberazione, nel confronto pubblico con il Professor Romano Prodi, candidato in pectore dell’Ulivo, per bocca del nostro Segretario che andava bene la candidatura del Professor Prodi, salvo un problema di democrazia –e cioè che per essere vere primarie democratiche i candidati dovevano essere almeno due- e che andava bene l’alleanza con le altre forze dell’opposizione. Che poi questa alleanza si chiamasse Alleanza Democratica o Coalizione Democratica poco importa. L’importante era farla e che era il momento di iniziare a scrivere il programma.Mentre il Professor Prodi rispondeva che se ne parlava dopo le elezioni regionali del 2005, perchè adesso è troppo presto in quanto il Governo Berlusconi, con oltre 100 deputati di vantaggio alla Camera, è impensabile che possa essere battuto e fatto cadere.

Insomma l’esatto contrario di ciò che era stato votato dal CPN del 4 luglio-prima i programmi e poi il resto- e senza che la Direzione Nazionale avesse mai discusso di ciò.

Oggi si riconosce che la fase è cambiata e che occorre-giustamente- riprendere l’iniziativa, la più articolata possibile nei luoghi di lavoro e nel territorio.

Ad un aumento dei consensi elettorali alle europee di quest’anno non corrisponde un crescere delle adesioni al PRC, alle sue iniziative centrali (esempio negativo -e dispiace doverlo dire -è stata la manifestazione del 25 settembre).

Vi è proprio un modo di gestire il Partito –a tutti i livelli – che non và, che porta a risultati negativi, a registrare abbandoni ed auto-esclusioni ma anche compagni e compagne che chiedono da tempo di iscriversi o re-iscriversi ma a cui non viene data soddisfazione.

Si fa continuamente riferimento-giustamente- che la novità di quest’inizio di secolo è la nascita e lo sviluppo di un forte movimento di contestazione delle guerre e del neo-liberismo.

Non è possibile stabilire quanto è frutto di un moto spontaneo e quanto è conseguente all’azione politica che le forze anticapitaliste hanno messo in campo a livello internazionale.

C’è certamente dell’uno e dell’altro.

Ma mentre negli ultimi anni ci lamentavamo che c’era assenza di movimenti di lotta contro il pensiero unico contro le logiche neo-liberiste e che questa assenza ci costringeva alla difensiva e alla non crescita (elettorale ed organizzativa) ora i movimenti di lotta sono ripresi (contro le guerre, il neo-liberismo, le ingiustizie, per la pace per ridare dignità al mondo del lavoro, per l’ambiente, e quanto altro) ma vi è chi guarda con sospetto a questi movimenti e comunque non vi è una crescita del nostro partito.

Eppure i movimenti non hanno futuro se non vi sono forze politiche che li sostengono; ma anche i partiti ed in particolare quelli che vogliono cambiare lo stato di cose esistenti per un’alternativa di società non hanno un futuro senza i movimenti di lotta.

Occorrerebbe però saper valutare e riconoscere gli errori che il Partito, o almeno il suo gruppo dirigente, compie.

Il CPN del 4 luglio è sempre il punto di riferimento per poter fare un esempio.

Si è detto che eravamo di fronte ad uno sviluppo non contingente dei movimenti di lotta (anti-globalizzazione, contro la guerra, per i diritti del lavoro e per la tutela ambientale)

Ora invece si ammette che esiste una stasi di questi movimenti di lotta (e noi dobbiamo lavorare perché questo calo di iniziativa sia solo momentaneo, contingente e non permanente).

Se manca lo sviluppo e la continuità della lotta, questa ricade subito negativamente anche su di noi.Anzi soprattutto su di noi e meno sulle altre forze dell’attuale opposizione al Governo.

Il Partito di massa, il partito comunista di massa, è tale se vive un rapporto positivo, fecondo con i movimenti di lotta, vi s’immerge e contribuisce alla loro crescita e sviluppo.Certo non in modo acritico, codino.

Anche sviluppando la propria battaglia politica.

Ma in un rapporto con loro, sia a livello nazionale che a livello locale, nel territorio ed in primis nei luoghi di lavoro.

Invece così sempre non è.

Prendiamo l’esempio del Dipartimento Lavoro della Direzione.Un settore d’attività che dovrebbe essere considerato d’estrema importanza dal nostro Partito.
L’appiattimento del Dipartimento sulle posizioni dell’area CGIL che fa riferimento a Lavoro e Società (quella di Patta per semplificare) è impressionante.

Ma questo è anche il frutto della liquidazione fatta in CGIL- da parte di Patta e soci- dei compagni e compagne che facevano riferimento all’area dei Comunisti e che si era messa con Alternativa Sindacale per elaborare le tesi per il Congresso scorso della CGIL da contrapporre a quelle concertative e compatibiliste della maggioranza capeggiata da Sergio Cofferati.

Liquidazione che non ha visto una reazione da parte della maggioranza del gruppo dirigente del Partito.Anzi, proprio il responsabile del Dipartimento Lavoro ha teso a minimizzare il fatto.

Un’operazione- quella di Patta- fatta per assorbire nella maggioranza cofferatiana anche la sinistra in CGIL, isolare il PRC e far diventare TUTTA la Cgil il braccio sindacale e di sinistra dei DS.

E vale a dire la CGIL a sostegno di una corrente dei DS.

Alla faccia dell’autonomia.Un’operazione tutta a danno del PRC.

Bene hanno fatto quei compagni e compagne (pochi allora ma nel frattempo sono cresciute le forze) che hanno dato vita all’area programmatica di FARE SINDACATO non solo come punto di riferimento e di stimolo all’interno della CGIL, ma anche per riaffermare l’autonomia dai padroni, governi e partiti che il sindacato, tutti i sindacati e sempre-non a secondo della situazione politico-governativa-dovrebbero avere.

Questa area dovrebbe essere sostenuta dall’insieme del Partito visto anche che sta lavorando con altri compagni e compagne che hanno poi dato vita all’area di ECCOCI.

Occorre ripetere che i risultati elettorali delle europee per il PRC sono stati positivi ma anche perché non vi era il simbolo dei DS ed una parte dell’elettorato della sinistra moderata ci ha votato alle europee ma nello stesso giorno alle amministrative dava il voto al simbolo dei DS.

Quasi a controbilanciare o a dare avvertimenti.

Eppure poche settimane dopo il voto il CPN chiamato a valutare il risultato si divideva e produceva, nelle sue conclusioni, ben 6 documenti, quasi a prefigurare quello che sarà il prossimo congresso, il 6°.

Ci avviamo velocemente verso la sua concretizazione.

Anzi è gia concretamente iniziato e formalmente non ancora convocato.

Alla fine del mese il CPN dovrebbe essere chiamato a discutere una data, un percorso, un regolamento e i documenti politici e statutari.

Ma già circolano i documenti congressuali, senza che il CPN abbia neppure insediato le commissioni.

Ha iniziato il Segretario del Partito il compagno F.Bertinotti, facendo pubblicare su Liberazione il 12 settembre le sue 15 Tesi, un contributo per il Congresso si dice, e facendo stampare migliaia d’opuscoletti che le riproducono.

Perchè questa scelta?Perchè questo precipitare?Perchè questo atto che qualcuno chiama “innovazione”-che io non ritengo tale, ma che anzi innesca nuove tensioni.

Tant’è vero che lunedì 20 settembre al dibattito, molto seguito, fra il compagno Bertinotti e il professor Prodi alla festa Nazionale di Liberazione, sono state distribuite le copie di un volantone contenenti le 15 tesi della rivista ERRE-a cui fanno riferimento alcuni componenti della Direzione nazionale- mentre il 25 settembre alla manifestazione nazionale è stato distribuito un volantino a 4 facciate contenente i titoli delle tesi dell’area Progetto Comunista di Ferrando ma anche un altro documento di un’aggregazione fa riferimento al compagno Izzo, differenziatosi dal compagno Ferrando al CPN del 4 Luglio.

Disorientamento e dissenso sono sentimenti e posizioni politiche molto diffuse nel Partito per questi metodi che andrebbero combattuti con molto vigore, ma che Liberazione censura. Speriamo che la nuova Direzione del nostro quotidiano abbandoni questi metodi.

Il Congresso, quindi: non sappiamo oggi se ci sarà un regolamento democratico, se ci saranno le commissioni, uno o più documenti, chiusi o modificabili, votati o assunti dal CPN o licenziati senza alcun voto.

Credo però che il primo giudizio sarà proprio sul modello congressuale che sarà proposto e deciso.

In estate vi è stata la reazione-apparsa su Liberazione- a chi sosteneva e sostiene che dovrà essere un congresso blindato, di contrapposizioni.

Sono da condividere in pieno le cose scritte e pubblicate su Liberazione su questo tema da parte di un gruppo di compagni della federazione di Torino, primo firmatario il compagno Gianni Alasia, che al 5° Congresso, quello scorso, avevano posizioni politiche diverse fra loro, ma che hanno misurato i disastri prodotti da quel modello di Congresso, di Statuto, di gestione del Partito.

Il nostro contributo deve essere quello innanzitutto di chiedere, rivendicare-uso questo termine per farmi capire bene-ai gruppi dirigenti del Partito un regolamento che preceda la discussione-presentazione - votazione dei o del documenti/o congressuali e che contenga la possibilità per un gruppo d’iscritti/e (nel caso non condividano i testi varati dal CPN se questo sarà il metodo) di poter presentare un loro testo con pari dignità a quelli/quello prodotti/o dai gruppi dirigenti nazionali.

 Vorremmo che i testi non siano blindati, che il voto degli iscritti e delle iscritte sia vincolante per i delegati e le delegate eletti/e ai congressi superiori, che delegati e delegate, nonché la composizione dei gruppi dirigenti a tutti i livelli, veda una presenza prevalente di compagne e compagni provenienti dai luoghi di lavoro.

Non sto prefigurando l’idea che certamente vi sarà comunque un altro documento congressuale che parta dalla base degli iscritti, ma non avete la sensazione che in questa proposta si possono trovare larghissima parte degli iscritti e delle iscritte al nostro Partito, indipendentemente dalle loro posizioni politiche passate e future?

Una proposta che vuole reintrodurre le norme più elementari della democrazia nell’organizzazione, come quella che deve fare riferimento alla base congressuale e cioè il numero dei delegati/e da eleggere dovrà essere in rapporto al numero degli iscritti 2004 alla data del varo del regolamento, fermo restando che saranno gli iscritti/le iscritte con la tessera del 2005 ad avere il diritto di decidere sulla politica e sui delegati e gruppi dirigenti.

Si può dire: ma questa è solo la cornice.

Certo, ma è un elemento fondamentale per ripristinare una prassi democratica.

Sarà necessario insistere molto perché il congresso sia impostato innanzitutto sul FARE nell’immediato (ripresa dell’azione di massa contro la guerra per il disarmo, contro il terrorismo e per il ritiro dei militari- tutti -che sono in missione all’estero; per un Europa diversa da quella impostata nel Trattato Costituzionale europeo che fa del mercato, del liberismo i valori di fondo e del ridimensionamento delle costituzioni nazionali e dell'approntamento dell’esercito europeo le direttrici di marcia per la realizzazione di quei valori; per un intervento pubblico nell’economia, un aumento generalizzato del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, per un lavoro sicuro non precario, nocivo e pericoloso, per una scuola, una sanità, una previdenza pubblica per tutti, per tassare i grandi patrimoni e colpire l’evasione fiscale e contributiva, per il diritto di voto anche agli immigrati e con sistema proporzionale per tutti, per un libero parlamento non sottomesso alla dittatura del capo del Governo, per un Paese unito e non suddiviso in 20 o più piccole repubbliche - oggi neanche i padroni dicono più che piccolo è bello –, dove le autonomie locali -Regioni, Province e Comuni - siano associate alla battaglia per la realizzazione di questi obiettivi, per una società ove vi sia la piena occupazione e per preparare adeguatamente le elezioni regionali della primavera 2005 (se ne discute pochissimo o quasi nulla nel Partito).

Per realizzare tutto questo occorrerà avere più sviluppo dei movimenti di lotta e soprattutto del movimento per il lavoro e per la pace.

Occorrerà più Partito e non meno Partito.Quando sei al governo (città, province, regioni o stato) c’è bisogno di più partito e non di meno partito. Un partito che sappia incalzare le assemblee elettive e gli esecutivi e non delegare alla rappresentanza eletta nelle istituzioni il progetto ed il programma del Partito.

Sarà necessario costruire alleanze programmatiche per vincere le elezioni e realizzare il programma anche da noi elaborato e condiviso? Certamente si!

Se tutto ciò farà fare dei passi in avanti al movimento operaio perché dire di no?

Ma il terreno da percorrere da qui al 2006 (elezioni politiche) è ancora lungo e tante cose possono accadere.Quella che non può essere messa in discussione è la natura del Partito, nato non per essere solo veicolo elettorale ma strumento di lotta per il cambiamento per un’alternativa di società, per il socialismo e il comunismo.

Nell’introduzione sono stati posti problemi, interrogativi e proposte.

Sarebbe utile discutere con tutti se l’analisi contenuta è condivisibile o meno, dare risposte agli interrogativi, vedere se gli orientamenti propositivi contenuti nell’introduzione vanno bene o se invece sono altri i problemi e le proposte.

Nessuno si deve sentire vincolato.Nessuno deve delegare ad altri il dire e il fare.Credo che però sia abbastanza vasto l’opinione che chiede il ritorno ad una vita più democratica nel nostro Partito.

Manifesto di convocazione dell'incontro

VALORIZZARE IL SAPER FARE

E· STATA DECISA LA CONVOCAZIONE DEL VI CONGRESSO NAZIONALE.
UN CONGRESSO CHE VOGLIAMO DEMOCRATICO E PARTECIPATO, DOVE A DECIDERE SIANO LE ISCRITTE E GLI ISCRITTI.

INCONTRO SUL TEMA:

P.R.C. PARTITO DI MASSA
ATTUALITA· E PROSPETTIVE

SABATO 9 OTTOBRE, Ore 10 - 14, presso Federazione PRC Piacenza Via Tortona, 19 (barriera Torino)

Enzo Jorfida
Piacenza, 9 ottobre 2004