Le 15 tesi hanno avuto il merito indubbio di aprire un dibattito libero e chiaro nel partito e nell'area della sinistra di alternativa. Tentare strumentalmente di appannare questo carattere della discussione per offuscarne gli elementi di chiarezza, non aiuterebbe l'ulteriore sviluppo del confronto tra noi in vista del congresso. Innanzitutto non si può non riconoscere nelle 15 tesi proposte da Bertinotti la conferma e lo sviluppo della linea di ricerca e di innovazione politica e teorica portata avanti in questi anni, sia nella direzione della rifondazione comunista che nel rapporto tra partito e movimento e nella costruzione della sinistra di alternativa. Una linea di ricerca che ha consentito al partito di sprigionare potenzialità politiche e di costruzione e articolazione della proposta e dell'iniziativa che hanno trovato anche riscontro nel consenso elettorale del voto europeo.
E' bene ricordarlo, non per una sorta di posizionamento interno dei futuri argomenti di confronto congressuale, ma perché dovrebbe essere sempre un buon metodo, anche nel confronto tra noi, quello di ancorare i risultati alla linea che li produce. E se ci sono state divisioni e dissensi su questa linea di ricerca e sul suo sviluppo nell'azione politica, laicamente, ognuno dovrebbe rispondere delle proprie posizioni, per non addebitare i risultati e i successi, come nel caso delle elezioni europee, alle linee alternative o opposte a quelle che quei risultati hanno prodotto.
Per esempio, faccio fatica a scindere quel consenso elettorale dalla percezione larga e diffusa, e non solo in fasce radicali di opinione, del valore strategico del nuovo soggetto politico della Sinistra europea. Così come non riesco a pensare al risultato della nascita della Sinistra europea - obiettivo tanto ostacolato e ancora rimosso, come dimostrano molti interventi di questo dibattito - senza il nostro impegno nel movimento, il nostro ruolo nei social forum europei e mondiali, l'investimento nel movimento per la pace e la ricerca politica e teorica che in questo rapporto abbiamo sviluppato, dell'analisi della globalizzazione e dell'impero fino alla nonviolenza.
Oppure, possiamo pensare al confronto con le forze di area riformista e alla proposta di costruzione della grande alleanza per sconfiggere Berlusconi e raccogliere la sfida del governo, senza partire dal nesso tra lo sviluppo dell'opposizione politica e sociale nella quale, spesso da soli, abbiamo investito in questi anni e la scomposizione del centrosinistra così come si era materialmente determinato dal '98 in poi? E quanto hanno contribuito i grandi movimenti - da quello no global a quello pacifista- a mettere in discussione quell'ipotesi di terza via moderata di governo della globalizzazione liberista che, anche in Italia ha spianato la strada al successo della destra?
Solo qualche anno fa, la privatizzazione dei grandi beni comuni era ideologicamente fuori discussione, a destra come nel centrosinistra. Oggi, il dibattito sulla ri-pubblicizzazione di alcuni beni e servizi - dall'acqua all'energia ai trasporti - attraversa anche quei protagonisti del centrosinistra che, dal governo, avevano realizzato quelle scelte.
Per questo il dibattito sul governo, come proposto nelle 15 tesi, si pone in termini nuovi e la costruzione del programma non più in forme classicamente contrattualistiche tra ceti politici. Anzi, sta già diventando - ma dovrebbe esserlo sempre di più - un dibattito intrecciato tra soggetti politici e soggetti sociali, e attraversa gli stessi partiti in connessione con le istanze e le domande dei movimenti e della società civile. Basti per tutte, le esperienze delle mozioni parlamentari sulla guerra e per il ritiro delle truppe. Quando si chiede di affrontare il dibattito sul programma acquisendo la democrazia come metodo e contenuto della proposta stessa, anche nella forma semplificata delle primarie, io credo che si lancia questa sfida. Con l'ambizione di far vivere nei conflitti di cui sono protagonisti i movimenti e nel loro radicamento la possibilità concreta di vincere una battaglia per l'egemonia con le forze riformiste.
Del resto, anche per sconfiggere le mai abbandonate ipotesi neocentriste, che tanta disponibilità trovano anche in settori del centrosinistra, non c'è altra strada che quella di ricostruire un nesso forte tra forme di democrazia di massa, programma di governo e alternativa di società. E' tutto qui lo spazio e il ruolo di una sinistra radicale che si ponga l'obiettivo di un'alternativa di società al berlusconismo e di una competizione con l'ipotesi riformista non solo sul piano dei contenuti, ma anche della costruzione di una soggettività politica autonoma e organizzata.
Altro che inclusione o cooptazione nel centrosinistra o, addirittura, messa in ombra della rifondazione comunista, come affermato in questo dibattito ieri da Pegolo, esponendo coerentemente quella che a me è parsa un'altra linea e un'altra traccia di ricerca e di azione politica. E' esattamente l'opposto: lo sviluppo e l'accentuazione di quella rifondazione comunista da mettere in connessione con tutte le culture antagoniste e le criticità sociali che, con l'esplosione del movimento, hanno riproposto su scala mondiale il tema della trasformazione, tracciando il solco, anche in Italia e in Europa entro cui dare corpo ad una sinistra radicale e di alternativa.
Credo che il carattere unitario delle analisi e delle proposte contenute nelle 15 tesi rappresenti insieme un punto di arrivo e di ri-partenza della nostra ricerca e della nostra proposta poltitica e con questo approccio, senza strumentalità e finti consensi, dobbiamo coglierne il valore e le potenzialità.