VI Congresso di Rifondazione Comunista

Riappropriamoci della politica

Contributo al dibattito precongressuale

Lidia Menapace, nel suo intervento alla recente conferenza della Sinistra Europea, ha detto che stiamo vivendo un interessante momento politico, in cui è possibile lottare contro la "noncostituzione" europea e, insieme, lottare contro la demolizione della nostra Carta costituzionale operata dal governo. «Lasciamoci innamorare di questa occasione di duplice lotta», ha concluso.

Io penso che anche l'occasione del nostro congresso sia da considerare un momento politico alto, l'occasione per dare un senso forte al termine "rifondazione". Vorrei lasciarmi innamorare dal congresso, ma sento anche il rischio che l'occasione possa essere sprecata e ci si limiti a volare basso, impantanati nel dilemma multiplo: governo si, governo no, governo ma… desistenza, copresenza, coesistenza, ecc.

Premesso che i danni compiuti dal governo Berlusconi sono già gravissimi e che altri danni subiremo prima della sua caduta, non c'è dubbio che il primo obiettivo è la sconfitta di questo governo. Quindi non si dovrebbe discutere la necessità di una alleanza di tutta l'opposizione per conseguire il primo obiettivo, il perché dell'alleanza è chiaro. Il tema si sposta dunque sul come stare nell'alleanza. Io credo che se «si tratta di riscrivere la costituzione materiale del paese dopo la devastazione neoliberista» (Tesi 2) e se «l'obiettivo è l'uscita da sinistra dalla sconfitta del '900 e dalla crisi del movimento operaio» (Tesi 6), allora occorre stare nell'alleanza con una opportuna dose di "rigidità".

Sì all'alleanza ma con rigidità di programma

Nella tesi 13, a proposito della lotta per la piena occupazione e per la cittadinanza universale di tutte e di tutti, si dice. «E' necessario conquistare, contro la flessibilità, elementi di rigidità per la soddisfazione dei propri bisogni individuali e collettivi da cui far scaturire nuove forme di controllo sociale e di democrazia diretta e partecipata». Sono completamente d'accordo, penso, però, che anche nelle forze del centro sinistra ci siano forme eccessive di flessibilità che vanno controbilanciate con la nostra rigidità. Sul tema della guerra la flessibilità è espressa attraverso i vari se e i ma (interventi umanitari, contrasto preventivo al terrorismo, interposizione attiva, interventi sotto l'egida Onu…). Il movimento, di cui siamo parte integrante, ci consegna il mandato del no alle guerre senza se e senza ma, e questa è una rigidità che dobbiamo sostenere, quale che sia la nostra posizione dentro o al fianco dell'alleanza, dentro o al fianco di un eventuale governo di centro sinistra. Anche il tema della scuola ci impegna ad una rigidità, infatti l'estrema adesione alle logiche neoliberiste e mercantili della riforma Moratti è figlia delle forme di "flessibilità" nella stessa direzione introdotte dalla riforma Berlinguer. Lo stesso può dirsi della legge 30, resa possibile dalle flessibili anticipazioni del pacchetto Treu.

Il tema dei migranti e l'abrogazione della Bossi-Fini

C'è poi il tema dei migranti, che mi sta particolarmente a cuore. Noi ripetiamo che vogliamo l'abrogazione della Bossi-Fini e la chiusura di tutti i Cpt, dovremmo aggiungere l'abolizione della politica dei flussi e degli accordi bilaterali: si tratta di necessari elementi di rigidità che vanno assolutamente tenuti insieme, perché se si abolisse semplicemente la Bossi-Fini, si rischierebbe di tornare alla Turco-Napolitano la cui visione securitaria crollerebbe invece se si cancellassero l'istituzione dei Cpt, i flussi e gli accordi bilaterali. Se riusciremo ad essere rigidi su questi punti rispetteremmo una sorta di mandato implicito che il movimento di Firenze, di Parigi e di Londra ha consegnato alle forze politiche, sindacali e associative della sinistra.

Per tutte queste ragioni il congresso a cui ci prepariamo non può ridursi ad un miope referendum interno sulla partecipazione al governo, ma deve essere sede di una lungimirante discussione su «un più ambizioso programma di fase» (Tesi 11). Questo congresso, a mio parere, può essere una occasione per ribadire l'aggettivo "comunista" e per approfondire ed accelerare la riflessione sul sostantivo "rifondazione". Misuriamoci con questo impegno, nominiamo, definiamo la rifondazione di questo nostro partito comunista del postnovecento. La rifondazione deve arricchirsi di articolazioni, deve disegnare la propria mappa ordinando armonicamente il pacifismo, la lotta al capitalismo, la democrazia sostanziale, la lotta al burocraticismo, l'uguaglianza, la lotta al patriarcato, la policultura, la lotta a tutte le discriminazioni e al razzismo.

Il danno del berlusconismo: la disaffezione alla politica

Il danno più alto fatto dal governo delle destre di Berlusconi è la diffusione del berlusconismo, una pigra mentalità, una assuefazione "mitridatica" al veleno neoliberista che oggi è pericolosamente diffusa, anche a livello inconscio, nel popolo. Persino fra i lavoratori e i giovani, «attraversati contemporaneamente da istanze di riappropriazione della politica e da pulsioni verso la fuoriuscita da essa» (Tesi 5). Dobbiamo contrastare il berlusconismo, non a livello ideologico, ma nel prospettare una prassi di impegno politico diverso e convincente. Non basta essersi messi in gioco nel movimento, aderendo ai suoi modelli della condivisione e della democrazia diretta e attiva, occorre che questi modelli attraversino tutte le istanze del partito, il suo impianto ancora burocratico, la sua dirigenza ai vari livelli: un'altra politica è possibile.

Per un partito meticcio

Rifondazione, sostantivo da definire ora: nell'attuale panorama di luci ed ombre. Un panorama in cui si affollano globalizzazione, guerra permanente, terrorismo, movimento mondiale dei forum sociali, nascita della Sinistra Europea, ripresa delle lotte sociali e operaie e, non ultimo, il fenomeno straordinario delle migrazioni. Sono grandi temi con cui ci dobbiamo misurare, occorre volare alto e il congresso può essere una occasione.

Infine, credo che riflettere sull'esperienza della Commissione Nazionale Immigrazione del partito possa esserci utile. Nella Commissione sono presenti compagne e compagni delle varie correnti e sensibilità del partito, ma i temi di cui ci occupiamo sono molto più grandi delle pur legittime differenze fra noi. Sono questioni che riguardano la carne e il sangue di donne e uomini sfruttati: è facile per noi trovare linee di comportamento umano e politico che siano condivise. Oggi non basta più che il tema dei migranti sia all'attenzione di tutto il partito, esso deve cominciare ad essere una delle chiavi di lettura di tutti i temi di cui il partito si occupa. Guardare alla cultura, alla scuola, al lavoro, ai diritti, al welfare, alla sanità, alla casa, all'ambiente, ai beni comuni anche attraverso la lente delle migrazioni, ascoltando la voce dei migranti.

Il tema dei migranti non è un optional importante, ma deve iscriversi nella strategia del partito. Pensare alla rifondazione comunista nella società meticcia. Il comunismo o è meticcio o non è. Io spero che anche di questo discuteremo al congresso. Vorrei, parafrasando Lidia Menapace, che ci lasciassimo tutti innamorare dell'occasione che ci offre il congresso: cominciare a rifondare il nostro comunismo.

Carlo Cartocci
Roma, 27 ottobre 2004
da "Liberazione"