VI Congresso di Rifondazione Comunista

Investiamo nel nuovo movimento operaio

Contributo al dibattito precongressuale

Con le 15 tesi Bertinotti offre alla discussione un'ipotesi di sistemazione dell'innovazione politico-culturale finora prodotta e sviluppa ulteriormente il carattere della rifondazione. L'urgenza di questa operazione politica e teorica è determinata da due ragioni distinte che hanno evidenti correlazioni. La prima è quella di ridare slancio, forza, attrazione e attualità alla parola comunista. La seconda è quella di ricostruire processualmente un collante identitario nuovo che fornisca in positivo i riferimenti per l'agire politico. L'innovazione di questi anni ha teso, infatti, a ricostruire nessi tra identità e agire sociale e politico rompendo concezioni identitarie statiche ed impermeabili rispetto all'irrompere delle dinamiche esterne da sé.

L'internità ai movimenti, la nonviolenza come bussola dell'agire individuale e collettivo, le scelte pacifiste, ambientaliste, la costruzione della sinistra alternativa e quella europea propongono una radicalità, una concretezza della modifica qui e ora della condizione materiale della vita che non possono essere confinate in un recinto teorico immodificabile.

Chi si ferma ai rapporti di forza attuali non ha fiducia nei movimenti

Allora conviene sollevare lo sguardo e, possibilmente, evitare una discussione fra noi che, a fronte di questi temi così rilevanti e strategici, diventa una puntigliosa disputa sulle diverse interpretazioni dell'istantanea dei rapporti di forza e delle politiche espresse oggi dalle attuali opposizioni. C'è un prevalere un po' sconfortante di una sorta di ininfluenza introiettata della propria politica e di un deficit di fiducia nelle capacità di egemonia politica e culturale dei movimenti che sono la metafora dell'idea che si ha di se e della straordinaria novità sociale e politica del movimento dei movimenti.

Ed è invece proprio sulla centralità e sulla permanenza di questa soggettività fino all'investimento di un nuovo movimento operaio che si fonda, secondo me, il cuore del ragionamento di Bertinotti.

Il programma non è tutto, importante è l'alternativa di società

«Il programma dell'alternativa di società non è riducibile ad un programma di governo» si afferma giustamente nelle tesi. Il programma di governo può al contrario, costruire nessi con quell'ipotesi di alternativa di società e favorire lo sviluppo dei movimenti? Costruire le condizioni per rispondere affermativamente a questa domanda è il nostro cimento reale. Solo così si può evitare quella sorta di legge del pendolo secondo la quale «quando le sinistre sono all'opposizione suscitano speranze e attese che vengono disattese quando sono al governo». E' in questo percorso che ci sono per intero le differenze tra una ipotesi di mera alternanza ed un'ipotesi di alternativa. Ed è per questo che siamo impegnati a contrastare dentro e fuori le istituzioni tutte le nostalgie continuiste di chi pensa solo in termini emendativi rispetto alla politica delle destre introiettando per questa ragione parte della loro evidente crisi di blocco sociale.

Un soggetto politico: il nuovo movimento operaio

La bussola, per noi, è il paficismo e l'antiliberismo e la ricostruzione del percorso fondativo della democrazia contro chi, a fronte delle crescenti instabilità e difficoltà della globalizzazione capitalistica, pratica la guerra preventiva e permanente, l'ultraliberismo e l'autoritarismo fino alla cancellazione di diritti elementari ed inalienabili. Le tesi fanno piazza pulita di tutti i chiacchiericci sul carattere transitorio della nostra organizzazione. Definiscono con grande forza i contorni e i contenuti di una nuova soggettività politica della sinistra alternativa. Colpisce positivamente e induce ad una riflessione che dobbiamo proseguire con intensità la nettezza con cui si investe sul soggetto della trasformazione, il nuovo movimento operaio.

E in un contesto in cui la globalizzazione alimenta e acutizza disparità sociali e territoriali, precarizza il lavoro e la vita, si reinveste con forza sull'ambizione dell'uguaglianza. Ma questa sfida alta è in relazione con percorsi di autodeterminazione, autogoverno e valorizzazione delle componenti cognitive e creative.

L'impianto delle tesi è marxiano: uguaglianza e liberazione

Credo che l'impianto marxiano che sostiene questo corredo analitico sia una delle parti più feconde delle tesi. Per questo sarebbe utile svilupparlo in una ricerca collettiva. In tutto il '900, in fondo, del pensiero marxiano si è isolato e messo a verifica concreta il tema uguaglianza. Sul bisogno di inverare l'uguaglianza si sono anche prodotte realtà statuari che hanno finito per rendere passivi e muti i soggetti destinatari. Uguaglianza non può essere allora scissa da soggettività. Ma ancora di più uguaglianza non può essere scissa da liberazione. Nel pensiero marxiano le due "ambizioni" sono strettamente correlate. Ed è utile riprendere quel filo che lega i due concetti perché solo così possono essere letti, interpretati e condivisi grandi processi nuovi e decisivi del nostro tempo a partire dalla contraddizione di genere. Così come sarebbe impossibile leggere le mille forme di asservimento psicofisico nelle attuali forme dell'organizzazione del lavoro, la perdita di socialità e la desertificazione dei rapporti tra le persone, le solitudini crescenti ed i processi grandi di spoliazione della criticità culturale.

La trasformazione sociale, il conflitto di classe sono sempre più attuali e non possono più essere separati da percorsi individuali e collettivi di liberazione di tante donne e tanti uomini.

Franco Giordano
Roma, 30 ottobre 2004
da "Liberazione"