La proposta congressuale delineata da Bertinotti è culturalmente molto alta ed ha un impianto politico molto solido; essa fonda sulla rimessa a tema dell'alternativa di società. E' una sfida ambiziosa e, insieme complessa; sarebbe stolto nascondere asprezze e difficoltà; così come sarebbe miope, però non vederne possibilità, potenzialità, il suo calarsi in una realtà, in un territorio che può diventare sempre più favorevole. Mi sembra decisivo coniugare la manovra politica non banale, non mediocre, che apra varchi nelle contraddizioni e nelle debolezze politico/sociali delle forze del "centro" (inteso nella accezione ingraiana che vi ricomprende anche le sinistre liberali) con il passo lungo di un conflitto sociale che mette in crisi tradizionali, obsoleti paradigmi del rapporto tra istituzioni e movimenti.
Mi interessano soprattutto due innovazioni, anche culturali, che dobbiamo far vivere nella politica. La prima è la Costituente per una "nuova soggettività politica", proposta a me cara, non da ora. Essa allude ad un mutamento di comportamenti, di modi d'essere quotidiani; ma anche ad un rivoluzionamento di teoria e di concezione del partito, ad una soggettività non più centripeta, non più totalizzante ma plurale; critica permanente, di per sé, della politica del riformismo moderato novecentesco, di cui nega la sostanziale subalternità (o mera azione di supporto) dei movimenti alle istituzioni, perché evoca un «nuovo spazio pubblico» che fonda su modelli relazionali che ricompongono i segmenti sociali e programmatici di un nuovo movimento operaio. Penso ad una «rete di esperienza»: dal "Ponte per …. ", alle pratiche di interposizione nei territori occupati palestinesi, dal «saper fare» cooperativo, all'esperienza della Fiom, alle reti del precariato; così come, sul terreno istituzionale, ai "nessi amministrativi", alle "nuove Municipalità", alle nuove Camere del Lavoro. Il nostro Congresso deve aiutare noi tutti, il partito, ancora troppo ingabbiato dalle vecchie forme, a costruire i "luoghi sociali" che favoriscano sinergie e relazioni, una massa critica non minoritaria e non meramente testimoniale, forme avanzate di disobbedienza civile di comunità (che stanno caratterizzando, soprattutto, il "Sud ribelle", con una proiezione, anche analitica, di «regione Euromediterranea»).
E quale centralità riusciremo a dare, in Europa, ad un movimento cosmopolita per la cittadinanza dei migranti? Quale rapporto, in definitiva, tra culture alternative e pratiche di governo? Il tempo dell'alternativa vive, oggi, nel corto circuito continuo tra la costruzione "dal basso" e il varco del passaggio istituzionale, della mediazione del governo, in "alto". Una sinistra comunista contemporanea su questa ricerca aspra si qualifica: altrimenti oscilla fatalmente tra il frontismo e la declamazione retorica dell'autonomia del sociale. Il tema centrale è il rapporto tra la critica del potere, oggi troppo flebile e tenue, l'autorganizzazione ed il passaggio del governo. Senza critica del potere e orizzonte dell'autorganizzazione il governo può diventare un'armatura asfissiante che accresce i vizi di istituzionalismo, pur presenti nel partito.
Su questo nesso, che pretende una linea politica di frontiera (ma anche ricerca teorica), le culture del movimento (una straordinaria "cassetta degli attrezzi") possono ridare slancio alle culture vive della nostra tradizione (dal "consiliarismo" a Pannakoek, al Bloch della democratizzazione della vita quotidiana). Il baricentro della nostra iniziativa permane nell'internità al conflitto, alla formazione sociale, ai movimenti; per non essere risucchiati dal feticismo delle forme del potere; non possiamo vivere il governo come svolta moderata, introiettando una distorsione politicista. Soggettività autonoma significa aiutare i movimenti a portare il conflitto, quando occorre, anche nel cuore dell'eventuale "governo amico", riscrivendo codici di comportamenti, concezioni consolidate del riformismo novecentesco. Non penso, quindi, affatto a tecnicismi istituzionali o a facili "cavalcate" governiste. Vedo difficoltà e possibilità. Credo, in definitiva, che siamo di fronte ad un "azzardo necessario".