VI Congresso di Rifondazione Comunista

Presenza nella Gad e autonomia del partito

Contributo al dibattito precongressuale

L'obiettivo strategico per il quale lavora il nostro partito è quello della trasformazione e del superamento della società capitalista. L'esperienza novecentesca ci ha insegnato che prendere il potere non basta se non ci si pone sul terreno della trasformazione del potere stesso. Questo aspetto non deve mai essere trascurato in tutte le fasi della nostro impegno per la trasformazione.

Una politica alternativa parte dalla democrazia partecipata

Oggi per esempio in Italia noi lavoriamo per cacciare Berlusconi e per mettere in campo una politica alternativa che deve essere tale nei contenuti e nella gestione in grado, cioè, di promuovere la partecipazione dal basso e costruire una democrazia davvero partecipata. E' questo un punto centrale, non solo delle tesi del segretario, ma anche del precedente congresso. La via indicata è la crescita dei movimenti e la nostra internità ad essi. Questo punto viene più volte ribadito, ma esso non viene approfondito, nel senso che non si danno indicazioni di come praticarlo concretamente e non vi è un'adeguata analisi della condizione, dei limiti del partito e del come superarli.

Il rischio del partito "leggero" e della deriva istituzionalista

In questo senso se vi è un limite nelle tesi, esso non sta in quello che c'è scritto, ma in quello che non c'è scritto ( o vi è solo accennato), proprio su questo punto, anche se si dice giustamente che esso costituisce la sfida basilare della rifondazione comunista.

Limiti e ritardi nel partito ci sono. Non vogliamo assolutamente drammatizzare, né tanto meno generalizzare. Sappiamo bene, e lo abbiamo visto anche in episodi recenti, che esistono esperienze positive di una nostra reale presenza nei movimenti e nelle lotte, ma crediamo che non si possa negare una generale insufficienza al riguardo insieme al rischio che possa venire avanti un modello di partito "leggero" più attento al quadro istituzionale che a quanto si muove nella società. Non mancano segnali vecchi e nuovi in questa direzione. Recentemente abbiamo sentito dirigenti valorizzare il fatto che abbiamo pochi iscritti (tra l'altro in calo) ma tanti voti, oppure considerare secondario il lavoro di base dei circoli sul territorio e privilegiare la nostra presenza sui media e nelle istituzioni.

Ricordiamo tutti la contrarietà di molti compagni alla rottura con Prodi nel 98 o la "freddezza" nei confronti dell'iniziativa referendaria sull'art.18, che sono state invece due tappe importanti del progetto di partito delineato anche nelle tesi.

Non dobbiamo esorcizzare questi problemi, ma bisogna prenderne coscienza e mettere in campo un forte impegno per superarli. Se non si fa questo lavoro, al di là di quello che c'è scritto nelle tesi, rischia di venire avanti di fatto una deriva istituzionalista. Questo rischio è particolarmente rilevante oggi che si profila la possibilità di una nostra presenza in un eventuale governo di alternativa, verso il quale rischiamo di non essere in grado di praticare la giusta autonomia che rivendichiamo insieme a quella dei movimenti.

La presenza nella Gad non deve cancellare la nostra identità

A questo proposito riteniamo che la nostra presenza dentro la Grande Alleanza Democratica non debba significare un offuscamento della nostra identità che darebbe all'alleanza stessa un carattere completamente differente da quello per il quale ci siamo impegnati.

Diciamo spesso che si tratta di superare il concetto di "governo amico": su questo terreno dovremo metterci tutti alla prova (sindacati, associazioni, forze della sinistra alternativa), sperimentando un capitolo importante dell'innovazione di cui spesso parliamo. Il tema dell'autonomia, infatti, non è un problema solo nostro, perché l'esigenza di una maggiore articolazione dell'iniziativa è pure presente nel movimento. Se n'è parlato molto anche nel recente Forum Sociale Europeo di Londra. Affrontando questi temi quindi noi possiamo dare un contributo significativo anche nel movimento, oltre che rafforzare il nostro partito.

Non c'è lo spazio qui per articolare ed approfondire il discorso (né saremmo in grado solo noi di farlo). Citiamo solo qualche esempio "in negativo" che evidenzia la necessità di verificare ed affrontare i nostri limiti; ed accenniamo ad una ipotesi di lavoro che potremmo praticare in "positivo". Dovremmo per esempio indagare sull'effettivo sviluppo articolato e sul reale coinvolgimento di tutto il partito sulle "campagne" che vengono promosse dai livelli generali del partito stesso per individuare e rimuovere le cause di insufficienze e ritardi, concentrando a questo scopo le risorse umane, organizzative ed economiche di cui disponiamo.

Occorre una verifica degli strumenti di lavoro del partito

Analoga verifica dovrebbe essere fatta sul reale funzionamento degli strumenti di lavoro e di aperture alla società che ci siamo dati nei vari settori di intervento: ci riferiamo ai dipartimenti e alle commissioni. Se li riteniamo superati bisogna individuarne altri. Al contrario, è necessario che tutte/i ci impegniamo per farli funzionare meglio.

La nostra esperienza a Milano e in Lombardia ci dice che il rapporto fra le strutture nazionali, regionali e le federazioni territoriali (e di conseguenza i circoli) è tale per cui non esiste una concreta convergenza operativa sulle priorità del lavoro politico, cosicché spesso ciascun livello produce iniziative "indipendenti" la cui efficacia è inferiore alle potenzialità.

In positivo indichiamo una direzione di lavoro secondo noi importante su cui impegnarci maggiormente. Ci riferiamo alla costruzione di "reti di movimento" nelle quali molte compagne e compagni sono già impegnati a vari livelli e in campi diversi. Ricordiamo tra gli altri: la precarietà, la salute, la pace e il disarmo, la scuola, i temi ambientali, i beni comuni. Oltre alle reti femministe che hanno spesso fatto da "apripista" rispetto alle modalità del movimento misto e anche del partito stesso.

Senza voler enfatizzare oltre il necessario lo strumento della "rete" (che presenta ovviamente elementi di criticità e debolezza) ci pare che "lavorare in rete" consente di sperimentare una modalità di lavoro orizzontale, non egemonica e includente che aiuta la convergenza senza far venir meno la radicalità dei contenuti

Esse rappresentano anche, a nostro parere un modo per costruire e realizzare già concretamente la sinistra alternativa. Bene sarebbe se nei congressi (dai circoli al nazionale) ci si confrontasse anche su queste questioni perché spesso (quasi sempre…) la metodologie e la qualità delle relazioni condiziona i contenuti e la loro efficacia.

Noi ci impegniamo a farlo.

Ci auguriamo anche che si possano costruire adeguate condizioni di democrazia interna, con un clima di rispetto reciproco e di valorizzazione di ogni apporto, affinché tutti, indipendentemente dalla collocazione congressuale, possono dare il loro contributo su questo punto cruciale al nostro progetto di partito e di società.

Pippo Torri, Nicoletta Pirotta
Milano, 4 novembre 2004
da "Liberazione"