VI Congresso di Rifondazione Comunista

Misuriamoci sul fare e col fare

Contributo al dibattito precongressuale

«La sinistra di alternativa si costruisce col fare e sul fare», così inizia la tesi 14 del contributo di Fausto Bertinotti.

Sarebbe bene, anche in questo dibattito precongressuale, misurarsi sul fare e col fare, portando esperienze, cercando di arricchire la discussione e il confronto a partire da sé, da ciò che si è realizzato, da ciò che proviamo a mettere in campo, dai tentativi e dalle possibilità che individuiamo. Firenze e la Toscana parlano questo linguaggio esperenziale.

Donatella Della Porta ci ha parlato, per definire gli anni 2001-2003, di un nuovo triennio dei movimenti: da Genova al Forum sociale europeo, dalle manifestazioni del 20 marzo e del 15 febbraio agli scioperi generali per l'articolo 18. Dopo Seattle, abbiamo detto e scritto, che nulla sarebbe stato più come prima. Il movimento dei movimenti ci ha travolti, portati, formati: ne siamo stati parte dismettendo il ruolo d'avanguardia del partito politico scommettendo sulla ricerca - il "camminare domandando" - e sulla contaminazione.

Dai movimenti…

La Toscana è un punto di osservazione particolare. Nella nostra regione abbiamo avuto, con epicentro Firenze, uno dei movimenti dei Social forum più aperti e avanzati, che ha visto anche lo svolgimento, nel novembre 2002, del primo Forum Sociale Europeo. Le manifestazioni e le disobbedienze del "trainstopping" hanno attraversato i nostri territori nei mesi drammatici precedenti e successivi allo scoppio della guerra in Iraq, portando linguaggi e pratiche straordinarie che parlano tutt'oggi della smilitarizzazione e della riconversione ad usi civili delle basi militari, come quella di Camp Darby, situata fra Pisa e Livorno. A Empoli, amministratori, movimenti, associazioni e intellettuali hanno dato vita alla Rete del Nuovo Municipio per un rinnovato protagonismo e per una diversa idea e pratica dello spazio pubblico nel nostro paese, a partire dall'esperienza del bilancio partecipativo, sul modello di Porto Alegre. "Piccoli" eventi, piccole esperienze che hanno parlato della concreta possibilità della trasformazione.

Rifondazione comunista e i Giovani Comunisti e Comuniste sono stati protagonisti di questi (e di tanti altri) eventi, stando dentro i movimenti, come soggetto fra soggetti.

… la sinistra di alternativa

Non si è trattato soltanto di un mutamento di senso. C'è qualcosa di più: lo scavo in profondità, nella materialità e nell'immaginario degli individui, rappresenta la potenza di una alternativa di società.

Non solo a Firenze si sono raccolte queste potenzialità. Ma Firenze, in particolare, ci parla, ben oltre lo straordinario risultato elettorale delle amministrative di giugno, della possibilità della nascita di una soggettività della sinistra di alternativa. Una rete e una soggettività a cui dobbiamo lavorare in tutti i territori della Toscana. Proprio quel passaggio elettorale ci dimostra che non è costruendola a tavolino che si può mettere insieme la sinistra critica. Come a Firenze si deve partire da una valorizzazione delle forze politiche, sociali e culturali che abitano la società e rovesciare l'idea di una costruzione "calata dall'alto"; al contrario occorre la valorizzazione di reti sociali a partire dal territorio, fuori da formule semplicistiche e astratte che individuano i soggetti partitici dati come gli esclusivi interlocutori. Individui, associazioni, forze politiche e singolarità vi possono concorrere da pari a pari con una tematizzazione dell'intervento, una comune pratica dell'obbiettivo, all'interno di un metodo condiviso.

La rifondazione

Una nuova soggettività. A partire dai territori, a partire dalla messa in rete delle esperienze e dall'autoconvocazione di un'assemblea nazionale della sinistra critica. Da questo punto di vista le tesi di Fausto Bertinotti non solo delineano un percorso verso l'esterno, ma cercano di lavorare sulla "rifondazione" comunista. La scelta deve essere netta: soprattutto perché questo congresso sarà in gran parte il bilancio di questi anni e la proposta per il futuro. La centralità dei movimenti, la scelta della nonviolenza e delle disobbedienze, la Sinistra Europea e la sinistra di alternativa in Italia: in questo quadro va collocato il problema della partecipazione al governo di una forza antagonista, a partire da questo profilo neoidentitario. Qualcuno ha parlato provocatoriamente di "reinvenzione", proprio perché non condivide il percorso sin qui fatto e ne fa una caricatura.

C'è una generazione che ha fatto politica allorquando veniva definita, da molti sociologi, "invisibile": erano i primi anni Novanta, quelli della transizione fra la prima Repubblica "e un non so". Poi il passaggio di secolo (e di millennio) e l'avvento del movimento dei movimenti. Rifondazione comunista ha parlato, e deve continuare a farlo, a quella generazione, al tempo stesso, con la forza e la debolezza. Andare oltre il Novecento significa anche avere il coraggio di intrecciare la forza e la debolezza: avere chiaro dove non vogliamo tornare. Essere deboli, alle volte, vuol dire dismettere le certezze mute di un'ortodossia impotente, quella stessa ortodossia che ci divide, nei nostri dibattiti, fra "i" comunisti veri e i traditori.

La nostra dovrebbe essere quella comunità che ama definirsi riscoprendo la radice etimologica della "communitas": la mancanza, l'assenza, il realizzarsi nel dono, quindi il costruirsi in una non identità, nel "non-essere". Ancora una volta viene in mente Eugenio Montale: «Non domandarci la formula che il mondo possa aprirti/ sì qualche storta sillaba e secca come un ramo/ codesto solo oggi possiamo dirti/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».

Dario Danti
Roma, 5 novembre 2004
da "Liberazione"