Il dibattito sulle 15 tesi scritte da Bertinotti ha permesso l'avvio di una buona discussione sui nodi di fondo della nostra linea politica. Non mi pare necessario motivare una volta di più le ragioni della linea proposta in quel testo; lo hanno fatto egregiamente decine di interventi e lo ha riassunto Bertinotti all'ultima riunione del Comitato Politico. Mi pare invece utile ragionare attorno alle alternative che vengono proposte. Per ragioni di spazio mi limiterò alla questione del confronto con il centro sinistra.
Alcuni compagni e compagne sostengono che il confronto con il centro sinistra dovrebbe essere fatto a partire dalla fissazione di alcuni punti specifici - una sorta di piattaforma di Rifondazione - su cui avviare il confronto e alla fine di questo decidere se si può fare l'accordo.
Questa proposta mi pare debole perché in primo luogo trasformerebbe tutta la discussione in un braccio di ferro tra partiti, che noi siamo destinati a perdere. I soggetti sociali rimarrebbero ovviamente tagliati fuori; a meno di non pensare che sia facile per organizzazioni di massa schierarsi a favore di Rifondazione Comunista contro altri partiti dell'opposizione. Qualcuno pensa che questo sia possibile? Qualcuno pensa che la Fiom o la Cgil potrebbero tenere le posizioni che hanno preso sui contenuti del programma dentro un braccio di ferro tutto risucchiato nelle relazioni tra i partiti? a me pare impossibile. Non capisco quindi perché mai dovremo scegliere il terreno per noi più difficile, quello dove noi siamo più deboli. Il problema nostro è quello di riuscire a far pesare non solo i 2 milioni di persone che hanno votato Rifondazione Comunista, ma anche i 10 milioni di persone che hanno votato SI nel referendum sull'estensione dell'articolo 18. Per questo dobbiamo evitare che il confronto si riduca ad un confronto tra partiti e dobbiamo lavorare per costruire un confronto tra le istanze poste dalle organizzazioni sociali e il complesso della politica. Solo rendendo permeabile la politica alle istanze sociali, a quel senso comune pacifista maggioritario tra gli uomini e le donne che si collocano all'opposizione, possiamo pensare di determinare un orientamento antiliberista. Una pura trattativa nel cielo della politica, non ha determinato modifiche nel '98, non le determinerebbe oggi.
Un secondo elemento di debolezza nelle proposte alternative, consiste nel prefigurare la desistenza come eventuale soluzione, in assenza di un accordo programmatico. Io non capisco perché le forze neocentriste dovrebbero accettare di modificare il loro impianto programmatico se intanto Rifondazione sarebbe disponibile a farle vincere gratis.
A me pare del tutto evidente che se noi poniamo la subordinata della desistenza, questa diventa l'unico esito possibile; se noi ci mettiamo nei fatti fuori gioco dalla discussione programmatica, i poteri forti e le opzioni centriste dell'opposizione, sono interessate a sconfiggere Berlusconi senza però abbandonare le politiche di destra. Per loro sarebbe molto comodo un simile accordo con Rifondazione - specie se prospettato da noi - salvo poi dire il giorno dopo la sigla dell'accordo che ogni voto a Rifondazione Comunista è un voto che destabilizza la coalizione, che rischia di far ripetere la crisi del '98 e quindi di riconsegnare il paese in mano a Berlusconi.
Un accordo di desistenza sarebbe un disastro per noi, non per gli altri. Di fronte alla domanda della nostra gente di sconfiggere Berlusconi ma anche di sconfiggere le politiche di destra, noi ci limiteremo a fare i portatori di voti per il primo obiettivo, abbandonando il secondo. Inoltre ci metteremmo nella scomoda posizione di dover rispondere su cosa facciamo nel caso in cui i nostri voti siano determinanti in parlamento: li mandiamo subito a casa? Votiamo anche le cose che non ci piacciono? Scegliamo volta per volta? Si tratta di un film già visto; non capisco per quale ragione dovremo metterci da soli in una posizione così ingestibile nel rapporto con i milioni di persone che condividono la nostra critica alle politiche liberiste, ci hanno dato fiducia nel referendum, ma vogliono giustamente essere assolutamente certi di mandare a casa Berlusconi e di farcelo rimanere.
Per questo la nostra linea deve tenere insieme la necessità di battere Berlusconi e una chiara lotta per qualificare socialmente il programma dell'opposizione. La nostra forza sta tutta nel rendere inscindibili questi due elementi. Per questo dobbiamo superare ogni attitudine a fare gli spettatori; dobbiamo alimentare a fondo il conflitto e la mobilitazione sociale e promuovere una radicalizzazione dell'opposizione sociale e politica al governo. Questa è l'unica strada per battere insieme il Berlusconismo e l'ipotesi neocentrista.
Questa a me pare essere la vera partita politica in corso oggi in Italia. Che Rifondazione Comunista non entrerà in una alleanza neo centrista, è fuori discussione. Non abbiamo rotto con Prodi nel ‘98 per metterci oggi a fare la guerra o per sposare politiche liberiste contro cui ci battiamo sin dalla nascita del partito. La linea che proponiamo è la ricerca di un accordo programmatico che si ponga il problema di sconfiggere le destre e le politiche di destra. Questa linea che proponiamo al partito non ha subordinate: o riesce a passare nel paese o subiamo una sconfitta, un duro colpo alle possibilità di crescita del partito e di espansione del movimento. La proponiamo così nettamente perché i passaggio è stretto e non serve a molto far finta che non sia vero.
Concludo nella consapevolezza che la linea proposta dalle 15 tesi è una linea difficile di cui però in questi mesi abbiamo potuto misurare l'efficacia. Il punto è tenere ferma la centralità del rapporto con i movimenti e le organizzazioni sociali, rafforzando il partito, il suo radicamento sociale e la sinistra alternativa.