L’Area Programmatica “Progetto Comunista”, riunitasi in assemblea lo
scorso 28 Novembre, preso atto di non poter presentare nazionalmente la
mozione “Per una vera Rifondazione Comunista” a causa del mancato
raggiungimento, per i motivi già noti, del numero minimo di firme
necessarie, ha deciso di divulgare comunque il proprio documento
attraverso emendamenti ad un’altra mozione nazionale.
A seguito di un ampio dibattito e confronto, all’unanimità l’assemblea
ha ritenuto come unica ipotesi praticabile quella di emendare il
documento “Un'altra Rifondazione è possibile”.
I motivi di questa scelta sono riassumibili in poche parole.
Innanzitutto, riteniamo questa scelta più di metodo che di merito politico.
Infatti, se ci fossimo voluti attenere esclusivamente ai contenuti
espressi dalle singole mozioni, la scelta più logica sarebbe stata
quella di sostenere, emendandoli, documenti che all’apparenza,
sarebbero stati “più vicini” a noi.
Questo non è stato possibile.
Per quanto riguarda il documento “Per un Progetto Comunista”, è a tutti
nota la vicenda legata ai nostri rapporti con l’AMR: siamo stati
letteralmente impossibilitati a sostenere, finanche con emendamenti, un
documento presentato da chi, negli ultimi due anni e in misura ancora
maggiore negli ultimi mesi, ha lavorato esplicitamente alla
cancellazione dell’Area Programmatica, un’Area costruita con il
sacrificio di centinaia e centinaia di compagni e che l’Associazione di
Ferrando ha deliberatamente abbandonato nel 2002 per un mero calcolo di
“parrocchia”.
Anche in questa fase pre-congressuale, mentre nelle
iniziative pubbliche e su Liberazione l’Associazione invocava l’unità
della sinistra del PRC, nella pratica ha fatto l’esatto contrario.
Infatti, da un lato ha calato dall’alto un documento pre-confezionato,
dall’altro nelle sedi chiuse del Partito ha lavorato sottobanco per
cancellare la presenza e la visibilità delle altre minoranze al
congresso.
L’altro documento proveniente dalla vecchia seconda mozione congressuale “Rompere con Prodi. Preparare l’alternativa operaia”, presentata dai compagni di “Falcemartello”, pur contenendo molti interessanti spunti di riflessione sulle sorti del PRC, ci è apparso “inemendabile”, poiché questi compagni hanno elaborato una mozione centrata integralmente sulla loro identità di gruppo ben riconoscibile e arroccato su posizioni politiche storicamente da noi non condivise.
Al contrario, il documento
della “sinistra critica” ci è sembrato metodologicamente più aperto al
confronto dal basso e alla partecipazione diretta dei circoli: è stato
proprio questo, infatti, lo spirito con cui abbiamo dato vita alla
stesura della nostra mozione.
Più che per i contenuti espressi,
ne abbiamo apprezzato l’approccio e il metodo teso a coinvolgere
attivamente al dibattito quanti più compagni. Un’approccio che diventa
fondamentale in una fase caratterizzata da eventi preoccupanti come lo
svuotamento dei circoli, la sfiducia e l’allontanamento di numerosi
militanti e una diffusa e generalizzata passivizzazione di interi
settori di base del partito rispetto ad un dibattito congressuale
egemonizzato in maniera assoluta dagli schieramenti già predefiniti a
livello dirigente. Abbiamo constatato che questa mozione ha saputo
coagulare un malcontento che in questi ultimi mesi è andato crescendo
nel partito e che, pur esprimendosi in maniera confusa, ci sembra
genuino e non arroccato su preconcetti schemi ideologici.
Riteniamo che la priorità assoluta sia quella di costruire un partito
dove i militanti siano protagonisti attivi della rifondazione
comunista, e non spettatori di una mera liturgia congressuale dagli
esiti scontati, poiché un congresso di questo tipo servirebbe soltanto
a ratificare la definitiva deriva riformista che la maggioranza
dirigente vuole a tutti i costi imprimere al partito.
E’ per
questo motivo che invitiamo i compagni ad arricchire ulteriormente la
mozione, con contributi ed emendamenti, in maniera tale da arrivare al
congresso nazionale con un documento ricco, plurale e frutto delle
esperienze e delle lotte reali condotte sui territori e nel paese.