VI Congresso di Rifondazione Comunista

L’ALTERNATIVA DI SOCIETÀ (EMENDAMENTI)

Emendamenti alla Mozione congressuale n° 1, (presentati da Aurelio Crippa)

Illustrazione degli emendamenti

Presento questi emendamenti aggiuntivi alle tesi della mozione – L’ALTERNATIVA DI SOCIETA’ – perché considero non sufficientemente presenti e sviluppate, con chiarezza di posizione, tre problematiche – Sindacato, Sud, Partito.

SINDACATO

Giusto non sottovalutare l’importanza di alcune scelte dei sindacati confederali ed in particolare della CGIL, ma questo non può far sottacere un dissenso di fondo sulla loro riproposizione della strategia della concertazione e della politica dei redditi, una logica continuista con una stagione perdente per lavoratrici/ori, pensionate/i, la critica ai recenti rinnovi contrattuali ed accordi con la Confindustria.

Le comuniste ed i comunisti debbono, con altre ed altri, contribuire alla formazione di un’ampia sinistra in CGIL, a partire dalle aggregazioni vecchie – LAVORO E SOCIETA’ – e nuove – FARE SINDACATO ed ECCOCI – con l’obiettivo di rifondare una sinistra confederale di classe, democratica e pluralista, di massa.

Allo stesso modo operare per determinare sulla base di obiettivi, un’unità tra le forze del sindacalismo di base e tra queste e quelle della sinistra sindacale nei sindacati confederali.

SUD

Le lotte recenti hanno riproposto il suo profondo disagio economico e sociale, lo storico divario Nord-Sud.

Lo stesso Capo dello Stato, Ciampi, lo sottolinea in questi giorni.

Il Partito non può nel suo congresso non delineare ed indicare un suo progetto, un suo programma, a partire dall’obiettivo di una economia produttiva vera, sostenuta da un intervento pubblico.

Una politica meridionalista che valorizzi vocazioni e risorse storiche e geografiche del Mezzogiorno, assumendo ambiente e territorio non come vincoli, ma come risorse capaci di creare nuovi modelli di produzione, di consumo, di vita, e nuova occupazione.

PARTITO

Da oltre due anni, nelle relazioni agli organismi dirigenti nazionali, si denuncia e rimarca un degrado dello stato del Partito, sino ad affermare che le forme organizzate nel Partito stesso costituiscono ormai un impedimento alla sua crescita.

Finalmente (speriamo che così sia) si dice che verrà convocata dopo il congresso nazionale una Conferenza d’organizzazione.

Ciò però non ci esime dal discuterne nel congresso, indicando alcuni obiettivi che ritengo essere:

EMENDAMENTO n. 1
TESI AGGIUNTIVA (dopo l’attuale 3)

In Italia ed in Europa, il mondo del lavoro subisce un’aggressione continua che indebolisce i diritti, comprime verso il basso le condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori (legge 30 in Italia, si prepara la Direttiva Bolkestein in Europa).

E’ in atto un gigantesco processo di precarizzazione, che coinvolge sia il mondo del lavoro tradizionale che le professioni più recenti, gli anziani e le nuove generazioni.

Bisogna uscire dalla logica delle compatibilità, dell’accettazione del primato della competitività e del mercato, rompere con quel punto di vista dell’impresa che è stato (ed è) dominante negli ultimi anni, nella sinistra moderata come nei sindacati confederali.

Senza dimenticare, né sottovalutare, l’importanza di alcune scelte dei sindacati confederali, ed in particolare della CGIL, resta, sul terreno fondamentale della strategia – riproposizione politica dei redditi e concertazione – degli obiettivi rivendicativi e delle politiche contrattuali, una logica continuista con una stagione del tutto perdente e gravemente dannosa per le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, e per i movimenti.

Va recuperato e concepito il conflitto sociale come fondamento della democrazia e vitalità per le stesse istituzioni, capace di ricomporre un’unità del mondo del lavoro, del non lavoro e del lavoro precario.

Va continuato il processo di ricostruzione di un sindacato confederale di classe, democratico e pluralista, di massa, per il quale è decisivo il contributo di un’ampia sinistra sindacale in CGIL, a partire dalle esperienze ed aggregazioni vecchie – LAVORO E SOCIETA’ – e nuove – FARE SINDACATO ed ECCOCI – sulla base di una proposta sindacale alternativa a quella del patto sociale e della concertazione.

Allo stesso modo occorre determinare un’unità, sulla base di obiettivi, tra le forze del sindacalismo di base e tra queste e quelle della sinistra sindacale nei sindacati confederali.

In questa prospettiva è assolutamente decisiva l’approvazione della legge sulla rappresentanza sindacale: lo è sia per la democrazia nel Paese che per il sindacato.

EMENDAMENTO n. 2
TESI AGGIUNTIVA (dopo l’attuale 12)

Il Mezzogiorno ha riproposto con le recenti lotte il suo profondo disagio economico e sociale. Per affrontarlo e con esso anche lo storico divario Nord-Sud è necessaria una vera economia produttiva che non operi solo sulle “parti” più povere e dequalificate, ma che sia capace di competere sulla qualità, in direzione dell’Europa e del bacino mediterraneo, in un’ottica di cooperazione.

Decisivo in questo senso l’intervento pubblico a sostegno di uno sviluppo di qualità, duraturo ed ambientalmente compatibile.

Il Prc ripropone il varo di un’Agenzia per lo sviluppo e l’occupazione del Mezzogiorno, con funzioni di progettazione e di gestione nei seguenti campi:

Una politica meridionalista che valorizzi vocazione e risorse storiche e geografiche del Mezzogiorno, in un orizzonte euro-mediterraneo, per lo sviluppo dove coesistano crescita economica, benessere sociale e recupero ambientale.

Una politica che assuma l’ambiente ed il territorio non come vincoli, ma come risorse capaci di creare nuova occupazione, e nuovi modelli di produzione, di consumo, di vita.

EMENDAMENTO n. 3
TESI AGGIUNTIVA (dopo l’attuale 15)

L’esigenza politica è la messa all’ordine del giorno, nella politica, dell’alternativa di società, per avviare, da subito, una svolta riformatrice nel Paese.

La proposta politica è l’accentuazione della rifondazione a sostegno di una linea fondata sulla ricerca di coniugare una radicalità politico programmatica, con la politica dell’unità, della crescita e del rinnovamento del Partito.

Occorre, per questo, una battaglia culturale ed una riforma dell’attuale modo di essere e di agire del Partito, del suo rapporto con la società, in modo da renderlo protagonista adeguato nei movimenti in atto (i movimenti non sono al servizio dei partiti, ma neppure il contrario), in quello per l’alternativa di società, nella costruzione della sinistra di alternativa.

S’impone un’accelerazione del processo di costruzione del Partito di massa, strumento di identità e di autonomia politico-culturale, con l’ambizione di rifondare un pensiero ed una pratica comunista, attraverso un paziente e rigoroso lavoro di confronto tra passato e presente (la storia non va assolta, ma tanto meno buttata via estinguendone le radici, i giudizi vanno storicizzati).

A fondamento della vita interna i valori della democrazia e del pluralismo (le differenti opinioni sono un arricchimento per tutti se non si “sclerotizzano” in correnti organizzate, da esplicarsi entro un sistema di regole, norme, chiare e trasparenti, tali da garantire l’unità del Partito).

Un modello organizzativo la cui natura democratica trova sostanza in un meccanismo collettivo della conoscenza, nel protagonismo e partecipazione decisionale alle scelte di iscritte e iscritti, degli organismi dirigenti, nell’ampio spazio dato alle relazioni con l’insieme della società.

Senza rigidità e conservatorismo, in un’apposita Conferenza di Organizzazione convocata dopo il Congresso nazionale, va discussa e definita una nuova politica di organizzazione, tale da rafforzare nel Partito le sue caratteristiche di massa e di lotta, di apertura alla società, la sua presenza organizzata nei luoghi di lavoro e di studio, nel territorio, oltre a quella nelle grandi organizzazioni/associazioni di massa, sociali, sindacali, di categoria.

In primis: rassegnare ai Circoli il ruolo centrale nella vita del Partito, recuperando pienamente la loro funzione politica e la loro capacità di entrare in rapporto con le cittadine e i cittadini per realizzare una forma più alta della politica, ponendo attenzione all’organizzazione del Partito, in un rapporto fecondo e dialettico con esso.

I Circoli, sedi del “saper fare” che valorizzano “il saper fare e non solo il saper dire” di crescita delle capacità individuali e collettive di conoscere la realtà per trasformarla, promuovendo anche dentro il Partito luoghi tematici, di ricerca teorico-politica, di attività, che uniscano iscritti e non.

Così facendo “l’immagine” del Partito, di forza antagonista e nel contempo componente unitaria, indispensabile, di uno schieramento di rinnovamento, si configura più nitida, perché si esprime in tutti i campi della vita delle masse, con un insediamento reale (nelle forme più idonee) nei luoghi fondamentali dello scontro sociale.

Aurelio Crippa
Roma, 5 dicembre 2004
da "Liberazione"