VI Congresso di Rifondazione Comunista

Il movimento operaio: il grande assente delle 15 tesi

Intervento a sostegno della mozione cinque: “Rompere con Prodi”

In una fase così importante dello sviluppo della lotta di classe penso che questa grave carenza non sia casuale, ma rappresenti la naturale conseguenza del fatto che a tutt'oggi l'influenza del Prc nel movimento operaio sia ridotto ai minimi termini (se paragonata ad esempio all'importante fascia di delegati e militanti operai che si orientarono verso il nostro partito nel periodo 1992-95).

A questo si aggiunga che la nostra presenza organizzata, nonché capacità di intervento politico, all'interno del principale sindacato italiano, la Cgil, è pressoché inesistente. Sono convinto che per uscire da questa situazione di crisi di militanza e di radicamento sia necessario non un silenzio imbarazzato ma un bilancio serio e franco della linea sindacale fin qui adottata dal partito.

Negli ultimi tre anni la classe lavoratrice è tornata prepotentemente protagonista della vita sociale e politica del paese. Lotte come quelle di Termini Imerese, degli autoferrotranvieri o di Melfi, pur se parziali e non ancora generalizzate, non solo dimostrano la centralità della classe operaia nella società capitalista, ma anche che si sta producendo un cambiamento sostanziale nei rapporti di forza tra le classi rispetto agli ultimi 20 anni.

Da 150 anni di storia e dalla mia esperienza diretta credo di avere appreso che quando i lavoratori scendono in lotta, checché se ne dica, cercano una direzione. Il compito dei comunisti dovrebbe essere quella di aver le basi per fornire questa direzione. Altrimenti sono e saranno altri a guidare le lotte, ovvero gli attuali vertici sindacali, che già in questi mesi ed anni hanno dimostrato la loro totale reticenza. E' indubbio che a partire dal 2001, prima la Fiom poi, anche se in tono minore, la Cgil abbiano visto uno spostamento della propria linea più a sinistra di quanto non fosse stata nel decennio precedente. La ragione di ciò sta nelle pressioni che dal basso, anche grazie alle provocazioni del governo, hanno indotto i vertici sindacali a rompere la pace sociale e rimettersi sulla via del conflitto.

Questo dimostra quanto sia importante per i comunisti, al fine del proprio radicamento, costruire un lavoro politico dentro la Cgil. Il punto è come questo lavoro dev'essere portato avanti. La critica nei riguardi dei vertici della Cgil, quando c'è stata, è stata sempre velata, timida e dall'esterno.

È nostro dovere sostenere la Fiom contro coloro che tentano di isolarla additandola come categoria avventurista e isolata dai lavoratori. Tuttavia questo non può significare tacere sulla contraddittorietà e i limiti che si sono palesati già con i pre-contratti e cioè l'abisso che c'è tra quello che la Fiom ha detto in questi mesi e quello che ha fatto per perseguire i propri obbiettivi.

A Melfi la lotta è stata salvata solo dalla fermezza dei lavoratori che, alla proposta di Rinaldini di levare i blocchi ai cancelli, hanno risposto con una bordata di fischi ed un rifiuto intransigente. Anche in queste settimane il gruppo dirigente della Fiom si dichiara disposto a concessioni a mio avviso inaccettabili per giungere a una piattaforma unitaria con Cisl e Uil.

La prossima fase vedrà un approfondirsi ed un inasprirsi ulteriore della lotta di classe. I comunisti dovranno presentarsi all'appuntamento essendo percepiti come i più audaci sul piano dei contenuti ed i più risoluti nel momento della lotta
Anche nella proposta di Ferrando vedo una totale carenza di concretezza su questo aspetto. Spesso ho potuto constatare che i dirigenti di Progetto Comunista fanno seguire a posizioni formalmente intransigenti nei loro testi, un appiattimento dei loro dirigenti negli ambiti sindacali ai vertici della Fiom e della Cgil.

Per questo mi convince la proposta avanzata dal 5°documento, che è in coerente continuità con la battaglia che nel congresso della Fiom ho sostenuto attraverso un emendamento di sinistra, assieme a centinaia di altri compagni.

Paolo Brini (Comitato centrale Fiom)
Roma, 10 dicembre 2004
da "Liberazione"