Il compagno Paolo Ferrero ha magnificato le virtù di sinistra della proposta fiscale della Gad, presentata in alternativa a quella del governo Berlusconi. Credo che la nostra chiave di lettura della proposta della Gad non possa che seguire il metro di giudizio fin qui seguito dal Prc e debba essere, quindi, una valutazione in termini di classe. In sostanza, dobbiamo chiederci quali effetti produce rispetto:
Dal 1998, abbiamo sempre votato contro le finanziarie del centrosinistra perché non attuavano una redistribuzione del reddito verso il basso. Si tratta, dunque, di verificare se è cambiato qualcosa rispetto al passato e non di dimostrare che la Gad è meno peggio di Berlusconi, come si affanna a fare Ferrero. Quest'ultimo assunto è, almeno dalla mozione "Un'altra rifondazione è possibile", dato per acquisito, altrimenti non proporremmo l'accordo politico-elettorale col centrosinistra! Cerchiamo di dare una risposta confrontando gli effetti della tassazione in vigore nel 2001 (quando governava il centrosinistra, che noi avversavamo) con quella che è proposta oggi dalla Gad. Per semplicità e per mancanza di spazio, ci limitiamo a due soli esempi che riguardano i redditi da lavoro dipendente di un/a lavoratore/trice, senza carichi di famiglia.
Si parla, inoltre, di un aumento dell'aliquota media della tassazione delle rendite finanziarie al 20%. Ferrero stesso, però, riconosce che si tratta della «parte della proposta che è stata meno discussa» e il responsabile economico della Margherita, Letta (Su "Il sole-24 ore" del 2/12) afferma: «Le nostre proposte sono in sintonia con il documento sottoscritto dalle 18 organizzazioni imprenditoriali e presentato dal presidente della Confindustria». In ogni caso non si comprende perché la media europea della tassazione delle rendite finanziarie sia del 25% e la Gad, che nella logica della mozione 1 costituisce un passaggio verso "l'alternativa di società", non possa andare oltre il 20%!
Gli elementi che lo hanno sempre caratterizzato sono la presenza di un'unica imposta progressiva e la mancanza di un'imposta patrimoniale (cioè il mancato riconoscimento dei patrimoni come elemento della capacità contributiva). La Gad non solo tace sull'imposta patrimoniale, ma attenua ulteriormente, nella sua proposta, la progressività dell'imposta sui redditi, proseguendo sulla via intrapresa dal centrosinistra con la riforma Visco. Quindi accentua la natura di classe del sistema tributario.
Il punto più problematico, però, è che la proposta della Gad assume, in continuità con la politica fiscale del centrosinistra, il precetto liberista della riduzione delle tasse come strumento di rilancio dell'economia. Il Prc ha sempre condannato tale scelta, non solo perché è inefficace dal punto di vista economico, ma anche perché è iniqua, visto che la riduzione indiscriminata delle imposte significa automaticamente più tagli alla spesa sociale. Ciò è ancora più vero stando dentro il vincolo del Patto di stabilità europeo, come vogliono Prodi e il centrosinistra. La riduzione delle imposte sui redditi medio-bassi dovrebbe essere compensata da un aumento sui redditi alti, ma abbiamo visto, nell'esempio sopra citato che la proposta della Gad ottiene il contrario.
A noi sembra che anche la proposta fiscale della Gad confermi l'impossibilità di arrivare ad un accordo programmatico di governo col centrosinistra, pena lo snaturamento delle nostre proposte, la penalizzazione della cultura antiliberista riscoperta dal movimento e la perdita di ruolo del nostro partito.