VI Congresso di Rifondazione Comunista

Regionali, alla ricerca del programma perduto ...

Intervento a sostegno della mozione quattro: “Un’altra Rifondazione è possibile”

Spiace dirlo, ma la vicenda delle candidature per le regionali, è diventata emblematica delle sabbie mobili nelle quali si è infilato il nostro partito.

Non per caso, ma come frutto di un orientamento che ha già spostato il baricentro della nostra attività e (soprattutto) delle preoccupazioni dei nostri gruppi dirigenti dalla costruzione dell'opposizione dentro il conflitto sociale al "confronto" - sui nomi, sui posti, sugli organigrammi… - con i vertici del centrosinistra.

Certo Vendola è meglio di Boccia. Decisamente meglio del "pastaio" Divella (sic!). Ma è questo il problema?

O il problema non è già diventato quello dell'appannamento di una nostra diversità rispetto al politicismo esasperato dei gruppi dirigenti del centrosinistra? Così come sulle questioni di "metodo" cioè di definizione delle modalità di partecipazione alla vita politica di altri che non siano i soliti "addetti ai lavori"?

Ma perché sulle candidature per le regionali - e sulle coalizioni e sui programmi e sulle iniziative… - devono decidere gli "stati maggiori" nazionali dei partiti? Perché ciò che noi contestiamo in Lombardia e che serve a rendere "credibile" la candidatura dell'imprenditore Sarfatti contro quella, sicuramente più interessante e benvista nella aree di movimento di Agostinelli, lo accettiamo in Puglia o in qualsivoglia altra regione?

Abbiamo sostenuto che il movimento cambiava tutto, e che guai a farci costringere in una estenuante trattativa "da soli" con il centrosinistra sulle caratteristiche della futura coalizione. Ma chi gestisce, oggi, le trattative sulle candidature per le regionali? Dove sono finite le preziose e congressualmente spendibili "relazioni con il movimento"? E la "democrazia partecipativa" va evocata come un tempo il "sol dell'avvenire" per i notabili socialdemocratici o dovrebbe avere qualcosa a che vedere con la costruzione della proposta elettorale per la prossima primavera? E le "primarie sul programma", graziosa costruzione estiva utile a lanciare segnali di disponibilità al centrosinistra e priva di qualunque efficacia pratica nella costruzione dell'opposizione sociale e politica a Berlusconi, dove sono finite? Il modello è forse quello delle "primarie" che si sono svolte in Calabria per designare "l'innovativa" candidatura del dinosauro Agazio Loiero per la presidenza di quella regione?

E quale relazione vi è tra la poco appassionante vicenda delle candidature - su cui il centrosinistra riesce a dare, come sempre, il peggio di sé - e i contenuti di una opposizione di massa reale alle politiche neoliberiste e all'arroganza della destra al potere? Spiace dirlo: alcuna.

Non vi è alcuna relazione tra le lotte dei forestali e Agazio Loiero, come non vi è alcuna relazione tra le lotte operaie in corso, le mobilitazioni di studenti e insegnanti, le lotte popolari contro la privatizzazione delle acque (a proposito ma perché non rompiamo con Bassolino e Russo Jervolino che l'acqua l'hanno già privatizzata?), le mobilitazioni dei migranti e tante altre lotte e l'impostazione del discorso e degli orientamenti espressi da Romano Prodi nel lancio della Gad al Palalido di Milano.

Appare abbastanza chiaro che se il problema, per noi, è quello dello sbocco politico di un ciclo del conflitto sociale per "mandare a casa" Berlusconi e far ripartire da lì lotte e movimenti per cambiare lo "stato di cose presenti" per "loro", cioè la nomenklatura del centrosinistra il problema è quello di tenere il più lontano possibile ciò che si muove nella società da ciò che avviene nei Palazzi. E questo ovviamente, significa allontanare la possibilità di una apertura della crisi politica, con Berlusconi e i suoi gerarchi che potranno manovrare le leve di potere di cui dispongono fino alle elezioni del 2006…
Non c'è scampo: questa dinamica è figlia della ricerca a tutti i costi di un accordo per governare con un centrosinistra con cui non si riesce a costruire un'opposizione comune efficace perché questo è impedito dalle logiche neoliberiste e neoconservatrici che continuano ad ispirarne i gruppi dirigenti.

Non vi è scampo, ma vi è una alternativa possibile: quella di non trasformare il congresso in un referendum pro o contro il segretario, ma farne invece un esempio di partecipazione critica sulle diverse opzioni in campo.

Quando parliamo di "democrazia partecipativa" sarebbe bene che cominciassimo a praticarla a partire da noi stessi, dal nostro Congresso, evitando le deleghe in bianco sulla fiducia, ma scegliendo, dopo una discussione a fondo, sulla base dei contenuti, dei progetti e delle diverse prospettive che vengono indicate.

Roberto Firenze (segreteria di Milano)
Milano, 15 dicembre 2004
da "Liberazione"