“Liberazione” del 12 dicembre torna sulla proposta fiscale della Gad sostenendo: «Sui redditi medio bassi pagheranno 6 miliardi di euro di Irpef in meno e le tasse sulle rendite finanziarie vengono aumentate di 6 miliardi di euro. Lo stato non ci rimette un euro e quindi l’emendamento non prevede nessun taglio allo stato sociale».
Eppure due economisti, Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca) e Roberto Romano (Cgil Lombardia), in un articolo dal significativo titolo “Le due destre fiscali? ”, pubblicato su “il manifesto” dell’8 dicembre, affermano: «Sostanzialmente centrodestra come centrosinistra riconoscono nella riduzione della pressione fiscale un tratto fondamentale della politica di bilancio nell’attuale situazione di crisi. Essi insistono anche sulla riduzione dell’Irap in un modo francamente ingiustificato..».
Per continuare a precisare, va detto che:
L’aumento della tassazione dal 12,5% al 20% rappresenterebbe un aumento del 60%. Se aumentassero nella stessa misura tutte le tasse sulle rendite finanziarie, si otterrebbe una maggiore entrata di 4,38 miliardi di euro. Ma alcune rendite subirebbero, invece, una riduzione d’imposta dal 27% al 20%, non solo gli interessi dei conti correnti, ma anche le obbligazioni di durata inferiore ai 18 mesi e i guadagni di capitale delle partecipazioni qualificate. Rispetto ai 6 miliardi occorrenti a coprire la diminuzione di tasse sull’Ire ne mancherebbero almeno 2 e sarebbero messi a carico dello stato sociale, riducendo di circa 4.000 miliardi delle vecchie lire la spesa sociale. Da un punto di vista giuridico, poi, non è così pacifico l’aumento che si prevederebbe a carico dei capitali esteri illegali rientrati in Italia grazie alle leggi di Berlusconi. Si tratterebbe di tassazioni retroattive che scatenerebbero un mare di ricorsi in sede amministrativa e giudiziaria.
Non pare, in conclusione che sia il caso di ironizzare molto, basandosi su un testo che fa acqua da tutte le parti! Da un punto di vista politico, poi, non si può far finta che non esistano posizioni nettamente diverse da quelle espresse dalla sinistra della Gad. La Margherita, per bocca del suo responsabile economico Letta, ha commentato così la presentazione della proposta fiscale della Gad: «Le nostre proposte sono in sintonia con il documento sottoscritto dalle 18 organizzazioni imprenditoriali e presentato dal presidente della Confindustria» (“Il sole-24 ore” del 2 dicembre). Per non parlare dell’opposizione frontare di Rutelli alla proposta di introduzione della “patrimoniale”.
D’altra parte, se esistesse una proposta credibile di aumento del 60% della tassazione delle rendite, non ci sarebbe qualche reazione da parte dei giornali della borghesia, del mondo delle banche e delle società finanziarie, ecc.? Come mai non ne parla nessuno: né i padroni, né il centrodestra, né la Gad? Soprattutto, è sbagliato invitare a una campagna di lotta politica sul testo della Gad. Come si è visto, esso alimenta illusioni, facendo assumere obiettivi sostanzialmente inesistenti (la mazzata fiscale sulle rendite finanziarie) e sottacendo possibili conseguenze negative (i tagli allo stato sociale).
Sarebbe necessario, invece, chiarire le opposizioni esistenti all’interno della Gad rispetto ad un fisco più equo, che non si limitano certo alla posizione espressa dalla Margherita! Non si dice nulla riguardo ai vantaggi fiscali (introdotti in gran parte dal centrosinistra tra il 1998 e il 2001, con la nostra opposizione) di cui godono i profitti e le rendite immobiliari. Non si pensa neppure a proporre un’imposta patrimoniale. Non si dice nulla della crescita continua delle imposte indirette sui consumi, che falcidia salari e pensioni. Non si dice nulla della natura regressiva del nostro sistema tributario. Non si denuncia il fatto che la Gad parli, in concorrenza con Berlusconi, di ridurre ancora l’Irap.
Quest’imposta ha sostituito nel 1998 cinque imposte sulle imprese che davano un’entrata complessiva di 53.000 miliardi di lire, è stata via via ridotta e oggi si parla di abolirla! Questi dovrebbero essere gli elementi di una nostra piattaforma sul fisco, come lo sono stati in passato! Rinunciare ad essi, per accreditare a tutti i costi la proposta della Gad, significa contribuire a minare la costruzione di una cultura alternativa al pensiero unico del mercato e disorientare imovimenti.