VI Congresso di Rifondazione Comunista

Senza un'altra idea di conoscenza non è credibile un'alternativa di società

Intervento a sostegno della mozione quattro: “Un’altra Rifondazione è possibile”

A nessuno di noi sfugge il ruolo che la conoscenza assume nel moderno sfruttamento capitalistico. Per questo non possiamo leggere separatamente Legge 30 e Riforma Moratti così come congiunti sono Pacchetto Treu e Riforma Berlinguer-Zecchino. Infatti chi ha accettato i paradigmi di questa globalizzazione, seppur con impostazioni differenti, ha perseguito una stessa logica.

L'idea che scuola e università non funzionavano perché non erano costruite come aziende, in competizione fra di loro per vendere un prodotto, si invera nel nostro paese all'epoca del primo Governo Prodi. Il tutto inneggiando alla competizione fra Istituti di serie A e B per alzare così la qualità complessiva del nostro sistema di istruzione. Aziende quindi, e non con uno ma con due clienti: da una parte gli studenti (non più cittadini potatori di un diritto), dall'altra le aziende a cui va fornita manodopera qualificata per i loro interessi di breve periodo. E' sempre il Centrosinistra ad introdurre i crediti formativi, tanto per chiarire che il sapere è una merce, ed è sua l'idea dell'obsolescenza dei crediti, ossia della certificazione che dopo qualche anno sarai di nuovo dequalificato nel mondo del lavoro. Ed è il famoso 3+2 che ha introdotto centinaia di corsi di laurea triennali in pillole, simili ai corsi di formazione regionale, trasformando definitivamente gli Atenei in fabbriche di precari.

La Moratti, nella scuola come nelle Università, non ha fatto altro che estremizzare le riforme Berlinguer-Zecchino, senza metterne mai in discussione la logica. Ha così, dal suo punto di vista, rafforzato quelle riforme e cristallizzato la precarizzazione della ricerca. In particolare la riforma universitaria da poco approvata emenda la Riforma del Centrosinistra, irrobustendo i numeri chiusi e inserendo uno sbarramento al primo anno che costringe ad accedere ai due anni professionalizzanti, caratterizzati unicamente da stage (ossia da lavoro gratuito), rinunciando alla laurea specialistica. Nonostante i tagli vertiginosi al diritto allo studio, che hanno caratterizzato ininterrottamente gli ultimi 15 anni, e le continue privatizzazioni dei servizi, per la Moratti continuano ad essere troppi gli studenti vogliosi di arrivare alla laurea specialistica.

Di fronte a questa situazione la nostra priorità è sicuramente fermare la Moratti, ma il grande rischio che corriamo è quello di ritornare alla Berlinguer-Zecchino, bloccando l'idea di un'alternativa. Non c'è infatti nessun tipo di ripensamento da parte del Centrosinistra, che spesso accusa la Moratti solo di poca pazienza perché le riforme non tarderanno a portare i frutti sperati, e che continua ad approvare leggi regionali privatizzanti. E' essenziale invece contrapporgli un'idea diametralmente opposta di conoscenza, che è quella che i collettivi e il movimento dei movimenti hanno provato in questi anni a delineare: un'istruzione partecipata dagli studenti, con uno straordinario finanziamento del diritto allo studio e una concezione del sapere come bene comune libero dal mercato.

Come dice spesso il nostro segretario, per governare non basta qualche paletto ma ci vuole un'idea di società. L'idea di istruzione è quella che più allude all'idea di società che vogliamo. E' evidente che la nostra non è solo diversa, ma su binari opposti a quelli del Centrosinistra. E chi sta nei collettivi sa quanto la riforma Zecchino abbia strutturalmente messo in difficoltà gli stessi movimenti studenteschi, costringendo a dei ritmi poco compatibili con la costruzione di movimento.

La priorità per noi Gc deve rimanere invece l'investimento nelle strutture di movimento che si sono opposte a queste ristrutturazioni e che, sole, possono riuscire a costruire un'idea alternativa. Una mediazione a positivo su questi temi con il Centrosinistra non è purtroppo credibile. Un accordo solo elettorale può provare, sulla spinta delle mobilitazioni che saremo in grado di costruire, di imporre in caso di vittoria l'abrogazione della Riforma Moratti, cosa che, come dimostrano le dichiarazioni di Rutelli e non solo, è tutta da conquistare. E non può essere conquistata rinunciando ad un'altra idea di conoscenza e, quindi, di società.

Giulio Calella (responsabile nazionale Università dei/delle Giovani Comunisti/e)
Roma, 2 gennaio 2005
da "Liberazione"