VI Congresso di Rifondazione Comunista

La Gad ha già fallito, serve un'altra linea

Intervento a sostegno della mozione quattro: “Un’altra Rifondazione è possibile”

Che Prodi non avrebbe potuto rappresentare quell'impianto di società alternativa da noi auspicato, poteva bastare a dimostrarcelo il suo rivendicato ruolo per cinque anni di presidente della Commissione europea, ossia di uno dei pilastri delle politiche liberiste nel mondo.

La base dell'incompatibilità programmatica tra una sinistra radicale e di movimento, o anche solo di una sinistra, e l'Ulivo si evidenzia nella micidiale difesa del rigore del Patto di stabilità e crescita da parte del Centrosinistra, che inibisce qualsiasi ipotesi di politica economica alternativa. Parlare di intervento o spazio pubblico in questo contesto è pura mistificazione, lo abbiamo detto tutti.

Ma all'ombra della Gad si affacciano ora inevitabilmente pulsioni neocentriste che hanno il perno nella Confindustria di Montezemolo, in Mario Monti e nei principali quotidiani: la borghesia italiana, più che preparare nell'immediato una nuova Dc, punta a condizionare il nuovo cavallo ulivista. E trova supporti convinti in Rutelli e Fassino che, detto di passata, stravince il congresso Ds su posizioni mai così moderate e liquidatorie della sinistra.

Lo scivolamento via via più liberista della Gad avviene proprio sul programma, quasi a "risarcimento" di un'immagine troppo radicale, seppur virtuale, rappresentata finora dal ticket Prodi-Bertinotti.

L'orientamento della Gad rappresenta un freno e un ostacolo ai movimenti sociali: basti vedere i guasti del nuovo patto tra i produttori in nome della competitività su sindacati e lavoratori. Su un altro piano, poi, oggi non è quasi neppure più pronunci abile l'ipotesi di ritiro delle truppe italiane dall'Iraq, dopo la conferenza del Cairo e il ricoinvolgimento dell'Onu in vista della farsa elettorale. Per non parlare del declassamento della partecipazione democratica a "primarie", diventate ormai il baluardo della sinistra.

L'ipotesi azzardata di condizionamento a sinistra della Gad si sta rivelando irrealizzabile, persino prima ancora che i nodi veri programmatici siano affrontati. La mobilitazione sociale è bloccata e le opposizioni hanno fatto di tutto per non raccoglierla, quando c'era, quando non l'hanno vissuta con fastidio o persino criminalizzata.

Avendo investito tutto sull'alleanza programmatica di governo, il Prc appare sempre più inerme, spiazzato e privo di qualsiasi iniziativa politica. Vi immaginate oggi proporre il Referendum sull'articolo 18 per far schierare il popolo di Centrosinistra su posizioni antiliberiste contro la sua dirigenza politica? Saremmo noi stessi ad impedircelo, vocati a presentare proposte vuote o ambigue dell'Ulivo come "passi avanti" e a minimizzare ipotesi di distruzione del welfare e di privatizzazione dei beni comuni - vedi Rutelli - con affermazioni tipo "accordo sul metodo e dissenso sul merito".

L'orientamento espresso dalle 15 tesi della Mozione 1, al di là degli auspici sull'alternativa di società - che, fuori dalle intenzioni, risentono di socialismo domenicale -, rischia di rivelarsi semplicemente impraticabile. Mentre l'apertura di un negoziato sul programma avanzato dalla Mozione 2 non coglie le divaricazioni profonde di principio con le politiche dell'Ulivo ed è figlia di una logica governista assai poco alternativa.

Oggi serve al partito una linea che consenta il rilancio dell'opposizione e del conflitto sociale come condizione per cacciare Berlusconi. Se facciamo un onesto bilancio della Gad, l'unica ipotesi immediatamente praticabile, che comunque costerebbe già di per sé uno scontro titanico con il Centrosinistra da parte nostra e di tutto il movimento, è quella almeno dell'impegno su una serie di No: dalla guerra all'abrogazione delle leggi peggiori di Berlusconi. Tentare, cioè, di strappare con la lotta un accordo politico-elettorale, senza partecipazione al governo dell'Ulivo, visto che un programma a positivo si rivela - non in astratto, ma sulla base di una verifica pratica - irrealizzabile.

Gigi Malabarba (Capogruppo Prc Senato)
Milano, 5 gennaio 2005
da "Liberazione"