VI Congresso di Rifondazione Comunista

Migranti, la prospettiva di governo ha già fatto arretrare l'iniziativa di Rifondazione

Intervento a sostegno della mozione quattro: “Un’altra Rifondazione è possibile”

La condizione di vita dei migranti nel nostro Paese e in Europa diviene di giorno in giorno sempre più lo specchio di ciò che nel concreto significa l'applicazione delle leggi che "regolano" il mercato del lavoro. Sfruttamento, esclusione, reclusione. Queste sono le tre "regole" che definiscono in breve la loro condizione.

Il silenzio di Prodi sulla direttiva Bolkestein è significativo, come lo è stata la sua "battuta" al Palalido di Milano sui migranti che «devono» imparare l'italiano. Ricordare che la stragrande maggioranza dei migranti e delle migranti che nel nostro Paese svolgono lavoro di cura dopo lo smantellamento di un sistema di welfare, sono sfruttati e precari in molte fabbriche del nord, nei campi di raccolta al Sud, evidentemente provoca problemi.

Questo non promette per niente bene su quello che sarà, quando sarà, il programma di centro sinistra a cui il nostro partito alcuni vorrebbero aderisse. E' vero, il centrosinistra non è più quello del '96: è peggio. Ha introiettato la logica dei flussi e degli accordi di riammissione. Due strumenti per rendere subalterni i/le migranti alla logica del mercato e della repressione.

Fin dalla nascita del movimento contro la globalizzazione neoliberista, molti/e del Prc, sono stati/e tra coloro che hanno sollecitato una scelta precisa riguardo ai e alle migranti: non potevano e non possono essere le loro lotte isolate dal resto del complesso delle lotte sociali in questo Paese. In altre parole in questi anni il nostro obiettivo, dentro e fuori il movimento, è stato quello di favorire la costruzione di uno "spazio politico" che rendesse possibile l'incontro tra le esigenze e le aspirazioni dei lavoratori e lavoratrici italiani/e e dei /delle migranti che lottano per la difesa dello stato sociale, per la conquista di nuovi diritti.

In questo senso ci fa rabbrividire quando "autorevoli" esperti del centrosinistra, vedi Prodi, sostengono che in definitiva la Bossi-Fini si è «fatta carico del problema dell'immigrazione» per aggiungere che i Centri di Permanenza temporanea, vere e proprie galere etniche, vanno «umanizzati». Quegli obbrobri vanno non chiusi ma cancellati dalla nostra cultura in cui il governo di centro sinistra nel 1999 li ha fatti passare come "centri di accoglienza".

La nostra idea di mondo non ha spazio per i Cpt, come non ce l'ha per la Turco- Napolitano, la legge che li ha istituiti. Non è sufficiente dire genericamente "no alle politiche securitarie". Questo no deve essere sostanziato da atti concreti. In questi anni, in cui il movimento ha dato l'impulso, i migranti e le migranti sono state e stati al nostro fianco nelle lotte contro la guerra e contro le politiche liberiste di questo governo.

Il 4 dicembre ci ha consegnato un messaggio importante, che noi abbiamo contribuito a scrivere. Quelle decine di migliaia di persone sotto la pioggia a Roma, nonostante il boicottaggio del centro sinistra a di gran parte della Cgil, non sono disposte a tornare a casa e noi con loro. La costruzione del 4 dicembre ha disegnato un arco inedito di forze decise a proseguire un percorso che da Roma si ri-articoli a livello territoriale e nazionale. Quell'occasione non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo sprecarla in nome di un "futuro" accordo programmatico di governo. Pensiamo che l'epoca dello scambio, questa sì, sia finita. E', nel migliore dei casi, un'illusione pensare che l'ingresso al governo sia uno strumento di lotta. Una strada già battuta più volte in passato che ha prodotto solo contrapposizione con i movimenti e incapacità di leggere le trasformazioni in atto. Dire che c'è un nesso profondo tra la Bossi-Fini e la legge 30 significa farsi politicamente carico anche del nesso tra il pacchetto Treu e la legge Turco Napoletano. In caso contrario l'orizzonte rimane un compromesso che non è nemmeno "storico". Non è una questione di "astratta" coerenza. Riguarda la possibilità come partito - al di fuori della cerchia ristretta dei compagni/e "specializzati" in immigrazione - di essere propulsivi nelle dinamiche di movimento e non al traino della conflittualità, che si è espressa in questo ultimo anno, sui permessi di soggiorno, sul diritto d'asilo e più in generale sulla precarizzazione del lavoro migrante. Tutto ciò ha anche a che fare con una sorta di applicazione "anticipata" della supposta linea futura del partito nelle regioni, nelle province e nei comuni. Ciò a cui stiamo assistendo non è lo spostamento del centrosinistra su posizioni più avanzate, bensì una difficoltà crescente nell'iniziativa di movimento compreso quello dei migranti.

Un altro mondo possibile si costruisce oggi, non domani o dopodomani.

Cinzia Nachira, Felice Mometti
Roma, 7 gennaio 2005
da "Liberazione"