VI Congresso di Rifondazione Comunista

Sul tema delle alleanze non si può fare di necessità virtù

Intervento a sostegno della mozione due: “Essere comunisti”

La mozione due, "Essere comunisti", mi pare sia quella che affronta in modo più concreto, senza ideologismi, la realtà in cui operiamo e, conseguentemente, indica percorsi e contenuti coerenti e credibili. Va da sé che considero tutte le mozioni espressioni di punti di vista legittimi, ma non per questo condivisibili. In particolare, ciò che meno mi convince nella mozione uno, quella di maggioranza, è che partendo dal presupposto che le contraddizioni sono tali da porre il problema di una "alternativa di società" si finisce con il sottovalutare la questione oggi dirimente, e cioè quella delle prossime elezioni politiche e, quindi, il tema delle alleanze. Questa discrasia fra prospettiva generale e scelte contingenti non è un accidente ma il frutto di una non convincente analisi della realtà.

Innanzi tutto, si dà una lettura discutibile della fase, non cogliendo che la situazione non si presenta particolarmente favorevole, con la vittoria di Bush, le pulsioni liberiste che permangono in Europa, le difficoltà economiche in cui si dibatte il nostro paese. In secondo luogo, si dà un'immagine apologetica dei movimenti che dovrebbero condizionare da sinistra un futuro governo progressista, non cogliendo la fase di difficoltà in cui si cominciano a trovare gli stessi (come si coglie dall'indebolimento del movimento per la pace o dalle crescenti difficoltà che incontra l'azione sindacale sia a livello europeo, sia in Italia). In terzo luogo, vengono rimosse le difficoltà di natura politica, dimenticando che il congresso dei Ds si chiude con la vittoria netta della linea moderata, mentre nel centro sinistra sono frequenti pronunciamenti dissonanti con la nostra impostazione. Si pensi alla recente levata di scudi contro la patrimoniale, ma anche al reiterato sostegno al patto di stabilità, alla non volontà di intervenire sulla riforma delle pensioni, agli ondeggiamenti sull'Iraq, e così via.

Ed è qui, allora, che sorge il sospetto che i richiami all'estraneità alla "logica del potere" o alla "centralità della questione sociale" rispetto a quell'istituzionale, siano un diversivo rispetto ad una scelta che fa di necessità virtù. Essendo, cioè, scontata l'esigenza di dar vita ad un'alleanza per battere Berlusconi, si punta a ritagliarsi un nuovo ruolo all'interno della Gad, a rivendicare un'adeguata rappresentanza ministeriale e ad assumere quel principio di maggioranza (tramite le primarie) che costituisce, più che un'opportunità di cambiamento, il mezzo per dare legittimità a scelte discutibili. C'è quindi di che essere preoccupati perché a nessuno dovrebbe sfuggire che senza un programma qualificato e una rete significativa di alleanze sociali e politiche Rifondazione correrebbe seri rischi in un'alleanza organica di governo, non inferiori a quelli incontrati all'epoca del governo Prodi.

Che fare allora? Evocare la palingenesi dei movimenti mi sembra eludere il problema di fondo e, cioè, che a livello di percezione di massa non esiste scissione fra piano politico (l'accordo per battere Berlusconi) e quello sociale (la necessità di una svolta politico-programmatica). E' a quest'esigenza di sintesi che la mozione "Essere comunisti" intende dare una risposta. Essa prevede quindi: la convergenza delle forze della sinistra alternativa per definire, sia un percorso di opposizione, sia una base programmatica comune con la quale incalzare, senza reticenze, il centro sinistra; considera le scelte di collocazione politica, nell'ambito di uno schieramento progressista, l'esito del confronto programmatico e non il contrario; punta a consolidare in questa prospettiva il partito, ribadendone il valore dell'autonomia (contro ogni inclinazione bipolare e plebiscitaria) e, infine, considera il rispetto della democrazia interna una condizione essenziale perché la personalizzazione della politica e la centralizzazione delle decisioni non sono conciliabili con un'idea di alternativa di società anticapitalista, egualitaria e partecipata.

Gianluigi Pegolo
Roma, 7 gennaio 2005
da "Liberazione"