La discussione congressuale ci pare utile che si articoli tenendo conto del vivo delle esperienze
costruite in questi anni. In questo senso vorremmo provare a dare un nostro contributo, una riflessione
che parte proprio da quanto abbiamo costruito e imparato durante i “21 giorni” di lotta
alla SATA di Melfi. E’ stata una lotta importante e siamo orgogliosi di aver dato il nostro
contributo alla costruzione di un nuovo movimento operaio. In quella lotta abbiamo verificato che
per mantenere l’unità dei lavoratori e del movimento sono stati fondamentali due elementi:
la democrazia e la capacità di costruire alleanze, rompendo l’isolamento dove hanno tentato
di schiacciarci. Abbiamo imparato che è inutile proclamarsi avanguardie se non si è capaci di ascoltare
e rispettare la volontà dei lavoratori. Abbiamo capito l’importanza della lotta dura ma di
massa. Abbiamo fatto picchetti non violenti per allargare ulteriormente la partecipazione. Ci è stato
utile avere le prese di posizione di tutta l’opposizione, delle forze sociali, intellettuali
e dell’intero territorio contro le infami cariche della polizia.
Durante la lotta, mentre trascorrevano i giorni e le notti ai picchetti, avevamo chiaro che per chiudere
un buon accordo bisognava tenere un minuto in più del padrone. Un accordo per modificare le condizioni
di lavoro, per restituire dignità agli operai. Abbiamo lottato duro con la consapevolezza che dovevamo
arrivare ad un accordo. Non è stato facile! Quando abbiamo firmato, dopo il referendum, l’80%
dei lavoratori ha approvato l’accordo, ma il 20% lo ha bocciato, voleva di più, diceva che
la lotta era stata inutile. Quell’accordo andava firmato. Non ha cambiato tutto ma ha messo
le condizioni per andare avanti, perché ha rimesso al centro nella contrattazione il lavoratore.
Oggi il clima in fabbrica è cambiato. La Fiat è attenta a non provocare gli operai e abbiamo la forza
per fare la nostra parte nel prossimo contratto nazionale dei metalmeccanici. Melfi non è più un
buco nero. Siamo consapevoli che la Fiat proverà domani a rimangiarsi quanto conquistato oggi, così come
noi proveremo ad andare avanti.
Al Congresso sosterremo la mozione che ha come primo firmatario Bertinotti; mette al centro la costruzione
del movimento e la centralità della democrazia, ponendosi il problema di costruire uno schieramento
politico più ampio, che possa permettere al movimento di muoversi su un terreno più favorevole, per
consolidare qualche risultato. Non capiamo come si possa contrapporre la costruzione delle lotte
alla costruzione delle alleanze. Dopo anni di lotte dobbiamo cacciare Berlusconi ma dobbiamo sostituirlo
con un governo permeabile alle lotte dei lavoratori e del movimento. Per questo bisogna cercare di
fare un buon accordo: per cacciare Berlusconi evitando però di dare il governo in mano a Montezemolo.
Le destre sono certo il nostro avversario principale ma non ha nessun senso fare accordi di desistenza
per poi dare il governo in mano all’ala moderata del centrosinistra.
Non pensiamo che con una elezione si possa cambiare tutto, tanto meno crediamo che passerà tutto
il programma di Rifondazione. Come nella lotta che abbiamo fatto a Melfi possiamo e dobbiamo puntare
ad un accordo che dia dei risultati concreti e ci permetta così di essere più forti anche in fabbrica,
nella costruzione delle lotte. Non è scontato che cacciato Berlusconi ci sia una inversione delle
politiche neoliberiste. Dipende molto da noi, da come saremo capaci di continuare a lavorare per
la costruzione e l’unificazione dei movimenti. Non dovremo fare sconti ad un possibile governo
Prodi ma lavorare a riempire le piazze per rimettere al centro la valorizzazione del lavoro e la
lotta alla precarietà. E se ci dovessero essere edizioni straordinarie di “Pacchetti Treu”,
ci batteremo per lo sciopero generale. Non è semplice. Abbiamo dubbi e a volte paura. Non possiamo
però farci vincere dalla paura. Dobbiamo provare a fare la cosa che ci chiedono i nostri compagni
di lavoro e cioè cacciare Berlusconi e battere le politiche di destra. Abbiamo la forza per farlo,
mettiamoci anche il coraggio.
Emanuele De Nicola, Rsu Fiom - direttivo circolo SATA PRC
Dino Miniscalchi, Rsu Fiom - direttivo circolo SATA PRC
Pina Imprenda, Rsu Fiom - direttivo circolo SATA PRC
Cinzia Panaro, direttivo Fiom - circolo SATA PRC
Donato Petrillo, Rsu Fiom - segretario circolo territoriale Irsina
Giovanni Barrozzino, Rsu Fiom - direttivo circolo SATA
Pietro Orlandi, Rsu Fiom - direttivo circolo territoriale Irsina
Nicola Pafundi, Rsu Fiom - circolo territoriale PRC Pietragalla
Francesco Carbone, direttivo Fiom - direttivo Circolo SATA PRC
Michele Iacovera, ex Rsu Fiom - Assessore Provinciale PRC
Michele Passannante, direttivo Cobas - SATA Melfi