La polemica di questi giorni sul tesseramento, oltre alla materialità dei dati e dell'incremento evidente dell'ultimissimo periodo, riguarda un tema più di fondo, quale partito vogliamo - tutti insieme - costruire e quale impegno militante intendiamo promuovere. In questo senso, quindi, la contrapposizione riproposta da Ferrara nel suo ultimo intervento tra "partito di massa" - categoria, se ben ricordo, che avevamo per lo meno messo a verifica nell'ultimo congresso in nome dell'innovazione e del radicamento sociale nei movimenti - e "partito di avanguardia" mi sembra nasconda invece il rischio di una involuzione (magari anche innovativa! non sempre nuovo è sinonimo di bello) nell'idea che abbiamo di partito.
Una partito dovrebbe essere una comunità vitale di compagni e compagne, uomini e donne, giovani e meno giovani, impegnati - e attivamente nella promozione di iniziativa politica, di stimolo del protagonismo sociale e della conflittualità, capace, appunto, di dar vita a un impegno continuativo - senza nessuna nostalgia per forme vecchie, e dannose, di "militarizzazione" della vita delle persone - di costruzione dello strumento che insieme animiamo, nei circoli, nelle commissioni, nelle federazioni, nei giovani comunisti. Un partito, quindi, militante - non di avanguardia - capace di esistere, e pesare, con l'insieme delle sue forze (e quindi dei suoi iscritti) nel panorama politico e sociale del paese. Siamo questo partito? Se stessimo ai dati del tesseramento dovremmo rispondere di si, tutto apposto, missione compiuta! Se stiamo, invece, ai dati di costruzione delle nostre iniziative, alla nostra presenza, pur generosa, nei movimenti, nel sindacato, tra le donne, i giovani e gli studenti, nella società di questo paese, dovremmo dirci che siamo solo all'inizio e che molto lavoro resta ancora da fare. Quanti eravamo alla manifestazione di settembre? quanti il 4 dicembre a quella dei migranti? Con quanta fatica e generosità - spesso dei soliti noti - siamo presenti sui territori, teniamo aperti i circoli?
L'idea ben diversa, invece, che mi sembra emergere dalle posizioni della maggioranza, e dalla difesa - non molto nonviolenta, peraltro - dei dati del tesseramento in assenza di forme, pur minime, di verifica, è quella di un'organizzazione in cui rischia di sfumare il confine tra elettorato e quadro militante, tra partito d'iniziativa e partito d'opinione - per quanto buone possano essere le opinioni - offrendo un'idea della consultazione congressuale più vicina alle primarie (che infatti ultimamente sembrano appassionarci) che a un percorso comune di dibattito, confronto e decisione. Quando poi i dati ci dicono che il tesseramento aumenta in modo vertiginoso dove "governiamo", municipi, comuni, regioni, province … la cosa si fa ancora più preoccupante, si rischia un vero e proprio offuscamento della "ragione sociale" di questa nostra impresa politica. E' questo a preoccuparci nel dato sul tesseramento, l'identità e il futuro del nostro partito.
Se a questa critica, poi, la maggioranza risponde ponendo sul tavolo la sua autosufficienza, forzando i termini della discussione, faticando ad assumere in maniera distinta il duplice ruolo di componente - legittima e certo maggioritaria ma sempre parziale - e di responsabilità complessiva verso il partito, la cosa diventa ancora più grave. Affermare, come si è fatto in questi giorni sia politicamente che nella materialità degli atti della commissione congressuale nazionale e di molte federazioni, che un partito si governa col 51%, significa sottrarsi alla responsabilità dei propri incarichi verso tutta l'organizzazione, compreso il suo (ipotetico e probabilmente generoso) 49% di minoranza. Perché una cosa è la linea politica, che certo si definisce a maggioranza, altra la gestione della "casa comune" con le sue regole e garanzie democratiche, che invece domanderebbe il massimo grado di coinvolgimento collettivo di tutte le componenti del partito, se ancora pensiamo che, al di là delle divergenze (anche aspre) vogliamo costruirla tutti insieme. Se di innovazione vogliamo ancora parlare…